Fabrizia Ferrazzoli rilancia:” La maratona c’è stata ma potrebbe continuare “

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A seguito del post di questa mattina sulla Maratona del Jazz svoltasi alla Casa del Jazz il 26.11 scorso, ricevo un commento via Facebook dalla stessa organizzatrice Fabrizia Ferrazzoli. Lo pubblico, affinchè rimanga e per rilanciare ufficialmente questa iniziative. Raccontate la vostra Maratona del Jazz. Che il Jazz faccia sentire la propria voce. per inviare commenti, potete postare il vostro sotto a questo post oppure inviarlo via mail a cristiana.piraino@gmail.com

Cara Cristiana, il tuo articolo non è solo bello ma è soprattutto necessario. Io ho soltanto lanciato un’idea, accolta entusiasticamente da Giampiero Rubei, che mi ha dato l’opportunità di suggerire e mettere nero su bianco dei contenuti che a mio parere in questo momento dovrebbero essere pane quotidiano di stampa, imprenditoria musicale e musicisti stessi. Questi contenuti sono stati poi rivisti dal Palaexpò e dall’ufficio stampa Casa del Jazz, e l’iniziativa è stata gestita dagli addetti ai lavori interni alla Casa del Jazz. Non ho perso un minuto della maratona e il mio cuore ha battuto fortissimo pezzo dopo pezzo… Ma ero in punta di piedi in un angolo, perché quella non è casa mia (purtroppo!!!). L’obiettivo dell’evento era proprio aprire un discorso e iniziare un percorso. Di fotografi ne ho visti tanti, di giornalisti qualcuno. La rassegna è stata pensata per dare fiato e voce agli strumenti ma anche “parola” alla musica, ai musicisti e al settore (tutto) specializzato! E’ passata una settimana da quella sera e sono rimasta in un angolo – e in silenzio – per tanti motivi. Chiamerò gli addetti ai lavori e cercherò di capire i riscontri quali sono stati. Ma la “rivoluzione” – (dei contenuti intendo) – spesso si fa lontano dai contesti istituzionali! Quindi, dal canto mio, penso possa essere bellissimo se musicisti-giornalisti-imprenditori, presenti e NON, raccontassero le loro impressioni e, ancora di più, se approfittassero di questo spazio per dire quello che non hanno detto e non è stato detto!

La maratona c’è stata ma potrebbe continuare – e dovrebbe – altrove! Potremmo aprire un portale, raccogliere testimonianze, fare video, raccontare belle verità! Ma per questo è necessario fare squadra, vedere che siamo tutti uniti in una direzione! E mi chiedo: è così?! Scherzando in alcuni momenti pre-maratona, mi sono definita la paladina del jazz!!! Non per megalomania ma perché gli ostacoli ci sono stati! Il jazz è prima di tutto dei musicisti! A loro la parola… Creatività, impegno ed idee per portare avanti proposte positive e costruttive ci sono! Scriverò e ti invierò “La mia maratona”… Ma citerò qui tutti i musicisti e gli amici che ho visto… Magari apriamo un dibattito sereno e ri-pensiamo a cose che potrebbero nascere e/o cambiare!

MA COME E’ ANDATA ALLA CASA DEL JAZZ il 26 Novembre 2012 ?

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Il 26 novembre scorso la Casa del Jazz ha ospitato un evento ideato da Fabrizia Ferrazzoli con il supporto della CdJ. Una serata-maratona dedicata al Jazz per dimostrare che questo genere musicale rappresenta una realtà importante che dà lavoro a tante persone tra i quali in primo luogo i musicisti ma oltre a loro nel backstage esiste una grande macchina organizzativa, alla quale partecipano in molti – dagli organizzatori ai locali, dagli uffici stampa ai blogger come me, che per passione o per ‘pazzia’ vogliono a tutti costi far parte del Jazz. Oggi partecipare è difficile perchè si combatte per ottenere anche solo un minimo di attenzione e spesso si viene sottopagati rispetto alla grandezza della musica. Senza considerare che chi offre il jazz difficilmente ottiene sovvenzioni e finanziamenti pubblici, cosa che  in altri paesi come la Francia invece avviene regolarmente anche verso i Club.

Tuttavia, non esiste musicista che possa competere con i virtuosi del jazz e non esiste partitura più elaborata eppure così vicina all’animo umano di quanto il jazz sia in grado di fare. Questo è un dato di fatto. Ma non tutti la pensano così e spesso vince la logica del botteghino, giusta e sacrosanta, a discapito però della sperimentazione e quindi dell’evoluzione stessa della musica.

Ma che succede pero’? All’indomani di un evento così importante che ha visto una maratona di grandissimi nomi sfilare sul palco di quello che in Italia, senza ombra di dubbio, rappresenta il centro più importante della cultura jazzistica? Succede che tutto tace, nessuno ne parla, non trovo una foto della serata sul web nè tantomeno una recensione, un racconto. Provo a cercare ancora… nulla. Forse foto ci sarebbero state se io fossi andata e mea culpa non ho potuto esserci perchè da mamma qualcosa mi deve sempre capitare sul più bello. Mi scuso quindi pubblicamente con Fabrizia, ma insisto che vorrei saperne di più. Sarebbe bello vedere tutti quelli che hanno promosso l’evento o che vi hanno partecipato, raccontarne i dettagli affinchè traccia di questa serata possa rimanere sul web per sempre.

E così per dare il via sperando poi di essere seguita da altri amici e colleghi blogger, ho cominciato a chiedere in giro. Antonella Vitale, jazz vocalist e compositrice, mi ha raccontato le sue impressioni. Sarebbe bello se anche altri musicisti mi scrivessero, raccontandoci la loro maratona alla Casa del Jazz. Last but not least, brava Fabrizia, bravissima!

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antonella vitale2

MI SCRIVE ANTONELLA VITALE

… alla quale ho chiesto come è andata la Maratona [nella foto qui sopra]

Per chi non avesse avuto occasione  di essere lì quella sera……….Sono  entrata nell’atrio…..ed ho subito avuto la sensazione di un clima caldo accogliente,  un saluto affettuoso a Giampiero Rubei, sorridente e di buon umore,  poi un  cenno  con la mano a qualche gruppetto di musicisti intenti a parlare  tra loro. Dopo qualche convenevole  e caloroso  abbraccio a chi non vedevo da tempo, entro  nella platea e mi accomodo per ascoltare  qualcosa a me così familiare ma allo stesso tempo sempre così diverso.

Un affresco infinito di note  a tinte aspre e calde  tipiche del jazz, che i musicisti, anzi quei musicisti  hanno saputo  esaltare ancora di più   con le loro magistrali esecuzioni. Parlo di  Riccardo  Biseo, insieme a Max Ionata, Paolo Recchia, Nicola Angelucci, Francesco Puglisi, Stefano Sabatini,  e poi  a seguire tanti altri ,  nuove generazioni affiancate   ad icone del jazz italiano ed internazionale,  Danilo Rea, Roberto Gatto, Rosario Giuliani, Enzo Pietropaoli,  e tanti altri, ma  in un unico grande concerto. tradizione  e modernità   … che bellezza!

Entra nel Palco Silvia Manco,  deliziosa  nel suo abito a tubino nero, elegante e soprattutto brava! E dopo ancora Domenico Sanna con Luca Fattorini e Enrico Morello un Trio freschissimo e moderno, “asimmetrico” “antigravità” (forse ho coniato dei termini non troppo appropriati, ma questo è  quanto io ho avvertito).

Tutti eravamo li,  compresa la presente, ad ascoltare, chiacchierare, un andirivieni di pubblico in sala e fuori, musicisti ovunque, poi qualcuno si organizzava in via del tutto estemporanea a metter su  un trio un duo od un quartetto, Susanna Stivali  si è lanciata con tutta disinvoltura insieme al batterista Alessandro Paternesi in un duo completamente improvvisato “Scat and Drum”  molto energico e carismatico.

Tra un ascolto, una chiacchera, una battuta ed il piacere di esserci ho trovato chi mi accompagnava sul palco e così con immenso piacere ho dato il mio contributo a questo “evento speciale” insieme ad Andrea Beneventano, Pietro Iodice, e Marco Loddo! Voglia di cantare, divertimento, applausi ed in chiusura Maria Pia de Vito,  “splendida performance” come sempre! Di lei non potrei dire nulla di più che già non sia stato detto! Tanto tantissimo jazz a quattro zzzz! Un caffè al Bar, un armonia perfetta! Tutto in unico concerto Alla casa del jazz.

Anche se non tutti i musicisti  erano presenti, (tanti tantissimi altri ce ne sono) e qualche nome non è stato da me  citato, (avrei dovuto scrivere pagine e pagine) sono veramente orgogliosa di appartenere a questa grande nicchia di musicisti esemplari, fantastici , e soprattutto italiani, e dico grazie a chi questo lo ha capito e lo ha sempre sostenuto e difeso.  Grazie a Giampiero Rubei e Fabrizia Ferrazzoli.

di CRISTIANA PIRAINO

STEF BURNS INCONTRA LE 100 CHITARRE

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Merc. 5.12.2012
Michele Tadini – Stef Burns “K_446″
PMCE diretta da Tonino Battista con Stef Burns

Orchestra di Chitarre Frets e PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble
Auditorium Parco della Musica
Sala Sinopoli h. 21:00 € 15,00

Stef Burns, chitarra solista
Luca Nostro, Luca Costantini, Massimo Colagiovanni, Paolo Ceccarelli, guitar leaders
Giovanni Pallotti, bass leader
Peppe Marino, batteria
Tonino Battista, direttore

In collaborazione con il centro di formazione musicale Percentomusica, il 5 dicembre va in scena il terzo appuntamento della Stagione Contemporanea dedicato alle 100 chitarre elettriche: dopo il sold out di Glenn Branca e l’appuntamento con Rhis Chatham ci aspettiamo un altro momento indimenticabile. L’opera, frutto della collaborazione del compositore Michele Tadini e del compositore e chitarrista (di Vasco) Stef Burn, gioca sulle note di un tema musicale proprio di Vasco Rossi, (si vede che è l’anno su0) puntando sugli effetti sorprendenti dell’improvvisazione e della presenza di ben 80 strumenti, le 60 chitarre e i 20 bassi della PMCE diretta da Tonino Battista

Note su Stef Burns [fonte uff stampa] (vero nome Stephan Birnbaum) è nato a Oakland nel 1959. Nel 1979 entrò a far parte della sua prima vera band: gli Omega. Nel 1986/87 Stef suonò con i Berlin e andò nuovamente in tour attraverso America, Giappone ed Europa, in coincidenza con la pubblicazione della colonna sonora del film Top Gun col brano “Take My Breath Away. Seguirono tour e collaborazioni con Michael Bolton, con Alice Cooper, con Judas Priest e i Motorhead, con Ozzy Osborne, Megadeth e Faith No More. Il suo primo live con Vasco è datato 1995, a San Siro. Il suo matrimonio nel 28 maggio 2011 è stato celebrato da Vasco Rossi. La chitarra principale più usata è una Fender Stratocaster Custom Shop 1991.

di CRISTIANA PIRAINO

NICOLA ANGELUCCI in TRIO

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Merc. 5.12.2012
NICOLA ANGELUCCI project
Alexanderplatz jazz club
Via Ostia 9, zona Prati
Ingresso tesserati h. 21.45

Enrico Zanisi, piano
Luca Fattorini, dbass
Nicola Angelucci, drums

Mercoledì sera non mancate a questo appuntamento. Nicola è sotto osservazione (la mia) da anni. Lo seguo con molta attenzione prendendo nota delle sue evoluzioni. Lo considero uno degli artisti più promettenti del nostro jazz. Che parolona promettenti.. usatissima forse .. ma in questo caso per me significa che la sua è stata e continuerà a essere una strada lastricata di ottima musica e che finora Nicola ha dimostrato non solo di conoscere benissimo il suo strumento – ricordo gli oltre 40 album come sideman – ma, preso il coraggio ‘a due bacchette’, ha iniziato a comporre e a portare in scena il suo pensiero tradotto in musica che trovate nei suoi primi due lavori in quartetto The first one (2010 vvj) e Beyond the drums che uscirà a gennaio 2013. Anche questo ultimo album è stato registrato in quartetto (insieme a Angelucci troviamo nuovamente Paolo Recchia sax, Roberto Tarenzi piano, Francesco Puglisi contrabbasso) con uno special guest veramente speciale, il chitarrista newyorkese Peter Bernstein. Dal promo dell’album, che si può ascoltare in anteprima sul sito di >> Nicola, posso dire che il lavoro risulta rispettoso della tradizione ma capace di creare un ponte con quello che si prevede essere il domani del jazz, che in realtà è già musica di oggi grazie a simili progetti. Melodie e arrangiamenti sapientemente ‘mescolati’ in un percorso che dimostra che il jazz oggi, come sempre, diventa specchio della contemporaneità. Un lavoro che guarda in avanti e porta a noi grazie a Bernstein le tendenze di quella New York che pur sempre rimane la città leader del jazz mondiale e che Angelucci conosce bene.

Il trio è una proiezione (e riduzione) del quartetto ma rappresenta anche una nuova esperienza di ensemble in scena all’Alexanderplatz mercoledì sera. Affiancato da due giovanissimi Enrico Zanisi al pianoforte e Luca Fattorini al contrabbasso, il repertorio sarà fatto dai brani originali, standards e ovviamente momenti di pura improvvisazione per osservare la ‘regola d’oro’ di Nicola Angelucci ovvero Modernità nel pieno rispetto della tradizione.

di CRISTIANA PIRAINO