100 ANNI DI BIRD NEL DISCO DI ZAZZARINI il 14/12 al Platz.

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Si tratta del nuovo progetto discografico del sassofonista e compositore Mauro Zazzarini insieme alla sua Ensemble “CHARLIE PARKER CON GLI ARCHI” (with strings). E’ la riproposizione di un esperimento storico il cui obiettivo è anche ricordare il grande sassofonista Charlie Parker, nel centenario della sua nascita

L’evento di presentazione del disco si terrà al Alexanderplatz Jazz Club, in via Ostia 9 Roma “Mauro Zazzarini Plays “Charlie Parker With Strings” con Latina Philharmonia Orchestra diretta da Francesco Belli – 14 Dicembre 2019 Charlie Parker 1920-2020.

ONSTAGE
Mauro Zazzarini alto Sax
Francesco Belli direttore
Philharmonia Orchestra di Latina .


Dalle Note di copertina del disco a cura di di Egidio Pozzi.

Le registrazioni di Charlie Parker con un’orchestra con gli archi sono per il grande musicista afroamericano non solo il coronamento di un desiderio più volte espresso ma anche il segno di una concezione estetica e compositiva al quale egli si era avvicinato tra la fine degli Anni ’40 e l’inizio dei ’50. L’interesse di Parker per la musica classica è ampiamente documentato da diversi studiosi che hanno individuato sia un vero e proprio cambiamento nelle sue abitudini di ascolto a partire dai primi Anni ’40 sia l’uso nelle registrazioni e dei concerti dal vivo di citazioni provenienti da compositori europei come Chopin, Stravinskij, Rossini, Grieg e Wagner. Ad eccezione di Repetition, incisa nel 1947, tutte le altre registrazioni con gli archi si collocano alla fine del periodo più maturo e produttivo della vita di Parker. Tra il 1947 e il 1949, infatti, la sua evoluzione artistica raggiunse il suo massimo livello: il numero di registrazioni in studio si moltiplica rispetto a quelle degli anni precedenti,mentre la qualità e la coerenza stilistica delle sue performance toccano un apice assoluto. In questi anni, alle caratteristiche tipicamente parkeriane collegate alla creazione di un proprio linguaggio formato sull’elaborazione dello stile di musicisti come Lester Young e Coleman Hawkins, si deve aggiungere un magistrale controllo del tempo e degli aspetti ritmico-metrici.

Non solo era il più innovativo per il linguaggio, il timbro e la chiarezza armonico-melodica, ma era il più veloce e il più preciso nel raddoppiare o quadruplicare il tempo. Tutte le registrazioni con gli archi furono organizzate da Norman Granz, un produttore discografico che negli Anni ’50 e ’60 era una delle figure più importanti e influenti. Dal 1948 Parker registrò quasi esclusivamente perle etichette di Granz e in situazioni musicali molto diverse, dal piccolo gruppo classico alla big band, dal complesso con le voci Ensemble con gli archi. Nel 1947 Granz organizzò alla Carnegie Hall di New York unadoppia seduta di registrazione.

Nella sala più piccola c’era Parker in quartetto con un pezzo per la nuova collana The Jazz Scene; finita la registrazione Parker andò ad ascoltare l’orchestra del compositore e arrangiatore Neal Hefti, che nella sala più grande stava incidendo Repetition, un pezzo scritto per l’occasione. Hefti ricorda che Granz gli chiese di approfittare della presenza di Parker affidandogli un solo nelle ultime sezioni del pezzo.Il solo di Parker sorprese tutti e il primo violino dell’orchestra, Gene Orloff, in un’intervista rilasciata qualche anno dopo, disse: “Fu la cosa più fenomenale che abbia mai visto … La sua parte … era stesa davanti a lui …Si piegava e poi rialzava la testa mentre la musica scorreva, leggendola una volta o due finché non ebbe memorizzatole armonie, per poi procedere a suonare come un dio.” [cit. in Carl Woideck, Charlie Parker. Vita e musica, Torino, EDT, 2009, pag. 204] La composizione che fu registrata quella sera, e dalla quale proviene l’arrangiamento suonato dall’orchestra di Mauro Zazzarini, costituisce la prima di una serie di registrazioni dove Parker aveva a disposizione insieme alla sezione ritmica jazz anche un Ensemble “classico”.

Un’orchestra di questo tipo costituiva all’epoca una novità e probabilmente ciò, unito alla fama e al virtuosismo della musica di Parker, determinò il grande successo, anche commerciale, dell’iniziativa. Una delle caratteristiche degli arrangiamenti che furono realizzati è di riunire in un organico non particolarmente esteso la sonorità e il modus operandi del quartetto jazz (sassofono contralto, pianoforte, contrabbasso e batteria) con il timbro e il linguaggio di un insieme “classico” costituito da 5-7 archi, un oboe, un corno e un’arpa. L’aggiunta di questi strumenti a una tipica sezione ritmica jazz da una parte estende le sonorità a disposizione e dall’altra consente di proporre tecniche compositive e qualità timbriche tipiche della tradizione classico-romantica. Il risultato fu eccezionale all’epoca e mantiene il suo grande fascino anche nella riproposizione dell’orchestra di Zazzarini. Non solo per la maturazione da parte del solista di uno stile parkeriano rigoroso ma al tempo stesso creativo, ma anche per l’equilibrio che Zazzarini e i suoi musicisti riescono a trovare tra uno swing costantemente spinto in avanti e un fraseggio classico, seducente e flessuoso,ma pur sempre centrato sull’andamento temporale del tactus tradizionale.

Le presenti registrazioni, realizzate dal vivo il 6 maggio 2019 all’Auditorium del Conservatorio di Latina,propongono a cento anni dalla nascita di Charlie Parker una scelta delle sue registrazioni con gli archi. Oltrea Repetition di Neal Hefti, tre pezzi utilizzano gli arrangiamenti fatti per la prima seduta del 30 novembre 1949, cinque le partiture realizzate per la seconda seduta del 5 luglio 1950 e due pezzi riprendono gli arrangiamenti preparati per le due esecuzioni tenute a New York il 22 agosto 1950 e il 26 settembre 1952 all’Apollo Theatre e al Rockland Palace. L’album è completato da Parker’s Mood, uno tra i blues più conosciuti e apprezzati,dove possiamo ascoltare un solo di Zazzarini in perfetto stile parkeriano arricchito da alcune pregevoli citazioni tratte dalle improvvisazioni del grande sassofonista di Kansas City.Gli arrangiamenti dei tre pezzi registrati nella prima seduta (Just Friends, Everything happens to me e Summertime) furono scritti dal compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra Jimmy Carroll. I pezzi, come anche quelli registrati successivamente, si aprono con una breve introduzione spesso affidata agli strumenti della sezione “classica”, mentre il sassofono di Zazzarini, come solista principale, esegue i temi principali e una buona parte dei soli improvvisati. Le sezioni contrastanti, siano esse all’interno dei temi oppure interludi tra parti diverse dell’arrangiamento, vengono spesso affidate all’oboe e agli archi; l’arpa risponde spesso alle frasi liriche degli archi con figure accordali fortemente ritmiche, costituendo quasi un collegamento tra la sezione classica e il quartetto jazz. In questi primi tre pezzi i soli improvvisati sono sostanzialmente quelli che troviamo in Just Friends in quanto in Summertime il solo del sassofono, riprendendo le scelte di Parker del 1949, è più che altro un tema riccamente variato. Just Friends è considerato uno dei capolavori di Charlie Parker e l’orchestra di Zazzarini ne propone l’arrangiamento originale. Il sassofono espone il tema principale arricchendolo, secondo la prassi jazzistica, con ornamenti e piccole improvvisazioni. Dopo un’introduzione lenta del violoncello accompagnato dagli archi e dai glissandi dell’arpa, l’entrata di Zazzarini è una vera sorpresa in quanto cita letteralmente le frasi e gli abbellimenti di Parker, almeno fino alle prime 6-7 battute del solo vero e proprio, per poi allontanarsi dalla citazione letterale e proporre, pur rimanendo magistralmente fedele allo stile parkeriano, la propria improvvisazione.Gli arrangiamenti dei cinque pezzi tratti dalla seduta del 5 luglio 1950 (Laura, East of the sun, They can’t take that away from me, Easy to love e I’m in the mood for love) sono stati realizzati da Joe Lipman, riprendono molte delle soluzioni sperimentate nella prima seduta, ma propongono anche delle ulteriori scelte. Nelle introduzioni l’aggiunta del corno all’organico dell’orchestra consente di accentuare il gioco delle alternanze tra strumenti e dà maggior spessore all’intera sezione classica, mentre Zazzarini, con grande gusto e una perfetta padronanza dello stile, inserisce nei temi e nei suoi soli anche delle citazioni letterali tratte dalle registrazioni di Parker.Anche negli ultimi due pezzi proposti nel concerto di Latina la costruzione molto lineare dell’arrangiamento rende i pezzi facilmente comprensibili anche a un pubblico non esperto. In What is thing called love? di Cole Porter, all’interno della “cornice” costituita dall’introduzione e dalla coda, troviamo l’esposizione del tema principale da parte del sassofono, degli archi e dall’oboe unitamente a due soli del sassofono separati da una ripresa del tema affidata agli archi e da un breve solo del pianoforte. Rocker,infine, è un pezzo appositamente scritto dal venticinquenne Gerry Mulligan per il concerto del 1952.

In tal senso si distingue dagli altri pezzi – tutti standard ampiamente conosciuti dal pubblico americano –proponendo non solo una costruzione tematica e delle sonorità più moderne e ricercate, ma anche una particolare successione delle sezioni formali. L’introduzione è in effetti un solo del pianoforte, mentre l’esposizione tematica è affidata principalmente alla sezione classica condotta dall’oboe con una armonizzazione a block chords di notevole efficacia..

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