OGNI TASSELLO AL SUO POSTO

Standard

le cose che amiamo sono tutte belle

ridere, stare bene, non giudicare

il cielo è sempre blu il bicchiere è sempre mezzo pieno

solo cose buone da mangiare

non resistiamo, quando c’è una chitarra suonata bene

l’occhio, ah si, quello vuole molto la sua parte

in qualche modo sempre connessi

indimenticabili

Continua a leggere

Annunci

RICARICHIAMO WOODSTOCK CON ‘WIRE TRIO’ E LEZIONI DI ROCK

Standard

Appuntamento con Speciale di Lezioni Di Rock “in Jazz” dedicato a Woodstock, la madre di tutti i festival che sta per compiere 50 anni, cosa che avverrà esattamente nell’agosto 2019. E se, in tanti anni di LdR, Ernesto Assante e Gino Castaldo più volte sono tornati a parlare di questa straordinaria rassegna che HA CAMBIATO per sempre il modo di proporre la musica dal vivo, hanno scelto di ripercorrere nuovamente i momenti più belli della più grande festa di “pace, amore e musica” attraverso un un nuovo format. Come avrete capito, con musica suonata dal vivo.

Continua a leggere

ALAN SORRENTI E IL MEGLIO DEL PROG PER RICORDARE MARCELLO VENTO

Standard
Dom. 14.1.2018 h 21:00
CONCERTO PER MARCELLO VENTO 
Alan Sorrenti con i Saint Just di Jenny Sorrenti
Opening I Grazia Obliqua
Ingresso Gratuito 
Presentazione dell’album PROG EXPLOSION AND OTHER STORIES 
Via del commercio, 36 Roma
Tel. 06 574 7826

Domenica 14 Gennaio torna in scena, rigorosamente ad Ingresso Libero, la sesta edizione del Concerto per Marcello Vento (1949/2013), indimenticabile amico e artista.

“Alan Sorrenti, che, oltre ad aver vissuto con Jenny le stagioni artistiche di quei momenti iniziali dei seventies, ha deciso nel 2017 di riprendere il percorso progressivo proprio coi Saint Just e Jenny. D’altronde nell’album del 1973 partecipa ai cori e al missaggio… non è una questione di famiglia ma di rispetto artistico e di sintonia, anche con i musicisti che costituiscono il fulcro di ogni ‘cosa’destinata a funzionare. Vorrei incontrarti, forse il brano di Alan più conosciuto dei primi album (Aria del 1972), è resa con la tensione giusta, che non smorza la dolcezza di allora ma ne accentua il “colore” rock. Sienteme, tratta da SIENTEME, IT’S TIME TO LAND del 1976, più dell’originale risulta viva e vicina alla nostra sensibilità in divenire ‘altro’.” di Guido Bellachioma 

Continua a leggere

STORIA DELLA GIACCA CHE HA LASCIATO IL SEGNO

Standard

Questa è la storia della mia giacca preferita. Al principio credevo che fosse tutto merito di Jimi Hendrix. Ma la curiosità mi ha portato a scoprire che invece il primo fu Eric Clapton.

Ma facciamo un passo indietro, fino al 1966, quando al 293 di Portobello Road apre I Was Lord Kitchener’s Valet, un negozio di abbigliamento ‘antico’, che oggi si direbbe vintage, molto ben frequentato. La boutique specializzata nella vendita di divise militari d’epoca come oggetti di moda e culto, attira sin da subito l’attenzione della Swinging London. Un’idea geniale di per se, quella di rimettere in circolo uniformi in disuso e facilmente reperibili e probabilmente era merce da mandare al macero, quindi un’ottima occasione per i due commercianti londinesi Ian Fisk e John Paul, proprietari del mitico negozio.

Bisogna ricordare che la giacca in questione ha origine ben più antica rispetto ai ’60 del XX secolo, ma di certo gli Ussari del diciottesimo secolo, che tale uniforme la indossavano per forza, non si offenderebbero nel sapere che è grazie al blues e al rock, se la loro bellissima divisa è diventata un’icona. Ed ecco le prove.  Continua a leggere

JIMI INEDITO CON I GYPSYS: IN ARRIVO IL DISCO LIVE MAI PUBBLICATO PRIMA

Standard

Jimi Hendrix Machine Gun

Una vera Breaking news! Uscirà il 30 settembre prossimo per la Legacy Recordings (Sony) il Live del primo set dello storico concerto di debutto della Band Of Gypsys di Jimi Hendrix, con Billy Cox al basso e Buddy Miles alla batteria, del 1969 al The Fillmore East di New York. L’album si intitola “Machine Gun: The Fillmore East First Show 12/31/69”. E’ la prima volta in assoluto che questo set viene reso disponibile nella sua intera durata. Sarà un evento incredibile! Disponibile in CD, 2 Vinili da 180 gr, e in SACD – super audio HD CD. Aspettando il 30 settembre, ho trovato e tradotto il racconto che il bassista della band, ultimo in vita della formazione, Billy Cox, fa di quel concerto.

Continua a leggere

ALONG CAME JAZZ 2016 Caterina Palazzi Sudoku Killer

Standard

Caterina Palazzi Sudoku 2016

DAL VIVO 11 LUGLIO H.20.30 *free entry* Piazza della Cueva – Bagni di Tivoli ALONG CAME JAZZ 2016 manifestazione realizzata grazie al sostegno della Società Acque Albule Spa e alla collaborazione con il Comune di Tivoli, nell’ambito della manifestazione Tivoli chiama.

“Sono consentiti solo numeri solitari” viene detto nelle istruzioni del sudoku. Ma parlerei, in questo caso specifico, di numeri uno, come Caterina Palazzi e il suo Sudoku Killer, progetto nato qualche anno fa che ha portato alla ribalta, anche internazionale, il cross over di matrice jazzistica della contrabbassista romana e della sua band. Dal loro primo disco del 2010 con titolo autoreferenziale “Sudoku Killer”, il gruppo ha riscosso certamente molto successo, ma ancora di più ha ottenuto il rispetto completo del settore. Caterina proprio nel 2010 ottiene infatti il JAZZIT AWARD come migliore compositrice italiana e l’album stesso ottiene la seconda posizione nella classifica dei miglior album italiani, la band ottiene il quarto posto tra le migliori formazioni.

Continua a leggere

BLACKSTAR E IL JAZZ CONTEMPORANEO

Standard

04_08031016_f0fb74_2631888a

Ho chiesto al mio amico musicista, e bravissimo scrittore di cose di musica, Luca Nostro, di raccontarmi il suo punto di vista sull’incontro fortuito tra David Bowie e il jazz di Donny Mccaslin che ha prodotto l’ultimo meraviglioso disco del Duca Bianco “Blackstar”. Un post da leggere tutto d’un fiato. Grazie Luca

Quando ho saputo che Donny Mc Caslin con il suo fantasmagorico gruppo (Jason Lindner, Tim Lefebvre e Mark Guiliana, con l’aggiunta di Ben Monder alla chitarra) stava lavorando al nuovo disco di David Bowie, a parte realizzare che sarei potuto arrivare a Ziggy Stardust con una sola persona in comune (!), ho pensato a quando ho visto Donny per la prima volta con il suo gruppo quasi dieci anni fa alla Jazz Gallery a New York. In quel momento ho deciso che sarebbe diventato la voce della mia musica e che avrei inciso il mio primo disco da leader con lui. Poi negli anni successivi ho avuto la fortuna di conoscerlo meglio e di suonarci anche insieme anche dal vivo, una persona mite e serena ma con un’urgenza espressiva fuori dal comune, sempre e comunque al servizio della musica e della canzone.

Nel suo linguaggio ritmico e nel suo suono si annidano quelle sfumature che tengono insieme il jazz con il funk, il due con il tre, il rock con la canzone d’autore.

Ho sempre pensato che se il mio gruppo preferito, i Led Zeppelin, avessero avuto bisogno di un sassofonista sarebbe per forza dovuto essere lui, aggressivo e tagliente, avvolgente. Con questo gruppo una sera al 55 Bar c’era la stessa primordiale violenza di un concerto degli Zeppelin al Whisky a Go Go, prima con Antonio Sanchez alla batteria e poi con Mark Guiliana che in un momento di trance fece quasi a pezzi il charleston. Ma la cosa sorprendente fu vederli la mattina successiva nel glorioso studio Systems Two, dove stavo mixando un disco, riprendere dal punto in cui avevano smesso poche ore prima, ma questa volta in cuffia e senza altro pubblico che i microfoni e i pannelli vari della sala ripresa.

Per questo non mi ha sorpreso che David Bowie, insieme al suo produttore Tony Visconti, abbia scelto questo gruppo per il suo testamento musicale, Blackstar, disco bellissimo e pieno di vita perché vicino alla morte. Con semplicità la popstar inglese è diventato un altro membro della band, immagino il relax e la creatività che si respirava in quello studio. E ha dimostrato che cosa significa abbandonare le proprie certezze proprio quando si sa di dover morire, per cercare ancora una volta di dire qualcosa che non è stato ancora detto, altrimenti meglio il silenzio.  La musica di Donny e del suo gruppo ne esce trasformata, distillata, in un pop d’avanguardia in cui l’improvvisazione sembra scritta e la scrittura sembra improvvisata. Merito di quel Grande Ascoltatore che è David Bowie, che ha la grazia del genio e la leggerezza di una voce diafana e penetrante, che approfitta dei suoni per dire parole sommesse e universali, rimanendo a volte in primo piano, altre volte sullo sfondo, ma sempre dentro la musica. Due camaleonti che si incontrano non prendono mai lo stesso colore, non hanno bisogno di mimetizzarsi l’uno con l’altro. Ma rimangono pur sempre due camaleonti.

 

di LUCA NOSTRO
febbraio 2016