STORIA DELLA GIACCA CHE HA LASCIATO IL SEGNO

Standard

Questa è la storia della mia giacca preferita. Al principio credevo che fosse tutto merito di Jimi Hendrix. Ma la curiosità mi ha portato a scoprire che invece il primo fu Eric Clapton.

Ma facciamo un passo indietro, fino al 1966, quando al 293 di Portobello Road apre I Was Lord Kitchener’s Valet, un negozio di abbigliamento ‘antico’, che oggi si direbbe vintage, molto ben frequentato. La boutique specializzata nella vendita di divise militari d’epoca come oggetti di moda e culto, attira sin da subito l’attenzione della Swinging London. Un’idea geniale di per se, quella di rimettere in circolo uniformi in disuso e facilmente reperibili e probabilmente era merce da mandare al macero, quindi un’ottima occasione per i due commercianti londinesi Ian Fisk e John Paul, proprietari del mitico negozio.

Bisogna ricordare che la giacca in questione ha origine ben più antica rispetto ai ’60 del XX secolo, ma di certo gli Ussari del diciottesimo secolo, che tale uniforme la indossavano per forza, non si offenderebbero nel sapere che è grazie al blues e al rock, se la loro bellissima divisa è diventata un’icona. Ed ecco le prove.  Continua a leggere

Annunci

JIMI INEDITO CON I GYPSYS: IN ARRIVO IL DISCO LIVE MAI PUBBLICATO PRIMA

Standard

Jimi Hendrix Machine Gun

Una vera Breaking news! Uscirà il 30 settembre prossimo per la Legacy Recordings (Sony) il Live del primo set dello storico concerto di debutto della Band Of Gypsys di Jimi Hendrix, con Billy Cox al basso e Buddy Miles alla batteria, del 1969 al The Fillmore East di New York. L’album si intitola “Machine Gun: The Fillmore East First Show 12/31/69”. E’ la prima volta in assoluto che questo set viene reso disponibile nella sua intera durata. Sarà un evento incredibile! Disponibile in CD, 2 Vinili da 180 gr, e in SACD – super audio HD CD. Aspettando il 30 settembre, ho trovato e tradotto il racconto che il bassista della band, ultimo in vita della formazione, Billy Cox, fa di quel concerto.

Continua a leggere

ALONG CAME JAZZ 2016 Caterina Palazzi Sudoku Killer

Standard

Caterina Palazzi Sudoku 2016

DAL VIVO 11 LUGLIO H.20.30 *free entry* Piazza della Cueva – Bagni di Tivoli ALONG CAME JAZZ 2016 manifestazione realizzata grazie al sostegno della Società Acque Albule Spa e alla collaborazione con il Comune di Tivoli, nell’ambito della manifestazione Tivoli chiama.

“Sono consentiti solo numeri solitari” viene detto nelle istruzioni del sudoku. Ma parlerei, in questo caso specifico, di numeri uno, come Caterina Palazzi e il suo Sudoku Killer, progetto nato qualche anno fa che ha portato alla ribalta, anche internazionale, il cross over di matrice jazzistica della contrabbassista romana e della sua band. Dal loro primo disco del 2010 con titolo autoreferenziale “Sudoku Killer”, il gruppo ha riscosso certamente molto successo, ma ancora di più ha ottenuto il rispetto completo del settore. Caterina proprio nel 2010 ottiene infatti il JAZZIT AWARD come migliore compositrice italiana e l’album stesso ottiene la seconda posizione nella classifica dei miglior album italiani, la band ottiene il quarto posto tra le migliori formazioni.

Continua a leggere

BLACKSTAR E IL JAZZ CONTEMPORANEO

Standard

04_08031016_f0fb74_2631888a

Ho chiesto al mio amico musicista, e bravissimo scrittore di cose di musica, Luca Nostro, di raccontarmi il suo punto di vista sull’incontro fortuito tra David Bowie e il jazz di Donny Mccaslin che ha prodotto l’ultimo meraviglioso disco del Duca Bianco “Blackstar”. Un post da leggere tutto d’un fiato. Grazie Luca

Quando ho saputo che Donny Mc Caslin con il suo fantasmagorico gruppo (Jason Lindner, Tim Lefebvre e Mark Guiliana, con l’aggiunta di Ben Monder alla chitarra) stava lavorando al nuovo disco di David Bowie, a parte realizzare che sarei potuto arrivare a Ziggy Stardust con una sola persona in comune (!), ho pensato a quando ho visto Donny per la prima volta con il suo gruppo quasi dieci anni fa alla Jazz Gallery a New York. In quel momento ho deciso che sarebbe diventato la voce della mia musica e che avrei inciso il mio primo disco da leader con lui. Poi negli anni successivi ho avuto la fortuna di conoscerlo meglio e di suonarci anche insieme anche dal vivo, una persona mite e serena ma con un’urgenza espressiva fuori dal comune, sempre e comunque al servizio della musica e della canzone.

Nel suo linguaggio ritmico e nel suo suono si annidano quelle sfumature che tengono insieme il jazz con il funk, il due con il tre, il rock con la canzone d’autore.

Ho sempre pensato che se il mio gruppo preferito, i Led Zeppelin, avessero avuto bisogno di un sassofonista sarebbe per forza dovuto essere lui, aggressivo e tagliente, avvolgente. Con questo gruppo una sera al 55 Bar c’era la stessa primordiale violenza di un concerto degli Zeppelin al Whisky a Go Go, prima con Antonio Sanchez alla batteria e poi con Mark Guiliana che in un momento di trance fece quasi a pezzi il charleston. Ma la cosa sorprendente fu vederli la mattina successiva nel glorioso studio Systems Two, dove stavo mixando un disco, riprendere dal punto in cui avevano smesso poche ore prima, ma questa volta in cuffia e senza altro pubblico che i microfoni e i pannelli vari della sala ripresa.

Per questo non mi ha sorpreso che David Bowie, insieme al suo produttore Tony Visconti, abbia scelto questo gruppo per il suo testamento musicale, Blackstar, disco bellissimo e pieno di vita perché vicino alla morte. Con semplicità la popstar inglese è diventato un altro membro della band, immagino il relax e la creatività che si respirava in quello studio. E ha dimostrato che cosa significa abbandonare le proprie certezze proprio quando si sa di dover morire, per cercare ancora una volta di dire qualcosa che non è stato ancora detto, altrimenti meglio il silenzio.  La musica di Donny e del suo gruppo ne esce trasformata, distillata, in un pop d’avanguardia in cui l’improvvisazione sembra scritta e la scrittura sembra improvvisata. Merito di quel Grande Ascoltatore che è David Bowie, che ha la grazia del genio e la leggerezza di una voce diafana e penetrante, che approfitta dei suoni per dire parole sommesse e universali, rimanendo a volte in primo piano, altre volte sullo sfondo, ma sempre dentro la musica. Due camaleonti che si incontrano non prendono mai lo stesso colore, non hanno bisogno di mimetizzarsi l’uno con l’altro. Ma rimangono pur sempre due camaleonti.

 

di LUCA NOSTRO
febbraio 2016

 

LOSTLAND, UNA DI QUELLE BELLE STORIE DI MUSICA

Standard

Mark Plati_Lisa Germano_Mauro Gioia

Lostland è una storia incentrata sul tempo, sul suo trascorrere. Tempo come unità di misura e collante tra ricordi e generazioni. Ma Lostland è soprattutto la sua musica o, meglio, la fonte d’ispirazione dell’autore, Mauro Gioia, e allo stesso tempo la sua meta e punto di partenza di un viaggio attraverso le proprie origini. E’ un racconto di migranti ed è la storia bellissima di una band. 

Ven. 8 Gennaio 2016 h. 21
LOSTLAND #LIVE
Auditorium Roma, Teatro Studio, Viale de Coubertin
Ingresso € 15 Biglietti  Evento Fb

SUL PALCO
Mauro Gioia voce solista
Mark Plati basso, contrabbasso, chitarre, tastiere, cori
Lisa Germano violino, vibrafono, tastiere, cori
Jim Boggia tastiere, chitarre e ukulele
Sal Minale batteria, percussioni
Con la partecipazione straordinaria di Gino Castaldo

E’ una di quelle storie che vanno raccontate sempre, oggi più che mai. Perché senza cadere nella retorica, Mauro Gioia attore e cantautore napoletano in giro per il mondo, tratta le tematiche dei migranti cercando di capire cosa è successo dopo. Di quel lontano zio, andato e mai tornato, che ne è stato?

“Anche lui cantante, partì da Napoli per New York e da allora la mia famiglia non ha più avuto sue notizie. Così, un po’ per curiosità,  ho voluto capire cosa gli fosse successo. Volevo cercare qualche traccia di lui, dei suoi figli, nipoti. Se aveva cantato a New York, se  i suoi eventuali  figli fossero anche loro musicisti? E di che genere di musica?”. Questi sono i quesiti che a un certo punto della vita si è posto Mauro Gioia. Prendendo con se l’immaginaria valigia di cartone, che nelle migrazioni dei primi ‘900 non fu tanto immaginaria, è partito alla volta di New York.

Continua a leggere

LE BATACLAN, SIMBOLO DELLA MIA RESISTENZA

Standard

12238509_1172909276066250_1420380294422286796_o

A una settimana esatta dal massacro di Parigi, l’immagine di Le Bataclan diventa simbolo di una mia personale forma di resistenza. Questo scatto, fatto poco prima degli spari, durati dieci interminabili minuti, rimarrà per sempre impresso nella mia mente e, sono certa, nella memoria di tutti i miei colleghi e delle persone che lavorano come me nel mondo della musica. Ho letto le opinioni di molti negli articoli di questi ultimi sette giorni, per cercare di capire, ma nessuno mi da la risposta che vorrei.

Stanno dicendo che i proprietari de Le Bataclan sono di religione Ebraica, in realtà poi si scopre che lo sono gli ex proprietari, e che per questo sono stati colpiti. Dicono anche che per gli estremisti del Islam la musica dal vivo sia peccato. Per me sono tutti futili motivi per giustificare semplicemente la più grande delle guerre, quella che mira al potete in senso assoluto. Nessuno mi farà cambiare idea. I soldi sono la più grande religione del uomo che vuole il potere e chi arriva a tanto è perché è un estremista ‘del soldo’ e non del Islam. E’ stato un attacco ad un modello economico di successo e allo stesso tempo a un sistema libertino.

Quindi cerco di non cadere in riflessioni fatte-al-volo su ‘perché’ inesistenti. Me la cavo bene, invece, con le sensazioni e apprendo la lezione. Come diceva Bob Marley, la conoscenza non è sinonimo di libertà. Noi della musica siamo molto liberi e liberati. Liberi di essere un insieme nel nome di un’unica cosa. La musica. E chi se ne frega se la proprietà di un teatro è di chissà quale religione. Noi lo ignoriamo, pur sapendolo. E quando serve non ignorare, è solo per motivi di rispetto, per organizzare i nostri avvenimenti nel rispetto delle pratiche religiose degli artisti protagonisti.

L’abitudine al rispetto reciproco e all’unione indiscriminata, ci fa essere un esempio pericoloso per le sedicenti persone di fede estrema? Di certo il mondo della musica è uno dei pochi veri modelli di fruttuosa mescolanza, di principio e di fatto. Con alcune eccezioni, la trasversalità e le contaminazioni tra generi sono all’ordine de giorno. Ok, c’è sana concorrenza e, per carità, esistono invidie o malumori, ma resta il fatto che ci si sente come un’unica grandissima famiglia mondiale per via del mezzo, potentissimo che tutti viviamo e che è la musica, capace di parlare tutte le lingue e per la quale non serve un traduttore.

Sono addolorata? Moltissimo
Sono arrabbiata? No! Resto lucida
Ho paura? Si
Resistere? Si
Mollare? Mai!

di C. Piraino

#IOSTOCONERRI 8 Ottobre AL MONK

Standard

banner senza logo

Il mondo dello spettacolo si stringe attorno a Erri de Luca attraverso un evento speciale che si terrà giovedì 8 ottobre 2015 al Monk Club di Roma, a partire dalle ore 18:00.

Nato da un’idea di Francesco Fiore – leader della Med Free Orkestra e amico di Erri – e con il supporto di Gino Castaldo, Massimo Bonelli e Cristiana Piraino, l’evento vedrà sul palco dello storico locale romano importanti artisti con una lista di adesioni e presenze destinata ad allargarsi ulteriormente nelle prossime ore (ulteriori adesioni potranno essere comunicate scrivendo a: produzione@i-company.it ).

Oltre ad un corposo concerto, la serata sarà caratterizzata anche da una serie di messaggi e contributi video inviati dagli artisti impossibilitati a partecipare fisicamente, ma che hanno confermato il loro sostegno e intendono comunque far sentire la propria vicinanza a Erri De Luca in questo delicato momento.

«Mi metteranno sul banco degli imputati e ci saprò stare. Vogliono censurare penalmente la libertà di parola. Processarne uno per scoraggiarne cento: questa tecnica che si applica a me vuole ammutolire. È un silenziatore e va disarmato»Erri De Luca

«Una parola di Erri De Luca è stata sottoposta a un processo. Ma non sono i tribunali a dover giudicare le parole. Le parole sono nostre, e nostre devono rimanere. Difendere le parole significa difendere la nostra libertà» Gino Castaldo

«Mi hanno insegnato che nella vita bisogna scegliere da che parte stare, ed ho scelto di stare dalla parte della verità, della giustizia sociale, della libertà e della dignità. Per questo motivo ho scelto di stare dalla parte di Erri De Luca, dalla parte di un uomo, di un poeta, di uno scrittore che mi ha insegnato il significato della parola coerenza»
Francesco Fiore

iostoconerri

con la partecipazione (lista in costante aggiornamento) di

ROSSANA CASALE, ROY PACI, RAIZ, FABRIZIO BOSSO,
NICKY NIKOLAI & STEFANO DI BATTISTA, DIODATO, 
ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO, MED FREE ORKESTRA, DE VITO & MARCOTULLI, FORNI & GRAZIANO, LEO PARI, MAMMOOTH, EDOARDO DE ANGELIS
con il sostegno (lista in costante aggiornamento) di AFTERHOURS, NEGRAMARO, MARLENE KUNTZ, CANZONIERE GRECANICO SALENTINO, EDOARDO LEO, TETES DE BOIS, IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI

da un’idea di FRANCESCO FIORE
con il supporto di GINO CASTALDO, MASSIMO BONELLI, CRISTIANA PIRAINO
evento organizzato e promosso da iCOMPANY