FABIO SENNA, IL CANTAUTORE INGEGNERE DEL SUONO

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NEL PANORAMA MUSICALE ABBIAMO SCOPERTO UNA NUOVA VOCE, FORTE E CHIARA. Conoscete anche voi Fabio Senna, nell’Intervista di Carlo Cammarela.

Fabio Senna, nasce a Roma nel 1986, da bambino inizia a studiare pianoforte e si appassiona alla musica classica. Successivamente impara a suonare la chitarra da autodidatta cominciando a scrivere le prime canzoni adolescenziali. La musica lo conquista in tutte le sue forme, dalla parte artistica a quella tecnica, consegue un master in ingegneria del suono che gli permette di iniziare con pi√Ļ strumenti la produzione delle sue canzoni in autonomia. Da poco √® uscito ilo suo singolo ‚ÄúDimmi perch√©‚ÄĚ che anticipa l‚Äôalbum di prossima uscita. Si tratta di un brano che parte dalla descrizione di una storia d‚Äôamore ma ha l‚Äôintento di parlare in maniera pi√Ļ estesa dei rapporti di una generazione intera, molto spesso impegnata ad inseguire un‚Äôidea di identit√† o di amore, piuttosto che confrontarsi con quello che la realt√† ci pone davanti ogni giorno.

Fabio, per cominciare l’intervista parliamo subito del tuo singolo dal titolo Dimmi Perché. Ci è sembrato un testo carico di emozioni e che allo stesso tempo racconta una storia. Ce lo vuoi descrivere?

La storia con cui si apre il brano è il pretesto per poi parlare delle relazioni in generale. La fine di una storia ha varie motivazioni, in questo caso ho avvicinato la lente di ingrandimento sul confronto, sulla comunicazione, sulla condivisione e nel ritornello il concetto viene esteso ad una generazione, la mia.

Dimmi Perché anticipa l’uscita del tuo album Canzoni. Ci vuoi dare qualche anticipazione su questo tuo nuovo progetto? Continua a leggere

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PRONTOPRO, E’ NATO IL PORTALE DEI LIBERI PROFESSIONISTI

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Esiste un nuovo portale molto interessante dedicato al mondo del lavoro, ma soprattutto alle professioni.¬†Un network nuovo ed innovativo che mette in contatto servizi e quindi persone che li offrono con chi il servizio lo sta cercando. Un sistema interessante, veloce e geolocalizzato per avere nel minor tempo possibile quello che cerchi, dall’idraulico al social media manager, se cerchi un servizio qui lo trovi, su¬†Prontopro.it

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ProntoPro, mi ha chiesto di ‘identificarmi’ e di raccontare con maggiori dettagli di cosa si tratta il mio lavoro¬†e¬†provare a spiegare cosa significa esattamente social media manager. Ho risposto alle loro domande e spero di aver almeno un po’ chiarito questi aspetti. Trovate l’intervista divisa in due parti nel loro sito – seguendo i link accesi. Grazie a ProntoPro!¬† Continua a leggere

CONSIDERAZIONI DELLA FINE DI UN W-END

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Short-lesson di Larry Carlton sulla tecnica blues e jazz

Un altro weekend di musica sta finendo a Roma. Un w-end decisamente influenzato dal ritorno dell’ora solare. ¬†Vi siete divertiti?¬†Me lo auguro.¬†Ma soprattutto, com’era la musica?¬†Dopo anni in cui vi¬†ho raccontato eventi e i loro protagonisti, suggerisco¬†palchi sotto ai quali ascoltare buona musica, mi piacerebbe avere un feedback. E mentre voi¬†ragionate sulla questione, io sto ascoltando alcuni¬†file Mp3 arrivati via mail da Rocco Zifarelli, chitarrista con forti radici rock, blues¬†e jazz. Ha suonato a¬†Roma sabato 27 ottobre. Prima al Brancaleone, nel pomeriggio, dove ha partecipato alla trasmissione radiofonica aperta al pubblico di Radio Popolare¬† Non vedo l‚Äôora con performance trasmessa anche in diretta su Popolare Roma 103.3, poi la sera alla Centrale Montemartini. Un progetto interessante dal titolo JAZZ ROCK PROJECT, sicuramente una fusione dei due generi pi√Ļ influenti di questa epoca,¬†definizione che lascia pero’ aprire¬†nella mia mente una serie di possibili scenari circa il risultato finale o, per meglio dire, il punto di partenza.¬†Ma per non lasciare nulla all’immaginazione, qualche giorno fa ho preferito mandare a Rocco un paio di¬†domande per capire pi√Ļ a fondo la sua musica e nello specifico la peculiarit√† di un progetto che si presenta come un qualcosa di innovativo. Dopo un rincorrersi virtuale, oggi pomeriggio Rocco, che ringrazio per il tempo dedicato, essendo¬†molto impegnato,¬†ha registrato le risposte (santi samrtphones) mentre guidava di ritorno dall’areoporto dove suppongo avesse accompagnato i suoi due colleghi nel progetto, i francesi Francio Lassus¬†batteria voce e Romain Labaye al¬†basso.¬†Sto ascoltando¬†e ‘sbobinando’ il suo racconto¬†in cui ¬†mi spiega il suo punto di vista sui generi e sulle loro fusioni e mi racconta della¬†vita di musicista a Parigi e di come sono nate da questo molte cose.¬†¬†A proposito, se non esistono pi√Ļ le bobine, come si dice per ‘farlo ‘ da mp3?

Quando avevo circa 17 anni un mio amico mi fece ascoltare un altro grande chitarrista del jazz moderno, Mike Stern all’epoca in cui era con Miles Davis. Rimasi folgorato da questa specie di Jimi Hendrix che suonava in maniera completamente nuova ai miei occhi e che utilizzava stranissime armonie. Proprio in quel momento si apr√¨ la mia mente e cominciai ad ascoltare altra musica.

Questo breve estratto è parte del lungo racconto che sarà pubblicato qui nei prossimi giorni. Intanto vi lascio con una video-chicca di Larry Carlton, una delle figure artistiche nominate durante il racconto da Rocco, in cui descrive alcune cartatteristiche della tecnica jazz e blues.

GOSSIP DOMENICALE

Si dice che all’Auditorium di Roma la Lezione di Rock dedicata agli ultimi 50 anni, dalla nascita del genere ai giorni nostri, sia stata una vera bomba. Vedo un gran fermento sulla pagina del Gruppo Facebook con pioggia di ringraziamenti e congratulazioni. Chi non √® andato deve aver perso un’occasione. Pero’ non sar√† l’ultima. L’anno¬†accademico con i Prof. Assante & Castaldo √® appena iniziato e il cammino √® lungo.¬†Fra tutti i messaggi mi ha colpito questo di una¬†signora¬†‘Carissimi Gino Ernesto Assante Castaldo oggi avete fatto una lezione perfetta che ha reso magnifica la giornata, dopo di voi, ricca di progettualit√† e creativit√† scaturita grazie alle vostre parole che ancora stimolano riflessioni!’¬† Il potere della musica √® proprio grande. E anche Ernesto e Gino.

di CRISTIANA PIRAINO

CARLO VERDONE A RADIO ROCK

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Photo by Dj Oreste

Oggi Carlo Verdone √® stato ospite di Radio Rock, la radio tra le pi√Ļ ascoltate a Roma e nel Lazio (160 mila ascoltatori/giorno medio) e la pi√Ļ ascoltata da Romalive.biz. Erano giorni che aspettavo questo momento annunciato dai vari¬†speaker della radio che si alternano nel palinsesto giornaliero¬†tenendoci compagnia¬†al lavoro, a casa e molto in macchina, sempre con musica di grande livello.

Con accanto Emilio Pappagallo, speaker¬†della mattina, l’attore romano ci ha intrattenuto per oltre un’ora, durante la quale ci √® sembrato di parlare con un amico che conosciamo da sempre! Carlo ha riportato alcuni aneddoti della sua vita¬†di attore, come ad esempio l’incontro con Sergio Leone, oppure¬†gli scambi di battute con la¬†Sora Lella, sorella del grande Aldo Fabrizi, che ha raccontato facendone¬†ovviamente¬† un’imitazione esilarante.

Ha poi risposto alle tante domande e addirittura alle richieste di alcuni ascoltatori che volevano sentire in diretta le voci dei suoi storici personaggi. Insomma Carlo è stato meraviglioso e le centinaia di messaggi arrivati in radio durante la trasmissione dimostrano il grande affetto da parte di Roma per il suo attore numero uno.


Photo by Dj Oreste

Per l’occasione RadioRock ha chiesto a Carlo Verdone di portare una lista di brani ‘preferiti’ da condividere con il pubblico durante il programma.¬†Mi aspettavo che¬†Verdone, essendo un discreto batterista, fosse anche un appassionato di musica, soprattutto Rock, ma √® stata una grande sorpresa¬†verificare in diretta il suo livello di conoscenza musicale, dei vari generi¬†e degli artisti stessi. Ha portato una scaletta di pezzi veramente belli e unici. Alcuni dei quali, un paio,¬†ho ascoltato per la prima volta.¬†Inoltre¬†scoprire che abbiamo quasi gli stessi gusti, compresa la simpatica antipatia per Bowie, l’amore incondizionato per i Beatles, e poi ancora l’ammirazione per Jeff¬† Buckley, Bono Vox, Annie Lennox, Peter Gabriel √® stata una bella emozione.

Grazie a  RadioRock. E grazie a Dj Oreste che ci concede la pubblicazione delle due foto di Carlo Verdone scattate negli studi della Radio.

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UTO UGHI vs GIOVANNI ALLEVI

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Sulle pagine de La Stampa.it di questi giorni ha avuto luogo un alterco ideologico tra il Maestro Uto Ughi e il pianista Giovanni Allevi.

Il primo, che √® ¬†il pi√Ļ grande violinista contemporaneo di musica assolutamente classica, ha usato toni forse troppo forti¬†nei confronti del giovane pianista, compositore, scrittore,¬†dipingendo tuttavia un quandro dell’universo¬†musicale molto vicino alla realt√† odierna, che vede una netta contrapposizione tra quanto accade nelle classifiche¬†e¬†la musica valida, vogliamo dire colta? S√¨¬†colta, ma anche innovativa e nuova. Questa opinione √® diffusa ormai tra gli esperti di musica e tra i musicisti. Citando, ad esempio, il musicologo e giornalista Gino¬†Castaldo de La Repubblica ¬†√® evidente che¬†“oggi la musica bella √® nelle nicchie, non nelle classifiche”. ¬†¬†¬†

Allevi¬†nella sua lettera aperta, pubblicata¬†oggi come replica all’intervista¬†concessa¬†da Ughi il 24/12, ¬†ha usato parole e toni come sempre alleviani¬†e sebbene abbia dato ulteriormente prova del suo ‘diritto’ ad essere considerato un vero musicista sulla carta – cosa che¬†realmente √® – risulta essere¬†puerile nelle considerazioni che¬†rimanda¬†a Ughi. Le sue parole, per come vengono¬†utilizzate e per¬†il crescendo emotivo espresso¬†nei suoi pensieri,¬†non riescono a¬†negare¬†quindi le affermazioni di Ughi relative all’esistenza di un potente¬†motore di¬†marketing che fa¬†muovere la sua ‘macchina’.¬†Tuttavia Allevi ha ragione quando¬†dice che ¬†“√® necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che insistere solo sull’educazione musicale, gettando le basi di una nuova musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la gente“.¬†Anche se tali affermazioni¬†dette¬†da lui¬†possono suonare come frasi fatte o meglio come un copione scritto.

In definitiva, il contributo di entrambi √® importante in questo momento storico che musicalmente¬†mi preoccupa – anche se si soffre a vedere queste due forti personalit√† in contrasto.¬†E vorrei invece che nascesse da¬†questo ‘scambio’¬†qualcosa di utile per sanare¬†la spaccatura¬†che esiste¬†tra quanto proposto dai media¬†e la musica di valore.¬†

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A seguire i due articoli proposti da la Stampa.

24/12/2008 Sandro Cappelletto per “La Stampa”

ALLEVI SI LEVI DAI PIEDI – VIVA UTO UGHI CHE MASSACRA IL PIANISTA PI√ô POMPATO DAI MEDIA: “IL SUO SUCCESSO MI OFFENDE. UN NANO IN CONFRONTO A HOROWITZ O A RUBINSTEIN” – “non bisogna stancarsi di ricordare che Zucchero non √® Beethoven”…

Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorit√† dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Il pi√Ļ ridicolo era l’onorevole Fini, mancava poco si buttasse in ginocchio davanti al divo¬Ľ. Uto Ughi non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista Giovanni Allevi.
Il nostro violinista lo ha ascoltato – ¬ęfino alla fine, incredulo¬Ľ – dalla sua casa di Busto Arsizio e ne √® rimasto ¬ęoffeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che pi√Ļ mi d√† fastidio √® l’investimento mediatico che √® stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umilt√†. Il suo successo √® il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze¬Ľ.
D: Che cosa pi√Ļ la infastidisce di Allevi: la sua musica, le sue parole?
¬ęLe composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalit√† dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui √® “anche” un compositore. Cos√¨ offende le interpretazioni davvero grandi: lui √® un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro¬Ľ.
D: Come definire la sua musica?
¬ęUn collage furbescamente messo insieme. Nulla di nuovo. Il suo successo √® una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris. Ma non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non √® Zucchero e Zucchero non √® Beethoven. Ma Zucchero ha una personalit√† molto pi√Ļ riconoscibile di quella di Allevi¬Ľ.
D: C’√® pi√Ļ dolore che rabbia nelle sue parole.
¬ęMi fa molto male questo inquinamento della verit√† e del gusto. Trovo colpevole che le istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono persone di poco spessore. Tutto torna: √® anche la modestia artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri d’opera, delle nostre associazioni musicali e di spettacolo a consentire lo spaventoso taglio alla cultura contenuto negli ultimi provvedimenti del governo. Interlocutori deboli rendono possibile ogni scempio, hanno armi spuntate per fronteggiarlo¬Ľ.
D: Che opinione ha di Allevi come esecutore?
¬ęIn altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio¬Ľ.
D: Lui si ritiene un erede e un profondo innovatore della tradizione classica.
¬ęNon ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, n√© con la vecchia n√© con la nuova. Questo √® un equivoco intollerabile. E perfino nel suo campo, ci sono pianisti, cantanti, strumentisti, compositori assai pi√Ļ rilevanti di lui¬Ľ.
D: Però è un fenomeno mediatico e commerciale assai rilevante.
¬ęSi tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing. Mi sorprende che giornali autorevoli gli concedano spazio, spesso in modo acritico. Anche Andrea Bocelli ha un grande successo, ma non √® mai presuntuoso quando parla di s√©. Da musicista, conosce i propri limiti¬Ľ.
D: Allevi è giovane. Non vuole offrirgli qualche consiglio?
¬ęRifletta tre volte prima di parlare. Sia umile e prudente. Ma forse non √® neppure il vero responsabile di quello che dice¬Ľ.
D: C’√® un aspetto quasi messianico in alcune sue affermazioni, in questa autoinvestitura riguardo al proprio ruolo per il futuro della musica.
¬ęLui si ritiene un profeta della nuova musica, parla come davvero lo fosse. Nuova? Ma per piacere!¬Ľ.
D: Ma come interpretare questo suo oscuro annuncio: ¬ęLa mia musica avr√† sulla musica classica lo stesso impatto che l’Islam sta avendo sulla civilt√† occidentale?¬Ľ
¬ęEvidentemente pensa che vinceranno Allevi e l’Islam. Vi prego, nessuno beva queste sciocchezze¬Ľ.

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La replica di Allevi al violinista: ¬ęDa lui un attacco cieco e violento¬Ľ

GIOVANNI ALLEVI ROMA
Sono uscito dal Senato alle 15.30, con in tasca una cravatta rossa. Me l’ha regalata un bambino, che era venuto con i genitori per assistere al concerto: ¬ęTienila Giovanni, √® tua. L’ho messa per te, per la prima volta in vita mia¬Ľ. Fuori, con mia grandissima sorpresa, ho trovato una grande folla radunata davanti Palazzo Madama, per salutare me e i professori d’orchestra. Ecco, Maestro Ughi, queste sono le immagini indelebili, che resteranno scritte nel mio cuore, indissolubilmente legate a quel concerto. Ora, proprio su questo tavolino, c’√® un foglietto spiegazzato con sopra un autografo. Certo, in questi ultimi anni ho avuto l’onore di firmarne tanti. Ma quello che ho qui con me, l’ho voluto io. √ą l’unico autografo che abbia mai chiesto a un artista. Quella sera di dieci anni fa, me ne tornai al mio monolocale da una gremita Sala Verdi del Conservatorio di Milano, con in tasca quel foglietto, come fosse un gioiello. Non era stato facile nemmeno raggiungere il camerino dell’artista, per un nessuno come me, un anonimo studente in Composizione. Io non avevo amicizie influenti, a stento arrivavo alla fine del mese, affrontavo grandi sacrifici per diplomarmi in Composizione e il biglietto del concerto l’avevo pagato. Ma ora avevo l’autografo di uno dei pi√Ļ valenti violinisti del mondo: lei, Maestro Ughi.

Come ha potuto farmi questo? Come ha potuto sputarmi addosso tanto veleno, proprio il giorno della Vigilia di Natale? Lei si ritiene offeso, e di cosa? Come fa una musica a offendere, se √® scritta e suonata con tutta l’anima? Una musica strumentale senza parole? Secondo lei, io non sarei degno di essere ammesso in Conservatorio. In realt√† vi ho trascorso i miei migliori anni preparandomi a diventare, con cura, impegno e passione, un compositore di musica contemporanea. Sono diplomato in Pianoforte con 10/10. Sono diplomato in Composizione col massimo dei voti. Ho pubblicato le mie partiture musicali. Sono un dottore in Filosofia, laureato con Lode e ho pubblicato i miei scritti. Il mondo della musica classica √® malato. Lei √® uno dei pochissimi che √® riuscito a viverlo da protagonista, ma forse non immagina cosa vuol dire studiare anni e anni uno strumento musicale per arrivare, s√¨ e no, a insegnare in una scuola privata.

E cos√¨, a spartirsi la torta del potere musicale sono in pochi, una casta, impegnata a perpetrare la propria concezione dell’arte e la propria esistenza. √ą una lobby di potere fatta di protettori e protetti, nascosti nelle stanze di palazzi per molti irraggiungibili. Dalla casta emerge sempre lo stesso monito: ¬ęLa gente √® ignorante, noi siamo i veri detentori della cultura¬Ľ. Ma proprio nelle aule del Conservatorio, analizzando le partiture dei grandi del passato, e confortato dal pensiero di Hegel nella Fenomenologia, ho maturato il convincimento che ogni epoca abbia diritto alla sua musica. Perch√© costringere il pubblico del nostro tempo a rapportarsi solo a capolavori concepiti secoli fa, e perdere cos√¨ l’occasione di creare una musica nuova, verace espressione dei nostri giorni, che sia una rigorosa evoluzione della tradizione classica europea? La musica cosiddetta ¬ęcontemporanea¬Ľ, atonale e dodecafonica, in ogni caso non √® pi√Ļ tale, perch√© espressione delle lacerazioni che agitavano l’Europa in tempi ormai lontani. Ecco allora il mio progetto visionario. √ą necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che insistere solo sull’educazione musicale, gettando le basi di una nuova musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la gente. Ho provato a farlo, con le mie partiture e i miei scritti. √ą stato necessario.

Ci sono voluti altri dieci anni, oltre i venti di studi, e il risultato, per nulla scontato, √® stato deflagrante: il pubblico, soprattutto giovane, √® accorso ai miei concerti, di pianoforte solo o con orchestra sinfonica, come fossero eventi rock, a Roma e a Milano come a Pechino, New York e Tokyo. Quella musica parla al cuore ma il suo virtuosismo tecnico e soprattutto ritmico richiede esecutori di grande talento. √ą una musica colta che non pu√≤ prescindere dalla partitura scritta e che rifiuta qualunque contaminazione, con le parole, con le immagini, con strumenti musicali e forme che non siano propri della tradizione classica. Centinaia di giovani mi scrivono che, sul mio esempio, sono entrati in Conservatorio per studiare uno strumento o per intraprendere la via creativa della composizione. Come la storia dell’Estetica musicale insegna, in tutte le epoche ogni idea nuova ha dovuto faticare per affermarsi, divenendo poi, paradossalmente, la ¬ęregola¬Ľ per i posteri. Quello che √® certo √® che quando il nuovo avanza fa sempre paura. Da amante di Hegel, quindi, sapevo benissimo che l’ondata di novit√† avrebbe mandato in crisi il vecchio sistema e che i sacerdoti della casta, con i loro adepti, non potendo riconoscere su di me alcuna paternit√†, avrebbero messo in atto una criminale quanto spietata opera di ¬ęcrocifissione di Allevi¬Ľ. ¬ęIl suo successo mi offende…¬Ľ, ¬ęLe composizioni sono musicalmente risibili…¬Ľ, ¬ę√ą un nano…¬Ľ, ma l’assunto pi√Ļ grave che circola √®: ¬ęAllevi approfitta dell’ignoranza della gente, attraverso una furba operazione di marketing¬Ľ. Niente di pi√Ļ falso! La mia √® una musica classica, perch√© utilizza il linguaggio colto, la cui padronanza √® frutto di anni di studio accademico. La mia √® una musica nuova perch√© contiene quel sapore, quella sensibilit√† dell’oggi, che nessun musicista del passato poteva immaginare.

¬ęOgni mattina, quando si leva il sole, inizia un giorno che non ha ancora mai vissuto nessuno¬Ľ, afferma il teologo David Maria Turoldo. La mia non √® una musica pop, perch√© non contempla alcun cantante, alcuna chitarra elettrica e batteria e non usa la tradizione orale, o una scrittura semplificata come mezzo di propagazione. Non c’√® alcuna macchinazione, tutto √® assolutamente limpido e puro: le persone spontaneamente hanno scelto di seguirmi. Ma bisogna smettere di ritenere ignorante la gente ¬ęcomune¬Ľ. Il pubblico cui si rivolgeva Mozart nel XVIII secolo era forse pi√Ļ colto del nostro? Mai in Italia ci sono stati tanti studenti di musica come in questi tempi. Se la mia musica l’avesse infastidita, Lei poteva semplicemente cambiare canale. E invece, esprimendo un parere del tutto personale, si √® voluto erigere a emblema di un mondo ferito, violento e cieco.

Non sono un presuntuoso, semmai un sognatore, e la mia musica, assieme alle mie intuizioni estetiche, non hanno mai voluto offendere nessuno. Io, a differenza di lei, non ricopro nessun ruolo istituzionale, non ho fatto intitolare nessun Festival a mio nome, non ho potere alcuno nel cosiddetto ¬ęmondo della musica¬Ľ, ma ciononostante mi si accusa di essere in un luogo, il cuore di centinaia di migliaia di persone, dove altri vorrebbero essere. Alla luce delle sue parole, sembra paradossale che lei sia Presidente dell’Associazione ¬ęUto Ughi per i giovani¬Ľ. Il grande Segovia diceva: ¬ęI giovani compositori hanno fatto la mia fortuna, io la loro¬Ľ. Invece Lei ha scelto la via facile dell’ostruzionismo, dall’alto della sua conclamata notoriet√†. Quel suo autografo che ho sempre conservato gelosamente, dopo tanti anni, per me ora non conta pi√Ļ niente.

FEEDBACK: IRENE GRANDI & PMJO

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Ieri sera a Roma la voce graffiante di Irene Grandi ha incontrato il virtuosismo della PMJO – Parco della Musica Jazz Orchestra – offrendo al pubblico presente uno spettacolo unico. Con un¬†repertorio misto dedicato quasi interamente al Natale, la PMJO diretta molto bene da Maurizio Giammarco ha dimostrato di poter suonare di tutto! La cantante¬†parlando al pubblico ha voluto sottolineare¬†che¬†¬†la forza della musica pu√≤¬†unire generi completamente diversi, per dare vita a momenti di elevato contenuto, proprio come √® accaduto ieri su uno dei palchi pi√Ļ importanti dell’Auditorium.

Irene Grandi con questa esibizione conferma il suo bel canto, l’anima decisamente rock e¬† la grande versatilit√†. ¬†A met√† concerto a sorpresa¬†√® arrivato sul palco¬†il pianista Stefano Bollani, per accompagnare con sublime eleganza¬†alcuni brani tra i quali¬† sono come tu mi vuoi e¬†dream a little dream of me, rendendo l’atmosfera veramente magica.

La PMJO, non √® stata da meno. Inserendosi qua e la con alcuni¬†assolo, tra i quali molto intenso e perfettamente eseguito quello del sax¬†Gianni Savelli, l’orchestra jazz di Roma ha¬†regalato¬†alcuni momenti molto divertenti, come la versione jazz di Jingle Bell¬†con la quale¬†ha infiammato il pubblico.

Alla fine del concerto¬†ho chiesto¬†a Irene Grandi¬†se ci sono in vista nuovi lavori inediti per il futuro, dato che ormai da un po’ si sta dedicando ad interpretazioni e remake di¬†¬†brani del passato. Irene ha detto: “per ora mi vorrei riposare un po’, abbiamo lavorato molto intensamente nell’ultimo anno per preparare¬†l’album dedicato al natale Canzoni¬†per Natale e ora mi vorrei prendere una piccola pausa, anche se sto gi√† pensando a qualcosa di nuovo. Per i tempi, credo che ci vorr√†¬†almeno un¬†anno e mezzo”¬†

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Romalive augura a tutti una buona vigilia nel segno del buon cibo e, perchè no, della buona musica di sottofondo come questo brano del grande Satchmo.

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Luis Armstrong – dream a little dream of me

JAZZ. LA “NEW RESEARCH” DI ALDO BASSI

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cd_cover
 foto: moretti Рlisotti www.silvialisotti.it


ALDO BASSI QUARTET 
15/12 (lunedi) Alexander Platz  h. 22 Via Ostia 9 
MORE INFO  MYSPACE

Aldo Bassi tromba
Alessandro Bravo pianoforte
Stefano Nunzi contrabbasso 
Alessandro Marzi batteria

Il quartetto, presenta in anteprima alcuni i brani originali scritti da A.Bassi, contenuti nel CD in uscita nel 2009 New Research“. Un repertorio che stilisticamente si accosta sia al mondo europeo che a quello americano, seguendo le trasformazioni che il jazz sta avendo negli ultimi anni. Nei brani sono frequenti tempi dispari e poliritmie, mentre armonie e¬† melodie attingono alla familiarit√† della musica classica. L’improvvisazione rimane l’elemento forte che completa il “sound” del gruppo.

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INTERVISTA AD ALDO BASSI di Cristiana Piraino

D: l’album in uscita “New Research” racchiude¬†nel termine il concetto di¬†nuove sperimentazioni. Quali sono gli ambiti musicali verso i quali¬†ti sei¬†spinto per realizzarlo? ¬†

ALDO BASSI: l’ambito musicale di ricerca √® soprattutto quello rirmico e formale, cio√® insito della forma e nella struttura dei brani. Mentre le armonie sono abbastanza innovative e ricercate, le melodie¬†hanno un sapore familiare e non presentano complessit√†.¬† C’√® stata la volont√† di trovare nuove soluzioni a livello ritmico-melodico e ritmico-armonico. In senso formale, alcuni brani hanno una stesura¬† abbastanza inusuale e complessa.

D: quali sono i brani che riportano pi√Ļ di altri il risultato della nuova ricerca?¬†

ALDO BASSI: diciamo che i brani che pi√Ļ di altri rappresentano il buon esito della mia¬†ricerca sono¬† new reaserch, disparo, a paris e in the orange. Ad esempio disparo in 13/8 ¬†e new research in 13/4¬†¬†metricamente si portano sul terreno abbastanza insolito, percorso negli ultimi anni anche da jazzisti americani,¬†delle ritmiche dispari alle quali mi sono ispirato in parte e che¬†rappresentano la mia necessit√† di esplolare metriche differenti e pi√Ļ complesse.

D: come nasce l’Aldo Bassi Quartet?¬†

ALDO BASSI: la collaborazione con Alessandro Bravo nasce quattro anni fa in occasione della formazione del nostro Duo, con i quale abbiamo montato inizialmente vari repertori di autori vari¬†tra i quali uno interamente dedicato a Enrico Pieranunzi e successivamente abbiamo composto alcuni brani pubblicati nel¬†CD Sirio, uscito nel gennaio 2008.¬† Alessandro √® un eccellente pianista con una raffinatezza armonico-melodica unica.¬†Per quanto riguarda Stefano Nunzi e Alessandro Marzi,¬†li ho potuti apprezzare in occasione di¬†collaborazioni con altri¬†gruppi.¬†Di loro mi ha colpito la¬†bravura e la versatilit√†. In particolare di Stefano la solidit√† e la creativit√†, mentre di Alesssandro¬†la grande sensibilit√† che gli consente di cogliere anche la pi√Ļ piccola delle sfumature.