LETTERA A LUIGI TENCO

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Sono passati un po’ di giorni da quando ho ricevuto questa lettera a Luigi Tenco scritta dalla mia amica Emanuela. Sono stati giorni in cui ho letto più volte il testo cercando di capire fino a che punto si rimane lucidi e dove avviene una sorta di rottura con la realtà, che ci permette di guardare le cose da spettatori. Emanuela ha gettato sulla carta i suoi pensieri con la stessa energia di un fiume in piena. A tratti penso che sia innamorata. E’ possibile. Conoscendola.

Luigi Tenco è morto a Sanremo il 27  febbraio 1967,  in circostanze ancora da definire. Una questione controversa che oggi, a distanza di oltre 40 anni, ancora infuoca gli animi di chi, come Emanuela, vuole la verità – una verità forse ancora scomoda, ma pur sempre necessaria. Sembra recente la notizia che al ministro della giustizia sia giunta una richiesta di ri-apertura del caso.

Tornerò a parlare di questa storia, in seguito. Cercheremo di ripercorrere – insieme ad una inviata molto speciale di Romalive – le tappe di una vita spezzata troppo presto, per ricercare le ragioni e gli spunti che hanno permesso a questo cantautore italiano di produrre così tanta poesia e regalarci la bellezza della sua musica immortale.  

di Emanuela Cianfrocca

Caro Luigi,
tanti anni fa sentendo una tua canzone chiesi a mio padre chi fosse a cantarla. Lui mi raccontò un po’ di te. Mi ricordo che il suo viso cambiò espressione e non riuscivo a comprendere. Era diventato serio, serissimo. “Manu questa è una storia triste” mi disse. Io avevo circa 10 anni età in cui le storie tristi non le vuoi sentire.  Ascoltavo mio padre parlare e nel mentre ti guardavo in bianco e nero sul televisore tutto di plastica della cucina “questo ragazzo s’è ammazzato a Sanremo. Non sopportava quel mondo… l’ha fatta finita così tutti avrebbero riflettuto”. I ragazzini sono curiosi, si sa.  “Papà ma come si è ammazzato da solo?” “ Si è ucciso con una pistola”. A 10 anni non capisci come si fa a rivolgere un’arma così pericolosa verso se stessi. Non ti sembra normale. Pensi che non sia possibile. Io le pistole le vedevo in quei western in tv e pensare che uno la potesse usare contro di se mi faceva arrabbiare. Quella sera decisi che mi stavi un po’ antipatico per aver fatto quella cosa.
Poi mio padre disse “Vai di la, se ti va ti metto il disco”. Stavi tra i Rolling Stones e Celentano… che strano accostamento. C’eri te in copertina e quegli occhi tristi non mi piacevano. Ma ti guardavo e ti riguardavo, giravo e rigiravo quel vinile e poi ti riguardavo. Sentivo nella testa il “boom” e mi immaginavo il sangue rosso e quegli occhi tristi.
Ma come avrà fatto, ma che avrà pensato? – pensavo – Ma perchè si è ammazzato? Non c’era nessuno con lui? Non c’era nessuno che gli voleva bene? Perchè non glielo hanno impedito? Ma gli avrà fatto male? continuavo a chiedere  me stessa  mille domande.
Ti ho riposto in mezzo ai vinili a caso e sono andata in camera mia. No, non ti ascolto signor Luigi Tenco. Te mi metti tristezza.

Quella notte ricordo di non aver dormito bene. Misi la testa sotto le coperte, ma sentivo quel “boom”. E il rosso, tanto rosso. E quegli occhi. Ma avrà sentito male?
Poi mi è passata… ma ogni volta che andavo a prendere il disco di Celentano per sentire Questo pazzo pazzo mondo rivedevo quegli occhi. E via di corsa ti rimettevo a posto. Succedeva regolarmente ogni volta.
Poi si diventa grandi. A proprie spese di capiscono tante cose. Capisci che le pistole non si usano solo nei western o nei telefilm di Starsky e Hutch, ma si usano tutti i giorni. Non mi piaceva, ma era così. Capisci che questo mondo è ingiusto, che ci stanno i poveracci e chi li comanda.
Capisci che c’è la cattiveria … ce n’è tanta. Capisci che i genitori, per quanti sforzi possano fare, non ti potranno proteggere sempre e dovrai andare fuori e affrontare la gente, anche quella che ti mette i piedi in testa.
Capisci che se ti succede una cosa brutta, dopo non necessariamente te ne succede una bella. Capisci che per quanto impegno ci metterai non potrai sanare tutti i guai. Non si può ottenere sempre giustizia, non puoi lottare per ogni cosa.
Capisci che c’è gente che ha fame, che c’è gente ancora che viene picchiata in strada perchè ha la pelle diversa. Si, succede ancora, non ti meravigliare. Adesso in America c’è in presidente Obama, però a Via Fonteiana qui a Roma, hanno ammazzato di botte un ragazzo di colore l’altro giorno. “sporco negro!” gli hanno detto.
Capisci che le guerre non avranno mai fine perchè l’uomo non cambierà. E poi che ti aspetti. Oggi i ragazzini a 7 anni fanno i bulletti a scuola. Si minacciano, se la prendono con i più deboli. No, non è come prima. Prima te la beccavi qualche pizza da un compagno di scuola. Ma poi dopo 5 minuti ci tornavi a giocare a pallone. Adesso fanno gruppo, sono organizzati … si odiano, rubano. Eh sì, perchè hanno già ben chiara l’importanza del dio denaro. Per noi 1000 lire erano la pizza la mattina, qualche caramella e due pacchetti di figurine, oppure Topolino.

Adesso però comunichiamo molto più velocemente. Abbiamo i telefoni cellulari. Li portiamo sempre con noi. Sai che risate che ti faresti? Sono sicura che avresti scritto una ballata su questi uomini che per strada parlano e gesticolano da soli con un auricolare nelle orecchie.
Andiamo sempre tutti di corsa. A volte neanche ci guardiamo in faccia. Però abbiamo computer velocissimi e abbiamo pure facebook, una specie di diario telematico che condividiamo con tutti.
Però sai Luigi, ho la sensazione che fosse meglio prima. Adesso se qualcuno dice una cosa, pochi si soffermano a cercare di capire. Abbiamo troppe informazioni. I contatti si sono triplicati. Ognuno riceve e invia mille e-mail, così si chiamano le lettere che ci mandiamo da computer a computer, e anche mille telefonate. Tanti contatti e troppe informazioni significa molte volte perdere la qualità dei rapporti umani. A volte da qualcuno neanche ricevi risposta se gli scrivi. Il telefono poi ti dice chi ti sta chiamando, così se non ti va non rispondi. Allora, sei deluso? Non ti piace, vero? Neanche a me. Però io ci provo Luigi, ci metto sempre un po’ di cuore nella comunicazione e nel rapporto con gli altri.

Oggi è facile lasciare tua moglie. Non è come prima. Basta un avvocato. Adesso il permesso te lo danno anche troppo facilmente. Sposarsi non è più un vincolo indissolubile. Però pure così mica va bene. Uno si sposa con più leggerezza. Dicevi bene tu: non c’è bisogno di sposarsi quando ci si vuole bene..però lo facciamo ancora. Solo che adesso solo pochi rimangono insieme fino all’ultimo giorno.

Ma che ti ridi? Ripensi alla ballata della vita familiare? Oggi di gentiluomini come te ce ne sono rimasti pochini. I giornali femminili ci sono ancora e ce ne sono tantissimi. Anche se adesso non ci stanno le storie d’amore con le foto. Adesso ci stanno le foto rubate di presunte persone note che un giorno si baciano con uno, un giorno con un altro. Alcune donne li leggono, ma alcune si preoccupano anche di problemi seri.

Ogni anno in tv fanno vedere delle persone che si chiudono dentro una casa con tantissime telecamere che le riprendono notte e giorno … no no, quando fanno pipì no. Ma forse il prossimo anno sì. No, l’acqua blu non c’è, ma qualcuno i pantaloni a righe gialle e nere se li mette se sopra c’è la firma di qualche stilista famoso. La tua Italia a volte funziona ancora con il lei non sa chi sono io. E la carta moneta ti apre ancora tutte le strade che per qualche poveraccio rimarranno sempre chiuse. Solo che adesso invece delle lire abbiamo l’Euro. Eh sì sì. Quasi tutta l’Europa ha la stessa moneta. Comodo no? Peccato che adesso per comprarti un litro di latte devi fare un mutuo. Ah poi adesso ci stanno alcuni che vogliono dividere l’Italia. Come no! Il primo articolo recita:
Art. 1 – Finalità: Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord – Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.
Ma che fai ridi ancora? Lo so che te sei nato in Piemonte e a te ‘ste cose non ti passavano per la testa. Ma adesso è così.

Come faccio a sapere tutte queste cose di te? Beh, perchè io poi un giorno quel disco l’ho messo su e l’ho ascoltato veramente. E da quel giorno non mi stai più antipatico. Sei un grande amico. Mi fai sempre compagnia e ci intendiamo. La mattina quando vado al lavoro, ogni tanto metto una tua canzone e così in mezzo al traffico mi spunta quel sorrisetto che mi fa pensare: ma guarda te Luigi tanti anni fa la pensava proprio come me. A volte mi fai emozionare fin troppo e non ce la faccio ad andare fino in fondo al brano. E allora mi manchi, mi manchi da morire e manchi a tutti.
Ci manca quell’ uomo, un uomo unico, ma uno come tanti altri. Uno capace di denunciare e che non gliene importa nulla di quello che pensano gli altri. Uno che non si fa schiavo dei soldi e manda placidamente a quel paese chi, vestito e pettinato bene, una brava persona non lo è. L’hai visto pure te lo schifo vero? Beh non è cambiato tanto, ma finchè c’è gente che ancora se ne accorge siamo in salvo.

Quanto ci mancano le tue poesie. Se scrivi quelle cose vuol dire che le senti dentro perchè bruciano e allora le devi tirar fuori. E poi quando le cantavi ti rendevi conto di tante bruttezze ma allora come fai ad andare avanti? Ti arrabbi da morire. Non era facile vero?
Ecco il perchè di quegli occhi. Chi mi conosce mi dice che a volte ce li ho anche io quegli occhi. L’animo non si placa mai. E poi ti prendono per scontroso … ah che scemi!
Pazzo è colui che non ha compreso la tua tenerezza, la tua sensibilità e la tua profonda umanità. Chissà quanto altro ci avresti potuto regalare … ma boom … Boom… e quel rosso adesso è sempre più vivido. Solo che adesso mica ci credo io che quella pistola te la sei puntata te alla testa. Non ci credevo manco 20 anni fa, figurati ora. Certo devo ringraziare qualche amico che mi ha fatto aprire gli occhi.

T’hanno ammazzato ve’? Te l’hanno chiusa quella bocca vero Luigi? Così adesso la verità non ce la canti più. L’ipocrisia non ce la canti più? Le ingiustizie non ce le canti più? Sul tuo viso nessuna ruga è spuntata. Te ne sei andato che neanche avevi 30 anni. 
Se davvero è così non hanno fatto i conti con il patrimonio che ci hai lasciato. Quello non ce lo toglie nessuno ormai. Ce lo hai regalato solo per noi. Hai rinunciato a costruire i ponti per non arricchire chi già di soldi ne aveva. Hai preferito cantarci la vita. Grazie Luigi. Grazie. Io continuerò sempre a raccontarti quello che ci succede. Mica è tutto negativo poi qualcosa di buono c’è.

C’è qualcuno, ma pochi, che ancora fanno della buona musica. Ci stiamo noi, e siamo tanti, che ti vogliamo bene e ti pensiamo in cielo con il tuo sax o con la chitarra che delizi le nuvole.
A volte, quando la città dorme mi sembra di sentire quella tua risata e le note del tuo sax echeggiare lontano lontano. Lo sai … lo suono anche io.

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