STORIA DELLA GIACCA CHE HA LASCIATO IL SEGNO

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Questa è la storia della mia giacca preferita. Al principio credevo che fosse tutto merito di Jimi Hendrix. Ma la curiosità mi ha portato a scoprire che invece il primo fu Eric Clapton.

Ma facciamo un passo indietro, fino al 1966, quando al 293 di Portobello Road apre I Was Lord Kitchener’s Valet, un negozio di abbigliamento ‘antico’, che oggi si direbbe vintage, molto ben frequentato. La boutique specializzata nella vendita di divise militari d’epoca come oggetti di moda e culto, attira sin da subito l’attenzione della Swinging London. Un’idea geniale di per se, quella di rimettere in circolo uniformi in disuso e facilmente reperibili e probabilmente era merce da mandare al macero, quindi un’ottima occasione per i due commercianti londinesi Ian Fisk e John Paul, proprietari del mitico negozio.

Bisogna ricordare che la giacca in questione ha origine ben più antica rispetto ai ’60 del XX secolo, ma di certo gli Ussari del diciottesimo secolo, che tale uniforme la indossavano per forza, non si offenderebbero nel sapere che è grazie al blues e al rock, se la loro bellissima divisa è diventata un’icona. Ed ecco le prove. 

E’ giusto dire che a lanciare la moda è stato proprio Eric Clapton, che per primo degli artisti entrò nel negozio di Notting Hill e comprò la sua giacca militare. Lo seguirono Mick Jagger, John Lennon, Jimi Hendrix e molti altri. Clapton è stata la prima star ad indossare il look militare in modo dirompente e rock. Che le donne amino gli uomini in uniforme è un cliche, ma è plausibile concepire in questo gesto una sorta di piccola rivoluzione, proprio pensando alla generazione di artisti di cui stiamo parlando. Di certo Lennon si sentiva fico con una giacca così ma anche felice di dare una nuova vita ‘pacifica’ ad un indumento che di guerra probabilmente ne aveva vista troppa. Rolling Mick Jagger rimase folgorato dalla sfavillante giacca rossa indossata dalla second line dei Granatieri – ovvero i percussionisti del reggimento – e che indossò in uno dei video più cult dei giovani Stones, “Paint it Black”.

La più famosa delle giacche è pero’ quella indossata da Jimi Hendrix, che ne acquistò una da generale ussaro risalente al 1850. In molte delle fotografie più iconiche, Hendrix indossa proprio quella giacca, a petto nudo e con i capelli selvaggi, regalando un’immagine di se certamente lontana da quella dell’ufficiale della fine del ‘800 che per primo la indossò.

Nello stesso periodo, in quei favolosi ultimi 4 anni del 1960, queste giacche in  versione psichedelica e multicolor le ritroviamo su una delle copertine più famose della storia della musica, “Sgt. Pepper’s lonely hearts club band’, album che il primo giugno 2017 compie proprio 50 anni. Questa apparizione eye-popping dei Fab4 in giacca militare (quasi un frac), vince il grammy per la miglior copertina nel ’68 e di certo rappresenta un magnifica opera di pop-art.

Da lì in poi sono state molte le star della musica ad indossare, in infinite varianti, le giacche degli ussari, da Michael Jackson che da buon Re del pop ne aveva una scarlatta con nappe d’oro, fino ai giorni nostri da Chris Martin dei Coldplay a Rihanna. Anche Fiorella Mannoia proprio di recente ne ha indossata una con grande eleganza, quella che da sempre la contraddistingue.

Della magnifica boutique nel cuore di Portobello, si narra che ebbe vita fino al 1977, ma rimane ancora oggi nella memoria (di chi ha memoria di quella epoca) una delle migliori Swinging Sixties boutique, tanto da ricevere una canzone tributo da una band minore dell’epoca, i New Vaudeville, con un brano che ha il tempo di una simpatica marcetta militare, giusto appunto! LA ASCOLTI QUI

Della giacca si può tranquillamente affermare che ancor oggi continua ad essere un oggetto di culto e di moda, scelto da molti artisti e anche da gente normale, come chi scrive, che ne ha tre, una blu lunga, una azzurra corta e una grigia cortissima, gelosamente custodite ed indossate nei momenti giusti. Di Jimi.. che altro vuoi aggiungere. Con quella giacca risveglia tutti i sensi!

di Cristiana Piraino

Fonti Wikipedia / the conversation / 
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