Silenzio imbarazzante. Niente Musica Oggi.

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Per figli dimenticati, abbandonati, uccisi.

‘Chiuso per grave lutto, si prega di non rivolgere domande inopportune’. Questo è il cartello appeso fuori di un asilo nido in un caldissimo giorno di fine maggio in Umbria. Poniamo l’accento sulla parola ‘caldo’ perché, apparentemente e nuovamente proprio l’afa é colpevole di un’altra morte tanto assurda da imporre il silenzio della scuola, delle autorità, della chiesa e persino della famiglia e degli amici, in realtà di un paese intero forse di una nazione. Silenzio troppo silenzio. Perché seppur l’imbarazzo e il ’non sapere proprio come giustificarla, questa volta’ sono comprensibili, non possiamo tacere davanti alla morte per distrazione paterna di un essere umano di pochi mesi di vita. Ancora uno.

Per questo mi sento di tornare indietro alla scorsa settimana, quando la piccola Elena moriva dopo due giorni di agonia nell’ospedale di Ancona per un edema celebrale formatosi nelle quasi 6 ore in cui suo padre, uno stimatissimo professore universitario e marito, l’ha dimenticata nell’auto parcheggiata al sole cocente. Rifiutandomi di comprendere il perché si tentava di attribuire la colpa a un’amnesia, quasi a voler macchiare la vicenda di un non so che di patologico, come fosse una malattia, tanto crudele quanto improvvisa (e reversibile), che avrebbe colto un uomo sano, ho preferito assegnare all’accaduto il primo posto nella classifica delle Distrazioni di certi padri. Se la prima morte crudele mi ha lasciato sbigottita, insinuando in me il dubbio, la seconda quella del piccolo Jacopo, mi ha fatto così incazzare tanto da sentirmi a mio modo colpevole di non aver gridato prima un pensiero che covo da tempo, ma che ora confermato dai fatti diventa per me certezza. In questo paese i figli maschi crescono male, passando praticamente di balia in balia come eterni bambini, da madre a fidanzata, da moglie a figlia, con il risultato di rimanere incapaci di fare e di pensare allo stesso tempo, portati inconsciamente a respingere, da generazioni forse da sempre, un senso di responsabilità superiore e non scritto con il quale tutti però dobbiamo fare i conti come adulti e soprattutto come genitori. Troppe attività vengono ‘evitate’ al figlio maschio, nella casa o nelle cose semplici, privandoli così della possibilità di sviluppare quelle capacità multi-tasking cui invece le donne sono superdotate. In questo l’uomo e’ decisamente il sesso debole.

Mi scuso se ho generalizzato. Ma quanto è vero troppo spesso. Comunque vada quei due uomini devono pagare con l’aggravante dell’errore inqualificabile. Ora la parola passa, infatti, ai tribunali ai quali ricordo che la mamma della bimba deceduta la scorsa settimana aspetta un’altra bambina. Donne, queste madri, alle quali do tutto il mio sostegno, ma che dovrebbero dimenticare quei finti padri così come loro hanno fatto con i loro figli.

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