2013, Anno in Nero?

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Nero, parola dell'anno by cristiana.piraino
Nero, parola dell’anno, Se potessi dare un premio e nominare la donna dell’anno,
per capacità, sensibilità, coraggio e forza morale, non avrei dubbi. Per me è Cecile Kyenge

Tramite Flickr: Con questo pensiero vi auguro buona fine e buon principio e un buon nuovo anno.

2013! Un anno in cui la parola ‘nero’ ha dominato in molti modi. Un numero non molto amato sin dal principio, da esperti di numerologia e dalla superstizione popolare, eppure è stato un altro anno della nostra vita. Di certo un anno particolare in cui la sofferenza ha sfiorato, nel peggiore dei casi, travolto molte persone. Ma ad analizzarla meglio questa ‘sofferenza’ ci si accorge che spesso è questione puramente materiale. Certamente il costo della vita ha piegato la schiena di moltissime famiglie sulla carta e nei telegiornali, perché parliamoci chiaro l’Italiano (non si sa come, ma si sa come) se la cava spesso al nero. Tante altre persone, forse la maggior parte, hanno solo dovuto rinunciare al superfluo. 6 o 12 paia di scarpe in meno nel 2013, oh! e di certo non si è fatto un buco nero nelle scarpiere ben rigonfie di certe signore. Anche in questo caso, dei grandi benestanti, per via del redditometro possiamo tranquillamente ipotizzare l’utilizzo della parola in nero.

Dunque è stato un anno positivo, se lo guardiamo con occhi diversi. Infondo ci ha mostrato che il consumismo è la vera malattia che affligge l’umanità e se impariamo a stare bene senza possedere o nella condivisione, sarà meglio per tutti. La smania di possesso ci fa dimenticare chi siamo e come eravamo. L’impossibilità di avere sempre di più ci fa star male e di conseguenza Storia e Passato non contano più del Presente. Proprio per questa smania e in nome del ‘diritto’ di possedere – da tutti riconosciuto tale – si fa qualsiasi cosa. Soprattutto si protegge un pezzo di terra con tutti i mezzi a disposizione. Ma quale pezzo di terra, se non quello che crediamo essere il nostro? Che beffa questa vita per molti. Tutto il tempo che gli rimane, da quando nascono, a difendere qualcosa che non gli appartiene, per condizione umana, dato che veramente siamo così di passaggio nella storia che giusto alcuni riusciranno a lasciare un segno vero, gli altri saranno dimenticati appena una generazione o mezza dopo la morte.

Mandela-day-Nelson-Mandela-logo

Mandela, che nel 2013 se ne è andato, rimarrà in tutti i libri di storia e per sempre. Oltre ad essere presente nella mente di noi, suoi contemporanei diventerà un mito per i posteri. Tuttavia, noto, che solo alcuni lo portano veramente nel cuore, ovvero cercano di vivere del suo esempio e di nutrire l’anima dei suoi insegnamenti. Madiba diceva che il Compito più difficile nella vita è cambiare se stessi. Credo che ora tutti abbiano l’opportunità di farlo, basta coglierla. Mi auguro soprattutto che Mandela sia di esempio e guida per chi governa. Perché loro più di noi ora hanno bisogno di una forte ispirazione per fare le scelte giuste, rinunciando al possesso personale e scegliendo l’altruismo e la lungimiranza come fattori decisivi delle azioni che metteranno in campo. Mandela ci ha  insegnato soprattutto che le barriere non servono e che nell’unione c’è la forza. E’ quello che cerca di dire anche Cecile da mesi, ma solo in pochi sanno ascoltare. Gli stessi che hanno pianto sui loro Facebook Mandela ora vorrebbero prendere la ministra Kyenge a calci e lo farebbero se ne avessero la possibilità, a quanto pare. Non ricordo in precedenza una tale mancanza di fiducia e di rispetto a priori, ovvero nulla di empirico direbbe Kant, ma solo frutto di barriere mentali a difesa di quel pezzetto di terra che crediamo essere il nostro. Non faccio classifiche, tanto meno ho l’autorità per farlo, ma se potessi dare un premio e nominare la donna dell’anno, per capacità, sensibilità, coraggio e forza morale, non avrei dubbi. Per me è Cecile Kyenge la donna e mamma dell’anno.

C’è un esempio importante che mi colpisce profondamente è il racconto del ragazzino James Senese nato ‘niro, come Ciro, nel gennaio del 1945 in una Napoli post bellica da un padre afroamericano in missione in Italia, padre che il musicista non conoscerà mai. Senese, uno dei sassofonisti più importanti in Italia, si racconta durante un’ intervista per un documentario sulla musica Napoletana mandato in onda dal programma di Philippe Daverio, Passpartout, e parla di quanto sia stato difficile crescere e farsi accettare per il colore della sua pelle, nonostante tutto. Un isolamento profondo, in cui il giovane James piombava ogni volta che qualcuno per sentirsi forte gli diceva ‘nero’ trasformando un comune vocabolo in un insulto. Questi racconti sono importantissimi e capirli aiuta tutti a vivere meglio.

DUE COSE SULLE QUALI PORRE L’ATTENZIONE nel 2014 :

(1) Silvio ha coniato un altro slogan La Sinistra delle Tasse.
Per favore non lasciatevi ingannare perché è solo l’ennesimo slogan di un maestro della comunicazione di massa.

(2) I Buoni oggi sono i ‘Cattivi’ ?
I grandi pentiti di mafia e camorra vuotano il sacco e salvano il paese? lo sapremo meglio nel 2014

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