7 MILIONI DI POST PER I DIRITTI UMANI

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Bloggers Unite rocks the blogosphere on CNN

On May 15th 2008, tens of thousands of bloggers from BlogCatalog and the blogosphere united for human rights. Thanks to BlogCatalog members this was the largest group of bloggers in history, blogging on a single day, to raise awareness about human rights. The event was even featured on CNN, and several of BlogCatalog member’s blogs were shown on the air. Thanks to us, Bloggers Unite has become the primary blog initiative designed to harness expression in support of human rights and other issues that need highlighting. Bloggers Unite is now in a key position to harness and rally energy behind global issues that need awareness.

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The next Bloggers Unite initiative will take place on November 10th.
To cast your vote on what issue to unite about next, please join in on the discussions at >http://www.blogcatalog.com/discuss/entry/decide-the-next-bloggers-unite-initiative<

 

RELATED POST:

Romalive 15/05/08:
https://romalive.wordpress.com/2008/05/13/blogger-uniti-per-i-diritti-umani/ 
https://romalive.wordpress.com/2008/05/19/cuba-illusione-di-felicita/

Caffè con Bea 5/06/08:
http://www.caffeconbea.it/2008/06/05/all-you-need-is-blog/

 

 

Cuba, illusione di felicità.

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per sostenere l’iniziativa di www.unite.blogcatalog.com

Cuba ha sottoscritto la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La Costituzione Cubana, VII Cap. “Diritti, doveri e garanzie fondamentali“, garantisce il diritto al lavoro, il diritto alla salute e all’assistenza ospedaliera e medica gratuita, il diritto all’istruzione gratuita ad ogni livello, la libertà di stampa  e di parola e “conformemente ai fini della società socialista”, il diritto di riunirsi,  manifestare e associarsi, la libertà di religione e coscienza, il diritto alla difesa. Nonostante queste garanzie dichiarate, il governo cubano è stato frequentemente accusato di numerosi abusi dei diritti umani, a partire dalla Rivoluzione del 1959.

 

Ciudad de la Habana

E’ una sera di marzo, ma l’aria è esattamente quella estiva, calda e afosa. L’umidità tamburella e vorrei asciugare le micro goccie di sudore che fuoriescono da ogni poro. Sono arrivata all’Habana da una settimana e ci ho messo poco a riconoscere i posti e familiarizzare con la ciudad; vado camminando per le strade come se fossi parte della scena, ma è così che devo fare, se voglio mescolarmi un po’. Comunque si vede che sono straniera e la prudenza non è mai troppa. Di certo mi rispettano e il fatto di parlare nella loro lingua, con l’accento un po’ strano per essere italiana, mi permette di approfondire gli argomenti che più mi interessano.. Non è facile evitare di farsi coinvolgere nei loro stati d’animo, sempre ben nascosti da una patina formale e di circostanza, ma che riesco comunque a cogliere. Per questo non ho mai associato Cuba alla vacanza idilliaca sotto la palma, è sempre un viaggio diverso. Noto con un po’ di delusione, lo ammetto, che sui muri dei palazzi ancora imperversa quello slogan.

La Revolución…..bella parola tonda! ma basta metterci piede sull’isola per rendersi conto che qui nessuno ha mai vinto nulla.. Non c’è memoria di vittoria se non sui muri. Tanto meno di rivoluzione nel significato del termine.. Qui sono tutti in attesa che il sogno si ralizzi.

Mi suona in testa la conversazione avuta qualche giorno prima:  “Sono nata povera, sono vissuta povera e sto morendo povera”. A parlare è abuela Vicenta, 96 anni. Lei ha vissuto, suo malgrado intensamente, sempre all’Avana, compiendo ogni giorno gli stessi faticosi gesti per procurarsi cibo, per lavare un lenzuolo, per pulire la casa.. Semplici attività di routine che, dalla metà degli anni ’50 – in posti diversi – si risolvono spingendo un bottone, ma che a Cuba devono essere programmate e richiedono il coinvolgimento di più persone. Queste sono le donne vissute all’interno di un sistema che, al di là delle convinzioni politiche condivisibili o meno, le ha rese schiave della gestione familiare e, analizzando a fondo il significato del loro operato, mi sono convinta nel tempo che sono uno dei fattori principali per cui in qualche modo Cuba è ancora in piedi.. Non mi ero mai resa conto di quanto fosse faticoso vivere. L’ho capito solo trovandomi a partecipare alla lucha.. “Estoy en la lucha”  è una espressione molto utilizzata e, mentre al principio pensavo si riferisse ai fatti della rivoluzione, in seguito ho capito che è la frase simbolo dello stile di vita cubano, che induce a ‘combattere’ quotidianamente per le necessità primarie, facendoti scalare piccole gerarchie di potere, solo per avere una bottiglia di olio in più o la medicina tanto importante..

Li per lì mi irritano questi discorsi e vorrei controbattere, ma sono consapevole di dover mantenere le mie opinioni ‘private’ certa che un’azione contraria, servirebbe solo a mettere in dificoltà persone che non hanno un’alternativa.. ci penso e mentre lo faccio continuo a camminare nella giovane notte habanera. Devo raggiungere un amico a San Miguel. Percorro tutta la calle Obispo, ormai i negozi sono chiusi e la viuzza allegra e colorata di giorno, piena di souvenir e sabor cubano, a quest’ora è una calle come tante altre.. buia, sporca, dissestata… per fortuna il fascino è intatto.

Il mio amico Ramiro fa il barman a San Miguel, un barrio (1) di centro Habana, uno di quelli tosti. Qui pochi mesi fa hanno sfollato la gente che ci viveva per inagibilità degli edifici barocchi che, per lo più, dal ‘700 non sono stati più restaurati. Una volta liberati gli edifici è iniziato un vero e proprio ‘mercato‘. Sono arrivati da Oriente (2) e hanno cominciato ad insediarsi abusivamente, occupando fino all’ultimo angolo disponibile. Dicono che qualcuno si sia arricchito con questa operazione, e la cosa non mi stupisce affatto. Mentre cammino tra le vie cerco di sbirciare nelle case, e noto che sono colme di oggetti, mobili accatastati, animali e tante persone. Sì, sono a San Miguel. Il poliziotto della prima esquina (3) mi ricorda che alla prossima ce ne sarà un’altro come lui, perchè al mio passaggio si dicono qualcosa.. un passaparola da cuadra a cuadra. Loro non immaginano che capisco perfettamente le cazzate che si stanno dicendo.. ma è buio e non ho voglia di replicare, altrimenti finiremmo per insultarci per il mio atteggiamento anti-qualsiasi-cosa!! lascio stare e tiro dritto, verso il bar dove mi stanno apettando. Finalmente! giro l’ultimo angolo e vedo la meta.

1. quartiere 2. Oriente è una provincia meridionale.. e gli orientali sono considerati in senso dispregiativo come i nostri ‘terroni’ rispetto alla capitale – come se la loro vita valesse meno! 3. angolo

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Hoy continué dándole cuerda a mi reloj
con timbre atado sobre número invisible
poco me importa donde rompa mi estación
si cuando rompe está rompiendo lo imposible.
Por eso canto arena
roca que luego es multitud del agua buena.
Y canto espuma
cresta que cuando logra ser ya no es ninguna. Canto Arena di Silvio Rodríguez

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Ron y cola sin hielo.. Ramiro mi sorride, come chi ti capisce al volo. E’ una persona di poche parole forse perchè ha una faccia che racconta una storia. Sa bene cosa significa non avere un lavoro e non essere del partido’ e ora che ha ottenuto i ‘benefici’ li tiene stretti.. L’avevo conosciuto un anno prima insieme ad altri amici e di lui mi aveva colpito il modo diretto con cui mi raccontava le cose, e mi chiedeva senza chiedere di riferire quella rabbia da troppi anni repressa. Da li in poi eravamo diventati amici e quando potevo andavo a trovarlo.

Yamiley la sua ragazza è seduta al bar e mi fa cenno di sedere con lei. Tra un cocktail e l’altro ci infiliamo velocemente in una conversazione che durerà ore, su Cuba, il fututo, la politica, i ragazzi, l’università, la (mancanza di) libertà, la voglia e l’impossibilità di fuggire in europa. Dai suoi racconti capisco  l’esistenza di un mondo parallelo in cui si deve agire secondo regole ben precise, non  importa che siano sbagliate..

Il problema di fondo è la mancanza totale di motivazioni. Perchè studiare, perchè lavorare, perchè in generale agire.. Si lamenta Yamiley. Prima di tutto studiare è difficile, ma non rispetto allo studio in se, è difficile arrivare all’università tutti i giorni con mezzi di fortuna o negli autobus superaffollati, avere qualcosa da mangiare per superare le ore di studio, sopportare il caldo nelle aule al limite della capienza, studiare su libri di 30 anni fa’, o più..  Ma in fondo ci si abitua a tutto e non avrebbe problemi ad andare avanti se avesse un obiettivo da puntare.. ma è proprio questo che manca, perchè alla fine del percorso di studio, quando naturalmente lo sguardo si rivolge al mondo del lavoro, lo spettacolo che si presenta è cupo.. molto cupo. Il lavoro è poco e si spera di non trovarlo, visto lo stipendio iniziale di pochi dollari al mese!! In pratica il lavoro è retribuito in modo uniforme (meglio dire uguale per tutti) ma non in base alla mansione, ma in base al livello. Quindi che tu sia una ballerina di flamenco o un minatore di nikel o un pescatore di Alamar percepirai un salario in base alla tua fascia di anzianità. Da pochi dollari a circa 250 per i livelli dirigenziali più alti! Questa cosa è assurda già solo per il tentativo di uniformare tanti esseri umani che per natura stessa delle cose sono tutti diversi.

Qui chi vede oltre soffre per mancanza di evoluzione, non parlo certo di progresso, ma dei cambiamenti naturali portati dall’evolversi dell’essere umano, quanto succede in posti vicini per cultura, come l’Italia e la Spagna, o per posizione geografica, come gli Usa. Nonostante gli sforzi fatti dal Líder máximo per nascondere e spesso denigrare le altre culture, ormai i cubani di ultima generazione comprendono, vedono, sanno.  Non hanno più voglia di sottomettersi a logiche clientelari secondo cui è necessario abituarsi a meccanismi di pressione psicologica imposti in modo capillare.. de cuadra en cuadra.  Un sistema di favoritismi che prevede comunque alcune persone privilegiate nelle posizione di distribuzione di beni e servizi,  quindi non è uguale per tutti.

Potrei continuare a  parlare ore ed ore di questo posto e dare la mia testimonianza diretta oppure dare voce alle delusioni di tanti amici cubani da Roma a Mosca a Beijin a Johannesburg, ma ormai non si tratta di destra o sinistra, si tratta di distiguersi per umanità, quella che ci fa riconoscere in quanto Esseri Umani.. di riunire le famiglie, di dare posto a chi ne ha diritto per appartenenza naturale.. Non è più il momento di dire chi ha ragione, o chi ne ha avuta! E’ evidente che sono stati fatti molti errori di valutazione prima e di gestione poi. I Cubani, con intelligenza, calore e grande umanità sono la vera forza della Isla. Ma qualcuno se ne è accorto?  Probabilmente fin troppo bene. Di certo Cuba rappresenta molto nella mia vita e spero di vivere abbastanza per vederla (ri)nascere!

 w la musica cubana!!! ieri oggi domani!

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Cuba afferma che: L’istruzione cubana è gratuita a tutti i livelli e garantita dal Ministero dell’Istruzione. Nel 1961 il governo ha nazionalizzato tutte le istituzioni educative private, e ha introdotto un sistema educativo statale. Il tasso d’alfabetizzazione attuale è del 100%.
Secondo i dati dell’UNESCO del 2005, lo Stato Cubano spende il 16,6% del PIL per l’educazione; il 100% dei bambini in età prescolare vanno a scuola, il 97% va alla scuola primaria, l’87% alla scuola secondaria, il 61% degli anziani partecipa all’istruzione per la terza età. Alla scuola primaria vi sono 10 studenti per ogni insegnante, alla scuola secondaria 11 studenti per ogni insegnante, percentuale talmente alta da far diventare Cuba il paese di tutte le Americhe con il più alto rapporto studente/insegnante. 

Dati di fatto: Nel 1994 l’alto commissariato dell’ONU per i rifugiati civili descrive una pratica diffusa a Cuba di creare un registro per ogni studente che contiene non solo i risultati accademici, ma anche “informazioni riguardanti l’appartenenza ad organizzazioni di massa, le funzioni ricoperte in tali organizzazioni, il livello di attivismo, la lealtà ideologica dei membri della famiglia”. Inoltre “spesso i soggetti sono espulsi dalle istituzioni educative o perdono il lavoro o sono soggetti a forme di discriminazione per aver espresso, in una certa maniera, forme di dissenso verso l’ideologia ufficiale.
Anche il giornalista cubano Oscar Espinosa Chepe (incarcerato per 19 mesi con l’accusa di aver preso soldi dal governo statunitense) critica il sistema educativo cubano mediante un articolo che pubblica grazie a Reporter Senza Frontiere (Reporters sans frontières, associazione che, pur criticando il governo statunitense, è accusata di essere finanziata dalla CIA) ; nell’articolo, pur riconoscendo che esso ha fornito istruzione ai cittadini cubani, considera il governo “screditato a causa di indottrinamenti politici ed ideologici”.
Dalla crisi dei paesi comunisti di fine anni ’80, le scuole cubane si sono viste ridurre il budget da 1.664 milioni di pesos a soli 964 milioni di pesos; se viene considerato anche l’aumento demografico si passa da una spesa di 152 a 87 pesos pro-capite (secondo l’ONG Oxfam America, la spesa pubblica per l’educazione è passata da poco più di 1.500 milioni di pesos nel 1990 a più di 2.000 milioni di pesos nel 2000). Come conseguenza di ciò si è avuto un deterioramento dei materiali e delle strutture con un aumento della dispersione scolastica soprattutto nelle zone rurali. La situazione è ancora più preoccupante se si considera che pochi giovani vogliono fare l’insegnante (i corsi di preparazione all’insegnamento sono passati da 20.865 iscritti ad inizio anni ’90 a 6.020 di fine anni ’90). Per cercare di porre rimedio il governo ha tentato di aumentare il salario dei docenti, correlandolo alla performance. Ma i pochi che riescono ad ottenere la valutazione più elevata, a cui contribuiscono fattori di lealtà politica, vedono il proprio stipendio aumentare di soli 20 dollari al mese. Le lezioni vengono registrate e trasmesse per televisione per essere accessibili nelle aree più remote; tuttavia, sostiene l’economista, il governo ritiene che questa soluzione non sostituisca ottimamente l’insegnante “soprattutto se la sua funzione principale è indottrinamento politico”
  

Blogger uniti per i Diritti Umani il 15 maggio

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 Blogcatalog annuncia per il 15 maggio una campagna per i diritti umani. 

 While the words might change from country to country and are sometimes taken for granted, human rights represent one of the universally agreed upon ideas — that all people are born with basic rights and freedoms that include life, liberty, and justice. This year marks the 60th anniversary of the Universal Declaration of Human Rights adopted by the United Nations. Bloggers Unite For Human Rights challenges bloggers everywhere to help elevate human rights by drawing attention to the challenges and successes of human rights issues on May 15. What those topics may include — the wrongful imprisonment of journalists covering assemblies, governments that ignore the plight of citizens, and censorship of the Internet.

What is important is that on one day, thousands of bloggers unite and share their unified support of human rights everywhere.