AIDS: L’ITALIA DIMENTICA

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Secondo gli esperti e i loro numeri, gli Italiani dimenticano spesso che l’AIDS esiste. Non ne hanno più paura e visto che la psicosi collettiva è scomparsa si comportano di conseguenza, in modo assolutamente sbagliato. Purtroppo invece c’e’. Ogni giorno in Italia 12 persone vengono contagiate dal virus.

INDIMENTICABILE FREDDY:

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Barcelona – last performance

 

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live aid – 1985 – inizio concerto

oh Barcellona, linda ciudad… Part 2

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Il giorno dopo camminai per ore, credo il giorno intero. Non è forse l’amore il vero motore? 

Dal Born scendendo verso Barceloneta si può sentire il rumore del mare e ricevere la brezza marina portata dal vento. Che sensazione unica. Borracha de aire! La cultura marina è presente, dalla tavola all’abbigliamento e nello stile di vita in genere. Barcellona è una città di mare, che ne esalta le profondità in uno degli Acquari più belli d’Europa, dove i bimbi rimangono a bocca aperta davanti ai pesci colorati e agli squali più simpatici (..dietro ai cristalli).

AMORE MUSICA E VENTO

Il locale di Raval dove siamo diretti per assistere ad un Live si chiama Big Bang, di Jesus e Teddy, in Carrer de Botella. Dal Barrio Gotico ci vorrà un po’ camminando, ma è l’occasione giusta per digerire la quantità di tapas accumulate durante il giorno. Arriviamo 5 minuti prima dell’inizio del concerto. Il gruppo sta cominciando a salire sul palco e ognuno controlla il suo strumento. Un breve scambio di saluti, una veloce presentazione con la band e prendiamo posto. Buona l’acustica e, grazie alle gradinate disposte ad anfiteatro intorno al palco, si riesce a vedere anche da seduti senza essere coperti dalla gente che balla in pista. Ron Zafacon è il gruppo, funcky pop-latin-rock  myspace <  veramente bravi in Live. Questo modo di mescolare tutti gli stili e le culture è unico, come avere davanti a se anni di storia musicale. Anche per questo, mi piaciono molto e rimango ad ascoltare per tutto il concerto.

Adoro la Musica in Spagna, proprio  per quella punta di latinità che mettono ovunque

La notte continua fino all’alba: dopo il concerto infatti ci fermiamo al Big Bang dove Teddy, uno dei proprietari, inizia a mettere musica. Si balla Boogie-woogie e Jazz anni ’30 ’40 ’50 – solo qui succedono queste cose!! Nessuno è dispiaciuto di questi ritmi e tutti ballano. Ovviamente sono felice. Grazie al mio amico musicista Silvio che mi ci ha portato!

EL PALAU

Svegliarsi presto è stata dura, ma il desiderio di andare al Palau è stato più forte. Cammino in una città addormentata di Domenica mattina. Solo io e qualche anziana signora per la calle. Andando verso il centro ascolto con più attenzione le voci della linda ciudad, perchè sono le ultime ore che passerò qui. Nel pomeriggio si vola di nuovo a casa, a Roma.

> STORIA DEL PALAU <

La sala della musica da camera si trova esattamente sotto il palco principale. La guida sorridendo invita le 120 persone presenti a prendere posto sulle sedie disposte qui ad anfiteatro, per assistere al video di presentazione. Sento di essere già nella Musica. Non davanti nè sopra, ma dentro. L’atmosfera è veramente morbida, anche il più piccolo movimento, quale una mano che fruga in una borsa cercando un paio di occhiali, restituisce un suono nitido e pulito che arriva senza filtri al centro del cervello. Qui ogni cosa è stata pensata, studiata e realizzata affinchè il risultato fosse il suono puro.  Come si può descrivere la purezza del suono? Forse il momento in cui il suono fuoriesce da uno strumento poi, sospinto nell’aria, fluttua dolcemente  senza ostacoli fino al padiglione uditivo volteggiando con costanza.. e solo così può essere in grado di dare quella gioia che alcune persone si aspettano di ricevere dalla Musica. Qui tutto questo è possibile perchè siamo nel Palau de la Musica Catalana, il regno del suono!

Nel bar del Palau de la Musica ho potuto bere l’unico caffè degno di essere chiamato con questo nome in tutta Barcellona, che purtroppo in oro nero è piuttosto scarsa. Il caffè è tra i più importanti caffè bar di marca italiana, fatto con  automatica italiana e soprattutto dal meraviglioso polso di Carolina, colombiana. un ottimo caffè forse per l’incontro delle due culture caffeinomani per eccellenza. 

Il palco del teatro mi accoglie a braccia aperte. Ai lati del più grande organo di Cataluña, 3772 canne, aleggiano due balconate semicircolari che sembrano dirti: vieni a me, io sono la Musica! Tutti prendono posto nelle prime file, e comodamente seduti ascoltano la storia di questa vera e propria opera d’arte. Ho il desiderio di allungare la mano per toccare il legno del palco, ovviamente non perdo occasione. Un altro signore segue il mio esempio.. E’ una sensazione molto piacevole, pensare che da 100 anni su questo palco suonano musicisti da tutto il mondo. Qui infatti per scelta de La Fundació Orfeó Català-Palau è benvenuta la Musica di tutti i generi e generazioni, proveniente da ogni parte. Per un attimo mi sembra di percepire la vibrazione del concerto della sera precendente. Magnifica illusione!  La storia del Palau è una storia di uomini e di passione, della quale potrei spiegare solamente i punti principali. Una storia straordinaria, basata su tre elementi fondamentali. Il primo è il percorso di un architetto nato a Barcellona nel 1850, e che ne ha cambiato il volto, il secondo, la fortunata coincidenza di due musicisti nel 1891 e il terzo, la creazione di un’opera nella quale confluirono tre destini. Nel 1997 il Palau de la Música Catalana è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità > Unesco <

> STORIA DEL PALAU < 

Non esiste forma d’arte e di espressione più completa della Musica. E se la Musica fosse uno Stato di cose e di Persone, non ci sarebbero divisioni, ma solo condivisioni. Non ci sarebbe rumore, ma solo il suonoRLM 

Da non perdere l’8 luglio il concerto storico ed unico nel suo genere che vedrà sul palco del Palau uno dei rappresentanti principali del flamenco, Enrique Morente, insieme il grande ed unico Pat Metheny.

> Programma Concerti <     > Acquistare Pat Metheny

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BARCELLONA CITTA’ GIOCATTOLO

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A Barcellona ho lasciato la mia identità, evidentemente, avendo dimenticato la carta al controllo passaporti dell’aeroporto. La città è un giocattolo perché c’è il tempo e lo spazio per giochi di tutte le età. Ho visto piccole ruote di ogni tipo scivolare liberamente in mezzo alla folla di pedoni. Liberi tutti. Pur camminando chilometri senza guardare a terra, io non mi sono mai fermata.

Qui ho ritrovato molto di me, perché nel sentirmi libera, sono riuscita a concentrarmi su me stessa, su quella persona che forzatamente dobbiamo tenere al chiuso nel quotidiano, insomma quel bambino che un po’ tutti (o quasi) conserviamo dentro. Invece qui a Barcellona viene fuori esplodendo improvvisamente in forma di gioia, stupore, scoperta, curiosità, voler comprendere, voler avanzare. Ogni angolo potrebbe essere una rivelazione e, consapevole di ciò, ho contato ogni passo e li ricordo quasi tutti. Per questo Barcellona continua ad essere per me la città giocattolo, perfetta per una bimba come me.

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