TANGO DI FRONTIERA, DANIEL MELINGO IN CONCERTO / 2 DATE

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Un evento a dir poco imperdibile. A Roma l’8 e il 9 aprile arriva Daniel Melingo colui che oggi è considerato l’ambasciatore del tango cantato un ‘guerriero’ come lui stesso si definisce ‘che si toglie di dosso la polvere della battaglia e torna dopo aver combattuto, per raccontarla”. L’uomo che oggi è al fronte del tango, colui che lo porta avanti come deve esser fatto.

L’America ha Tom Waits
L’Italia ha Paolo Conte
L’Argentina ha Melingo

Daniel Milingo sarà protagonista di due concerti al Grand Hotel Palatino vicino ai fori di Traiano con la sua formazione (Melingo voce e clarinetto, Muhammad Habbibi El Rodra Guerra chitarra elettrica, Patricio Cotella contrabbasso, Arnaldo Zanelli piano) per cantare le storie del tango, racconti dai bassifondi di Buenos Aires, nati in quella lingua, il lunfardo, parlata dei carcerati per non farsi capire dalle guardie. Questo è il tango canción, sporco e oscuro come è l’animo umano. Non una moda da esportare, ma una danza fumosa che è tutto fuorché elegante, che è vissuta ai margini del consumismo e del benessereCosì è, così mi piace. E se l’America ha Tom Waits, l’Argentina ha Melingo, un illusionista scappato da un racconto di Borges, pronto a tornare con la sua voce, il clarinetto e la sua teatralità. Ogni suo brano palpita e fa vacillare.

L’occasione è importantissima se pensiamo alla musica. E infatti il mondo artistico romano già si è reso conto della presenza del grande tanguero in città. Ho chiesto ad Antonio Pascuzzo, cantautore visionario e passionale, nonché magnifico direttore artistico, di dirmi perché dovremmo andare a vedere Melingo.

“Melingo è un artista di qualità, secondo me geniale, è colui che sa far bene quello che fa e, come tutti quelli che sanno far bene, offrono già un motivo per andar a vedere il concerto. Ma Melingo sa stupire e cambiare le cose. Una volta in un suo concerto, l’ho visto stravolgere un teatro pieno di gente composta che a un certo punto ha cominciato a lanciare indumenti sul palco per quanto la performance fosse assolutamente onirica e surreale. Melingo è quindi capace di trasportare gli spettatori in un mondo parallelo, che è lo stesso motivo per cui vogliamo uscire e fare delle cose diverse ”  A. Pascuzzo

L’evento sarà anche l’occasione, nella domenica 9 aprile,  per una Milonga ‘clandestina’ prima del concerto – che domenica è pomeridiano dalle 17:00 – un appuntamento imperdibile per i tantissimi che ballano tango nelle numerosissime scuole della capitale. 

ANCORA 5 MINUTI PER RICORDARE CARLOS GARDEL

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GARDEL

Nei bassifondi di Buenos Aires impara il lunfardo (*) che grazie a lui diventa la lingua ‘ufficiale’ del tango. Carlos Gardel nacque oggi 11 dicembre di tanti anni fa. Da tutti è considerato il padre del tango e sicuramente ne è stato uno degli interpreti principali fino ai giorni d’oggi, con una voce riconosciuta recentemente dall’Unesco come Patrimonio Culturale dell’Umanità. Della sua vita si dice che fu’ piena di avventure e soprattutto di tango, morì in un incidente aereo, che ovviamente rattrista, ma che riporta di nuovo a un’idea di avventura e di vita veramente vissuta, le cui tracce sono presenti nelle sue canzoni, oltre 900 brani di tango che Gardel canterà e inciderà nella sua vita, intensa seppur interrotta in un momento sbagliato. Leggendo queste belle storie di un passato in cui la musica era tutta da inventare e curiosando qui e là, ho capito che proprio il primo non fu, come sempre accade. Ciò non toglie però che Carlos Gardel verrà sempre ricordato come il numero uno.

Ho trovato Pascual Contursi (1888 – 1932) coetaneo di Gardel. Contursi, autore teatrale e compositore di origine italiana, due o tre anni prima aveva iniziato a porre le basi del Tango del ‘domani’ aggiungendo i testi a brani di tango già conosciuti e proponendoli con la sua chitarra. Nel 1917 a un Gardel già famoso per alcuni spettacoli di canzone popolare argentina presentati in teatri prestigiosi, Contursi chiese di cantare un suo brano ‘Mi noche triste’. Era la prima volta che Gardel incideva un Tango-canciòn e di certo questo fatto rappresentò la fortuna del brano e segnò il passaggio a una nuova grandissima stagione per il Tango come genere musicale

LUNFARDO…(*) è un argot spagnolo utilizzato in città e nelle sue zone limitrofe del conurbano del Gran Buenos Aires. È molto frequente il suo utilizzo specialmente nelle canzoni del ballo tipico di questa città, il tango argentino. Colloquialmente, è chiamato lunfa. Le sue origini furono quelle di uno slang di prigionieri, usato nelle carceri per non farsi comprendere dalle guardie. In questo contesto si inserisce anche la creazione di una particolare forma di parlare invertendo l’ordine delle sillabe di una singola parola, chiamata vesre, ossia l’inverso di revés, che significa ‘rovescio’. Ecco che quindi, al vesre, tango risulta essere gotán, amigo dà gomía, cabeza è zabeca, etc.


mi noche triste – carlos gardel

 

di CRISTIANA PIRAINO