CLASSICA. ZIMERMAN e CHOPIN

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Da sempre ho considerato la stagione musicale che va dal 1750 alla fine circa del 1800, in Europa, come il punto di svolta della Musica. Anche se non posso non ricordare i grandi virtuosi barocchi (1600-1750), nel periodo successivo, in coincidenza con l’evoluzione  degli strumenti, primo fra tutti il pianoforte, il musicista inizia sa fare ‘tutta un’altra musica’, una vera esplosione di note. Come questa: 

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Questo è un buongiorno!

La mattina mi piace ascoltare i miei Compositori di allora, che non amo definire classici perchè con Classico si intende un ‘modello’, al quale ispirarsi e dal quale iniziare un persorso musicale. Anche se questa definizione mi trova d’accordo per quanto riguarda ‘il fare musica’, il termine, però, viene anche associato genericamente al concetto di musica ‘colta’, tutta la musica colta… ma che significa,  che tra cento anni anche Lucio Battisti sarà considerato un classico? e quindi inserito, per effetto dello schiacciamento del tempo, in un unico contenitore che raccoglie la memoria del passato. Come se il XVIII e XX secolo fossero la stessa cosa.

No, io preferisco immaginarli come i grandi pionieri delle nuove sonorità – e contraddistiguere le varie epoche per quello che hanno rappresentato con la loro musica. Quindi se Mozart è un classico viennese, Chopin è un romantico. Attraverso l’osservazione delle evidenti differenze tra i vari compositori, è possibile percorrere un viaggio ideale nel costume, nella letteratura e nell’arte dei diversi posti e tempi in cui si sono sviuppati, e comprendere che gli stili musicali sono ben distinti.

Insomma dire che Mozar e Chopin oppure  Haydn e Brahms appartengono ad uno stile musicale è come dire lo stesso di Zappa e Marley.

 

Links:

>STORIA DEL PIANOFORTEfonte Wikipedia

>Krystian Zimerman< fonte Wikipedia

EVENTI LIVE. Gente D’Zona

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Concerto a Roma il 5 luglio, Fiesta 2008

Arriva al Fiesta la band cubana più seguita del momento. Un vento che soffia prepotentemente sull’isola caraibica quasi a voler dare un nuovo volto alla Musica nazionale. Gente D’ Zona sono gli esponenti in prima linea del Reggaetton, uno stile musicale che nasce a Panama negli anni ’90 influenzato da molteplici generi, come reggae e dancehall jamaicani, bomba, plena, salsa, merengue, latin pop e bachata, e anche da hip hop, R&B e musica electronica. I testi sono rappati e sempre cantati in spagnolo.  

Da questo cocktail, che vede il mix di stili folkloristici con hip hop e classici latino-americani con musica elettronica, viene fuori un ritmo specifico, denominato Dem Bow, che ha catturato il pubblico più giovane e che è diventato oggi il genere più ballato nei paesi dell’area dei Caraibi e dell’America Latina.

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Tremenda Pena – Dir. Joel Guilian

Doppio appuntamento per Gente D’Zona al Fiesta 2008. Il primo concerto sarà domani sabato 5 luglio e poi torneranno venerdì 1 agosto, quando si esibiranno insieme alla Charanga Habanera di David Calzado per il progetto musicale Cuban Special Project. Gente D’Zona sono:

Alexander Delgado, 1980, origini afro-ispanico, nel 2000 partecipa al Festival del Rap Alamar, che lo fa conoscere al pubblico. 

Jacob Forever, Yosdani Jacob Carmenates, 1983, origini spagnole, di Camaguey. E’ considerato il  leader dello swing rap.

Nando Pro, Fernando Làzaro Otero, 1983, pianista proveniente da Matanzas, ama il rap e il raggaeton. Compositore e in passato anche produttore per diversi rapper.

 

LINK utili:>Appuntamenti ESTATE ROMANA<

 

EVENTI 5 LUGLIO:

> YOUSSOU N’DOUR <
ASCANIO CELESTINI <   
>
CAROLINA BRANDES O.M.P. Colletive ” I DANCE MY VOICE ECLECTIC…” < Jazz
>
HABIB KOITE’ & BAMADA (Mali) <


 

 

 

 

 

 

 

NO MAFIE

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Cos’è la mafia? Ve lo hanno mai chiesto. E voi, cosa avete risposto? Certo noi Italiani alcune cose le sappiamo bene e siamo preparati sul tema! Tutti prontamente rispondiamo come se fosse normale. Questa mattina una serie di artisti italiani a turno si esprimono sull’argomento. A dargli spazio MTV che celebra oggi il NO Mafie Day. C’è chi parla di unirsi, di fare fuori i ‘cattivi’, di combattere questa piaga, di andare tutti in Sicilia.. etc.. etc.. Tutte parole giustissime e vere! Magari fosse così facile. Grazie MTV.

Viaggio da quando sono bambina e incontrando persone all’estero non è mai mancata l’occasione di ricevere commenti del tipo: “ah, Italiana, colosseo, pizza, Totti, mafia!!”. Insomma mi sento dire questa parola che non mi appartiene e quando me la dicono, spesso ridono! Perchè ridete? Non fa ridere la mafia. Per niente.

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Lucariello e Ezio Bosso – Cappotto Di Legno

La mafia è un sistema e uno Stato di cose, cose nostre o meglio, loro. Si perchè la mafia fa bene a pochi e male a tutti gli altri. Evitando di dare l’ennesima ricetta sbagliata per risolvere il problema, cosa che non aiuterebbe a guardare al futuro, ho solo un pensiero, la Mafia ha fallito. Napoli è l’esempio assoluto di quanto il potere senza conoscenza porti una montagna di spazzatura! La musica può dire e fare tanto e anche oggi la ascolto.

Sarà forse un piccolo dettaglio, ma quando vi associeranno nuovamente al concetto di mafia, solo per il fatto di essere italiani, per favore OFFENDETEVI!!  

Cuba, illusione di felicità.

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per sostenere l’iniziativa di www.unite.blogcatalog.com

Cuba ha sottoscritto la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La Costituzione Cubana, VII Cap. “Diritti, doveri e garanzie fondamentali“, garantisce il diritto al lavoro, il diritto alla salute e all’assistenza ospedaliera e medica gratuita, il diritto all’istruzione gratuita ad ogni livello, la libertà di stampa  e di parola e “conformemente ai fini della società socialista”, il diritto di riunirsi,  manifestare e associarsi, la libertà di religione e coscienza, il diritto alla difesa. Nonostante queste garanzie dichiarate, il governo cubano è stato frequentemente accusato di numerosi abusi dei diritti umani, a partire dalla Rivoluzione del 1959.

 

Ciudad de la Habana

E’ una sera di marzo, ma l’aria è esattamente quella estiva, calda e afosa. L’umidità tamburella e vorrei asciugare le micro goccie di sudore che fuoriescono da ogni poro. Sono arrivata all’Habana da una settimana e ci ho messo poco a riconoscere i posti e familiarizzare con la ciudad; vado camminando per le strade come se fossi parte della scena, ma è così che devo fare, se voglio mescolarmi un po’. Comunque si vede che sono straniera e la prudenza non è mai troppa. Di certo mi rispettano e il fatto di parlare nella loro lingua, con l’accento un po’ strano per essere italiana, mi permette di approfondire gli argomenti che più mi interessano.. Non è facile evitare di farsi coinvolgere nei loro stati d’animo, sempre ben nascosti da una patina formale e di circostanza, ma che riesco comunque a cogliere. Per questo non ho mai associato Cuba alla vacanza idilliaca sotto la palma, è sempre un viaggio diverso. Noto con un po’ di delusione, lo ammetto, che sui muri dei palazzi ancora imperversa quello slogan.

La Revolución…..bella parola tonda! ma basta metterci piede sull’isola per rendersi conto che qui nessuno ha mai vinto nulla.. Non c’è memoria di vittoria se non sui muri. Tanto meno di rivoluzione nel significato del termine.. Qui sono tutti in attesa che il sogno si ralizzi.

Mi suona in testa la conversazione avuta qualche giorno prima:  “Sono nata povera, sono vissuta povera e sto morendo povera”. A parlare è abuela Vicenta, 96 anni. Lei ha vissuto, suo malgrado intensamente, sempre all’Avana, compiendo ogni giorno gli stessi faticosi gesti per procurarsi cibo, per lavare un lenzuolo, per pulire la casa.. Semplici attività di routine che, dalla metà degli anni ’50 – in posti diversi – si risolvono spingendo un bottone, ma che a Cuba devono essere programmate e richiedono il coinvolgimento di più persone. Queste sono le donne vissute all’interno di un sistema che, al di là delle convinzioni politiche condivisibili o meno, le ha rese schiave della gestione familiare e, analizzando a fondo il significato del loro operato, mi sono convinta nel tempo che sono uno dei fattori principali per cui in qualche modo Cuba è ancora in piedi.. Non mi ero mai resa conto di quanto fosse faticoso vivere. L’ho capito solo trovandomi a partecipare alla lucha.. “Estoy en la lucha”  è una espressione molto utilizzata e, mentre al principio pensavo si riferisse ai fatti della rivoluzione, in seguito ho capito che è la frase simbolo dello stile di vita cubano, che induce a ‘combattere’ quotidianamente per le necessità primarie, facendoti scalare piccole gerarchie di potere, solo per avere una bottiglia di olio in più o la medicina tanto importante..

Li per lì mi irritano questi discorsi e vorrei controbattere, ma sono consapevole di dover mantenere le mie opinioni ‘private’ certa che un’azione contraria, servirebbe solo a mettere in dificoltà persone che non hanno un’alternativa.. ci penso e mentre lo faccio continuo a camminare nella giovane notte habanera. Devo raggiungere un amico a San Miguel. Percorro tutta la calle Obispo, ormai i negozi sono chiusi e la viuzza allegra e colorata di giorno, piena di souvenir e sabor cubano, a quest’ora è una calle come tante altre.. buia, sporca, dissestata… per fortuna il fascino è intatto.

Il mio amico Ramiro fa il barman a San Miguel, un barrio (1) di centro Habana, uno di quelli tosti. Qui pochi mesi fa hanno sfollato la gente che ci viveva per inagibilità degli edifici barocchi che, per lo più, dal ‘700 non sono stati più restaurati. Una volta liberati gli edifici è iniziato un vero e proprio ‘mercato‘. Sono arrivati da Oriente (2) e hanno cominciato ad insediarsi abusivamente, occupando fino all’ultimo angolo disponibile. Dicono che qualcuno si sia arricchito con questa operazione, e la cosa non mi stupisce affatto. Mentre cammino tra le vie cerco di sbirciare nelle case, e noto che sono colme di oggetti, mobili accatastati, animali e tante persone. Sì, sono a San Miguel. Il poliziotto della prima esquina (3) mi ricorda che alla prossima ce ne sarà un’altro come lui, perchè al mio passaggio si dicono qualcosa.. un passaparola da cuadra a cuadra. Loro non immaginano che capisco perfettamente le cazzate che si stanno dicendo.. ma è buio e non ho voglia di replicare, altrimenti finiremmo per insultarci per il mio atteggiamento anti-qualsiasi-cosa!! lascio stare e tiro dritto, verso il bar dove mi stanno apettando. Finalmente! giro l’ultimo angolo e vedo la meta.

1. quartiere 2. Oriente è una provincia meridionale.. e gli orientali sono considerati in senso dispregiativo come i nostri ‘terroni’ rispetto alla capitale – come se la loro vita valesse meno! 3. angolo

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Hoy continué dándole cuerda a mi reloj
con timbre atado sobre número invisible
poco me importa donde rompa mi estación
si cuando rompe está rompiendo lo imposible.
Por eso canto arena
roca que luego es multitud del agua buena.
Y canto espuma
cresta que cuando logra ser ya no es ninguna. Canto Arena di Silvio Rodríguez

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Ron y cola sin hielo.. Ramiro mi sorride, come chi ti capisce al volo. E’ una persona di poche parole forse perchè ha una faccia che racconta una storia. Sa bene cosa significa non avere un lavoro e non essere del partido’ e ora che ha ottenuto i ‘benefici’ li tiene stretti.. L’avevo conosciuto un anno prima insieme ad altri amici e di lui mi aveva colpito il modo diretto con cui mi raccontava le cose, e mi chiedeva senza chiedere di riferire quella rabbia da troppi anni repressa. Da li in poi eravamo diventati amici e quando potevo andavo a trovarlo.

Yamiley la sua ragazza è seduta al bar e mi fa cenno di sedere con lei. Tra un cocktail e l’altro ci infiliamo velocemente in una conversazione che durerà ore, su Cuba, il fututo, la politica, i ragazzi, l’università, la (mancanza di) libertà, la voglia e l’impossibilità di fuggire in europa. Dai suoi racconti capisco  l’esistenza di un mondo parallelo in cui si deve agire secondo regole ben precise, non  importa che siano sbagliate..

Il problema di fondo è la mancanza totale di motivazioni. Perchè studiare, perchè lavorare, perchè in generale agire.. Si lamenta Yamiley. Prima di tutto studiare è difficile, ma non rispetto allo studio in se, è difficile arrivare all’università tutti i giorni con mezzi di fortuna o negli autobus superaffollati, avere qualcosa da mangiare per superare le ore di studio, sopportare il caldo nelle aule al limite della capienza, studiare su libri di 30 anni fa’, o più..  Ma in fondo ci si abitua a tutto e non avrebbe problemi ad andare avanti se avesse un obiettivo da puntare.. ma è proprio questo che manca, perchè alla fine del percorso di studio, quando naturalmente lo sguardo si rivolge al mondo del lavoro, lo spettacolo che si presenta è cupo.. molto cupo. Il lavoro è poco e si spera di non trovarlo, visto lo stipendio iniziale di pochi dollari al mese!! In pratica il lavoro è retribuito in modo uniforme (meglio dire uguale per tutti) ma non in base alla mansione, ma in base al livello. Quindi che tu sia una ballerina di flamenco o un minatore di nikel o un pescatore di Alamar percepirai un salario in base alla tua fascia di anzianità. Da pochi dollari a circa 250 per i livelli dirigenziali più alti! Questa cosa è assurda già solo per il tentativo di uniformare tanti esseri umani che per natura stessa delle cose sono tutti diversi.

Qui chi vede oltre soffre per mancanza di evoluzione, non parlo certo di progresso, ma dei cambiamenti naturali portati dall’evolversi dell’essere umano, quanto succede in posti vicini per cultura, come l’Italia e la Spagna, o per posizione geografica, come gli Usa. Nonostante gli sforzi fatti dal Líder máximo per nascondere e spesso denigrare le altre culture, ormai i cubani di ultima generazione comprendono, vedono, sanno.  Non hanno più voglia di sottomettersi a logiche clientelari secondo cui è necessario abituarsi a meccanismi di pressione psicologica imposti in modo capillare.. de cuadra en cuadra.  Un sistema di favoritismi che prevede comunque alcune persone privilegiate nelle posizione di distribuzione di beni e servizi,  quindi non è uguale per tutti.

Potrei continuare a  parlare ore ed ore di questo posto e dare la mia testimonianza diretta oppure dare voce alle delusioni di tanti amici cubani da Roma a Mosca a Beijin a Johannesburg, ma ormai non si tratta di destra o sinistra, si tratta di distiguersi per umanità, quella che ci fa riconoscere in quanto Esseri Umani.. di riunire le famiglie, di dare posto a chi ne ha diritto per appartenenza naturale.. Non è più il momento di dire chi ha ragione, o chi ne ha avuta! E’ evidente che sono stati fatti molti errori di valutazione prima e di gestione poi. I Cubani, con intelligenza, calore e grande umanità sono la vera forza della Isla. Ma qualcuno se ne è accorto?  Probabilmente fin troppo bene. Di certo Cuba rappresenta molto nella mia vita e spero di vivere abbastanza per vederla (ri)nascere!

 w la musica cubana!!! ieri oggi domani!

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Cuba afferma che: L’istruzione cubana è gratuita a tutti i livelli e garantita dal Ministero dell’Istruzione. Nel 1961 il governo ha nazionalizzato tutte le istituzioni educative private, e ha introdotto un sistema educativo statale. Il tasso d’alfabetizzazione attuale è del 100%.
Secondo i dati dell’UNESCO del 2005, lo Stato Cubano spende il 16,6% del PIL per l’educazione; il 100% dei bambini in età prescolare vanno a scuola, il 97% va alla scuola primaria, l’87% alla scuola secondaria, il 61% degli anziani partecipa all’istruzione per la terza età. Alla scuola primaria vi sono 10 studenti per ogni insegnante, alla scuola secondaria 11 studenti per ogni insegnante, percentuale talmente alta da far diventare Cuba il paese di tutte le Americhe con il più alto rapporto studente/insegnante. 

Dati di fatto: Nel 1994 l’alto commissariato dell’ONU per i rifugiati civili descrive una pratica diffusa a Cuba di creare un registro per ogni studente che contiene non solo i risultati accademici, ma anche “informazioni riguardanti l’appartenenza ad organizzazioni di massa, le funzioni ricoperte in tali organizzazioni, il livello di attivismo, la lealtà ideologica dei membri della famiglia”. Inoltre “spesso i soggetti sono espulsi dalle istituzioni educative o perdono il lavoro o sono soggetti a forme di discriminazione per aver espresso, in una certa maniera, forme di dissenso verso l’ideologia ufficiale.
Anche il giornalista cubano Oscar Espinosa Chepe (incarcerato per 19 mesi con l’accusa di aver preso soldi dal governo statunitense) critica il sistema educativo cubano mediante un articolo che pubblica grazie a Reporter Senza Frontiere (Reporters sans frontières, associazione che, pur criticando il governo statunitense, è accusata di essere finanziata dalla CIA) ; nell’articolo, pur riconoscendo che esso ha fornito istruzione ai cittadini cubani, considera il governo “screditato a causa di indottrinamenti politici ed ideologici”.
Dalla crisi dei paesi comunisti di fine anni ’80, le scuole cubane si sono viste ridurre il budget da 1.664 milioni di pesos a soli 964 milioni di pesos; se viene considerato anche l’aumento demografico si passa da una spesa di 152 a 87 pesos pro-capite (secondo l’ONG Oxfam America, la spesa pubblica per l’educazione è passata da poco più di 1.500 milioni di pesos nel 1990 a più di 2.000 milioni di pesos nel 2000). Come conseguenza di ciò si è avuto un deterioramento dei materiali e delle strutture con un aumento della dispersione scolastica soprattutto nelle zone rurali. La situazione è ancora più preoccupante se si considera che pochi giovani vogliono fare l’insegnante (i corsi di preparazione all’insegnamento sono passati da 20.865 iscritti ad inizio anni ’90 a 6.020 di fine anni ’90). Per cercare di porre rimedio il governo ha tentato di aumentare il salario dei docenti, correlandolo alla performance. Ma i pochi che riescono ad ottenere la valutazione più elevata, a cui contribuiscono fattori di lealtà politica, vedono il proprio stipendio aumentare di soli 20 dollari al mese. Le lezioni vengono registrate e trasmesse per televisione per essere accessibili nelle aree più remote; tuttavia, sostiene l’economista, il governo ritiene che questa soluzione non sostituisca ottimamente l’insegnante “soprattutto se la sua funzione principale è indottrinamento politico”
  

LIBRO. Musica, Tecnologia e Legge

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La tutela giuridica delle opere musicali digitali
di Deborah De Angelis, Giuffrè Editore

Il mondo della musica sta attraversando un momento di grande cambiamento e innovazione tecnologica, con il nascere continuo di nuovi sistemi per la produzione e canali di distribuzione di ogni tipo. È il giusto riflesso della rivoluzione digitale che caratterizza il mercato, in questi ultimi anni.. Le innovazioni comportano miglioramenti tecnologici e contribuiscono ad accelerare i processi di produzione e distribuzione delle opere musicali digitali. In questo vortice di eventi diventa fondamentale per chi opera nel settore e per chi acquista o distribuisce, conoscere le norme relative ai problemi giuridici, economici e sociali che inevitabilmente possono scaturire dall’utilizzo delle nuove tecnologie.

“La tutela giuridica delle opere musicali digitali” dell’Avvocato Deborah De Angelis, Giuffrè Editore, analizza in modo sintetico i vari aspetti della questione, ponendo l’accento sul rapporto tra musica, tecnologia e legge. Con un occhio puntato all’Europa e alle normative esistenti in materia, descrive attentamente la legge italiana sul diritto d’autore, affronta la tematica, tanto discussa, del Digital Rights Management e dei modelli alternativi per l’amministrazione dei diritti digitali, evidenziando i fattori che hanno messo in crisi il diritto d’autore. Infine descrive il ruolo degli organi di collecting nella Società dell’Informazione, con particolare riguardo alla SIAE.

Da anni Deborah De Angelis segue questo particolare settore del diritto. Una devozione nata dalla sua passione per la musica, così grande da volerne fare oggetto del proprio lavoro, e che l’ha portata ad Amsterdam presso l’Institute for Information Law, a frequentare un master sulla legge che regola i copyright internazionali.  

“…nell’epoca attuale, grazie all’evoluzione digitale, il diritto d’autore sta acquisendo una sempre maggiore importanza rispetto al passato, tanto che si sente il bisogno di riconoscergli una propria autonomia d’insegnamento, tale da non vederlo più relegato nell’ambito dello studio del diritto industriale. Allo stesso modo la musica che è stata sempre, e solo, ricompresa nella disciplina delle varie opere tutelate dal diritto d’autore; oggi, grazie anche all’evoluzione digitale merita, a pieno titolo, una propria trattazione autonoma.

…. Mi ci è voluto molto tempo per scrivere questo libro, soprattutto per il minuzioso lavoro di ricerca delle fonti e delle informazioni. Lo ritengo un valido strumento per tutti coloro, quali autori, artisti, produttori, consumatori e, non da ultimi, operatori del diritto, vogliano approfondire le norme giuridiche poste alla base di questo settore che ancora oggi è sconosciuto o di difficile comprensione….”

Il volume fa parte della Collana Diritto delle Nuove Tecnologie diretta da Vincenzo Franceschelli ed Emilio Tosi

CONTACTS: http://www.ddastudiolegale.it/

PUGLIA. Negramaro musica dei grandi numeri

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Era il 2004 e sentivo parlare spesso di un nuovo gruppo formato da sei ragazzi provenienti dalla provincia di Lecce. Avendo ancora oggi la testa piena di tante estati calde passate lì nel Salento, dove la terra profuma di finocchio selvatico e cucunci,  ho creduto di poter ritrovare lo stesso sapore.

E infatti… non so dire quanto tempo sia passato dall’aver elaborato questa idea ed il realizzarla, ma un tempo breve perchè sono rimasta coinvolta inevitabilmente dalla prima nota. Di solito non ricordo i dettagli di tante cose, però il primo incontro con Loro su una spiaggia di Sperlonga non lo posso dimenticare .. Sono i negramaro.  Con Caterina Caselli, talent scout e poi il produttore Corrado Rustici, i 6 ragazzini, dal cuore delle Puglie, hanno raggiunto i palchi più importanti d’Europa e ottenuto i riconoscimenti più significativi, grazie ad un talento congenito che oggi li posiziona ai primi posti nello scenario della musica italiana.


nella foto i miei biglietti dei concerti du Negramaro

Della loro musica mi piace tutto e soprattutto la passione che li pervade e che sono capaci di trasmettere senza mai lasciare spazio al minimo dubbio sulla verità delle loro azioni. E’ quel tipo di musica che ti lascia nello stomaco un senso di potenza, un’emozione vera che si prova solo in presenza dei grandi artisti. Racchiude anni di note italiane per trasformarle un insieme di suoni meravigliosi, a mio parere d’avanguardia,  che girano intorno alla voce molto estesa di Giuliano, guida  e autore di musica e testi, anche se disponendo di un buon orecchio è possibile ascoltare i 6 meravigliosi assoli..

Io son sicuro che per ogni goccia
Ogni goccia che cadrà un nuovo fiore nascerà
(L’immensità 2005)

 Sono incredibili!  Sopratutto sono sei grandissimi musicisti nell’esecuzione.  Lo posso dire con certezza assoluta, forte dei 4 concerti attesi.. Roma Palalottomatica,  Anzio al Porto, Lecce alle Cave del Duca di Cavallino, Roma al Granteatro il più recente. Ogni volta è stata un’emozione fino a voler saltare di gioia – quella trasmessa dal palco ininterrottamente. Mi è difficile dire quale, tra i live visti, ritorna più spesso alla memoria, dato che sono stati tutti momenti unici. Al primo del Palalottomatica ricordo di aver saltato per più di due ore facendomi prendere dalla ‘sindrome della teenager’ che canta tutte le canzoni e solamente poi, nel ricordo, mi sono resa conto di aver assistito ad un’esecuzione perfetta. A Cavallino la chicca è stata la location, le Cave del Duca, una cava non più utilizzata di Pietra Leccese che fa l’effetto di un anfiteatro squadrato, a terra un tappeto di erba morbida ti accompagna dolcemente fino al fondo della cava dove un bellissimo palco nero occupa la scena. Tutto molto sorprendente.. Ricordo di essere rimasta muta almeno la prima mezzora ad osservare ogni dettaglio e a cercare di percepire anche la più piccola sensazione..  Ad Anzio sono stati bravissimi, soprattutto Giuliano che mi ha fatto impazzire con i vocalizzi della sua voce multiforme, peccato che si vedeva poco e tutti cantavano ‘troppo’ fino a coprire gli stessi negramaro. L’ultimo concerto visto al Granteatro di Roma, parte del tour teatrale 2007,  ha rappresentato per me il massimo. Comodamente seduta in prima fila posto centrale, ero  praticamente sul palco anche io!

Come mai, quella sera mi sono avvicinata alla loro arte, a pochi metri dalla Musica ho provato una grande felicità e il desiderio di riconoscere i negramaro come la band più rappresentativa di questa epoca, trasversalmente apprezzata in tutta Italia ed ora in partenza per il pianeta.. Bravi belli e buoni!! e orgoglio nazionale..  e poi lo dice pure Massimo Ranieri che quella sera c’era, sul palco del Granteatro,  a saltare come un ragazzino insieme a loro, cosa che conferma maggiormente la mia idea di grandezza legata a Giuliano Sangiorgi (voce e chitarre); Emanuele Spedicato (chitarre); Ermanno Carlà (basso); Danilo Tasco (batteria); Andrea Mariano (pianoforte e sintetizzatori); Andrea De Rocco (campionatore).

 

Da non perdeee il concerto di San Siro 31 maggio 2008!!!

(circuiti Ticketone, Greenticket, Amit, Charta, Box Office e nelle prevendite abituali)

 

 

 

 

 

 

LONDRA JumpDJ: Integrazione ‘trans-gentem’

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CIAO LULINDA! Così mi saluta il mio carissimo amico della JumpDj, agenzia londinese da lui creata, promoter di musica stellare nelle disco di tutta Europa e non solo. Sono contenta di vedere che il suo lavoro sta producendo dei risultati veramente sorprendenti, perchè non è mica facile andarsene da Roma, senza una reale prospettiva, e mettere sul mercato un prodotto come la JumpDj, che nasce semplicemente dalla volontà di cambiare alcuni schemi. Il motivo di fondo e contenuto base dell’agenzia JumpDJ è proprio quello di abbattere le barriere che esistono tra la musica suonata nei locali Gay e quella suonata nei locali Straight, perchè la musica ‘bella’ è bella ovunque e va fatta uscire dai ghetti in cui viene confinata, tendenzialmente per esigenze di mercato o semplicemente per paura, da parte dei gestori, che l’integrazione possa causare fughe di audience. JumpDj intende “liberare la musica” ed è per questo che, nell’organizzazione di un loro evento, il talento musicale deve occupare sempre il posto d’onore.

Con un impegno costante la JumpDj ricerca nell’underground mondiale gli artisti più significativi e li porta a contatto con realtà già esistenti ma diverse. Il pushing delle serate, gigs in disco-language, avviene attraverso una promozione basata sulle immagini e sulla musica stessa, più che sulle parole. Banditi dall’agenzia gli slogan quali  ‘IL PIU BRAVO DJ’,  ‘LA MIGLIORE MUSICA’ o  ‘L’EVENTO PIU GIUSTO’.  JumpDj tramite newsletter invia agli iscritti dei veri e proprio volantini interattivi con le immagini degli eventi, degli artisti, tutti i dettagli logistici e soprattutto la loro musica da ascoltare immediatamente e la possibilità di arrivare fino alle pagine web dei vari DJ presenti. In questo modo – cito JumpDJ-  ‘lasciamo il giudizio a chi riceve la promozione; prima d’ora nessuna altra agenzia aveva applicato questo concetto, se vuoi artistico, alla tradizionale formula del booking…. ed il risultato è fantastico’

  WEB

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inviando una mail con oggetto romalive a:

Jumpdj The Agency [jumpdj@tiscali.co.uk]

 

Alcuni dei Dj: (passare e cliccare sul nome per aprire i link degli artisti)

Tasty Tim il glitterato punk androgino e perenne ornamento dei club internazionali sempre piu richiesto come DJ e produttore.  Il suo talento come dj si comincia a sentire negli anni ‘80 suonando discomusic come Drag Queen negli allora famosissimi locali Londinesi CHA CHA e THE MUD CLUB. Attraverso tutti gli anni ‘80 la sua carriera prosegue nella scena dei club underground della capitale Britannica, con la famosa residency in quello che allora era il piu famoso gay club in europa, il leggendario HEAVEN. Dopo essersi trasferito a New York per un anno, ritorna a Londra per riprendere il suo scettro all’Heaven con forti djset House ispirati dall’esperienza newyorkese. Questa nuova dimensione musicale gli porta velocemente gigs in tutti i migliori locali londinesi e britannici e contemporaneamente in Italia, Germania, Australia, Sud Africa, Giappone e Russia.   

  

 

Sammy Jo il tour Dj della band Scissor Sisters che in questo ultimo anno ha viaggiato ininterrottamente da un capo all’altro del mondo portando la sua musica eletrodiscopop da Barcellona a Vienna, da Sao Paulo a Shangay, da Milano a Sidney. 

 

Milly De Mori, aka DJ millydemori, donna, è considerata un astro nel panorama internazionale della musica DJ elettronica. Molto ricercata, spende il suo tempo tra club gigs, radio e lavoro di produzione. La sua carriera è stata in costante crescita fino a diventare un’artista completa. Il suo stile si concentra nella musica elettronica, facendo uso di suoni minimal e hard allo stesso tempo e della potente tech house. Sempre molto sofisticata ed innovativa, millydemori’s touch è capace di conferire ai suoi DJ set una musicalità di gusto underground che li rende unici in ogni tipo di contesto.  

Duo ElektraWolf, composto da Wolfgang Flur, ex membro dei famosi Kraftwerk, ed Anni Hogan, ex membro del gruppo Mamba al seguito del cantante e produttore Marc Almond.