Lezioni di rock: Lo Zeppelin è tornato!

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Di Federico Ugolini

Evidentemente anche i Led Zeppelin hanno suonato in tanti luoghi e in tanti modi, ma di certo hanno lasciato la loro impronta, come un vero e proprio marchio di fabbrica nella storia del Rock. La musica, così come s’intendeva negli anni cinquanta e sessanta, stava cambiando forma e i Led Zeppelin hanno segnato con il loro sound inconfondibile questo passaggio. Domenica 28 febbraio le Lezioni di Rock di Gino Castaldo e Ernesto Assante, hanno proposto, in una gremita sala Petrassi dell’Auditorium di Roma, il loro personale viaggio attraverso il suono esoterico e graffiante di Jimmy Page, Robert Plant e compagni.

La trama segue intrecci particolari partendo dal Blues di Willie Dixon e di Muddy Water che a un certo punto della storia si innesca nelle sonorità degli Small Faces, la famosa Mod Band londinese, e poi quegli stessi Riff, riveduti e corretti, finiscono nelle mani di Page e diventano “Whole lotta love”, uno dei più grandi successi della Band inglese. Da questo momento in poi il Rock indossa una nuova veste e si getta a capofitto in una dimensione onirica e psichedelica in cui tutto può e deve accadere.

Le situazioni live sono gli spazi temporali che la Band apre davanti al proprio pubblico, momenti in cui sul palcoscenico domina la magia creata dalle movenze accattivanti di Plant, dall’uso di strumenti elettronici come il Theremin e, a completare il quadro, dall’immagine di Jimmy Page dal sorriso beffardo quasi volesse rimarcare quella seducente affinità con il satanismo che da sempre lo circonda.

Assante e Castaldo passano così in rassegna alcuni dei momenti più emblematici della Band, le affinità con il Blues, certo, ma anche con la musica Folk rivisitata più volte nei loro dischi, con canzoni quali “Thank You” e la bellissima “That’s the way”. Non mancano le chicche filmate e i consueti aneddoti interessanti raccontati dai professori del Rock, Elvis Presley compreso.

Al termine della lezione, prima del suono della campanella, il finale è d’obbligo e i due musicofili ci portano verso quella scala per il paradiso, fatta di simboli e di pietre che non rotolano ma che restano: “Starway to Heaven”, nella spettacolare versione eseguita al Madison Square Garden nel 1973, irrompe nella sala.

Siamo proprio in chiusura. Il quarto d’ora accademico ci lascia giusto il tempo di capire come la morte del batterista John Bonham, vittima degli effluvi alcolici, segna la fine della mitica Band. Resta però il Rock irriverente degli esordi e quello mistico degli ultimi anni. Un Rock che ora suona in una sola direzione, quella della musica dirompente e terribilmente attuale dei Led Zeppelin!

DISCO. Nicola Angelucci “The first One”

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Nonostante i 25 album presenti nella sua discografia realizzati come side-man accanto ai nomi del Jazz tra i più importanti della scena internazionale, Nicola Angelucci prova una grande emozione a presentare il suo primo lavoro “The First One” prodotto dalla Via Veneto Jaz, nel quale intraprende la strada del band leader proponendo brani inediti, standards e originals con personali arrangiamenti. Il disco sarà in vendita nei negozi a partire dal 19 marzo prossimo.

Il risultato a mio parere è notevole. Le sue doti di batterista sono da tempo riconosciute, anche da Benny Golson, con il quale collabora dal 2004 e che lo considera “Il miglior batterista con il quale ho suonato in Europa”, e ancora da Steve Grossman, Wess Anderson, Andy Gravish, Enrico Pieranunzi, solo per citare alcune delle sue collaborazioni. Ma in questo lavoro Angelucci mette in risalto anche le sue qualità come compositore e negli arrangiamenti molto attenti a rispettare la tradizione ma allo stesso tempo con una buona dose di contemporaneità, che rende l’album piacevolmente comprensibile e per noi ‘gente di oggi’ in grado di trasmettere buone vibrazioni.

Qualche sera fa all’Alexanderplatz di Roma Nicola Angelucci Quartet ha presentato l’album che è stato accolto molto bene dal pubblico. In questa occasione ho chiesto a Nicola di raccontarci qualcosa in più sul suo “The First One”: <<Quando ho pensato a questo progetto il mio intento è stato di omaggiare la tradizione jazzistica, alla quale sono molto legato, senza pero’ tralasciare l’originalità della musica e ricercando un sound giusto per la band. In questo ho tentato di sottolineare le capacità e la creatività di ogni singolo musicista che partecipa al progetto come parte integrante di esso. Le dinamiche e le poliritmie – e ovviamente lo swing – sono caratteristiche che contraddistinguono il mio quartetto che io considero d’eccezione. Siamo una formazione compatta e affiatata e il risultato più grande per me è essere riuscito a fare in modo che ognuno degli artisti abbia trovato nel progetto ampi spazi per esprimere la propria personalità. Sono tutti musicisti di elevato talento e suonare con loro per me è un onore oltre che un grande piacere ogni giorno. Per questo album ho chiesto ad alcuni colleghi musicisti di essere presenti, tra loro oltre a Sam Yahel, Kengo Nakamura e Johannes Weidenmueller, c’è anche Jeremy Pelt con il quale già da tempo ho il piacere di suonare quando viene in Europa a portare i suoi progetti. Li ringrazio veramente per essere stati special guest in questo mio primo disco.>>

ROMALIVE: questa sera il pubblico ha apprezzato. Dichiarare le prossime date .. N.A. Suoniamo a Roma al Gregory’s  il 12 marzo mentre il 25 marzo andremo in studio da Jazz Channel per promuovere il cd! In Aprile ho un paio di cose in Abruzzo e per quella occasione il Quartetto diventerà un Quintetto con Fabrizio Bosso alla tromba e Luca Mannutza al piano.

NICOLA ANGELUCCI QUARTET:

Nicola Angelucci, batteria
Paolo Recchia, sax alto & soprano
Roberto Tarenzi, piano
Francesco Puglisi, contrabbasso