Intervista a Jacopo Ruozzi, Rolling Stones Italia

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 di Jacopo Ruozzi, Andrea Ruozzi e Isy Araf

Ho visitato il vostro sito http://www.rollingstonesitalia.com/ Trasmette grande passione ed entusiasmo! Come nasce l’idea di creare un sito così dettagliato sui Rolling Stones? E loro, vi conoscono in qualche maniera?
L’idea nasce durante le vacanze di Natale del 2005, da tempo visitavo su internet i bellissimi fans club italiani di gruppi quali Deep Purple, Ac/Dc, Led Zeppelin, Oasis, Pink Floyd etc, notando che non ne esisteva nessuno sulla piu grande Rock’n Roll Band al mondo! Cosi grazie grazie all’aiuto di alcuni grandi esperti e collezionisti in materia in pochi giorni abbiamo dato il via al sito,  che oggi raduna virtualmente tutti gli appassionati e amanti degli Stones. 
Non penso che Jagger e soci navighino tra le nostre pagine ehehe …però quando vennero a Milano nel 2006 ebbimo la fortuna di vederli da vicino mentre provavano alla discoteca Alcatraz e riuscimmo a dargli il biglietto del club;  Jagger lo mise in tasca e chissa che davvero non l’abbia visitato!  

C’è un momento importante della tua vita sottolineato dalla musica dei Rolling Stones?
Si forse la prima volta che li ho visti dal vivo!   

Chi è il tuo preferito? Se ne hai uno
Non ho proprio uno “Stone” preferito, mi piacciono per quello che rappresentano nell’insieme… poi va a periodi, all’inizio impazzivo per i soli di Mick Taylor di cui imitavo lo stile iniziando a suonare la chitarra, ora per i riff di Keith Richards 

Parliamo dell’evento dell’estate romana 2007. Qual’è l’immagine che porterai dentro per sempre di quel momento?
A Roma, oltre alla grande prestazione musicale, e’ stato bellissimo perchè eravamo in casa, un solo anno dopo esser venuti a Milano (non era mai successo), un sacco di gente e amici che frequentano il nostro forum da tutta Italia, con grande festa la sera prima in un locale insieme a 2 tribute band

Durante il concerto di Roma ci sono stati problemi di ordine pubblico, per una specie di invasione di campo da parte delle tribune. Pensi che sia stato voluto dall’organizzazione per riempire la platea rimasta mezza vuota?
Purtroppo ci sono stati diversi problemi organizzativi intorno a questa data italiana…. Decisioni molto contestate da parte dei fans come l’elevatissimo prezzo dei biglietti per le sedie in platea (177 euro), che ha portato molta gente dalle tribune a invadere il prato dell’Olimpico per vedere il concerto da piu vicino.  Non penso che la mossa sia stata voluta dalla sicurezza, ma piu dalla mentalità tipicamente italiana di fare i furbi. Escluderei l’obiettivo di riempire il parterre, in quanto essendo previste le sedie, si sapeva anche che la capienza massima sarebbe stata di 40mila persone, come effettivamente poi son state. Sono convinto che sia stato un grosso errore del promoter accettare questo tipo di organizzazione, puntando all’incasso anziche alla quantità optando per il classico format, come si e’ sempre usato in Italia e nei paesi latini come Spagna e Sud America.

A proposito, non trovi che le sedie in platea fossero fuori luogo?
Si, in uno stadio da 60.000 posti per un concerto rock le sedie non centrano proprio niente, considerando anche il fatto che poi seduto non c’e’ rimasto nessuno, anche se la band in questi ultimi tour usa spesso questo formato, soprattutto in paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti, capirei in un teatro o in un’arena, ma all’aperto in uno spazio cosi grande perde un po il suo fascino. Anche se i biglietti costano di piu, ci sono alcuni vantaggi come avere il posto numerato evitando le 4 ore nel carnaio sotto il sole bollente e cercare quindi di aggiudicarsi i tagliandi per le prime file!  

Da ciò che leggo sul sito e parlando con amici presenti il 6 luglio ‘07, capisco che il concerto è stato incredibile. Si percepisce a distanza di un anno un entusiasmo ancora vivissimo a Roma e in Europa.  Però come in tutti i grandi eventi, c’è una nuvola di gossip che aleggia nell’aria. Si dice che Charlie Watts non abbia suonato per tutto il live, ma che sia stato aiutato dal backstage da altri batteristi. Cosa ne pensi?
Penso che sia una boiata come tante altre. Ad esser sincero l’avevo sentita anch’io dopo al concerto di Milano 2006. Ma basta assistere allo show per capire che non puo essere possibile, sarebbe un insulto all’intelligenza del pubblico. 

Tanto si è parlato del costo del biglietto elevato, in linea con la tendenza generale nazionale che vede i live in continuo aumento, mentre si registra un calo di qualità nell’organizzazione. Vedi l’invasione della platea ai Rolling Stones, o i concerti dell’auditorium o del palalottomatica, dove già sai che l’audio sarà pessimo o che potresti avere il posto dietro a un pilastro! Pensi che dai nostri blog e siti possiamo fare qualcosa per invertire questo trend?
Si purtroppo il “caro-biglietti” dei concerti e’ arrivato a dei livelli abbastanza elevati. Quando meta anni novanta iniziai a vedere i primi costavano sulle 40 mila lire (ndr. 20,00 €), a distanza di 10 anni per entrare ad un grande evento non si trovano a meno di 50 euro …quando va bene. C’e’ da dire che e’ la conseguenza diretta della crisi del mercato discografico, gli artisti per guadagnare veramente devono andare in tour, perche con il download illegale su internet ci rimettono parecchio. 
Nel calcio esistono le curve che sono in prima linea a contestare il fenomeno, tant’e’ che i prezzi degli abbonamenti a San Siro sono fissi da molti anni sia per Milan che per Inter, ai concerti purtroppo non esiste la “tifoseria” unita per farsi sentire esponendo striscioni, quindi per il singolo spettatore non rimane che la scelta o di rinunciare allo show, oppure sottostare all’elevato prezzo. Personalmente ho adottato il metodo di considerare il rapporto prezzo/qualità/importanza per me – per scegliere a quali assistere. Quelli che reputo troppo cari per la band o per la location li salto senza problemi, anche se a volte e’ difficile… 
Da questo punto vista, ma SOLO per questo, paradossalmente ci vorrebbero quei personaggi che negli anni ‘70 contestavano i prezzi dei concerti italiani (che costavano il piu delle volte intorno alle 1000 lire), ma sappiamo tutti che i veri motivi di quel movimento erano puramente politici.

Il discorso si allarga alla tipologia di spettacolo al quale si assiste, i Rolling Stones arrivano nella tua città con 40 camion, palchi da record, megaschermi e fuochi d’artificio, oltre a una troupe di piu di 200 persone. Questo giustifica i costi, ma non soddisfa chi li vorrebbe vedere in un teatro da 100 posti a una distanza che male che vada sono 8 metri. Allora si che sarei disposto a spendere cifre folli! 

Vedo dalle pagine del sito che avete seguito anche il concerto di Barcellona, ci sono state differenze rispetto a Roma?  Il costo del biglietto è stato lo stesso per tutte le tappe europee?
Si, alcuni del nostro gruppo dopo aver visto le date di Parigi e Lione hanno continuato anche fino alla Spagna. Il concerto di Barcelona dev’esser stato grande, c’era molta attesa perchè nel 2006 tutte le date spagnole erano state annullate in seguito all’incidente alla testa di Keith Richards, cosi avevano saltato completamente un paese che letteralmente li adora. Questo e’ stato uno dei motivi principali per cui sono tornati un Europa un solo anno dopo: gli dovevano un po di date. 
Differenze rispetto a Roma sicuramente, almeno per noi fanatici ogni show e’ diverso dall’altro, oltre che per i brani eseguiti (si insegue sempre il desiderio di sentire dal vivo canzoni mai eseguite e scalette particolari) anche per l’ambientazione. Inoltre in Spagna il prato non prevedeva le sedie, come sarebbe dovuto essere anche qui da noi. I prezzi degli stessi settori variano da paese a paese e penso in rapporto allo stile di vita medio della popolazione e della moneta. In Francia, Italia, Spagna e Germania sono piu o meno equivalenti, ma lievitano in Inghilterra (le ultime date a Londra costavano 150 sterline!)   
 
Shine a light. Una chicca. Non serve commentare! Ma dimmi, sei rimasto seduto durante la proiezione o, come me, non sei riuscito a trattenere l’entusiasmo?
Beh si devo dire che Shine A Light mi e’ piaciuto davvero tantissimo, sono arrivato a vederlo per la 5° volta al cinema, non avevo mai visto sul grande schermo un loro film e l’emozione e’ stata come quando assisti ad un live…con la differenza che in questo caso ero si seduto …e per una volta ci sono anche rimasto. 

 

Aspettando i Rolling Stones a Roma

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Appassionato dei Rolling Stones, Micaweber, dalle pagine del sito   www.rollingstonesitalia.com  ci racconta il suo indimenticabile incontro ‘da vicino’ con loro a Roma prima del concerto all’Olimpico. Leggere con cura! RLM

6 luglio 2007, il giorno dei giorni di Micaweber 

Nel 1967 nascevo e loro suonavano nella mia citta’ per la prima volta. I miei zii erano la’, ed io dalla culla, a casa dei nonni, ho assorbito Afthermath e Out of our heads a ripetizione. L’imprinting e’ stato micidiale. Non c’e’ stato un solo giorno della mia vita senza Rolling Stones. Oggi suonano nella mia seconda casa, Stadio Olimpico di Roma. Gli Stones a Roma nello stadio della grande Roma. Il cerchio si chiude!

Nel primo pomeriggio, con mia moglie, siamo all’Excelsior. Una folla di eta’ cosi’ meravigliosamente eterogenea, dai sei ai settant’anni che e’ un evento due volte eccezionale: una volta perchè c’è ed è reale, e una seconda perchè non ci sarà mai più per nessuna altra band su questo pianeta. Attesa, febbrile attesa. Movimento di security davanti agli ascensori, cordone di sicurezza, van e limo pronte fuori dalle porte. Charlie Watts, sorridente, bello come il sole, dolce come sempre, come quando offriva mele ai fans accaldati dalla finestra del furgone in Hyde Park. Vacillo, lo saluto, mi sorride. Rimango imbambolato. Scende Jane Rose, la saluto e le stringo la mano “I’m pleased to meet you, madam, it’s a honor.. Just keep Keith safe and well for us, won’t you ?” Si fa una bella risata “I will..” e va.  Ascensori bloccati dalla security, piano quinto. E’ l’ora. Scala laterale destra, fermento, boato, applauso, Ronnie. Prima che imbocchi la porta, riesco a stringergli la mano, ride, esce boato foto, limo. Tremo. Scala laterale, il tempo si ferma, guardo mia moglie che sa come mi sento, lei mi conosce, lei sa. Boato, applauso, grida in tutte le lingue, foto. Alzo gli occhi e vedo Keith Richards.

.. vi lascio il buon Gesu’, Maometto, Buddha.
A me lasciatemi Keith Richards e Mick Jagger..

E ora e’ li’. Fermo sulle scale, sorride, e il tempo mi si ferma nel cuore.  Lo chiamo a gran voce, passa e saluta tutti, lo richiamo, si gira e alza il pugno al cielo sorridendo, esce boato, foto, applausi, van. Il mio cuore e’ un big bass drum impazzito. Non faccio in tempo a realizzare, che si apre l’ascensore. Mick Jagger a un metro da me. Boato, applausi, foto, saluta scattante come una pantera, bello come solo Mick Jagger è, esce, altro boato, fa una faccia di divertita sorpresa, saluta e parte per conquistare la citta’ per la terza volta in quarant’anni.

Mi ritrovo sottobraccio a mia moglie che ha gli occhi lucidi per me che sono in lacrime come un bambino, mi dice ‘e’ il tuo momento’ –  lasciati andare, e cosi’ faccio…… penso che il buon Dio potrebbe anche fare uno strappo alla regola, e decidersi una buona volta a renderli eterni.  Sarebbe un regalo per l’umanita’. Il Concerto sarà una di quelle cose che porterò con me fino alla fine dei miei giorni, e non dico altro, chi c’era sa. Tanti desideri realizzati!

Rolling Stones 6/07/07 Roma Stadio Olimpico

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Start Me Up
You Got Me Rocking
Rough Justice
Rocks Off
She’s So Cold
Ruby Tuesday
Can’t You Hear Me Knocking
I’ll Go Crazy
Tumbling Dice
You Got The Silver
Happy
Miss You (to B-stage)
It’s Only Rock’n Roll
Satisfaction
Honky Tonk Women (to main stage)     
Sympathy For The Devil
Paint It Black
Jumping Jack Flash

Brown Sugar

 

 

 

 

 

di Jacopo Ruozzi
http://www.rollingstonesitalia.com/

I ragazzi tornano in Italia dopo un solo anno dall’ultima apparizione (non era mai successo nella storia) e nella capitale, dove mancano dal 1990. Si e’ parlato tanto dell’elevato prezzo dei biglietti, del fatto che lo spettacolo proposto sia uguale all’anno prima, forse per questo l’affluenza non è stata elevatissima (i giornali riporteranno 35.000 presenze).

Arriviamo all’olimpico intorno alle 18, con calma in quanto abbiamo i posti numerati in prima platea e per una volta possiamo evitare di passare la giornata davanti alla transenna. Si forma un mini raduno di RollingStonesItalia sotto l’obelisco del Foro Italico. Scattiamo un pò di foto e passiamo il tempo con qualche birra mentre aspettiamo Sergio che arriva da Napoli e Isy che all’ultimo ci sta raggiungendo in treno da Milano (stoico).

Una volta entrati in platea passiamo tutto il preconcerto a girare salutando vecchi e nuovi amici, con molti di loro scopriamo anche di essere vicini di posto! Qualche fila dietro di me c’e’ anche il grande Martin Scorsese! Mi gusto il giornale “On Stage” distribuito nello stadio in cui si parla anche di me e del sito, quando ad un certo punto un centinaio di persone dalla curva riescono ad entrare nel prato e godersi così il concerto da vicino. A saperlo avremmo potuto fare tutti così, forse un buon modo per combattere il caro biglietti. 

L’inizio dello show attende il buio della sera, ed ecco che alle 21,30 parte il solito filmato di introduzione che si schianta sulle note di Start Me Up. L’audio dalla mia posizione e’ perfetto. Seguono subito You Got Me Rocking e Rough Justice, che, suonate molto bene, ci portano nel vivo del concerto: e’ infatti dalla doppietta Rocks Off – She’s So Cold che si inizia a capire che sarà una grande serata! Keith prende in mano un’acustica e attaccano Ruby Tuesday. Non l’avevo mai sentita dal vivo e ne sono felicissimo, sempre bellissima! L’apice lo si raggiunge su Can’t You Hear Me Knocking – la seconda parte e’ un assolo di sax di Bobby Keys che vorresti non finisse mai, Ronnie gli dà il cambio sancendo definitivamente il pezzo come migliore della serata.

Lisa si merita l’ovazione nel duetto con Mick in I’ll Go Crazy. Segue l’immancabile Tumbling Dice che porta alla presentazione della band. Mick chiede a Charlie se la maglietta azzurra che indossa sia della Lazio o della Roma, ma il pubblico sembra non capire. Keith saluta la capitale “Buongiorno, anzi buonasera” e con un grande Ron Wood alla slide canta You Got The Silver: sicuramente il momento più emozionante.

Da qui in avanti la scaletta sarà composta solo da “Hit” che avrei volentieri evitato, tipo Miss You, che serve però come cavallo di battaglia per arrivare sul B-Stage.
Finalmente mi trovo in un punto dove vedo bene anche il siparietto nel centro dello stadio, il pubblico evidentemente stupito dall’effetto “palco che si sposta” va in delirio mentre Jagger lancia un’intera bottiglia d’acqua sulla folla.

Su IORR Ronnie tira fuori la Dam Armstrong trasparente che userà anche per Satisfation, Brown Sugar, e presterà poi a Keith per Sympathy For The Devil. Una chitarra stupenda che si è sicuramente fatta notare non solo per la sua estetica ma anche per il volume molto alto. Sono rimasto stupito da come la gente è impazzita per Satisfaction (io mi ero illuso per un attimo in una più bella Respecable), tutto lo stadio che saltava e cantava! Tra l’altro e’ stata suonata divinamente, forse la più bella versione che ho sentito, se si tralascia il finale disastroso. SFTD non è delle mie preferite per com’è arrangiata in questi ultimi anni, ma devo dire che l’hanno fatta alla perfezione, il solo di Keith è alquanto triste, ma nel finale Mick prende per mano Lisa e Bernard e se la jammano a ritmo di “oh oh”.

Rimango contento per Paint It Black, una delle più famose che però concedono col contagoccie dal vivo. A questo punto Keith prende la Tele Custom nera e dà il meglio di sè: penso che Jumping Jack Flash sia il riassunto completo dello stile di Mr. Richards, volume a palla, suono potente. Il prezzo del biglietto vale da solo questa scena. Per me quella chitarra gli piace proprio, si vede che si diverte a suonarla e si scatena. Se qualcuno deve studiare il suo modo di muoversi, si guardi questo video: lezioni di stile!  Il concerto si chiude con l’unico bis Brown Sugar, dove Jagger regala ai suoi fans una corsa devastante per tutta la passerella, incredibile come a 64 anni riesca ancora a fare ininterrottamente il grillo per tutto il suo palco-castello.

Ci incontriamo tutti fuori dallo stadio per la foto di rito, e ci diamo appuntamento chi a Losanna, chi a Londra, chi in Campo de’ Fiori, per brindare ancora una volta a questa band che ogni sera ci regala un sacco di emozioni. Nel complesso quindi un gran concerto, la band ne ha ancora da vendere, forse una scaletta da metà in poi un pò troppo scontata con i soliti pezzi che fanno da 40 anni, ma poco importa se suonati cosi bene …quando arrivano loro non ce n’e’ più per nessuno!

Jacopo Ruozzi

Rolling Stones 21/06/07 Barcellona Estadi Olimpic

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Start Me Up
Let’s Spend The Night Together
Rough Justice
Rocks Off
Ain’t Too Proud To Beg
Streets Of Love
Midnight Rambler
I’ll Go Crazy
Tumbling Dice
You Got The Silver
Wanna Hold You
Miss You (to B-stage)
Respectable
It’s Only Rock’n Roll
Honky Tonk Women (to main stage)                                      
Sympathy For The Devil
Jumping Jack Flash
Brown Sugar

Satisfaction 

di Daniela
http://www.rollingstonesitalia.com/

La compagnia si è ridotta notevolmente: sono rimasta con Lucia, Francois, che indossando la maglietta di rollingstonesitalia, ormai è italiano d’adozione, Fabio e Roberto. Sul treno da Lione viaggiano altri fans, olandesi e canadesi. Attraversiamo la bella campagna francese e la splendida Camargue. Appena arrivati in Spagna, il tempo cambia: finalmente il sole, finalmente il caldo.
Barcellona è come la ricordavo, vivacissima e solare.

Dopo esserci sistemati in albergo (sulla Rambla: dormirò con i tappi nelle orecchie tutte le notti) si esce a caccia di paella. La città vive l’attesa del concerto: la chilometrica Avenida Diagonal è letteralmente tappezzata di manifesti, i negozi di dischi traboccano di memorabilia, su ogni giornale ci sono foto e articoli, sulla Rambla i pittori esibiscono caricature e disegni (io e Lucia acquistiamo un ritratto di ciascuno di loro), le magliette linguacciute abbondano. Magnifico!!!

Il mattino dopo ritiriamo i biglietti presso El Corte Ingles e ci dedichiamo per tutta la giornata al turismo, visitando le principali attrazioni della città. Per cena ci rechiamo al punto di incontro con i fans, e qui veniamo raggiunti da Luciano (oggi è il suo compleanno) e Orniz.
La mattina del concerto inizia con la visita della Cattedrale, seguita da un giro per negozi di dischi. Per le 13 Lucia ed io siamo allo stadio, lato Ronnie. Dagli ingressi riusciamo a sbirciare il megaschermo, dove vengono proiettate immagini del fantastico concerto di Lione. Dai pullman turistici la gente saluta e scatta fotografie alla folla che sta, via via, crescendo. Fortunatamente, un leggero vento garantisce la sopravvivenza.

Alle 19,15 i cancelli vengono aperti: solita corsa e … eccoci ancora una volta là davanti: Roberto, Francois ed io nella stessa posizione di Lione, Lucia, Fabio, Luciano, Orniz, alla sua prima transenna (già non vede l’ora di bissare!!!) con Miguel, Alf ed altri amici spagnoli, più laterali.
Vicino a me, mischiati ai fans spagnoli, ci sono una giovane coppia dal Mississipi e molti argentini, con la lingua stampata sulla maglietta a righe bianco-celesti. Cercando il bagno (giuro: non so come ho fatto) finisco nel back-stage, purtroppo senza conseguenze. Il warm-up è assicurato da due band locali, evidentemente molto conosciute. La prima, il cui cantante gioca a fare la rockstar, è tutto sommato piacevole mentre la seconda, clone sfigato dei peggiori Nirvana, è tremenda. Nel frattempo, e non l’avrei mai pensato, la security si dimostra più tedesca che spagnola: diffida dal fare fotografie, non distribuisce l’acqua ed è un po’ troppo invadente. Dalle 22 alle 22,15 è tutto un oe – oe che neanche alla corrida.

Alle 22,15 (finalmente in piena oscurità) si accende lo schermo: BANG!!! L’inizio è, come sempre, travolgente: Start Me Up, Let’s Spend e Rough Justice sfilano in un tripudio crescente. Mick si scusa in catalano per il ritardo con cui il BBTour è arrivato in Spagna. Dice che non vedevano l’ora di suonare qui. E ti credo: gli spettatori sono uno spettacolo nello spettacolo, sarà molto difficile per il pubblico italiano superare in calore e partecipazione quello spagnolo.

Vodpod videos no longer available.
NDR: video amatoriale – ma rende l’idea!

E poi, Rocks Off (che piacere risentirla) la sorprendente Ain’t Too Proud To Beg (straordinaria) e la rinata Streets Of Love, in cui Mick sfodera tutto il suo coinvolgente repertorio da gran “puttana”: primissimi piani assassini lanciati sul megaschermo, strizzatine d’occhi, pause, ammiccamenti, sorrisini, e tutti siamo ai suoi piedi. Midnight Rambler, con la straordinaria armonica unita all’ineguagliabile recitazione di Mick, è ogni volta più lunga e più bella, mentre I’ll Go Crazy evidenzia le superbe doti della bomba Lisa. Con Tumbling Dice il pubblico è in delirio, e tributa tutti gli onori a Ronnie (che indossa la stessa maglietta gialla di Lione) e all’inossidabile Charlie.

Ma l’immagine del concerto di Barcellona per me rimarrà per sempre quella di Keith, commosso, incredulo, che cerca di parlare e il pubblico che lo interrompe con un’ovazione senza fine. You Got The Silver, se possibile, è ancora più bella che a Lione. E’ così strano vederlo solo cantare, senza la chitarra ma con il cuore tra le mani. E’ un attimo, ma in quell’attimo gli perdoni tutto: le cadute, le battute infelici, le dita deformate, il baffetto, persino la panza. Magico!!!

Vodpod videos no longer available.

NDR: video amatoriale, abbassare il volume per migliorare l’audio

Il resto, dalla trascinante Wanna Hold You alla ballatissima Miss You, dalla scatenatissima Respectable sul B-stage alle immortali IORR, HTW, Sympathy, JJF, BS e Satisfaction, è divertimento allo stato puro, grandissima musica e grandissima band in forma galattica.

L’ultimo ringraziamento va al mio Angelo Custode, che mi ha seguito anche in questo viaggio. Volo Barcellona-Roma, aereo pieno come un uovo. Mi sistemo al mio posto, scelto a caso fra i tanti, e allaccio la cintura. Sollevo lo sguardo e Keith (con Johnny Depp) mi sorride dalla copertina della versione spagnola di Rolling Stone di giugno. Qualcuno, evidentemente, ha dimenticato la rivista proprio nella tasca del sedile davanti al mio, ma io sono sicura che il mio Angelo ci ha messo il suo zampino, pardon, la sua aluccia!!!

Daniela

Cuba, illusione di felicità.

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per sostenere l’iniziativa di www.unite.blogcatalog.com

Cuba ha sottoscritto la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La Costituzione Cubana, VII Cap. “Diritti, doveri e garanzie fondamentali“, garantisce il diritto al lavoro, il diritto alla salute e all’assistenza ospedaliera e medica gratuita, il diritto all’istruzione gratuita ad ogni livello, la libertà di stampa  e di parola e “conformemente ai fini della società socialista”, il diritto di riunirsi,  manifestare e associarsi, la libertà di religione e coscienza, il diritto alla difesa. Nonostante queste garanzie dichiarate, il governo cubano è stato frequentemente accusato di numerosi abusi dei diritti umani, a partire dalla Rivoluzione del 1959.

 

Ciudad de la Habana

E’ una sera di marzo, ma l’aria è esattamente quella estiva, calda e afosa. L’umidità tamburella e vorrei asciugare le micro goccie di sudore che fuoriescono da ogni poro. Sono arrivata all’Habana da una settimana e ci ho messo poco a riconoscere i posti e familiarizzare con la ciudad; vado camminando per le strade come se fossi parte della scena, ma è così che devo fare, se voglio mescolarmi un po’. Comunque si vede che sono straniera e la prudenza non è mai troppa. Di certo mi rispettano e il fatto di parlare nella loro lingua, con l’accento un po’ strano per essere italiana, mi permette di approfondire gli argomenti che più mi interessano.. Non è facile evitare di farsi coinvolgere nei loro stati d’animo, sempre ben nascosti da una patina formale e di circostanza, ma che riesco comunque a cogliere. Per questo non ho mai associato Cuba alla vacanza idilliaca sotto la palma, è sempre un viaggio diverso. Noto con un po’ di delusione, lo ammetto, che sui muri dei palazzi ancora imperversa quello slogan.

La Revolución…..bella parola tonda! ma basta metterci piede sull’isola per rendersi conto che qui nessuno ha mai vinto nulla.. Non c’è memoria di vittoria se non sui muri. Tanto meno di rivoluzione nel significato del termine.. Qui sono tutti in attesa che il sogno si ralizzi.

Mi suona in testa la conversazione avuta qualche giorno prima:  “Sono nata povera, sono vissuta povera e sto morendo povera”. A parlare è abuela Vicenta, 96 anni. Lei ha vissuto, suo malgrado intensamente, sempre all’Avana, compiendo ogni giorno gli stessi faticosi gesti per procurarsi cibo, per lavare un lenzuolo, per pulire la casa.. Semplici attività di routine che, dalla metà degli anni ’50 – in posti diversi – si risolvono spingendo un bottone, ma che a Cuba devono essere programmate e richiedono il coinvolgimento di più persone. Queste sono le donne vissute all’interno di un sistema che, al di là delle convinzioni politiche condivisibili o meno, le ha rese schiave della gestione familiare e, analizzando a fondo il significato del loro operato, mi sono convinta nel tempo che sono uno dei fattori principali per cui in qualche modo Cuba è ancora in piedi.. Non mi ero mai resa conto di quanto fosse faticoso vivere. L’ho capito solo trovandomi a partecipare alla lucha.. “Estoy en la lucha”  è una espressione molto utilizzata e, mentre al principio pensavo si riferisse ai fatti della rivoluzione, in seguito ho capito che è la frase simbolo dello stile di vita cubano, che induce a ‘combattere’ quotidianamente per le necessità primarie, facendoti scalare piccole gerarchie di potere, solo per avere una bottiglia di olio in più o la medicina tanto importante..

Li per lì mi irritano questi discorsi e vorrei controbattere, ma sono consapevole di dover mantenere le mie opinioni ‘private’ certa che un’azione contraria, servirebbe solo a mettere in dificoltà persone che non hanno un’alternativa.. ci penso e mentre lo faccio continuo a camminare nella giovane notte habanera. Devo raggiungere un amico a San Miguel. Percorro tutta la calle Obispo, ormai i negozi sono chiusi e la viuzza allegra e colorata di giorno, piena di souvenir e sabor cubano, a quest’ora è una calle come tante altre.. buia, sporca, dissestata… per fortuna il fascino è intatto.

Il mio amico Ramiro fa il barman a San Miguel, un barrio (1) di centro Habana, uno di quelli tosti. Qui pochi mesi fa hanno sfollato la gente che ci viveva per inagibilità degli edifici barocchi che, per lo più, dal ‘700 non sono stati più restaurati. Una volta liberati gli edifici è iniziato un vero e proprio ‘mercato‘. Sono arrivati da Oriente (2) e hanno cominciato ad insediarsi abusivamente, occupando fino all’ultimo angolo disponibile. Dicono che qualcuno si sia arricchito con questa operazione, e la cosa non mi stupisce affatto. Mentre cammino tra le vie cerco di sbirciare nelle case, e noto che sono colme di oggetti, mobili accatastati, animali e tante persone. Sì, sono a San Miguel. Il poliziotto della prima esquina (3) mi ricorda che alla prossima ce ne sarà un’altro come lui, perchè al mio passaggio si dicono qualcosa.. un passaparola da cuadra a cuadra. Loro non immaginano che capisco perfettamente le cazzate che si stanno dicendo.. ma è buio e non ho voglia di replicare, altrimenti finiremmo per insultarci per il mio atteggiamento anti-qualsiasi-cosa!! lascio stare e tiro dritto, verso il bar dove mi stanno apettando. Finalmente! giro l’ultimo angolo e vedo la meta.

1. quartiere 2. Oriente è una provincia meridionale.. e gli orientali sono considerati in senso dispregiativo come i nostri ‘terroni’ rispetto alla capitale – come se la loro vita valesse meno! 3. angolo

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Hoy continué dándole cuerda a mi reloj
con timbre atado sobre número invisible
poco me importa donde rompa mi estación
si cuando rompe está rompiendo lo imposible.
Por eso canto arena
roca que luego es multitud del agua buena.
Y canto espuma
cresta que cuando logra ser ya no es ninguna. Canto Arena di Silvio Rodríguez

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Ron y cola sin hielo.. Ramiro mi sorride, come chi ti capisce al volo. E’ una persona di poche parole forse perchè ha una faccia che racconta una storia. Sa bene cosa significa non avere un lavoro e non essere del partido’ e ora che ha ottenuto i ‘benefici’ li tiene stretti.. L’avevo conosciuto un anno prima insieme ad altri amici e di lui mi aveva colpito il modo diretto con cui mi raccontava le cose, e mi chiedeva senza chiedere di riferire quella rabbia da troppi anni repressa. Da li in poi eravamo diventati amici e quando potevo andavo a trovarlo.

Yamiley la sua ragazza è seduta al bar e mi fa cenno di sedere con lei. Tra un cocktail e l’altro ci infiliamo velocemente in una conversazione che durerà ore, su Cuba, il fututo, la politica, i ragazzi, l’università, la (mancanza di) libertà, la voglia e l’impossibilità di fuggire in europa. Dai suoi racconti capisco  l’esistenza di un mondo parallelo in cui si deve agire secondo regole ben precise, non  importa che siano sbagliate..

Il problema di fondo è la mancanza totale di motivazioni. Perchè studiare, perchè lavorare, perchè in generale agire.. Si lamenta Yamiley. Prima di tutto studiare è difficile, ma non rispetto allo studio in se, è difficile arrivare all’università tutti i giorni con mezzi di fortuna o negli autobus superaffollati, avere qualcosa da mangiare per superare le ore di studio, sopportare il caldo nelle aule al limite della capienza, studiare su libri di 30 anni fa’, o più..  Ma in fondo ci si abitua a tutto e non avrebbe problemi ad andare avanti se avesse un obiettivo da puntare.. ma è proprio questo che manca, perchè alla fine del percorso di studio, quando naturalmente lo sguardo si rivolge al mondo del lavoro, lo spettacolo che si presenta è cupo.. molto cupo. Il lavoro è poco e si spera di non trovarlo, visto lo stipendio iniziale di pochi dollari al mese!! In pratica il lavoro è retribuito in modo uniforme (meglio dire uguale per tutti) ma non in base alla mansione, ma in base al livello. Quindi che tu sia una ballerina di flamenco o un minatore di nikel o un pescatore di Alamar percepirai un salario in base alla tua fascia di anzianità. Da pochi dollari a circa 250 per i livelli dirigenziali più alti! Questa cosa è assurda già solo per il tentativo di uniformare tanti esseri umani che per natura stessa delle cose sono tutti diversi.

Qui chi vede oltre soffre per mancanza di evoluzione, non parlo certo di progresso, ma dei cambiamenti naturali portati dall’evolversi dell’essere umano, quanto succede in posti vicini per cultura, come l’Italia e la Spagna, o per posizione geografica, come gli Usa. Nonostante gli sforzi fatti dal Líder máximo per nascondere e spesso denigrare le altre culture, ormai i cubani di ultima generazione comprendono, vedono, sanno.  Non hanno più voglia di sottomettersi a logiche clientelari secondo cui è necessario abituarsi a meccanismi di pressione psicologica imposti in modo capillare.. de cuadra en cuadra.  Un sistema di favoritismi che prevede comunque alcune persone privilegiate nelle posizione di distribuzione di beni e servizi,  quindi non è uguale per tutti.

Potrei continuare a  parlare ore ed ore di questo posto e dare la mia testimonianza diretta oppure dare voce alle delusioni di tanti amici cubani da Roma a Mosca a Beijin a Johannesburg, ma ormai non si tratta di destra o sinistra, si tratta di distiguersi per umanità, quella che ci fa riconoscere in quanto Esseri Umani.. di riunire le famiglie, di dare posto a chi ne ha diritto per appartenenza naturale.. Non è più il momento di dire chi ha ragione, o chi ne ha avuta! E’ evidente che sono stati fatti molti errori di valutazione prima e di gestione poi. I Cubani, con intelligenza, calore e grande umanità sono la vera forza della Isla. Ma qualcuno se ne è accorto?  Probabilmente fin troppo bene. Di certo Cuba rappresenta molto nella mia vita e spero di vivere abbastanza per vederla (ri)nascere!

 w la musica cubana!!! ieri oggi domani!

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Cuba afferma che: L’istruzione cubana è gratuita a tutti i livelli e garantita dal Ministero dell’Istruzione. Nel 1961 il governo ha nazionalizzato tutte le istituzioni educative private, e ha introdotto un sistema educativo statale. Il tasso d’alfabetizzazione attuale è del 100%.
Secondo i dati dell’UNESCO del 2005, lo Stato Cubano spende il 16,6% del PIL per l’educazione; il 100% dei bambini in età prescolare vanno a scuola, il 97% va alla scuola primaria, l’87% alla scuola secondaria, il 61% degli anziani partecipa all’istruzione per la terza età. Alla scuola primaria vi sono 10 studenti per ogni insegnante, alla scuola secondaria 11 studenti per ogni insegnante, percentuale talmente alta da far diventare Cuba il paese di tutte le Americhe con il più alto rapporto studente/insegnante. 

Dati di fatto: Nel 1994 l’alto commissariato dell’ONU per i rifugiati civili descrive una pratica diffusa a Cuba di creare un registro per ogni studente che contiene non solo i risultati accademici, ma anche “informazioni riguardanti l’appartenenza ad organizzazioni di massa, le funzioni ricoperte in tali organizzazioni, il livello di attivismo, la lealtà ideologica dei membri della famiglia”. Inoltre “spesso i soggetti sono espulsi dalle istituzioni educative o perdono il lavoro o sono soggetti a forme di discriminazione per aver espresso, in una certa maniera, forme di dissenso verso l’ideologia ufficiale.
Anche il giornalista cubano Oscar Espinosa Chepe (incarcerato per 19 mesi con l’accusa di aver preso soldi dal governo statunitense) critica il sistema educativo cubano mediante un articolo che pubblica grazie a Reporter Senza Frontiere (Reporters sans frontières, associazione che, pur criticando il governo statunitense, è accusata di essere finanziata dalla CIA) ; nell’articolo, pur riconoscendo che esso ha fornito istruzione ai cittadini cubani, considera il governo “screditato a causa di indottrinamenti politici ed ideologici”.
Dalla crisi dei paesi comunisti di fine anni ’80, le scuole cubane si sono viste ridurre il budget da 1.664 milioni di pesos a soli 964 milioni di pesos; se viene considerato anche l’aumento demografico si passa da una spesa di 152 a 87 pesos pro-capite (secondo l’ONG Oxfam America, la spesa pubblica per l’educazione è passata da poco più di 1.500 milioni di pesos nel 1990 a più di 2.000 milioni di pesos nel 2000). Come conseguenza di ciò si è avuto un deterioramento dei materiali e delle strutture con un aumento della dispersione scolastica soprattutto nelle zone rurali. La situazione è ancora più preoccupante se si considera che pochi giovani vogliono fare l’insegnante (i corsi di preparazione all’insegnamento sono passati da 20.865 iscritti ad inizio anni ’90 a 6.020 di fine anni ’90). Per cercare di porre rimedio il governo ha tentato di aumentare il salario dei docenti, correlandolo alla performance. Ma i pochi che riescono ad ottenere la valutazione più elevata, a cui contribuiscono fattori di lealtà politica, vedono il proprio stipendio aumentare di soli 20 dollari al mese. Le lezioni vengono registrate e trasmesse per televisione per essere accessibili nelle aree più remote; tuttavia, sostiene l’economista, il governo ritiene che questa soluzione non sostituisca ottimamente l’insegnante “soprattutto se la sua funzione principale è indottrinamento politico”
  

CALIFORNIA. Roger Waters ha ritrovato il suo Maiale

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Per dare seguito al post della scorsa settimana relativo al gonfiabile a forma di maiale, volato via dal “Coachella Music Festival”, durante il concerto dei Pink Floyd, si può dire che è finalmente stato  ritrovato… morto purtroppo.

I  resti del povero animale sono stati riconsegnati agli organizzatori dell’evento dalle due famiglie che lo hanno trovato a brandelli davanti casa.. Molto fortunati data la ricompensa di 10.000 $ e  la quantità di persone che si sono messe sulle tracce del volatile. 

 

link to news

 

 

 

CALIFORNIA. $10.000 REWARD for the Pink Floyd Pig.

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Coachella Valley Music and Art Festival, Indio, CA. 27.04.08. Esibizione ‘epica’ per Roger Waters con una performance live che ha incluso per intero “Dark Side of the Moon”, durante la quale il famoso maiale gigante gonfiabile, che accompagna i Pink Floyd dal 1977, si è liberato nel cielo notturno. Gli organizzatori della manifestazione offrono una ricompensa $ 10.000 e quattro accrediti A VITA!! per il Coachella Festival a chi ritroverà e riporterà il super ‘Pig’ che ha sciolto i suoi legami con il gruppo, volando via sulle note del brano di chiusura…… una fuga degna del personaggio!!

Waters, 64 anni, si è esibito sul palco del Coachella Festival durante l’ultimo dei tre giorni di programmazione, eseguendo una retrospettiva elaborata, inclusi brani del repertorio completo Pink Floyd. Sullo sfondo immagini spaziali e galattiche, in linea come sempre con la musica, insieme a foto della band del passato e del presente. Meravigliosa l’esecuzione completa di “Dark Side”, culminata con il sorgere del prisma triangolare, cult icona della band. Il maiale, trattenuto a terra da cavi, è stato portato di sopra della folla. Sui fianchi alcuni messaggi…”Non essere portato al macello” con un’immagine dello Zio Sam che brandisce due mannaie insanguinate….. e ancora  “La paura costruisce muri”. Sul ventre del suino si legge semplicemente “Obama” con accanto l’urna delle votazioni. Sulle note dell’ultimo brano, qualcosa, ai lati del palco esplode e il maiale gigante si libera in volo….. Waters ha commentato ironicamente “That’s my pig”. ..

 

 nel canale YouTube, troverete altro ancora sull’evento

Chiunque riesca a trovare il maiale è pregato di

contattare gli organizzatori del Coachella Festival:  

 lostpig@coachella.com

(hi..hi..)