#PIN: MARCO TAMBURINI

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Quando una notizia ti lascia di stucco. Muore per le conseguenze di un grave incidente sulla moto, il trombettista jazz Marco Tamburini. E’ accaduto ieri in serata, nelle strade di Bologna. Non si trovano tante parole quanto viene spezzata la vita di un artista così bravo e così amato da tutti i suoi cari e dalla famiglia intera del jazz italiano. Anche quando uno dei componenti della famiglia non lo conosci poi così bene, perché magari vive in un’altra città. Come in questo caso per me, che Marco Tamburini l’avevo incrociato solo in qualche occasione, eppure la stima, la conoscenza del suo stile e l’ammirazione per la sua musica me lo hanno fatto sentire vicino, come quando si appartiene allo stesso mondo.

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MONTI, E’ SUBURRA? ADDIO A ALBERTO BONANNI

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Alberto Bonanni

Me la immagino come una scena alla Kubrick, con la differenza che qui non c’è né poesia né bellezza. C’è l’accanimento senza motivo contro una persona qualsiasi, ‘beccata’ a caso per strada. Per fare qualcosa ‘di nuovo’ da poter raccontare al bar o forse da annoverare tra le ‘imprese’ importanti. Invece è stata solo una porcata, l’ennesima probabilmente per un gruppo di falliti che non ha veramente nulla di bello o di importante da lasciare in eredità al mondo. Persone inutili che hanno pero’ segnato un destino. Quello di Alberto Bonanni, bassista romano che poche ore fa è tecnicamente morto, dopo oltre tre anni di coma irreversibile.

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CIAO KARL, ANIMA BLACK E CUORE NAPOLETANO

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Oggi 9 gennaio 2013 ci ha lasciato silenziosamente un grande percussionista americano che aveva fatto dell’Italia la sua seconda patria. Karl Potter, classe 1950, era nato in New Jersey e si era trasferito in Italia negli anni settanta trovando qui il proprio posto accanto a grandissimi musicisti italiani. Soprattutto viene ricordato per aver collaborato con Pino Daniele dell’epoca d’oro, nel periodo di Nero a Metà, per intenderci, disco nel quale Karl suona oltre a fare i numerosi tour live nel tempo che seguì. Ma Karl ormai residente romano, era diventato un importante compagno per molti progetti del Jazz. Oggi, caro Karl, questa comunità ti sta piangendo perchè un pezzetto di noi te lo sei portato via andandotene. Io lo voglio ricordare così, come una persona molto gentile e che fino all’ultimo non si è risparmiata, tantomeno sul palco. E anche se il diabete lo aveva fortemente indebolito negli ultimi anni Karl continuava a cantare e a suonare a suo modo, animando, incitando e trascinando la band. Lo salutiamo così come lui diceva spesso:  Ciao Guagliò


in questo video Karl Potter suona al Tuscia in Jazz in una
delle sue ultime apparizioni nell’estate 2012, con lui Aldo e tanti altri amici.

 

di CRISTIANA PIRAINO

MICHAEL, NON TI DIMENTICHERO’ MAI

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Non riesco a credere.. Non è possibile… NO. E mentre le lacrime mi impediscono di vedere chiaramente il tuo volto in questa bellissima foto, che ha segnato un’epoca, come realmente tutto quello che hai fatto, dai Jackson Five fino all’ultimo album Invincible, cerco di scrivere, distrutta, queste due stupide righe. Per dire quanto sei stato importante per la musica, per me. Quanto la tua musica pop sia stata di grande valore.

Tutto quello che è stato detto poi, per me non conta, non ha mai contato. Ho solo sempre visto una persona che per donare al mondo la sua magnifica arte ha sacrificato la sua stessa anima. Non si può essere così grandi senza pagarne le conseguenze.

Resti tu, i tre concerti di te che ho visto, uno a Mosca e due in Italia, e tutta la tua musica stupenda che da sempre mi accompagna. Se ne avessi la possibilità, oggi partirei per Los Angeles e verrei a mettere un fiore sulla tua tomba, perchè lo meriti come il vero re della musica pop di tutti i tempi. 

Ma non solo, perchè è grazie a te che io mi sono avvicinata, bambina, al mondo della musica con il desiderio di conoscere sempre più a fondo questa forma d’arte che tu hai saputo esprimere al massimo delle possibilità umane. La tua maniera di fare musica ci ha fatto crescere bene e sani di mente, anche se per fare questo tu hai rinunciato a tutto o quasi.

Ciao Michael! I milioni di dischi che hai venduto sono i milioni di Grazie che ti vorrei dire.

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