JAZZIT FEST: OMAGGIO A FABRIZIO CECCA

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Fabrizio Cecca trio
da sx Fabrizio Cecca, Gaia Possenti, Massimo Carrano

Da pochi giorni è venuto a mancare un membro nella nostra comunità jazz, il contrabbassista e compositore Fabrizio Cecca. Improvviso e assurdo lo strappo. Solo pochi giorni fa, a metà aprile suonava da Marc e Natacha al 28Divino, con i suoi compagni dell’ultima avventura musicale, Gaia Possenti e Massimo Carrano, regalando al pubblico due ore di puro piacere. Poi, poco dopo, Fabrizio se ne è andato. Un tumore, diagnosticato già da tempo la causa.

Gaia Possenti e Massimo Carrano in occasione di Jazzit Fest di Collescipoli terranno un concerto in sua memoria, eseguendo i brani dell’album “Infant Speech” realizzato insieme a Fabrizio con il nome di U-man Trio, ed uscito lo scorso aprile con AlfaMusic. Il live, una speciale dedica a Fabrizio, che si suonerà venerdì 27 giugno al Chiostro di Santa Cecilia, nel centro storico del paese. Con loro, sul palco, vi sarà il contrabbassista Andrea Romanazzo.  Per favore partecipate!

 

IL POST di Marc in occasione del Concerto di U-man trio al 28 Divino 

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IL SOGNO DI TIM BUCKLEY

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Tim Buckley

Giov. 10.06.2010  
DREAM LETTER 
Omaggio a Tim Buckley
Casa del Jazz
Sala concerti
h. 21:00  € 10:00

Da un’ idea di Luciano Linzi, direttore della Casa del Jazz 
Conduce Riccardo Bertoncelli, critico musicale
con Stefano Benni, scrittore

John De Leo voce
Rita Marcotulli piano 
Francesco Diodati chitarra

Tim Buckley è forse più noto come ‘padre di Jeff Buckley’ piuttosto che come uno dei più grandi cantanti della storia del rock, anche se dire  solo rock è riduttivo.  La sua grandiosità va ricercata in una miscela di doti vocali ‘estreme’ e nella sperimentazione musicale da lui intrapresa che, partendo dal folk, ne lascia con il passare del tempo una traccia sempre più sottile, per andare a scoprire, nel passaggio dagli anni ’60 ai ’70, le avanguardie psichedeliche e a sconfinare nel Jazz, per l’utilizzo di strumentazioni e dei suoi musicisti.

Dotato di un’estensione vocale incredibilmente ampia, Tim era in grado di creare qualsiasi cosa, utilizzando la voce come uno strumento,  una capacità che si riconosce ancora oggi solo a pochissimi artisti, baciati da un talento naturale, come fossero stati illuminati da un qualcosa di superiore. Così era Tim Buckley, una sorta di ‘prescelto’, di certo è stato un’artista che ha provato a raccontare le emozioni e i fatti in modo profondo,  affidando spesso ai toni più drammatici della sua voce il racconto di una vita piena di contraddizioni, come è facile immaginare che possa essere stata la vita di un artista che provava ad attraversare il tempo con la musica, a cavallo di due epoche, spesso lasciando intendere la condizione di chi conosce la droga pesante e i lati più oscuri dell’isolamento che ne deriva. Non  considerato molto in vita, oggi grazie alla assurda e prematura scomparsa del figlio Jeff, un’altra importantissima figura del rock anni ’90, viene riscoperto e  capito e forse apprezzato da un pubblico più ampio.

In occasione dei 35 anni dalla sua morte, avvenuta tragicamente per overdose di eroina nel 1974, la Casa del Jazz gli rende omaggio con una serata caratterizzata da testimonianze, ascolti, filmati rari, fotografie inedite e musica dal vivo.


John de Leo

John De Leo (cantante, compositore, sperimentatore) cercherà di raccontare accompagnato da Rita Marcotulli al piano l’esperienza di Tim Buckley. Nessuno migliore di De Leo poteva essere scelto per questa occasione. La sua ricca e controversa personalità artistica si traduce sempre in una esibizione intensa così come lo è la sua voce, una delle più interessanti del panorama musicale anche se ovviamente John, ex frontman di Quintorigo, come tanti altri  grandissimi artisti, rimane per lo più sconosciuto al pubblico dei ‘non addetti ai lavori’. Anche lui è dotato di una voce-strumento, capace di estendersi dai toni più caldi e bassi alle impervie altezze dei toni più acuti. Graffiante quando serve, John ha capacità interpretative  che spaziano nell’universo dei generi musicali con estrema facilità. Dalla musica soul, al rock, dal jazz alla contemporanea.

PER SAPERE DI PIU’

Dream Letter, brano tratto dall’album Happy Sad, del 1968 ma anche il titolo di un doppio album pubblicato postumo nel 1990 che contiene la registrazione di un’esibizione live al Queen Elizabeth Hall  il 18 luglio 1968. (fonte WIKI)

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DANILO REA ricorda Fabrizio De Andrè

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Gio. 11/03/2010
DANILO REA omaggio a Fabrizio De André
Sala Petrassi
Auditorium P.d.M.  >> music club di Roma
Viale de Coubertin
h. 21:00 € 15:00/20:00

Danilo Rea è un pianista incredibile. Jazz soprattutto, ma non solo. La sua cultura musicale è vasta e spazia dalla classica al progressive. Lo riconoscerei ad occhi chiusi perchè il suo tocco è come un ‘marchio di fabbrica’. Come descrivere questo enorme talento tanto da far comprendere o tentare di immaginare il suo bel suono? Per iniziare, consiglio di non perdere il  concerto di questa sera all’Auditorium, dove Rea presenterà un personale omaggio a Fabrizio de Andrè. Di certo la poesia del catautore genovese troverà una nuova forma d’espressione attraverso l’interpretazione del pianista vicentino. Il suo modo di suonare il pianoforte è più un dialogare attraverso lo strumento che si trasforma nelle sue mani, dotate di fluidà assoluta, in una voce ora forte ora delicata di una conversazione sempre molto melodica. Caratteristica comune ai due artisti.

Tra i brani presentati nel programma ci sono le canzoni più famose di De Andrè come La canzone di Marinella, La canzone dell’amore perduto, Via del campo, Girotondo, Inverno, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, Il Pescatore e Bocca di rosa.