LEGGERE LA CANZONE: CI VUOLE TEMPO PER CONOSCERE L’UOMO

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Quando un pezzo mi folgora così io devo immediatamente inserirlo nel mio blog. Poi ultimamente sono veramente tante le domande che mi pongo. Forse con il tempo, che non smette di passare, e con la quantità di cose che vedono i miei occhi.. aumentano anche i dubbi.

Ma poi arriva una canzone come questa e io mi tranquillizzo. Certo, spero di avere il tempo, che non sarà mai abbastanza, per capire il mio ‘tutto’. Invitandovi più che mai, questa volta, a leggere la canzone dello straordinario poeta contemporaneo, quale è Rice, vi ricordo che il brano fa parte di “My Favorite Faded Fantasy”, terzo album in studio del cantautore irlandese pubblicato a fine 2014 a quasi otto anni dall’uscita del precedente album. L’album è stato prodotto da Rick Rubin un grande producer USA, dal curriculum costellato di incredibile nomi. Forse per essersi fatto attendere molto, il disco non ha ottenuto grandissime attenzioni. Per me è suonato da dio, curato nei minimi dettagli nei suoni. Almeno su Spotify sentitevelo.

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36 ANNI SENZA BOB, E ANCORA NON AVETE CAPITO: WAR

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Vorrei, ma non posso fare molto se il mondo va così come va e fa finta di non capire. Eppure queste parole sono scolpite nel tempo, da tempo e per tutto il tempo. War una canzone cantata da Bob Marley pubblicata sul disco Rastaman Vibration del 1976 e accreditata a Allen Cole e Carlton Barrett (*), tratta da un discorso fatto dall’imperatore d’Etiopia, Hailé Selassié [WIKI]

(*) Sulle attribuzioni dei brani di Marley c’è sempre confusione, ma questo lo sappiamo. Il testo di questo brano è tratto letteralmente da un discorso di Selassié, la linea del basso è fatta da un Wailer e i brani infine sono attribuiti a due ‘amici’ di Bob. INFORMATI.

Bob Marley WAR

Until the philosophy which hold one race superior
And another
Inferior
Is finally
And permanently
Discredited
And abandoned
Everywhere is war
Me say war.

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#PIN: Pensieri e Parole

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L’intreccio di due melodie distinte e separate, in principio, che poi nella seconda strofa arrivano a fondersi in una sola voce in un lucido susseguirsi di ‘Pensieri e Parole’ esattamente come in un dialogo tra due persone che si amano o che si sono amate, nel momento decisivo della loro relazione. Forse un addio. Senza dubbio un momento di verità. Era il 1971 e la coppia Mogol-Battisti pubblicava questa meraviglia. Esattamente 20 anni dopo, nel 1991, Mia Martini e Maurizio Giammarco realizzano una versione studio del pezzo degna di nota. E’ uno dei brani che preferisco in assoluto. Mi è venuta voglia di ascoltarlo perché oggi, 17 agosto, Mogol compie gli anni e vorrei dirgli mille volte grazie per tutto quello che ha scritto.

Nel video Rai, ritrovo un Lucio Battisti pazzesco e dal vivo. Fa venire i brividi e lascia un testamento artistico importantissimo. E pensare che nella sua epoca fu considerato da alcuni un tipo strano, incomprensibile e soprattutto stonato. Tuttavia, va ricordato che quella era l’Italia del bel canto e che un progetto come Mogol-Battisti stava solo iniziando a posare le fondamenta di un cambiamento straordinario.

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NOTE & PAROLE: TI RICORDO ANCORA

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Tra le NOTE e le PAROLE da ricordare ci metto questo indimenticabile pezzo di Fabio Concato approfittando dell’occasione oggi, 31 maggio, del suo compleanno. Mi è tornato in mente e riascoltando queste note, non si può non coglierne la bellezza e l’armonia. Mi sento anziana, perché ho pensato .. “eh, non esistono più i bravi cantautori di una volta”. Ma insomma non vi scordate di ascoltare ogni tanto queste note, che poi con questo titolo Ti Ricordo Ancora impossibile mettere nel dimenticatoio un artista così bravo come Fabio Concato, con le sue canzoni scalda-cuore e piene di jazz, sotto sotto.

Ti Ricordo Ancora

E ti ricordo ancora
le braghe corte di tuo fratello e le gambe viola
tua mamma stanca costretta a farti un po’ da padre

E ti ricordo ancora
le braghe corte di tuo fratello e le gambe viola
tua mamma stanca costretta a farti un po’ da padre
me la ricordo ancora tutta bianca.
E ti ricordo ancora
l’ingenuita’ la tua tenerezza disarmante
eri un omino ma dentro avevi un cuore grande
che batteva forte un po’ per me.
E ti ricordo ancora
dimmi che non e’ cambiato niente da allora
chissa’ se parli ancora agli animali
se ti commuovi davanti a un film.
E ti ricordo ancora
nei pomeriggi di primavera al doposcuola
tu mi parlavi di una colonia sopra il mare
vienimi a trovare che si sta bene.
E ti ricordo ancora
quando scoprirono che mi accarezzavi piano
e mi ricordo che mi tremavano le mani
ed un maestro antico che non capiva.
E ti ricordo ancora
dimmi che non e’ cambiato niente da allora
chissa’ se parli ancora agli animali
se ti commuovi davanti a un film

 

 

BATTIATO E I POETI OGGI (CHE TI CAMBIANO LA VITA)

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franco battiato

Leviamo Manzoni e Alighieri e mettiamo Battiato, Fallaci, De Andrè, De Luca, etc..  nelle scuole. Affinché i nostri figli non debbano mai più studiare una lingua che ‘non esiste più’ (e per farlo usano un traduttore. NON E’ NORMALE). La poesia, i sentimenti, l’attualità, le parole che usiamo e quelle che ascoltiamo sono scritte nella contemporaneità. L’evoluzione è un bisogno, non è un capriccio. Non è sbagliato cambiare e non è ‘rinnegare’, è andare avanti. Ma per farlo ci vuole coraggio. Qualcuno ha il coraggio di cambiare? Auguri M° Battiato.

 

com’è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore

che voglia di cambiare che c’è in me
si sente il bisogno di una propria evoluzione
sganciata dalle regole comuni
da questa falsa personalità. 

 

Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.

Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
quei programmi demenziali con tribune elettorali
e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
siete come sabbie mobili tirate giù uh uh.
C’è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero
uh com’è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Quante squallide figure che attraversano il paese
com’è misera la vita negli abusi di potere.

Sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca.

A Beethoven e Sinatra preferisco l’ insalata
a Vivaldi l’ uva passa che mi dà più calorie
uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore.

Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie musicali.

Sul ponte ecc.

minima immoralia…
The end
my only friend this is the end
sul ponte ecc.

#PIN: JOHN DE LEO

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JOHN DE LEO 2014

Un #PIN se lo merita tutto John De Leo, straordinario interprete, cantante, compositore, performer. Sono un po’ di anni che non si vede in giro a dire il vero ma, a quanto pare, sono stati anni di ricerca e poi di elaborazione, che hanno portato alla pubblicazione di “Il Grande Abarasse”, secondo disco da solista per lui, che i più ricordano come il frontman dei Quintorigo. E credetemi, quando De Leo torna, è perché ha qualcosa di veramente importante da dire.

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