ALDO BASSI QUARTET al Gregory’s

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ALDO BASSI QUARTET  al Gregory's di Roma by cristiana.piraino

Sab. 9.4.2011 ALDO BASSI QUARTET
Gregory’s Jazz Club
Via Gregoriana 54/a
vicino P.zza di Spagna
Ingresso gratuito
Possibilità prenotare tavoli cena e/o concerto
TEL: 06 679 6386

ALDO BASSI QUARTET
Aldo Bassi,tromba
Alessandro Bravo,piano
Stefano Nunzi, contrabbasso
Alessandro Marzi batteria

Aldo Bassi Quartet nasce nel 1998 dall’esigenza del trombettista jazz e compositore Aldo Bassi di dare vita a un repertorio di suoi brani originali. Il quartetto ha già realizzato tre album – Distanze nel 1999 e Muah! nel 2004, con la presenza nel disco del sassofonista Rick Margitza. Nel 2010 ha pubblicato New Research, terzo e atteso album del quartetto che comprende 8 brani orginali di Aldo Bassi. Per questa pubblicazione si è deciso di affidare l’esclusiva della distribuzione a Believe Digital, leader europeo della distribuzione digitale, segnando un importante passo verso l’adattamento del mondo del jazz ai nuovi processi di vendita e distribuzione sul web.

Con una ritmica che negli anni è cambiata, per esigenze compositive, la formazione iniziale includeva Enrico Bracco alla chitarra, Stefano Cantarano al basso, Alessandro Svanpa alla batteria, successivamente Pino Iodice al piano, Ganluca Renzi al basso e Pietro Iodice alla batteria, il quartetto ha sempre mantenuto alto il livello qualitativo e perfezionato lo stile. Proprio con questo ultimo lavoro New Research si arriva a percepire una crescita nella scrittura e una profonda maturità raggiunta dal compositore nell’affrontare le tematiche e a svilupparne le trame. Una raffinatezza di fondo è l’amalgama dei musicisti Alessandro Bravo al pianoforte, Stefano Nunzi al contrabbasso e Alessandro Marzi alla batteria, che insieme ad Aldo Bassi, alla tromba e flicorno sono oggi ALDO BASSI QUARTET.

In una situazione live ABQuartet presenta un repertorio di brani tutti originali tratti dai vari album realizzati in particolar modo, per il tour 2010, dall’ultimo lavoro New Research che stilisticamente si accosta sia al genere europeo che a quello americano, seguendo le trasformazioni che il jazz ha vissuto negli ultimi anni. Nei brani sono frequenti tempi dispari e poliritmie, mentre armonie e melodie attingono alla familiarità della musica classica. L’improvvisazione rimane l’elemento forte che completa il “sound” del gruppo capace di regalare dal palco grandi emozioni al pubblico per l’elevato livello di interplay scaturito da una lunga e ormai consolidata collaborazione.

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INFO & BOOKING
http://www.romalivejazz.com
cristiana.piraino@gmail.com

Donny Mccaslin – Perpetual Motion di L. Nostro

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Donny Mccaslin – Perpetual Motion di L.Nostro by cristiana.piraino
Nella foto in Studio Donny Mccaslin e Luca Nostro

di Luca Nostro >> info  >> Luca & Romalive

Confesso subito il mio personale conflitto d’interessi. Ho scelto Donny McCaslin come solista del mio primo disco nel 2006 vedendolo suonare con il suo gruppo a New York alla Jazz Gallery (tanto per non fare nomi, con lui c’erano, se non ricordo male, Ben Monder, Antonio Sanchez e Scott Colley). È stata una folgorazione, e devo dire di essere stato fortunato a non averlo mai ascoltato prima in una registrazione, perché ho vissuto immediatamente, senza filtri, tutta la potenza espressiva di un musicista che ancora non si era guadagnato la popolarità che meritatamente sta incontrando negli ultimi tempi. Da un lato un tenorbatterista (scusate il neologismo, ma non me ne venivano in mente altri!), tale era il suo devastante impatto ritmico. Dall’altro un inventore inesauribile di melodie. In lui le due anime trovano una felicissima armonia, formatasi in uno studio duro e costante di pattern ritmico melodici (sicuramente il famoso Slonimsky) che dal vivo si sciolgono e si disperdono per lasciare posto alla pura improvvisazione. Dal free al pop, dalla fusion al metal, come se non ci fosse alcuna differenza. Per non parlare del suono, davvero notevole, riconoscibile, anche se chiaramente ispirato a Sonny Rollins e a Joe Henderson, come lui stesso ammette.

Dopo, tutto non poteva che essere esaltante come mi aspettavo e, naturalmente, di un’imprevedibile bellezza. Semplicemente, Donny ha dato forma alle mie composizioni, rispettandole profondamente e allo stesso tempo arricchendole, tanto che adesso se penso di scrivere un tema, immagino lui come esecutore, anche se poi non lo eseguirà mai.

Per scrivere di Perpetual Motion, ultima sua creazione elettrica, con la Greenleaf Music di Dave Douglas, prodotto da David Binney, mi sto riascoltando il suo Recommended Tools, incisione pianoless del 2008 con la ritmica formata da Hans Glawischnig e Johnathan Blake, un organico opposto per sound e per concezione dalla formazione elettrica che anima l’ultimo lavoro. Nei due opposti, l’acustico e l’elettrico, il sassofono di Donny si muove con sensibilità e intenzioni diverse, ma in tutti e due assume sempre una posizione trasversale e profonda tra i suoni dei suoi compagni. Sta allo stesso tempo davanti e dietro la musica, non si ingabbia mai in un ruolo solipsistico ed esclusivo di leader, cosa molto comune nei sassofonisti ed è un grande leader anche per questo. In qualche modo lo ascoltiamo anche quando non suona. Cosa normale, per chi ha la fortuna di conoscerlo umanamente, ma assolutamente non scontata da tradurre in musica.

È difficile per me ascoltare Perpetual Motion, perché per un altro fortunatissimo incrocio personale, mi sono trovato lo scorso settembre ad assistere al concerto al 55 Bar e, la mattina dopo, alla sessione di registrazione nel famoso Systems Two Recording Studio di New York, mentre stavo facendo il mixing di un altro disco. Per questo, inevitabilmente, l’impressione del disco mi risulterà sempre inferiore a quello che ho ascoltato e riascoltato in quei due giorni, come lo è una cartolina di un posto dove si è vissuti a lungo. Però, riascoltando la registrazione, a mente fredda, mi rendo conto da un lato di quanto sia vicina al live in quanto a energia, capacità di mettersi in gioco, interplay e rischio, mentre dall’altro, è altrettanto chiaro che il live sia vicinissimo al disco quanto a perfezione sonora, controllo della forma, assenza di virtuosismi e senso della band.

Una segnalazione particolare per Adam Benjamin e Tim Lefebvre, rispettivamente al Rhodes e al basso elettrico, formidabili nell’intrecciare tessuti ritmici e sonorità elettroniche con Antonio Sanchez e Donny. Ascoltate L.Z.C.M., groove puro, con un solo di basso incredibile, sperando che vi capiti di vedere questa band dal vivo.

Jazz@Lavori in Corso

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Jazz@Lavori in Corso 18 marzo 2011 by cristiana.piraino

Ven. 18/3/2011
Jazz@Lavori In Corso
Lavori In Corso [una nuova libreria caffetteria a Rione Monti]
Via San Martino ai Monti, 7/a
h. 20:30 Ingresso gratuito

>> FACEBOOK Event

In occasione della presentazione del libro “Pozzi di Noia” di Emmanuele Rossi (Edizioni DEd’A) Lavori in Corso, nuovo caffè letterario di Rione Monti offre una serata di jazz puro “LAVORI IN CORSO SULLE STRADE del JAZZ” con Aldo Bassi [tromba] & Stefano Nunzi [contrabbasso]

Viaggio attraverso l’universo del Jazz interpretato da uno dei trombettisti più sofisticati della Capitale. Aldo Bassi alla tromba, accompagnato da Stefano Nunzi, contrabbasso. Aldo Bassi è un trombettista colto ed elegante, forte per gli anni di esperienza in cui il suo sound si è arricchito di tanti diversi colori. Il suo stile compositivo si riferisce esplicitamente alle melodie della classica, pur rimanendo assolutamente legato alla contemporaneità del jazz e alle sue continue mutazioni.

Tra Aldo Bassi e Stefano Nunzi non c’è solamente un sodalizio artistico di lunga data, ma esiste un profondo legame umano, che si trasforma, nel momento di suonare, in una sintonia totale. Il risultato è un sound pieno di poesia, suonato fino infondo e con grande bravura.

MORE INFO:

-> Inizio presentazione del libro alle ore 19:00

-> Artistico musicale a cura di Romalive Jazz Management

-> Aldo Bassi >> More Info  

-> BIO: Stefano Nunzi controlla il contrabbasso in modo introspettivo e profondo. Importante session man dello scenario italiano del Jazz, conosce la musica e possiede una cultura jazzistica a 360°. Nunzi rappresenta una colonna fondamentale della formazione Aldo Bassi Quartet dimostrata anche negli assoli che in New Reserach sono suonati con grande forza e trasporto emotivo. 

Rompere le barriere tra rock e jazz

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"Ram Colours" Hard Chords Trio by cristiana.piraino

Ven 4.3.2011 presentazione disco
“Ram Colours”- Hard Chords Trio
William’s Club
Via Flaminia Vecchia, 575
h. 22:00 Ingresso 10€ con consumazione

INFO LOCALE >> visita la pagina del Locali

Hard Chords Trio
Lorenzo Ditta, piano
Paolo Grillo, contrabasso
Davide Pentassuglia, batteria

Questa sera nel rinnovato William’s Club, che ospita principalmente progetti della scena jazz romana – sarà presentato “RAM COLOURS”, primo disco della formazione Hard Chords Trio. Un progetto che trae ispirazione da importanti composizioni rock, dagli Stones ai Nirvana, ai Police e molti altri, da ri-scoprire attraverso preziosi arrangiamenti jazzistici. Tra i dischi in uscita,  Ram Colours è assolutamente da tenere in considerazoine. Soprattutto per chi coltiva la passione per il rock mista a un’ammirazione illimitata per il jazz. Insomma per chi ama la musica. Davide Pentassuglia e i suoi compagni nell’Hard Chords Trio sono stati capaci stupire con un progetto di grande prospettiva, rivelando che c’è ancora spazio per innovare o per porsi come minimo il problema. Avanguard.. o non Anvanguard

E poi, in un momento in cui si tende a fare troppe distinzioni tra generi e a voler classificare la musica a tutti i costi, come se si potesse classificare l’anima, questi tre musicisti, Lorenzo Ditta, Paolo Grillo e Davide Pentassuglia – con grande spirito creativo negli arrangiamenti e mossi da una forte spinta innovativa nel modo di suonare, hanno dato il proprio punto di vista rielaborando alcuni dei più brani più simbolici della musica rock  dimostrando che in fondo non esistono  barriere sul pentagramma e, come loro stessi affermano  “che la musica dal rock al jazz è un unico grande flusso in perenne movimento”.

Nuovo Locale: WILLIAM’s CLUB

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Partiamo dal fatto che il William’s Club in Via Flaminia Vecchia 575 è  uno dei locali storici di Roma. Sin dal ’70 questo club ha offerto musica dal vivo e dj set. Chi ha più di trenta anni, ricorderà certamente che insieme al Piper e al Jakie’O, il William’s è uno dei pochi locali ad essersi mantenuto da oltre quarant’anni. Non ha mai cambiato nome e non c’è da meravigliarsi se negli ultimi anni la sua luce si era un po’ spenta, perchè nei passaggi da una gestione ad un’altra può capitare, come d’altronde è successo anche agli altri locali ‘concorrenti’ sopra nominati.

Oggi pero’ su iniziativa dell’agenzia di comunicazione Culture Club Communications, che ne cura la direzione artistica, il William’s vive una nuova stagione. Aperto dal 12 gennaio scorso si pone l’obiettivo di diventare un vero e proprio salotto della musica offrendo il palco alla scena romana più vivace e distintiva del Jazz contemporaneo.

Romalive augura al William’s Club un grande in BOCCA AL LUPO!! Dandogli il benvenuto su queste pagine gli offre inoltre la possibilità di raccontare la propria storia perchè di certo, dietro le quinte ci sono cuori che scalpitano e passioni che spingono alla realizzazione di progetti giustamente ambiziosi e quasi sempre autofinanziati. Romalive vuole raccontare queste storie. Scriveteci amici del William’s e condividete con noi la vostra avventura.

MORE INFO

Via Flaminia Vecchia, 575 –Roma
Tel. 06.3338697
Ingresso con consumazione 10:00 €
WEB: williamsclub.com
Culture Club Communications
cell. 3332125000/3285313090
WEB: cultureclub.it

European Jazz Contest IV Edizione 2011

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European Jazz Contest  by cristiana.piraino

Il Saint Louis College of Music
presenta
EUROPEAN JAZZ CONTEST IV edizione

L’iscrizione al Contest è completamente gratuita. Potrà essere effettuata online sul sito di riferimento entro e non oltre il 18 marzo 2011. Il regolamento sarà consultabile sui siti jazzcontest.it o europeanjazzcontest.eu Informazioni: info@jazzcontest.it Tel. 06 4870017

Sono aperte le iscrizioni allo European Jazz Contest 2011, IV edizione del concorso musicale promosso dal Saint Louis College of Music di Roma e riservato a giovani jazzisti (gruppi strumentali o con vocalist) provenienti da tutta Europa, che propongano progetti originali. Novità dell’edizione 2011 è l’inserimento delle categorie Jazz Composers and Arrangers, per dare maggiore spazio alla scrittura e all’elaborazione jazzistica creativa. Anche in questa edizione il JAZZ CONTEST si avvarrà della collaborazione della Fondazione Siena Jazz, della sede del Saint Louis di Brindisi, della Scuola Civica di Milano Musica Oggi e del Festival Internazionale di Roma ODIO L’ESTATE per coprire le varie fasce regionali di raccolta dei musicisti. Si ampliano inoltre le collaborazioni internazionali con Istituti musicali e conservatori esteri per consentire la partecipazione di gruppi di ogni provenienza, radicando così il Contest in un terreno fertile di scambio di esperienze e cultura. Tra le nazioni coinvolte: Inghilterra, Spagna, Olanda, Danimarca, Norvegia, Estonia, Portogallo.

L’edizione 2011 sarà rivolta a 4 categorie:

Instrumental (gruppi strumentali)
Vocal Jazz (gruppi con vocalist)
Jazz Composers (compositori jazz)
Jazz Arrangers (arrangiatori jazz).

MORE INFO:

Per le categorie Vocal e Instrumental l’età media del gruppo non potrà superare i 35 anni e le selezioni live avranno inizio nelle 4 città aderenti – Roma, Siena, Milano e Brindisi – dal mese di aprile 2011. Le finali per categoria si terranno nel mese di luglio all’interno del festival internazionale ODIO L’ESTATE che si terrà a Roma la prossima estate. La Giuria, presieduta dal M°Stefano Mastruzzi direttore del Saint Louis, sarà composta da importanti musicisti, giornalisti e critici italiani. Ai vincitori dell’European Jazz Contest saranno assegnati i seguenti premi:

1° PREMIO categoria INSTRUMENTAL e VOCAL:

Assegnato al gruppo 1° classificato di ognuna delle due categorie.

a) Edizione e pubblicazione di un cd originale per l’etichetta Saint Louis Jazz Collection, distribuito nei negozi europei di dischi, sulle principali piattaforme digitali e presso tutti gli Istituti di Cultura Italiani all’estero. I diritti di edizione saranno trattati da autonoma scrittura privata; resta inteso che senza cessione di edizioni all’Editore il cd non potrà essere né registrato né pubblicato.
b) Contratto di agenzia artistica di 2 anni con il Saint Louis Management, finalizzato alla promozione del gruppo su territorio nazionale, con un minimo garantito complessivo di 10 concerti nei principali Festival italiani, jazz club o presso Istituti Italiani di Cultura all’estero.

PREMIO SOLISTI:

fino a 4 borse di studio saranno assegnate ai migliori solisti (cantanti e/o strumentisti) per frequentare i seminari jazz full immersion Jazz’s Cool 2012 e Siena Jazz 2012, assegnate ai migliori solisti scelti tra tutti i gruppi ammessi alle fasi finali del concorso.

1° PREMIO categoria COMPOSERS:

a) Esecuzione del brano vincitore da parte della Saint Louis Big Band, diretta dal M° Antonio Solimene, featuring Javier Girotto, all’interno del Festival “Odio l’Estate”, presso il Parco di Villa Carpegna in Roma.
b) Inserimento del brano vincitore all’interno del disco 2012-2013 della Saint Louis Big Band, che sarà edito dall’etichetta Jazz Collection con menzione dell’autore.

1° PREMIO categoria ARRANGERS:

a) Esecuzione dell’arrangiamento vincitore da parte della Saint Louis Big Band, diretta dal M° Antonio Solimene, featuring Javier Girotto, all’interno del Festival “Odio l’Estate”, presso il Parco di Villa Carpegna in Roma.
b) Inserimento del brano arrangiato all’interno del disco di Javier Girotto e Saint Louis Big Band, che sarà edito dall’etichetta Jazz Collection a fine 2011 con menzione dell’arrangiatore.

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Fonte Comunicato Stampa
Saint Louis Management

Giorgia Mileto
Mobile +39 320 3323236
ufficiostampa@slmc.it

PIPPO MATINO, il Basso Elettrico

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24-25-26 febbraio 2011
PIPPO MATINO EUROPEAN QUARTET
Alexanderplatz Jazz Club
Via Ostia, 9 in zona prati
Ingresso con tessera
h. 22.00

Pippo Matino, basso
Francesco Bearzatti, sax
Jorge Bezerra, percussioni
Claudio Romano, batteria

WEB: reverbnation.com/pippomatino

Pippo Matino grandissimo virtuoso del basso si esibirà per tre serate consecutive all’Alexanderplatz. Sarà accompagnato da altrettanto ottimi musicisti per una performance che vi consiglio (e che promette scintille). Nato a Portici, NA, Pippo infatti porta nella sua musica tutto il carattere partenopeo che unito alla vasta cultura musicale, lo posiziona sicuramente tra i più interessanti bassisti elettrici in circolazione. Testimoniano questo anche le numerose collaborazioni, più che altro i tanti artisti che lo vogliono nei suoi progetti da Rita Marcotulli a Raiz. Da non perdere assolutamente.

DOPO GUALAZZI

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A qualche giorno dalla conclusione di Sanremo 2011 abbiamo provato  a chiedere ad alcuni rappresentanti del mondo della musica, in particolare del jazz, la propria opinione in merito alla vittoria di Raphael Gualazzi per la categoria Sanremo giovani. In realtà vincitore non solo della categoria Giovani, ma anche premio della critica “Mia Martini” e premio della critica radio e tv, Gualazzi è stato scelto da tutti, dal pubblico, dall’orchestra, dalla stampa e persino dalla critica.

Un successo che potrebbe avere il sapore di una vittoria di categoria, quella della musica suonata con tanta intensità da diventare sublime, quella fatta di grandissimi musicisti che vivono per lei, lontani dai riflettori. Il jazz è tutto ciò. Per suonare come Gualazzi ci vuole sicuramente talento, anni di studio e una vasta cultura. Ci vuole anche quel famoso fattore X che oggi, forse per colpa di una certa televisione, non ha più quel valore distintivo. Invece Rapha si distingue benissimo e, seppure il brano presentato ‘Follia d’amore’ non sia il pezzo del secolo, a lui è stata riconosciuta una sua forte ‘appartenenza’ alla musica e un virtuosismo senza pari. 

LA DOMANDA

Un musicista di estrazione jazz blues, Raphael Gualazzi, è il vincitore per la categoria giovani di Sanremo 2011 con un brano arrangiato da Vince Mendoza (sessione fiati) e con la presenza di Fabrizio Bosso sul palco e nel disco. Pensi che possa essere una vittoria indiretta anche per il jazz? E più generale, all’indomandi dell’assegnazione del Grammy Award a Esperanza Spalding – come miglior nuovo talento, è ipotizzabile una maggiore diffusione del jazz o addirittura il ritorno alla popolarità di un tempo?

LE OPINIONI:

Significa che sta succedendo qualcosa e l’altra sera, è di certo successo qualcosa di evidente, chiaro e molto raro.. si è fatta musica che aveva le tre E: Energia, Estro, Espressività, le tre F: Fuoco, Funambolismo e Forza, le tre G: Gioco, Garbo e Grazia.. e via così per tutto l’alfabeto e per 63 definizioni, tutte una meglio dell’altra.. Di certo il micidiale livello trombettistico di Bosso era l’integrazione perfetta alla macchina da guerra messa su da Gualazzi ma anche la stessa, resa sola da un vuoto circostante, sarebbe stata inutile. Invece no, no e no! Abbiamo avuto la sensazione di un fuoco nuovo. Questi ragazzi sono il nostro Rinascimento, la speranza che attraverso di loro si possa tornare a ficcare il naso fra i dischi e ritrovare King Oliver e James P. Johnson.. Ma anche a proiettarsi verso luoghi nuovi ed inesplorati, novelli Ellington del Nuovo Millennio.. E quindi, l’altra sera, mi sono eccitato di brutto e mi sono fatto rapire il corpo dal ritmo e la mente dall’ironia e dal gioco. Poi sono di nuovo svenuto.. ero giustificato.. avevo la febbre..o forse era il resto che” ron-ronava” nel sottofondo… Massimo Nunzi trombettista compositore

E’ stata premiata l’originalita’ che si contrappone a tutte le varie gradazioni dell’ovvieta’ a cui siamo abituati. Un musicista con una formazione completa che unita ad una sana pazzia e’ capace di entusiasmare chi lo ascolta. Conoscevo gia Raphael a causa delle mie scorribande su you tube e sono felice che un virtuoso musicista sia stato premiato in una manifestazione dove il jazz difficilmente e’ mai entrato. Non e’ mai troppo tardi per alzare il livello e colgo l’occasione per ringraziare la Caterina Caselli perche’ non sbaglia un colpo. Complimenti davvero . Io invidioso ? Si perche’ e’ nato nell’81.  Gianni Mazza musicista, compositore, direttore d’orchestra.

Ho sempre pensato che la salvezza del jazz fosse quella di rinnovarsi e di allargare la sua utenza presentandosi in contesti più popolari e dando il messaggio ai giovani che fare jazz e’ Figo e non da sfigati I due esempi da te citati sono perfettamente in linea con quanto ho detto ed e’ esattamente quello che cerco di fare come direttore artistico nei miei locali. Riccardo Manenti direttore artistico eventi jazz

No. Non l’ho sentito. E’ grave? Io credo di no. La kermesse sanremese già da molti anni ha segnato nel nostro paese la consegna senza condizioni del mercato discografico nelle mani della RAI e dunque della televisione. Infatti adesso Sanremo neanche conta più di tanto, superato da Amici e compagnia bella, con i discografici che pur di vendere qualche disco – perchè tra parentesi loro non sono capaci a venderli (questi famosi managers…!) – hanno consegnato il loro culo nelle mani dei televisivi, che il loro di culo tra parentesi non si ricordano neanche più di averlo…. Io mi sono da tempo ribellato alla logica perversa del “comunque bisogna tenersi informati”. Nei confronti di questo mondo ho un atteggiamento da sendero luminoso, penso che debbano morire tutti visto che hanno fatto morire perfino la musica commerciale (!) – che comunque lateralmente era un settore nel quale ogni tanto si lavorava – figuriamoci quella che piace a noi. Per quanto mi riguarda bisognerebbe semplicemente boicottare gli ascolti, andare in giro e dire Sanremo? Che diavolo è? Punto e basta. Scusa lo sfogo e comunque ti mando un caro abbraccio come sempre. Maurizio Giammarco compositore sassofonista, direttore della PMJO, parco della musica jazz orchestra

Sicuramente la vittoria di Gualazzi a Sanremo ha dato una ulteriore visibilità al jazz. Ma questo è un processo iniziato da qualche anno. La vittoria di Stefano di Battista nella categoria gruppi nel primo festival di Bonolis e Fabrizio Bosso ormai habitué del festival. Artisti come Simona Molinari, Sergio Cammariere prima di Gualazzi già avevano dimostrato che anche il grande pubblico ama le sonorità del jazz. Certo parliamo di canzoni confezionate ad hoc per l’occasione, ma forse non lo erano nella loro realtà anche “Over the Rainbow” e tanti altri grandi standard del jazz? Il jazz è nato come una musica popolare ed è stata la prima musica “pop” della storia. Credo che il “problema” della scarsa diffusione del jazz, ovviamente parliamo dei grandi circuiti, sia da scrivere anche al mondo del jazz stesso. Per troppi anni il jazz si è estraniato dalla gente e si è mascherato da musica nobile a causa dei suoi operatori. Si è pensato che creare una “nicchia” culturale al pari della musica classica, il jazz potesse diffondersi e difendersi dall’evoluzione del mondo musicale. Ma la musica classica dispone di grandi fondi pubblici che al jazz sono preclusi. Tutto ciò ha portato ad un’involuzione che ha isolato e poi escluso il jazz dai circuiti commerciali e dal grande pubblico. Personalmente credo che il rilancio del jazz debba per forza passare attraverso la conoscenza del grande pubblico. Tornare ad essere quello che era, ossia musica popolare, rimane l’unica speranza per il jazz. Gli stessi artisti devono andare verso il pubblico ed in parte verso i loro gusti, che sta a noi migliorare, comprendere le nuove sonorità e linguaggi della musica di oggi. Certo in tutto questo non può essere dimenticata la tradizione e lo swing. La vittoria di Esperanza Spalding dimostra che un percorso simile è possibile. Che anche il grande pubblico apprezza e che da tutto ciò il jazz può solo trarre una nuova linfa. Dopo tutto nel jazz non sono i buoni musicisti a mancare ma le possibilità e la visibilità. Chiuderei con una frase del film gli Aristogatti.. Tutti amano il jazz. Italo Leali direttore Tuscia In Jazz

Ciao Cristiana, ti dico due parole approposito di questa ennesima vittoria del….jazz a Sanremo, si perchè in realtà gli antesignani di questi ultimi anni sono stati Cammariere, Di Battista, Bosso i quali hanno portato timidamente un pizzico di classe in una realtà Sanremese che a fatica finalmente sta iniziando a svestirsi di un abito eccessivamente retrò sfoggiato ostinatamente per anni e ormai consunto! e ad indossare uno stile più fresco, attuale…diciamo un prét-à-porter all’italiana. Raphael Gualazzi è un musicista che mi ha colpito subito per questa voce graffiante e sensuale e mi piace ascoltarlo per radio, compiaciuta per la sua vittoria!…qualcosa è cambiato e vero si vincono riconoscimenti, premi, jazz e musica futura…. è un binomio in perfetta consonanza a mio parere potenzialmente capace di incuriosire ed accendere l’ attenzione del pubblico come si è dimostrato ancora una volta quest’anno a Sanremo. Speriamo che il pubblico….dedichi la sua attenzione e la sua partecipazione a tutto il jazz di qualità…anche se non griffato “SANREMO” fuori dal Festival c’è tutto un mondo di musicicsti “pazzeschi” dove trovi la terra vera! Antonella Vitale jazz vocalist, compositrice.

Ciao Cri, non mi va di essere polemico ma penso che il jazz sia qualcosa di diverso da quello che ho sentito quest’anno ed anche nelle precedenti versioni (Amalia Gre, Niki, Cammariere…). Fabrizio è bravo, lo sappiamo, Mendoza pure ma il brano non mi è piaciuto e Gualazzi non è un cantante…mi dispiace. I jazzisti vengono ancora chiamati “a servizio” della musica pop e mai per quello che veramente sanno fare, come sempre. Ma a Sanremo non serve Bosso, Mendoza o di Battista; serve qualcuno che sappia scrivere ed interpretare le canzonette che fanno parte di un patrimonio internazionale non troppo impegnato ( né musicalmente, né politicamente né altro…), canzonette e basta! E le devono cantare e ballare tutti quelli a cui piacciono e che non necessariamente amano il jazz e la musica colta. Anche la presenza di Vecchioni al festival mi è parsa fuori posto e forse sarebbe stato meglio se fosse andato al Tenco anziché “travestirsi” da cantante sanremese… Mi auguro che il jazz possa continuare a vivere per quello che è e non per quello che alcune case discografiche chiedono di essere. Riccardo Biseo pianista e compositore Jazz

Ciao Cristiana, credo che il brano proposto da Gualazzi sia buono e interessante e trovo giusta la vittoria, credo che il jazz stia vivendo un buon momento e che in ogni caso viva di luce propria…sembra che il jazz piaccia a tutti ma poi caso strano, ci sono sempre poche risorse per questo genere musicale. Personalmente sono abbastanza drastico, le influenze non mi sono mai piaciute. Giorgio Lovecchio produttore discografico Jazz

Riguardo Sanremo, sono 15 anni che non lo vedo e non lo sopporto piu.. quindi è meglio che non dica niente… anche se Gualazzi (visto velocemente su youtube) sembra un vero talento, Bosso lo ha salvato parecchio però. Lo sai che io le canzoni swing… non siamo tanto in sintonia ;-)) Marc Reynaud 28DiVino Jazz Club