LUIGI, FIGLIO MIO

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Emanuela, sassofonista e mia grande amica, da mesi ha iniziato un percorso di ricerca¬†sulla vita e la morte di uno dei cantautori pi√Ļ significativi del nostro ‘900. Luigi Tenco. Personalit√† ricca di sfaccettature che ci ha regalato le Parole¬†tra le pi√Ļ profonde che la musica abbia mai prodotto e Note, che ancora oggi sono motivo di ispirazione per musicisti e compositori, dal pop al jazz, senza distinzione. La sua morte tragica e misteriosa lascia un grande vuoto¬†¬†e il desiderio, nonostante siano passati molti anni di chiarirne le dinamiche, tuttora non ben definite. Emanuela √® una delle persone che sta seguendo la vicenda e durante un viaggio nei luoghi dell’infanzia di Luigi Tenco, ha scritto questa poesia, dedicata al ricordo di Teresa,¬†madre del cantautore.¬†Con immenso piacere oggi la pubblico per tutti voi.

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Cara Cri, Spero ti possa emozionare cos√¨ come ha emozionato me. Mi sono fatta madre in quel momento, quella madre, e scrivendola ho sofferto anche io. Di certo non l’ho copiata, di certo non l’ho scritta per nessun motivo. L’ho scritta e basta. Tenco¬† √® nel mio cuore, e¬†¬†da quando ho iniziato la mia ricerca mi sento molto ‘fertile’. Vediamo se riusciamo a fare qualcosa di pi√Ļ ambizioso….Ovviamente condivider√≤ tutto con te…

Un abbraccio, Manu

Figlio,
che sei nato quando la terra si svegliava,
e così come lei si preparava a dare i suoi frutti,
sei venuto alla luce.

Figlio,
che il destino ha voluto che mai pronunciassi il nome papà,
spero di essere stata l’ombra silenziosa di quell’uomo che ti manc√≤.

Figlio,
che quando da piccolo cadevi,
mi rimproveravo di non essere stata la, dietro di te
ma che poi guardando quegli occhi bagnati di vita,
tu mi regalavi un sorriso, ed io tornavo a vivere grazie a te.

Figlio,
che sei scappato dietro ad un sassofono ed una chitarra,
ed io con quel libro in mano mi facevo odiare se ti riportavo alla realtà.

Figlio,
che ti vedevo in quella scatola strana
e del tuo bel volto riconoscevo solo il nero ribelle dei tuoi capelli…
come mi arrabbiavo quando quel grigio ingiusto si impossessava delle tue labbra!

Figlio,
che sapevo che eri tu alla porta perchè solo con te il cane abbaiava così,
mi sorridevi quando ti dicevo di farla finita di giocare con le note
e abbracciandomi mentre di spalle facevo finta di essere altrove mi dicevi:
Vedrai mamma, vedrai che un giorno cambierà!

Figlio,
che quando eri li su non so a far cosa,
io mi sentivo regina e facendomi piccola e silenziosa
per nulla al mondo avrei disturbato quel misterioso lavorio.

Figlio,
che quando quel giorno ti ho stirato la camicia bianca,
non lo sapevo mica che ti avrebbe accompagnato in cielo.
Neanche quella pulita t’hanno messo,
a te Figlio mio che ci tenevi tanto ad andar preciso!

Figlio,
che se avessi saputo che quel CIAO era l’ultimo,
t’avrei accompagnato io dal buon Dio,
prendendoti la manina come quando andavamo a scuola.

Figlio,
che il giorno in cui ho chiuso gli occhi
√® stato il pi√Ļ bello della mia vita,
perchè ora che sono con te
finalmente credo a quel…
‚ÄúVedrai mamma, vedrai che cambier√†‚ÄĚ


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>>> POST: LETTERA A TENCO di Emanuela Cianfrocca

>>> FOTO e PAROLE di Tenco su Flickr.com

 

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FRANCESCO FORNI, il blues d’autore

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Mart. 23 giugno 2009
FRANCESCO FORNI IN CONCERTO
THE PLACE , Via Alberico II
h. 22:30 ingresso gratuito
 
di Alessia Ranieri

Francesco Forni √® un cantautore napoletano, ma romano d’adozione, da tempo calca le scene del panorama capitolino indipendente ed estero, un artista da sempre impegnato su diversi fronti, ha all’attivo un incredibile curriculum come chitarrista, autore, produttore e cantautore.

Fra i successi recenti, ha firmato la colonna sonora dello spettacolo teatrale Gomorra, per la¬†regia di Mario Gelardi e un disco Collettivo Angelo Mai vol. I. Ha da poco pubblicato il¬†suo primo album d’esordio dal titolo Tempi Meravigliosi.

Musicista poliedrico che emoziona e trasporta l’ascoltatore in un universo in bilico costante tra reale ed onirico, attraverso sonorit√† che spaziano tra il blues, il rock,¬†il folk e le ballads. L’esperienza e la passione, unite ad una capacit√† di reinventarsi ed una ricerca costante, in cui anima e capacit√† strumentali si fondono, sono gli elementi che rendono uniche le sue esibizioni.

Un’occasione per scoprirlo, quella offerta da questo live che lo vedr√†¬† esibirsi in solo, chitarra e voce, con un repertorio costruito sui successi inseriti nell’ultimo¬†album, Tempi Meravigliosi ¬†e sull’ingresso¬†a sorpresa di diversi¬†artisti che Francesco ospiter√†sul palco¬†del The Place¬† durante la serata .

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>>>> ESTATE ROMANA, Tutti gli eventi
>>>> in MUSICA di Roma giugno-settembre 2009

 

BOB DYLAN A ROMA: RECENSIONE di A.Lepore

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foto di type-1

ALESSANDRO LEPORE IN CONCERTO A ROMA il 9.4.2011
>> Facebook Event

Il 17 aprile 2009 Bob Dylan è stato a Roma per un concerto che può essere considerato indimenticabile. Un artista che merita tutta la nostra attenzione per la sua musica e per come la suona. Ho voluto inserire una recensione del concerto di Roma sul Blog, pur non essendoci andata, per poter lasciare una traccia di questo momento così importante per la nostra città.

A scriverla per Romalive è stata una penna molto speciale, quella di Alessandro Lepore, cantautore pregiato del panorama italiano, per il quale Dylan è stato ed è motivo di grande ispirazione. A voi la sua delicata ma profonda visione di quella sera.

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Dylan, un esempio di stile

di Alessandro Lepore

Pi√Ļ di quaranta anni sono trascorsi da quando Dylan cominci√≤ a regalare al mondo autentiche poesie, probabilmente le pi√Ļ belle mai scritte, le quali attingono dal sociale, toccano la politica e raccontano l’amore. E Dio solo sa quanto i suoi “vecchi” brani siano di un attualit√† imbarazzante. Dylan ha da sempre ripudiato e respinto l’etichetta di leader sociale e portavoce di varie generazioni, condivisibile, ma questo non nega la sua assoluta genialit√† compositiva e la rarissima unicit√† del suo talento.

Da sempre √® stato definito uno “antipatico”, schivo, uno di quelli che non si concede. Queste sono considerazioni dettate dalla superficialit√† di un giudizio che forse premia come “simpatici” coloro i quali sono prima che musicisti degli intrattenitori. Coloro i quali assecondano le voglie di un pubblico che in certi casi non vuole mettersi in discussione, di un pubblico che vuole svagarsi. E sia ben chiaro, il divertimento e l’intrattenimento sono i pilastri sui quali poggia e vive lo spettacolo, ma io credo che ci sia anche un intrattenimento pi√Ļ intimista che va a toccare altre corde, e che ci arricchisce in ugual misura.

Il concerto del 17 Aprile a Roma √® stato per me un esempio di stile, di una classe innata che non ha mai abbandonato Dylan in tutti questi anni. Quasi due ore di musica e poesia ininterrotta. Non concede una parola se non quando, quasi a fine concerto, presenta la band. Una band strepitosa che accompagna Dylan in un susseguirsi di improvvisazione, di rock, di blues, di folk di quel cantautorato onesto e schietto che centrifuga l’anima. La sua voce √® travolgente, ruvida talmente imponente da far passare in secondo piano la pessima acustica del palazzetto. Una ricerca inarrestabile, negli arrangiamenti e nella vocalit√†. Dylan presenta i suoi nuovi brani e stravolge le sue “vecchie” canzoni. Il pubblico si accende quando Like A Rolling Stone invade il Palalottomatica, le chitarre si fanno pi√Ļ aspre in All Along The Watchtower, ma il regalo pi√Ļ grande, per me, √® la versione irriconoscibile di It’s Alright Ma. Certo le parole continuano ad essere sbiascicate, quasi incomprensibili, pronunciate con rabbia, e forse con quella timidezza di chi sa di raccontare la verit√†.
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Alessandro Lepore classe 1976

Sin da ¬†bambino Alessandro Lepore, chitarra e voce, si immerge nella musica. Dallo studio del pianoforte fino al Conservatorio di Udine nella sezione percussioni. La passione per la chitarra esplode dopo alcuni anni. Fortemente influenzato dalle sonorit√† d’oltreoceano¬† – Jimi Hendrix, Johnny Cash, Paul Simon, Tom Waits, Bob Dylan, Bob Marley, Willis Alan Ramsey, Robert Jonson, Peter Gabriel, Willie Nelson, Townes Van Zandt, Neil Young, Jim Croce, Stevie Wonder e poi¬†Jeff Buckley, Amos Lee, Calexico, D’Angelo, Damien Rice, M. Ward, Mark Growden, Norah Jones, Radiohead, Ryan Adams – si trasferisce negli Stati Uniti nel 2002, a Phoenix, Arizona, dove trova l’ispirazione per le sue prime composizioni, raccolte ora in due album How Much Time nel 2005 e 24/7 twentyfourseven nel 2008. Da un po’ di tempo¬†√® a Roma dove ha cominciato da solista a proporre la sua musica nei locali e¬†sta lavorando ad un nuovo progetto per la formazione di una band a suo nome.

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Alessandro √® un musicista di grande talento, come strumentista e compositore. La sua interpretazione dei brani √® toccante, anche grazie ad una voce, vero dono naturale, di ampia estensione che parte dalle tonalit√† pi√Ļ basse per arrivare in alto, dove diventa graffiante, ma mai urlata.

Nei suoi testi, in parte autobiografici, ritroviamo l’amore come tema centrale, descritto¬†in tanti piccoli quadri – che lui definisce ‘frammenti di realt√†’¬†sul rapporto tra uomo e donna. Sa essere auto ironico quando¬†racconta¬†con il brano In the City (How Much Time¬†del 2005) il suo viaggio verso gli Stati Uniti descrivendo¬†la grinta iniziale di chi parte pieno di sogni e speranze e lo scontro, una volta arrivato, con la realt√†, per¬†capire che non √® tutto oro quello che luccica.¬† A seguire¬†il testo del brano In The City.

foto di Silvia Lisotti www.silvialisotti.com 

In the City

I had a dream hey buddy what’s happening
I was walking around with my glamorous jacket
How many funny faces you can meet in the city
I was listening to their business stuff
And walking around the question came back
What are the problems of those funny guys in the city
And I’ve always dreamed that one day I’ll be there
I could not imagine it would be a dangerous fair
For now I can see only the broken glass in the city
My poppa told me there are a lot of hungry sharks
My momma said you’ll have always to ask son
Excuse me sir which is the way to the city
But I know that you know that one day you’ll feel home
And I know there is a show and you are waiting for
I know that you are free and always you’ll be
But for now I can see only the chickens in the city
And now I’m in the city
I am in the city

EVENTI LIVE. Roma, Estate a Tutto Jazz

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Di Donna Gatto


Ai nastri di partenza “Villa Celimontana Jazz“, il festival pi√Ļ lungo d’Europa. Giunta alla sua 15¬į edizione, la manifestazione romana (18 giugno – 14 settembre 2008), ospite anche quest’anno nella splendida villa romana sul Colle Celio, a due passi dal Colosseo, presenta un programma d’eccezione: i migliori musicisti della scena jazz italiana ed internazionale ma anche tanto teatro, cinema e fotografia.

www.villacelimontanajazz.com 

Preparatevi ad una indigestione di musica e non solo. Tra gli artisti che si alterneranno sul palco non lasciatevi scappare: Reggie Washington (2 luglio), Jeremy Pelt (3 luglio), Carla Bley (7 luglio con il quartetto “The Lost Chords”), Yellow Jackets e Mike Stern (10 luglio), Chicago Jazz Ensamble (11 -16 luglio), Ronnie Cuber (19 luglio), Shawnn Monteiro (21 luglio), Sarah-Jane Morris, (29 luglio), All Star Band (il 30 e 31 luglio con David Kikoski e Alex Sipiagin) e molti artisti italiani come Paolo Fresu (il 7 luglio ospite di Carla Bley), Roberto Gatto (8 e 9 luglio), Enrico Rava (17 luglio in “Chet Mood” e poi il 6-7-8 agosto con diversi progetti), Stefano Bollani (18 luglio in “Carioca”), Fabrizio Bosso-Javier Girotto quintet (13 agosto), Aires Tango (15 agosto), Maurizio Giammarco (24 agosto), Riccardo Del Fra (27-28 agosto), Ada Montellanico (30 agosto), Rosario Giuliani quintet (il 2 e 3 settembre con Flavio Boltro), Geg√® Telesforo “Groovinators” (4 settembre), fino ai pianisti Andrea Pozza, Danilo Rea e Antonello Salis (date da definire).

Ad arricchire il fitto programma anche progetti in anteprima nazionale oltre a proposte di confine che prevedono l’incontro del jazz con altre espressioni musicali. In questa edizione infatti, oltre alla presenza di noti ed affermati musicisti, saranno ospiti tutte le sere (dopo la mezzanotte) nella rassegna “DOPO FESTIVAL” le giovani promesse del panorama musicale italiano. Un’altra novit√† di quest’anno √® l’importante partecipazione della Columbia College Chicago. Ci sar√† spazio infine per la poesia e la letteratura. Villa Celimontana ha infatti elaborato due nuove produzioni per rendere omaggio a due grandi poeti Louis-Ferdinand C√©line e Gregory Corso.

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Enrico Rava & Paolo Fresu

Da citare, inoltre nel programma del Festival originali iniziative come il concorso internazionale di satira disegnata “Villa Celimontana Jazz Smile”. Sar√† cos√¨ che i giardini della villa si animeranno grazie alla presenza di opere di arte astratta e di installazioni.

A Villa Celimontana si prevede infine un vero e proprio campus musicale in cui i partecipanti potranno entrare direttamente in contatto con docenti di livello internazionale ed approfondire le conoscenze sia tecniche che teoriche degli strumenti. Un modo diverso di vivere la musica che diviene elemento di confronto tra le diverse culture musicali ma anche momento di scambio emozionale ed artistico.

INFO:

I biglietti dei concerti sono acquistabili:
– presso il botteghino in via della navicella che apre ogni giorno alle 19,30
– presso i punti lottomatica fino alle 18,00 del giorno del concerto

Apertura cancelli: ore 21.00
Inizio concerti: ore 22.15

www.villacelimontanajazz.com

LIBRO. VERONA, Itinerari di Storia e d’Arte

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In queste ore si parla molto della città di Verona e del triste caso di pestaggio avvenuto lì nei giorni scorsi per cause pseudo-politico-antisemite (antichi, anzi scaduti!!!) e culminato ieri con il decesso di un giovane uomo, dopo cinque giorni di inutili tentativi di rianimazione.

Verona per√≤ √® tante altre cose, perch√® oltre ad essere il capoluogo di una terra calda e molto accogliente, √® una citt√† ricca di richiami culturali e turistici, che la rendono¬†bellissima e molto¬†piacevole da visitare. Inoltre¬† RomaLiveMusic apprezza molto Verona per¬†essere la citt√† “Arena Musicale” per eccellenza, perch√® ospita ogni anno gli eventi¬†musicali tra pi√Ļ importanti in Italia.¬†¬†

Per¬†conoscere meglio¬†la citt√† di Giulietta e Romeo, presento¬†in questo post,¬†un brano¬†inedito tratto dal¬†libro di R. Piraino VERONA PATRIMONIO DELL’UMANITA’ Itinerari di storia e d’arte, attualmente in stampa. ¬†¬†

GIARDINO GIUSTI

Non lontano da Santa Maria in Organo e alle pendici del Colle San Pietro, sta Palazzo Giusti con il Giardino, le cui origini risalgono alla fine del ‚Äė400. Svolgendosi parte in piano, dove sorge il palazzo, e parte risalendo il colle, culmina in un belvedere sulla Citt√† di grande suggestione. Nonostante abbandoni, vandalismi e danni causati dalla seconda guerra mondiale, il Giardino √® sopravvissuto alle avversit√†, sia pure mutando in parte d‚Äôaspetto. Nel ‚Äė700 il complesso aveva gi√† la forma che, con le modifiche in chiave romantica apportate dopo il 1856, corrette nel restauro del 1930, osserviamo oggi. La disposizione del giardino √® documentata dalla stampa pubblicata a Norimberga nel 1714 da Christian Volkamer nelle sue Nurbergisches Hesperides. L‚Äôautore tedesco, che fissa l’immagine del Giardino com‚Äôera agli inizi del XVIII secolo, rest√≤ fortemente impressionato dalle piante di agrumi l√¨ coltivate. La parte pi√Ļ antica del giardino, concepita a hortus conclusus, impostata con gusto geometrico attorno alle fonti d’acqua, √® quella in piano.¬†

Attorno alla seconda met√† del ‚Äė700 vennero sistemate nel Giardino cinque statue di divinit√† pagane – Adone, Apollo, Diana, Giunone, Venere – tuttora esistenti, dello scultore veronese Lorenzo Muttoni (1726-1778), poste a presidiare aiuole a disegno geometrico e a volute, secondo la nuova moda dei giardini alla francese seguita anche in Italia quando ebbero notoriet√† le architetture da giardino realizzate dal celebre architetto francese dei giardini Andr√© Le-N√ītre (Parigi,1613-1700). Un lungo viale centrale, fiancheggiato da alti cipressi, collega il varco di accesso al giardino – in asse con il portale d’ingresso del palazzo – con la grotta del genius loci e il sovrastante mascherone e divide l’ampio parterre in due sezioni, a loro volta ripartite in settori quadrangolari, al centro dei quali si aprono fontane e si ergono statue. Lungo il viale trasversale che conduce al muro di cinta orientale, √® collocata una raccolta di epigrafi antiche, la pi√Ļ importante ancora in mano privata.¬† Il secondo quadrangolo √® occupato dal famoso labirinto in siepi di bosso, disegnato nel 1786 dall’architetto veronese Luigi Trezza. Questo √® uno dei rari esempi di labirinto esistenti nel Veneto con quelli delle ville Pisani di Str√† (Venezia) e Dona dalle Rose di Valsansibio (Treviso).

Il labirinto fu un’architettura frequente nei giardini antichi. Torn√≤ in auge, carico anche di esoterismi, in et√† umanistica. Si citano in proposito i disegni del Filerete, ovvero Antonio di Pietro Averlino (Firenze, 1400 – Roma, 1469), che servirono come modelli per le numerose realizzazioni nei giardini rinascimentali. Fiorentino, il Filerete impar√≤ l’arte nella bottega di Lorenzo Ghiberti e condivise con Leon Battista Alberti la convinzione che il disegno √® “fondamento e via d’ogni arte che di mano si faccia”.¬†In punti diversi del Giardino Giusti si incontrano un simulacro di Minerva, una statua di Apollo Liricine, ovvero che compie una libagione rituale, una bella statua muliebre scolpita da Alessandro Vittoria (Trento, 1524 – Venezia, 1608). Si tratta della scultura pi√Ļ significativa di tutto il Giardino; all’estremit√† Occidentale del Giardino i resti architettonici di una fontana della fine del Cinquecento. Costeggiata la neogotica “cascina rossa”, si imbocca una scalinata che porta alla zona un tempo riservata alle serre. Lungo il muro di cinta che segue sono collocate quattro statue grottesche di nani, testimoni del gusto dell’incipiente Settecento. Si ritiene probabile che anche le quattro sculture dei nani siano state eseguite da Lorenzo Muttoni.

Il muro di cinta occidentale del giardino coincide con un tratto superstite delle mura cittadine che il Comune di Verona fece costruire tra il 1130 e il 1153 a protezione dell’abitato a sinistra d’Adige. La nuova cinta comunale si sviluppava in due segmenti: il primo, partendo dal castrum teodoriciano, sbarrava la valle di S. Giovanni, saldandosi allo strapiombo del costone orientale della collina; il secondo tratto serrava la zona pianeggiante tra S. Zeno in Monte e il canale dell’Acqua Morta. oggi interrato. Da S. Zeno in Monte, dove si ergeva la prima torre, le mura scendevano lungo il giardino dei conti Giusti e attraversavano la strada per Vicenza (oggi Via Giardino Giusti), sulla quale si apriva una porta a due fornici, per raggiungere il canale lungo l’odierna via di Porta Organa, dove si vedono ancora un tratto delle mura e il fornice della Porta.

Nelle serre, due statue di gesso: Bacco non bellatorem, ¬†ma sostenitore dell’amore accanto al genius loci, e ¬†Venere e Amore con un delfino ai piedi, propiziatrice della fecondit√†. Una terza statua, andata perduta, era dedicata a Cerere, dea della fertilit√†; giusto per rafforzare l’auspicio affidato a Venere. Autore delle statue e del mascherone all’ingresso della grotta, che evoca una mitica spelonca oracolare pagana, √® ritenuto Bartolomeo Ridolfi, veronese, architetto e decoratore, genero di Giovan Maria Falconetto, attivo alla met√† del ‚Äė500. Lavor√≤ per Andrea Palladio, ebbe una certa notoriet√† quando mise in opera i camini grotteschi di Palazzo Thiene a Vicenza, quelli di villa Della Torre a Fumane, e le grottesche nella villa di S. Maria in Stelle, appartenuta ai conti Giusti. Le tre epigrafi per le sculture le avrebbe dettate il¬† giureconsulto Gian Giacomo Zannandrei, dietro richiesta del conte Gian Giacomo Giusti, figlio di¬† Agostino.¬†

La Grotta, ¬ęuna gran camera incavata a scarpello con riscontri di voci negli angoli¬Ľ, come la descrisse Scipione Maffei, nel 1732 su Verona illustrata, deve aver divertito e impressionato gli ospiti del conte Giusti con il gioco dell’eco, che richiamava la suggestione dei riti divinatori praticati dai pagani. La grotta,con un portale d’ingresso che le d√† l’aspetto di un tempietto, rappresentava il mistico domicilio del genius loci, la divinit√† tutelare della casa. In antico era rivestita di conchiglie, coralli, madreperle e mosaici e offriva giochi d’acqua: insomma era la maggiore attrattiva del Giardino.

Una sorta di torretta campanaria, scavata nel tufo, contiene una stretta scala elicoidale con cinquantuno gradini che permettono di salire alla parte superiore del giardino. Qui c’√® il belvedere, un balcone a balaustra con affaccio sopra il mascherone. Dalla Coffee house si gode di un’ampia veduta sulla citt√†. Sul sito, due lapidi con iscrizioni latine ricordano la visita dell’Imperatore Giuseppe II, nel 1782, e un fatto d’armi risalente all’epoca napoleonica.

 

 

 

 

Roma. “AlleviLive” il dovere dell’artista

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Di Filomena Genoese

Non bisogna mai aver paura di rompere le regole, se √® il nostro cuore a chiederlo. Mai temere di destabilizzare un sistema: √® nella sua natura la necessit√† di cambiare. Ma soprattutto bisogna sempre trovare il coraggio di esporsi, di osare, di mettersi in gioco: √® un dovere dell’artista!” (1)

E’ Giovanni Allevi che scrive…sono un po’ confusa: lui che per un anno ha mangiato solo pasta al tonno…lui che prima di ogni concerto vuole una fetta di torta al cioccolato e sussurra al pianoforte “fai il bravo”…lui che si ostina ad usare i mezzi pubblici…s√¨, lui dice che non dobbiamo aver paura di rompere le regole!…¬†¬†E allora torno indietro con la mente e penso allo scorso 23 Febbraio…√® la prima tappa del suo tour “Allevilive”…l’appuntamento √® alle h 21 nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica…c’√® il tutto esaurito…l’occhio di bue sul pianoforte… Il compositore marchigiano entra come fosse un’aeroplanino, i suoi boccoli fluttuano, l’occhio di bue si √® spostato su di lui, prende il microfono: ci saluta tutti, √® emozionato, si sente, gli trema la voce… Ha infranto la prima regola: niente smoking, solo un paio di jeans neri con su una felpetta e ai piedi le inseparabili Converse.¬† “Quando devo vestirmi metto la prima cosa che mi piace. E soprattutto sul palco – per me luogo sacro – devo assolutamente essere me stesso e comodo. Solo cos√¨ riesco a esprimere la mia arte” (2)

Ma le regole non sono n√© i jeans, n√© le Converse, n√© l’aeroplanino, n√© tantomeno la felpa che adagia sempre sul pavimento… √® la sua Musica che ha infranto tutte le regole!

Per Lei, da piccolo aspettava che si svuotasse la casa per poi prendere dal cassetto quella chiave dorata che apriva il pianoforte; √® per Lei che¬†alla scuola materna¬†durante una recita, senza dir nulla, si avvicina al pianoforte e inizia a suonare il Preludio in LA Maggiore di Chopen (aveva 5 anni e nessuno l’aveva mai sentito suonare), √® per Lei che si improvvisa cameriere solo per conoscere il maestro Muti. E di aneddoti come questi ce ne sono tanti nella vita del giovane artista. La musica gli entra prepotentemente in testa, va a trovarlo all’improvviso e non se ne va fin quando non ha compiuto la sua opera: √® Lei a scegliere tutto, che dice dove andare, che strada prendere, √® esigente e capricciosa. Giovanni √® solo il braccio che trascrive e poi interpreta… Allevi¬† ha osato andare contro il sistema della musica “contemporanea”: le sue composizioni¬† stanno a met√† strada tra la musica classica e il jazz e “come dice Hegel, in questi casi le possibilit√† sono due: o vinci e apri una nuova strada, o vieni allontanato perch√© sei una minaccia al vecchio ordine“.¬† La¬†sua musa emoziona, la sua interpretazione coinvolge al punto da farvi sentire parte di un universo parallelo e a testimonianza di ci√≤ c’√® la lettera di una sua fan: “Caro Giovanni, non riesco a fare a meno della tua musica. LEI permette di staccarsi dalla realt√†, di entrare in una dimensione eterea, inverosimile, rende liberi da pensieri e paure, √® come l’amore, ti fa venire voglia di essere una persona migliore. Grazie per tutto questo …. Azzurra”

¬†Questo “Sogno di Bach”:

 


[1] Giovanni Allevi (2008), La musica in testa, 24Sette, Rizzoli Milano

[2] Da http://seidimoda.repubblica.it/dettaglio/Non-chiamatemi-star/43472

ndr: Non abbiamo trovato su Youtube un video migliore, dal punto di vista del sound. Grazie Filomena per averci fatto capire meglio Giovanni Allevi, con la tua passione per la musica da me condivisa.  Qui sei sempre la benvenuta! RLM 

Adozioni, un vero scambio di doni.

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Invito a leggere l’editoriale relativo all’universo delle adozioni scritto dall’Avvocato civilista¬†Rosamaria Montone, esperta in diritto di famiglia. (rosamaria.montone@gmail.com)

Roma 27 febbraio 2008

Adozioni “stile Stati Uniti”? E’ questo l’interrogativo che emerge dalla storia di Juno, giovane adolescente americana del Minnesota, nata dall’immaginazione della scrittrice, ora sceneggiatrice, Diablo Cody, e portata sullo schermo dal regista Jason Reitman. Da anni, infatti, negli Stati Uniti, accanto all’adozione “chiusa”, o legittimante, che si svolge sotto il controllo pubblico, si sperimenta un modello adozionale nuovo, “aperto”: attraverso delle apposite agenzie, i genitori biologici, soprattutto la madre, ancora prima di partorire, entrano in contatto con la famiglia adottiva, stabilendo sin dal principio, attraverso un accordo, le condizioni alla cui stregua si concede il nascituro in adozione, riservandosi, di solito, il diritto di visita al minore secondo scadenze concordate tra le parti. La sua peculiarit√† consiste proprio nel mantenimento di un rapporto tra madre (o famiglia) biologica e minore adottato, la cui intensit√† √® regolata da un accordo preventivo fra le parti. Un vero e proprio “servizio a pagamento”, poich√© dette agenzie hanno diritto ad una percentuale dalle famiglie, e provvedono a pagare tutte le cure e l’assistenza medica delle mamme in attesa. Si tratta, in buona sostanza, di un’adozione “privata”, perch√© estranea all’intermediazione ed al controllo pubblici e che costituisce un notevole incentivo all’adozione per la famiglia d’origine; e, complessivamente, un espediente che, in assenza di intermediazione pubblica, agevola l’incontro tra “domanda e offerta” di bambini adottabili, rappresentando per la donna in difficolt√†, anche un’alternativa proponibile all’aborto.

Del tutto differente la disciplina in Italia, ove tutto avviene sotto il controllo e l’intermediazione delle istituzioni. Per chi intendesse adottare un bambino, questo √® l’iter: presentazione della dichiarazione di disponibilit√† all’adozione, verifica dei servizi sociali e affidamento preadottivo (per le adozioni nazionali, che fanno riferimento al Ministero di Giustizia, Dipartimento giustizia minorile); decreto di idoneit√†, incarico all’ente autorizzato, incontro del minore nel suo paese d’origine, ingresso in Italia della nuova famiglia (per le adozioni internazionali, che fanno riferimento alla Famiglia, e dunque, alla presidenza del Consiglio, ove ha sede la CAI – Commissione Adozioni Internazionali). Un sistema, quindi, “chiuso”, bench√© la legislazione in materia sia caratterizzata da una rinnovata percezione dei diritti del minore (diritto di espressione e di ascolto del bambino da parte delle istituzioni, introduzione del principio del contraddittorio fin dalle prime fasi del procedimento per la dichiarazione di adottabilit√† del minore, possibilit√† per l’adottato che abbia compiuto i 25 anni di et√†, di accedere alle informazioni sulle origini), in aderenza a quanto emerso nel corso di alcune Convenzioni internazionali (Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, Convenzione dell’Aja del 1993, Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei minori sottoscritta a Strasburgo il 25 gennaio 1996). E malgrado non siano mancate proposte dirette a verificare la possibilit√† di applicare la cosiddetta “adozione mite” (2003, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bari). La necessit√† pratica di affidare il primo contatto ad un intermediatore, di solito, un’agenzia privata, tuttavia, pu√≤ nascondere il rischio di uno sfruttamento economico della donna in difficolt√†, da una parte, della famiglia che aspira all’adozione, dall’altra. In secondo luogo, c’√® il rischio che in tal modo si incentivi l’adozione, o addirittura, la nascita dei bambini pi√Ļ richiesti sul mercato, bianchi, sani, appena nati: ha fatto molto scalpore negli Stati Uniti la notizia di una coppia che ha deciso di “restituire” il figlio adottivo, perch√© affetto da squilibrio mentale, anche se il bambino ha rifiutato di essere disadottato (in America, infatti, a differenza dell’Italia ove √® sufficiente che una coppia dichiari che non intende pi√Ļ continuare l’adozione perch√© il Tribunale per i minorenni sospenda la potest√† genitoriale dei due genitori adottivi ed affidi il minore ad una casa famiglia, perch√© il bambino venga “restituito” occorre necessariamente il consenso di quest’ultimo). E’ notizia di questi giorni la presentazione a Strasburgo da parte del Vice segretario generale del Consiglio d’Europa, Maud de Boer-Buquicchio, della bozza della nuova Convenzione europea sui diritti dei minori, indirizzata a tutti i ministri europei responsabili delle politiche familiari e della giustizia, diretta a creare una piattaforma comune di procedure adottive, armonizzando le leggi nazionali degli stati membri dell’unione, con tante novit√† importanti. Anche l’Italia, quindi, una volta che la Convenzione sar√† approvata, dovr√† adeguarsi, modificando la legge attualmente in vigore. Verso un sistema sicuramente pi√Ļ “aperto”. Ma che limiti quella che √® stata definita “la fabbrica delle adozioni che produce figli” e consideri che “…adottare un bambino √® una grande opera di amore. Quando la si compie, ti d√† molto, ma anche si riceve molto. E’ un vero scambio di doni…” Giovanni Paolo II.