PIPPO MATINO, il Basso Elettrico

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24-25-26 febbraio 2011
PIPPO MATINO EUROPEAN QUARTET
Alexanderplatz Jazz Club
Via Ostia, 9 in zona prati
Ingresso con tessera
h. 22.00

Pippo Matino, basso
Francesco Bearzatti, sax
Jorge Bezerra, percussioni
Claudio Romano, batteria

WEB: reverbnation.com/pippomatino

Pippo Matino grandissimo virtuoso del basso si esibirà per tre serate consecutive all’Alexanderplatz. Sarà accompagnato da altrettanto ottimi musicisti per una performance che vi consiglio (e che promette scintille). Nato a Portici, NA, Pippo infatti porta nella sua musica tutto il carattere partenopeo che unito alla vasta cultura musicale, lo posiziona sicuramente tra i più interessanti bassisti elettrici in circolazione. Testimoniano questo anche le numerose collaborazioni, più che altro i tanti artisti che lo vogliono nei suoi progetti da Rita Marcotulli a Raiz. Da non perdere assolutamente.

DOPO GUALAZZI

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A qualche giorno dalla conclusione di Sanremo 2011 abbiamo provato  a chiedere ad alcuni rappresentanti del mondo della musica, in particolare del jazz, la propria opinione in merito alla vittoria di Raphael Gualazzi per la categoria Sanremo giovani. In realtà vincitore non solo della categoria Giovani, ma anche premio della critica “Mia Martini” e premio della critica radio e tv, Gualazzi è stato scelto da tutti, dal pubblico, dall’orchestra, dalla stampa e persino dalla critica.

Un successo che potrebbe avere il sapore di una vittoria di categoria, quella della musica suonata con tanta intensità da diventare sublime, quella fatta di grandissimi musicisti che vivono per lei, lontani dai riflettori. Il jazz è tutto ciò. Per suonare come Gualazzi ci vuole sicuramente talento, anni di studio e una vasta cultura. Ci vuole anche quel famoso fattore X che oggi, forse per colpa di una certa televisione, non ha più quel valore distintivo. Invece Rapha si distingue benissimo e, seppure il brano presentato ‘Follia d’amore’ non sia il pezzo del secolo, a lui è stata riconosciuta una sua forte ‘appartenenza’ alla musica e un virtuosismo senza pari. 

LA DOMANDA

Un musicista di estrazione jazz blues, Raphael Gualazzi, è il vincitore per la categoria giovani di Sanremo 2011 con un brano arrangiato da Vince Mendoza (sessione fiati) e con la presenza di Fabrizio Bosso sul palco e nel disco. Pensi che possa essere una vittoria indiretta anche per il jazz? E più generale, all’indomandi dell’assegnazione del Grammy Award a Esperanza Spalding – come miglior nuovo talento, è ipotizzabile una maggiore diffusione del jazz o addirittura il ritorno alla popolarità di un tempo?

LE OPINIONI:

Significa che sta succedendo qualcosa e l’altra sera, è di certo successo qualcosa di evidente, chiaro e molto raro.. si è fatta musica che aveva le tre E: Energia, Estro, Espressività, le tre F: Fuoco, Funambolismo e Forza, le tre G: Gioco, Garbo e Grazia.. e via così per tutto l’alfabeto e per 63 definizioni, tutte una meglio dell’altra.. Di certo il micidiale livello trombettistico di Bosso era l’integrazione perfetta alla macchina da guerra messa su da Gualazzi ma anche la stessa, resa sola da un vuoto circostante, sarebbe stata inutile. Invece no, no e no! Abbiamo avuto la sensazione di un fuoco nuovo. Questi ragazzi sono il nostro Rinascimento, la speranza che attraverso di loro si possa tornare a ficcare il naso fra i dischi e ritrovare King Oliver e James P. Johnson.. Ma anche a proiettarsi verso luoghi nuovi ed inesplorati, novelli Ellington del Nuovo Millennio.. E quindi, l’altra sera, mi sono eccitato di brutto e mi sono fatto rapire il corpo dal ritmo e la mente dall’ironia e dal gioco. Poi sono di nuovo svenuto.. ero giustificato.. avevo la febbre..o forse era il resto che” ron-ronava” nel sottofondo… Massimo Nunzi trombettista compositore

E’ stata premiata l’originalita’ che si contrappone a tutte le varie gradazioni dell’ovvieta’ a cui siamo abituati. Un musicista con una formazione completa che unita ad una sana pazzia e’ capace di entusiasmare chi lo ascolta. Conoscevo gia Raphael a causa delle mie scorribande su you tube e sono felice che un virtuoso musicista sia stato premiato in una manifestazione dove il jazz difficilmente e’ mai entrato. Non e’ mai troppo tardi per alzare il livello e colgo l’occasione per ringraziare la Caterina Caselli perche’ non sbaglia un colpo. Complimenti davvero . Io invidioso ? Si perche’ e’ nato nell’81.  Gianni Mazza musicista, compositore, direttore d’orchestra.

Ho sempre pensato che la salvezza del jazz fosse quella di rinnovarsi e di allargare la sua utenza presentandosi in contesti più popolari e dando il messaggio ai giovani che fare jazz e’ Figo e non da sfigati I due esempi da te citati sono perfettamente in linea con quanto ho detto ed e’ esattamente quello che cerco di fare come direttore artistico nei miei locali. Riccardo Manenti direttore artistico eventi jazz

No. Non l’ho sentito. E’ grave? Io credo di no. La kermesse sanremese già da molti anni ha segnato nel nostro paese la consegna senza condizioni del mercato discografico nelle mani della RAI e dunque della televisione. Infatti adesso Sanremo neanche conta più di tanto, superato da Amici e compagnia bella, con i discografici che pur di vendere qualche disco – perchè tra parentesi loro non sono capaci a venderli (questi famosi managers…!) – hanno consegnato il loro culo nelle mani dei televisivi, che il loro di culo tra parentesi non si ricordano neanche più di averlo…. Io mi sono da tempo ribellato alla logica perversa del “comunque bisogna tenersi informati”. Nei confronti di questo mondo ho un atteggiamento da sendero luminoso, penso che debbano morire tutti visto che hanno fatto morire perfino la musica commerciale (!) – che comunque lateralmente era un settore nel quale ogni tanto si lavorava – figuriamoci quella che piace a noi. Per quanto mi riguarda bisognerebbe semplicemente boicottare gli ascolti, andare in giro e dire Sanremo? Che diavolo è? Punto e basta. Scusa lo sfogo e comunque ti mando un caro abbraccio come sempre. Maurizio Giammarco compositore sassofonista, direttore della PMJO, parco della musica jazz orchestra

Sicuramente la vittoria di Gualazzi a Sanremo ha dato una ulteriore visibilità al jazz. Ma questo è un processo iniziato da qualche anno. La vittoria di Stefano di Battista nella categoria gruppi nel primo festival di Bonolis e Fabrizio Bosso ormai habitué del festival. Artisti come Simona Molinari, Sergio Cammariere prima di Gualazzi già avevano dimostrato che anche il grande pubblico ama le sonorità del jazz. Certo parliamo di canzoni confezionate ad hoc per l’occasione, ma forse non lo erano nella loro realtà anche “Over the Rainbow” e tanti altri grandi standard del jazz? Il jazz è nato come una musica popolare ed è stata la prima musica “pop” della storia. Credo che il “problema” della scarsa diffusione del jazz, ovviamente parliamo dei grandi circuiti, sia da scrivere anche al mondo del jazz stesso. Per troppi anni il jazz si è estraniato dalla gente e si è mascherato da musica nobile a causa dei suoi operatori. Si è pensato che creare una “nicchia” culturale al pari della musica classica, il jazz potesse diffondersi e difendersi dall’evoluzione del mondo musicale. Ma la musica classica dispone di grandi fondi pubblici che al jazz sono preclusi. Tutto ciò ha portato ad un’involuzione che ha isolato e poi escluso il jazz dai circuiti commerciali e dal grande pubblico. Personalmente credo che il rilancio del jazz debba per forza passare attraverso la conoscenza del grande pubblico. Tornare ad essere quello che era, ossia musica popolare, rimane l’unica speranza per il jazz. Gli stessi artisti devono andare verso il pubblico ed in parte verso i loro gusti, che sta a noi migliorare, comprendere le nuove sonorità e linguaggi della musica di oggi. Certo in tutto questo non può essere dimenticata la tradizione e lo swing. La vittoria di Esperanza Spalding dimostra che un percorso simile è possibile. Che anche il grande pubblico apprezza e che da tutto ciò il jazz può solo trarre una nuova linfa. Dopo tutto nel jazz non sono i buoni musicisti a mancare ma le possibilità e la visibilità. Chiuderei con una frase del film gli Aristogatti.. Tutti amano il jazz. Italo Leali direttore Tuscia In Jazz

Ciao Cristiana, ti dico due parole approposito di questa ennesima vittoria del….jazz a Sanremo, si perchè in realtà gli antesignani di questi ultimi anni sono stati Cammariere, Di Battista, Bosso i quali hanno portato timidamente un pizzico di classe in una realtà Sanremese che a fatica finalmente sta iniziando a svestirsi di un abito eccessivamente retrò sfoggiato ostinatamente per anni e ormai consunto! e ad indossare uno stile più fresco, attuale…diciamo un prét-à-porter all’italiana. Raphael Gualazzi è un musicista che mi ha colpito subito per questa voce graffiante e sensuale e mi piace ascoltarlo per radio, compiaciuta per la sua vittoria!…qualcosa è cambiato e vero si vincono riconoscimenti, premi, jazz e musica futura…. è un binomio in perfetta consonanza a mio parere potenzialmente capace di incuriosire ed accendere l’ attenzione del pubblico come si è dimostrato ancora una volta quest’anno a Sanremo. Speriamo che il pubblico….dedichi la sua attenzione e la sua partecipazione a tutto il jazz di qualità…anche se non griffato “SANREMO” fuori dal Festival c’è tutto un mondo di musicicsti “pazzeschi” dove trovi la terra vera! Antonella Vitale jazz vocalist, compositrice.

Ciao Cri, non mi va di essere polemico ma penso che il jazz sia qualcosa di diverso da quello che ho sentito quest’anno ed anche nelle precedenti versioni (Amalia Gre, Niki, Cammariere…). Fabrizio è bravo, lo sappiamo, Mendoza pure ma il brano non mi è piaciuto e Gualazzi non è un cantante…mi dispiace. I jazzisti vengono ancora chiamati “a servizio” della musica pop e mai per quello che veramente sanno fare, come sempre. Ma a Sanremo non serve Bosso, Mendoza o di Battista; serve qualcuno che sappia scrivere ed interpretare le canzonette che fanno parte di un patrimonio internazionale non troppo impegnato ( né musicalmente, né politicamente né altro…), canzonette e basta! E le devono cantare e ballare tutti quelli a cui piacciono e che non necessariamente amano il jazz e la musica colta. Anche la presenza di Vecchioni al festival mi è parsa fuori posto e forse sarebbe stato meglio se fosse andato al Tenco anziché “travestirsi” da cantante sanremese… Mi auguro che il jazz possa continuare a vivere per quello che è e non per quello che alcune case discografiche chiedono di essere. Riccardo Biseo pianista e compositore Jazz

Ciao Cristiana, credo che il brano proposto da Gualazzi sia buono e interessante e trovo giusta la vittoria, credo che il jazz stia vivendo un buon momento e che in ogni caso viva di luce propria…sembra che il jazz piaccia a tutti ma poi caso strano, ci sono sempre poche risorse per questo genere musicale. Personalmente sono abbastanza drastico, le influenze non mi sono mai piaciute. Giorgio Lovecchio produttore discografico Jazz

Riguardo Sanremo, sono 15 anni che non lo vedo e non lo sopporto piu.. quindi è meglio che non dica niente… anche se Gualazzi (visto velocemente su youtube) sembra un vero talento, Bosso lo ha salvato parecchio però. Lo sai che io le canzoni swing… non siamo tanto in sintonia ;-)) Marc Reynaud 28DiVino Jazz Club

Un Trio e il suo PIANO ‘B’

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Dom. 20.02.2011
PIANO B
28DiVino Jazz Club,Wine & Cheese Bar
Via Mirandola, 21
Ingresso con tessera h. 22:00

Per interrompere la routine Sanremese, consiglio questa settimana un progetto dal vivo in uno dei jazz club più accoglienti di Roma. Domenica al 28DiVino Elvio Ghigliordini e Andrea Biondi, coppia fissa del progetto latin Squintet, presentano una nuova idea ispirata a diversi generi, dal reggae alla new wave PIANO B rilegge in modo visionario note di varia estrazione, da Bob Marley ai Depeche Mode, passando per il jazz e Cole Porter. Una sorta di seconda possibilità, una via d’uscita verso nuove sonorità attraverso la quale il Trio riesce a produrre un colore sonoro dalle mille sfumature che cattura il piacere dell’ascolto live.

Elvio Ghigliordini flauto e sax baritono
Andrea Biondi vibrafono e busta di plastica
Gabriele Lazzarotti basso elettrico.

MORE INFO:

Roma, Staz Tuscolana – Metro “Ponte Lungo”.
Tel: 340 8249718  email: 28divino@libero.it
WEB: 28divino.com

Irresistibile RAPHAEL GUALAZZI

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nella foto: Fabrizio Bosso e Raphael Gualazzi

E’ impossibile resistere al fascino della musica di questo giovanissimo pianista e vocalist italiano, cresciuto a jazz e blues, nel conservatorio di Urbino. Qualcuno ha già detto che nella sua musica si sentono echi di note del passato, semmai questo fosse un difetto, di sicuro non per la giovane generazione contemporana alla quale deve per forza risultare una novità e non può non suggerire una nuova strada, almeno da provare.

Ci ha riempito il cuore ieri sera dal palco dell’Ariston. Perchè dopo la sfilata di (pseudo) talenti sanremesi e canzoni mediocri, di colpo arriva lui, un po’ timido e impacciato, con l’atteggiamento di chi pensa di essere lì un po’ per sbaglio o forse per un colpo di fortuna. Poi mette le mani sul pianoforte e  nel tempo di poche batture riesce a cancellare dalla nostra mente ogni pensiero negativo. Nonostante la comprensibile emozione della primissima volta, suona veramente bene e canta ricordandoci che esistono le signore Voci, gioca con l’orchestra che finalmente si diverte e lo sostiene con passione e soprattutto trova grande interplay con Fabrizio Bosso alla tromba, un altro importante jazzista italiano, in un emozianante serie di scambi che avremmo voluto veder continuare all’infinito. Il brano è piacevolmente divertente, ma non è questo il punto.

Il palco e tutto l’Ariston sono con loro.  Fatica e suda Raphael, mentre  le sue mani scorrono a pieno ritmo volando sulla tastiera, e  regalano un momento toccante di improvvisazione. Forse potrà sembrare un marziano a chi non frequenta dal vivo musicisti di questo livello. Eppure è solo un Jazzista e per questo molti di noi ‘godono’ perchè finalmente la musica che amiamo di più occupa il posto che meriterebbe sempre di avere. Finisce il brano e Raphael sorride ora più disteso  e, mentre il teatro esplode in una applauso fortissimo, anche gli orchestrali posano gli strumenti per battere le mani.

Video dalla serata del 16.2.2011

Video Rai.TV – Sanremo – Raphael Gualazzi – “Follia d’amore”.

Sanremo 2011 Giovani. Quando e come votare

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Raphael Gualazzi

Mercoledì 16.02.2011, seconda serata 
Esibizione di 4 canzoni categoria giovani, con sistema di votazione misto, giuria composta dai musicisti della “Sanremo Festival Orchestra” (50%) e televoto (50%). Le 2 canzoni più votate saranno ammesse alla Quarta Serata.

Giovedì 17.02.2011, terza serata
Esibizione di 4 canzoni categoria giovani, con sistema di votazione misto, giuria composta dai musicisti della “Sanremo Festival Orchestra” (50%) e televoto (50%). Le 2 canzoni più votate saranno ammesse alla Quarta Serata.

Venerdì 18.02.2011, quarta serata
Esibizione di 4 canzoni categoria giovani, con sistema di votazione misto, giuria composta dai musicisti della “Sanremo Festival Orchestra” e dal pubblico tramite televoto, con “golden share” della giuria Radio. L’esibizione più votata proclamerà il vincitore di sanremo giovani 2011.

Artisti e Brani

Serena Abrami Lontano da tutto
cantautrice con un brano dal sapore country di N. Fabi

Roberto Amadè Come pioggia
molto pop, bravo nell’arrangiamento vicino alle sonorità più europee

Anansi Il Sole Dentro ELIMINATO
reggae nell’anima e nel corpo

BTWINS Mi rubi l’amore
Eraldo e Giuseppe Di Stefano giovanissimi gemellini – del 1991
pop e non poco

Gabriella Ferrone Un pezzo d’estate ELIMINATA
assolutamente pop, mascherato da una voce e stile RnB

Raphael Gualazzi Follia d’amore
grande pianista jazz blues fusion e una voce incedibilmente bella

Marco Menichini Tra tegole e cielo malinconica
ballad pop senza particolari pretese 

Micaela Fuoco e cenere
ballad pop

SENZA OSARE MAI: Sanremo 2011

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Dispiace dover tirare le somme della prima serata del Festival di Sanremo e notare che il bilancio segna un bel ‘meno’ alla voce canzone italiana. Quasi dalla prima all’ultima nota, non solo musicale. Dalla Clerici e la sua innocente bambina, alle Velone che a noi Donne fanno venire il sangue al cervello – proprio quando stiamo urlando al mondo che non siamo solo involucro, bensì menti capaci – tutto o quasi è andato male. Dispiace notare che comunque the show must go on.

E alla luce dei fatti, trovo assolutamente fuori contesto il tono entusiastico di molta, quasi tutta, la stampa che nel pre-festival ha inneggiato alla svolta, annunciando una rassegna ‘che finalmente riporterà alto il nome di Sanremo’. La stessa stampa che ha tentato di innalzare all’olimpo dei mostri sacri un cantante come Morandi, che nel corso di una carriera piuttosto casuale, ha sbagliato quasi tutto anzi ha fatto grossi danni al background culturale della persona comune. Per poi sentire al TG1 della notte, Vincenzo Mollica che si arrampica sugli specchi e parla di un livello medio alto dei brani. E ancora questa mattina alcuni titoli da lavaggio del cervello. ‘Festival iniziato col botto’ (il Messaggero). Per fortuna altre testate, si limitano a fare un resoconto della serata.

Non è così. E non posso tacere, come blogger musicale, la mia profonda rabbia. Non è il festival della canzone italiana, ma la guerra dei poveri. Ribadisco è l’Ultima Spiaggia. Un concorso di serie C, tra squadre al limite delle possibilità. Dove anche il più grande dei cantautori, come Battiato, scivola inesorabilmnte sulla buccia di banana e ammutolisce anche il più fedele dei suoi fan. E’ proprio vero, chi va con lo zoppo impara a zoppicare, perchè non illudiamoci, la presenza di un grande come Vecchioni, non servirà a far salire il livello, piuttosto anche i migliori saranno schiacciati da un meccanismo che non osa mai.

Esclusi Patty Pravo, Van De Sfroos e l’arrangiamento del brano di Albano, il resto è fuffa vera! Agghiacciante il contorno, che tocca l’apice del trash con il twist della Canalis. Per questo invito tutti ad andare oltre le apparenze, a chiudere gli occhi e lasciare che il suono vinca sulle immagini, nel bene e nel male.

la PAGELLA secondo ROMALIVE

Davide Van De Sfroos YANEZ = otto e mezzo
Patty Pravo IL VENTO E LE ROSE =   otto
Al Bano AMANDA E’ LIBERA = sei e mezzo
Roberto Vecchioni CHIAMAMI ANCORA AMORE = sei
Moda’ con Emma ARRIVERA’  = sei
Luca Madonia con Franco Battiato L’ALIENO =  cinque
Nathalie VIVO SOSPESA = cinque
Anna Tatangelo BASTARDO =  cinque meno meno
Giusy Ferreri IL MARE IMMENSO = 4 e mezzo
Anna Oxa LA MIA ANIMA D’UOMO = quattro
La Crus IO CONFESSO = due
Tricarico TRE COLORI = due
Max Pezzali IL MIO SECONDO TEMPO = due
Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario FINO IN FONDO = n.c.

Raphael, c’è Esperanza.

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Esperanza e Raphael, due artisti giovani e grandi, attraverso i quali forse è possibile intravedere un nuovo orizzonte.

Nel giorno in cui Esperanza Spalding ha vinto il Grammy Award 2011 come la miglior New Artist, battendo anche  il favorito idolo delle ragazzine Justin Bieber, possiamo dire che finalmente una speranza c’è. Siamo forse più vicini a compiere quel cambiamento in fondo culturale e rafforzare la nostra capacità di comprendere la musica. Il sound di Esperanza, seppur accattivante, è molto sofisticato e le due cose insieme possono trasmettere il desiderio di ‘ascoltare’ nel modo migliore. Si tratta di rompere schemi piuttosto radicati, ma un tale riconoscimento al jazz è un primo segnale che qualcosa si sta muovendo.

Il ciclo della musica contemporanea si trova nuovamente in fase crescente e sembra che il pubblico si avvicini anche a generi più elaborati, come il jazz ad esempio, che ovunque sta vivendo una nuova primavera. Nel regno del pop, la vittoria della contrabbassista  americana, ’a little old jazz musician’ come lei stessa si definisce, può essere interpretata come una nuova tendenza ad apprezzare armonie più raffinate e a valorizzare il sound rispetto all’ immagine. Un passo avanti per noi e, per la prima volta dall’alto della classifica, una piccola jazzista dell’Oregon guardando in giù, troverà quell’intruglio tecnologico di Lady Gaga.

“I certainly did not expect to even be considered for that type of nomination. Me being  a little old jazz musician and everything.” E.Spalding

Nello stesso giorno e sul filo dell’entusiasmo per un  Grammy Award che  potrebbe avere un valore socio-economico in quanto premia una intera categoria, perchè non credere che uno come Rapahel Gualazzi, voce e piano  jazz di strabiliante bravura, possa compiere il miracolo e imporsi in un festival di (quasi tutte) canzonette. Con Follia d’Amore, brano ispirato alla grande tradizione jazzistica, Gualazzi sarà una delle otto nuove proposte di Sanremo 2011. Per Gino Castaldo è un discendente di Buscaglione, Conte e Tom Waits, per Caterina Caselli  un nuovo giustissimo investimento da fare. Gualazzi però deve rimanere uguale a se stesso, senza cambiare nulla e continuare il suo discorso, rischiando, così come ha sempre fatto dal momento in cui ha scelto il jazz. Sarebbe un errore il contrario,  proprio quando una parte di pubblico comincia forse a capire la differenza.

“.. se tutti quanti siamo in orbita nella follia ..” R. Gualazzi

   

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