FROM BLUES TO BLUEGRASS

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Mar. 3/02/2009  BLUEGRASS
DANILO CARTIA BAND  – B.B.B. Night
a Journey from Blues to Bluegrass
WALLA WALLA via di Torpagnotta 371/B

h. 22:30

La Musica di Danilo Cartia è come un colpo di vento texano, che prima di arrivare a spettinarti, passa per l’Irlanda, la Scozia e poi arriva dritto al cuore. Nel Bluegrass, così come nel jazz, ogni strumento, a turno, prende il sopravvento sugli altri e improvvisa delle variazioni sul tema principale. L’importanza culturale e storica di questa musica va ricercata nel suo dna, dove sono presenti tracce di gospel, del blues e delle migrazioni dall’Europa verso gli Stati Uniti a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale. DANILO CARTIA sarà al Walla Walla tutti i martedì.

Danilo Cartia  voice, acoustic guitar, 5 strings banjo
Alessandro Valle dobro, pedal steel guitar
Leonardo Petrucci voice, acoustic guitar, mandolin
Andrea Moneta voice Chapman stick

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Shenandoah Breakdown – Live in Milano

LINKs:

DANILO CARTIA

WALLA WALLA

             

DUE CHIACCHIERE CON I SUBSONICA

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Lunedì  26/01/2009
Auditorium Parco della Musica
Sala Petrassi h. 21:00

Questa sera all’Auditorium primo appuntamento degli Incontri d’Autore, una rassegna ideata e condotta dai giornalisti Ernesto Assante e Gino Castaldo. La rassegna prevede un incontro con gli artisti che racconteranno se stessi dal palco della Sala Petrassi.

I Subsonica sono una band Torinese nata nel 1996 e nel corso degli anni pluripremiata in Italia e in  Europa. Uniti dalla voglia di portare nuova musica e di raccontare le loro esperienze diverse, i cinque componenti del progetto Subsonica si riconoscono nel rock alternative e nell’elettronica, per meglio dire del synth rock il genere che unisce il rock con elementi di musica elettronica. Nei loro testi immagini vere di vita urbana.

Sono sicura che avranno molte cose da raccontare sui percorsi e gli obbiettivi della loro musica. Per questo vado e domani saprò dire di più.

Dall’album Eclissi ascolta il brano Nei nostri luoghi

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LINK:

WEB SUBSONICA

WIKI SUBSONICA

INFO AUDITORIUM

PROGRAMMA INCONTRI D’AUTORE

FABRIZIO DE ANDRE’ 10 Anni dalla morte

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PROGRAMMAZIONE dedicata a DE ANDRE’

da lun. 12/01 a ven. 16/01 dalle 15:00 alle 16:00
RADIO 24 dedica 5 puntate allo Speciale Fabrizio De Andrè, per ripercorre la vita di Faber con materiale e interviste d’epoca, testimonianze di amici e colleghi e naturalmente le canzoni di Fabrizio De Andrè.

giov. 15/01 Concerto
Mille Papaveri Rossi a Romatribute band F. De Andrè
Locanda Hermann in Via dei Sabelli, 167b – San Lorenzo

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 ….dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori.. diceva la verità Fabrizio De Andrè che a dieci anni dalla scomparsa, avvenuta l’11 gennaio 1999 a Milano, rimane nei nostri cuori come indimenticabile cantautore, poeta e grande musicista.

Proveniente da una famiglia borghese e benestante è uno studente di giurisprudenza della Genova bene, dove spicca per turbolenze caratteriali, quando decide di iniziare a fare musica. Tra i suoi amici ci sono Luigi Tenco e Gino Paoli. Lui è cantautore sin dalla prima nota.

Ma è nel 1972 che Mina decide di interpretare ‘La Canzone di Marinella’ [VIDEO] facendo arrivare in questo modo De Andrè al grande pubblico televisivo. Anche se credo che Faber sarebbe ugualmente arrivato presto al cuore di tutti noi.

Una personalità complessa ma molto chiara nella scelta della direzione da seguire, dettata sempre dal profondo desiderio di conoscere l’animo umano nelle sue numerose diversità e debolezze. Manca alla Musica la sua poesia

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APPROFONDIMENTI

>BIOGRAFIA<

>UNO SCRITTO DI FABRIZIO<

>FONDAZIONE<

>MOSTRA AL PALAZZO DUCALE< a Genova – fino al 3 maggio 2009

Genova rende omaggio a Fabrizio De Andrè a dieci anni dalla sua scomparsa con una grande mostra a Palazzo Ducale, organizzata in collaborazione con la Fondazione Fabrizio De Andrè e curata da Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia, che si presenta come un vero e proprio viaggio multimediale nella musica, nelle parole e nella vita di Faber. (fonte: Palazzo Ducale)

 

 

FEEDBACK: PAOLO FRESU “Solo”

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 Il 7 gennaio abbiamo assistito ad un concerto diverso. In verità definirlo concerto è riduttivo e poi, anche se lo ha eseguito un jazzista di chiara fama, chiamarlo concerto di jazz non sarebbe esattamente corretto, ma ne limiterebbe il significato.

Paolo Fresu con il supporto tecnico di Francesco Carta alle luci, Fabrizio Dall’Oca al suono e Vittorio Albani alle basi, ha dato prova di essere un musicista versatile e completo. E per conoscenza musicale è probabilmente ‘onnivoro’ il che lo colloca certamente a livello dei più grandi. Ha eseguito brani di suggestiva atmosfera, spaziando dalla musica classica, al jazz, alla musica tribale africana, facendo affiorare echi del folclore sardo. L’utilizzo sapiente delle strumentazioni elettroniche, con l’impiego di harmonizer, lunghi riverberi, basi musicali ed altri supporti tecnologici, ha reso possibile la dura impresa dell’esecuzione in ‘Solo’. 

foto di "cellulare ma rende"

Così ha catturando l’attenzione del pubblico che ha ricambiato chiedendo due bis al termine dei quasi 60 minuti consecutivi di esibizione.  Ma Fresu ha dato anche prova di saper gestire molto bene lo spazio circostante, con varie postazioni microfoniche e  la ormai consueta “passeggiata” tra il pubblico. Bella anche la scenografia costruita attraverso un gioco di  luci molto armonico.

Di questo evento non potremo dimenticare la camminata sopra un simbolico filo  sospeso nel mezzo al palcoscenico, a simboleggiare la leggiadria di questo piccolo grande acrobata della musica  –  creato in realtà con luci proiettate sul pavimento – durante la quale Fresu ha suonando ininterrottamente la stessa stupenda nota per tre o forse più minuti. Una grande prova di respirazione circolare, l’esercizio che permette di respirare e soffiare nello strumento allo stesso tempo.

LE ALTRE RECENZIONI SULLA TROMBA

>> FEEDBACK BOSSO

>> FEEDBACK BASSI 

>> PAGINA PRINCIPALE

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LINKs

>> WEB FRESU

>> AUDITORIUM

 

 

 

FEEDBACK: MEG AL CIRCOLO DEGLI ARTISTI

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meg_m

Ieri sera 8.1.09 Maria di Donna in arte MEG si è esibita in una performance di due ore dal palco del Circolo degli Artisti adi Roma, mostrando di possedere elevate doti musicali. Questa ragazza conosce le note! Cosa che potrebbe sembrare una considerazione scontata, dato che Meg scrive  musica e testi per la quasi totalità dei suoi lavori. Spesso però firmare un pezzo non è sinonimo di possedere le conoscenze musicali per la composizione. Meg al contrario dimostra di avere un’ampia conoscenza di strumenti tradizionali, tanto da riuscirne a trasformare il suono originale attraverso l’elettronica in nuove soronità , che risultano veramente belle e familiari. Sono sicura che a questo punto il musicista con una visione pura e classica (tradizionale) dello strumento sarebbe pronto a controbbattere, al sentire che anche questa è musica. Io sono convinta che quella di Meg lo sia. Probabilmente anche i musicisti di chitarra classica del passato, al sentire per la prima volta le distorsioni delle chitarre elettriche, non ne furono del tutto felici. Ma il tempo ovviamente ha cambiato anche quella storia

Il progresso tecnologico si espande in ogni direzione, anche agli strumenti per fare Musica, dando vita a nuove sonorità, ricavate dalle applicazioni impiegate per l’output sonoro. Si deve riconoscere la capacità di Meg di incanalare questi nuovi suoni in un progetto che risulta musicalmente, per armonia e ritmica, convincente e molto interessante per i contenuti,  dove la voce rimane lo strumento principale.

La voce di Meg è limpida, il timbro è pieno e bello, è dotata di una ampia estensione e dal vivo sorprende il livello di intonazione pressoché senza cedimenti. Spesso la sua voce è il centro del brano e nonostante il percorso armonico quasi sempre complesso, la cantante riesce a superare ogni ostacolo utilizzando la voce come un vero e proprio strumento musicale. Molto bella la sua interpretazione dei brani Promises Impossibile Trasmissione. Grande l’enfasi di Meg nel cantare l’amore per la sua città Napoli, con il brano Napoli Città Aperta. Ottima la versione live del singolo Troppo Facile, con il quale a ottobre 2008 ha presentato l’ultimo album Psycodelice. Stupendo poi il finale con la versione acustica dai toni partenopei del brano Quello Che a dimostrazione, per chi avesse avuto dubbi, delle qualità vocale rimica e armonica dell’artista napoletana e dei musicisti che l’accompagnano.

CONCORSO REMIX LANCIATO
DAL WEB DI RADIO DJ

Si e’ dato il via su DeeJay.it al concorso per remixare la canzone “E’ troppo facile” di Meg!
E possibile scaricare le tracce audio all’indirizzo
http://mydeejay.deejay.it/megmydeejay
Una volta fatto il remix va inviato per la selezione per
essere pubblicato nel DeeJay Store!  Lunga vita al REMIX! (fonte web di Meg)

PROSSIME DATE DI MEG 2009:

09/01   Milano – Magnolia
15/01   Groningen – Eurosonic Festival
24/01  New Age Club – Roncade (Tv)
31/01  Recanati – Extracinemamusic

LINKs:

MEG official web
PICCOLA GRANDE MEG post Romalive 27/11/0
CIRCOLO DEGLI ARTISTI web

UTO UGHI vs GIOVANNI ALLEVI

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Sulle pagine de La Stampa.it di questi giorni ha avuto luogo un alterco ideologico tra il Maestro Uto Ughi e il pianista Giovanni Allevi.

Il primo, che è  il più grande violinista contemporaneo di musica assolutamente classica, ha usato toni forse troppo forti nei confronti del giovane pianista, compositore, scrittore, dipingendo tuttavia un quandro dell’universo musicale molto vicino alla realtà odierna, che vede una netta contrapposizione tra quanto accade nelle classifiche e la musica valida, vogliamo dire colta? Sì colta, ma anche innovativa e nuova. Questa opinione è diffusa ormai tra gli esperti di musica e tra i musicisti. Citando, ad esempio, il musicologo e giornalista Gino Castaldo de La Repubblica  è evidente che “oggi la musica bella è nelle nicchie, non nelle classifiche”.    

Allevi nella sua lettera aperta, pubblicata oggi come replica all’intervista concessa da Ughi il 24/12,  ha usato parole e toni come sempre alleviani e sebbene abbia dato ulteriormente prova del suo ‘diritto’ ad essere considerato un vero musicista sulla carta – cosa che realmente è – risulta essere puerile nelle considerazioni che rimanda a Ughi. Le sue parole, per come vengono utilizzate e per il crescendo emotivo espresso nei suoi pensieri, non riescono a negare quindi le affermazioni di Ughi relative all’esistenza di un potente motore di marketing che fa muovere la sua ‘macchina’. Tuttavia Allevi ha ragione quando dice che  “è necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che insistere solo sull’educazione musicale, gettando le basi di una nuova musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la gente“. Anche se tali affermazioni dette da lui possono suonare come frasi fatte o meglio come un copione scritto.

In definitiva, il contributo di entrambi è importante in questo momento storico che musicalmente mi preoccupa – anche se si soffre a vedere queste due forti personalità in contrasto. E vorrei invece che nascesse da questo ‘scambio’ qualcosa di utile per sanare la spaccatura che esiste tra quanto proposto dai media e la musica di valore. 

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A seguire i due articoli proposti da la Stampa.

24/12/2008 Sandro Cappelletto per “La Stampa”

ALLEVI SI LEVI DAI PIEDI – VIVA UTO UGHI CHE MASSACRA IL PIANISTA PIÙ POMPATO DAI MEDIA: “IL SUO SUCCESSO MI OFFENDE. UN NANO IN CONFRONTO A HOROWITZ O A RUBINSTEIN” – “non bisogna stancarsi di ricordare che Zucchero non è Beethoven”…

Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Il più ridicolo era l’onorevole Fini, mancava poco si buttasse in ginocchio davanti al divo». Uto Ughi non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista Giovanni Allevi.
Il nostro violinista lo ha ascoltato – «fino alla fine, incredulo» – dalla sua casa di Busto Arsizio e ne è rimasto «offeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze».
D: Che cosa più la infastidisce di Allevi: la sua musica, le sue parole?
«Le composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalità dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui è “anche” un compositore. Così offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro».
D: Come definire la sua musica?
«Un collage furbescamente messo insieme. Nulla di nuovo. Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris. Ma non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non è Zucchero e Zucchero non è Beethoven. Ma Zucchero ha una personalità molto più riconoscibile di quella di Allevi».
D: C’è più dolore che rabbia nelle sue parole.
«Mi fa molto male questo inquinamento della verità e del gusto. Trovo colpevole che le istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono persone di poco spessore. Tutto torna: è anche la modestia artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri d’opera, delle nostre associazioni musicali e di spettacolo a consentire lo spaventoso taglio alla cultura contenuto negli ultimi provvedimenti del governo. Interlocutori deboli rendono possibile ogni scempio, hanno armi spuntate per fronteggiarlo».
D: Che opinione ha di Allevi come esecutore?
«In altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio».
D: Lui si ritiene un erede e un profondo innovatore della tradizione classica.
«Non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova. Questo è un equivoco intollerabile. E perfino nel suo campo, ci sono pianisti, cantanti, strumentisti, compositori assai più rilevanti di lui».
D: Però è un fenomeno mediatico e commerciale assai rilevante.
«Si tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing. Mi sorprende che giornali autorevoli gli concedano spazio, spesso in modo acritico. Anche Andrea Bocelli ha un grande successo, ma non è mai presuntuoso quando parla di sé. Da musicista, conosce i propri limiti».
D: Allevi è giovane. Non vuole offrirgli qualche consiglio?
«Rifletta tre volte prima di parlare. Sia umile e prudente. Ma forse non è neppure il vero responsabile di quello che dice».
D: C’è un aspetto quasi messianico in alcune sue affermazioni, in questa autoinvestitura riguardo al proprio ruolo per il futuro della musica.
«Lui si ritiene un profeta della nuova musica, parla come davvero lo fosse. Nuova? Ma per piacere!».
D: Ma come interpretare questo suo oscuro annuncio: «La mia musica avrà sulla musica classica lo stesso impatto che l’Islam sta avendo sulla civiltà occidentale?»
«Evidentemente pensa che vinceranno Allevi e l’Islam. Vi prego, nessuno beva queste sciocchezze».

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La replica di Allevi al violinista: «Da lui un attacco cieco e violento»

GIOVANNI ALLEVI ROMA
Sono uscito dal Senato alle 15.30, con in tasca una cravatta rossa. Me l’ha regalata un bambino, che era venuto con i genitori per assistere al concerto: «Tienila Giovanni, è tua. L’ho messa per te, per la prima volta in vita mia». Fuori, con mia grandissima sorpresa, ho trovato una grande folla radunata davanti Palazzo Madama, per salutare me e i professori d’orchestra. Ecco, Maestro Ughi, queste sono le immagini indelebili, che resteranno scritte nel mio cuore, indissolubilmente legate a quel concerto. Ora, proprio su questo tavolino, c’è un foglietto spiegazzato con sopra un autografo. Certo, in questi ultimi anni ho avuto l’onore di firmarne tanti. Ma quello che ho qui con me, l’ho voluto io. È l’unico autografo che abbia mai chiesto a un artista. Quella sera di dieci anni fa, me ne tornai al mio monolocale da una gremita Sala Verdi del Conservatorio di Milano, con in tasca quel foglietto, come fosse un gioiello. Non era stato facile nemmeno raggiungere il camerino dell’artista, per un nessuno come me, un anonimo studente in Composizione. Io non avevo amicizie influenti, a stento arrivavo alla fine del mese, affrontavo grandi sacrifici per diplomarmi in Composizione e il biglietto del concerto l’avevo pagato. Ma ora avevo l’autografo di uno dei più valenti violinisti del mondo: lei, Maestro Ughi.

Come ha potuto farmi questo? Come ha potuto sputarmi addosso tanto veleno, proprio il giorno della Vigilia di Natale? Lei si ritiene offeso, e di cosa? Come fa una musica a offendere, se è scritta e suonata con tutta l’anima? Una musica strumentale senza parole? Secondo lei, io non sarei degno di essere ammesso in Conservatorio. In realtà vi ho trascorso i miei migliori anni preparandomi a diventare, con cura, impegno e passione, un compositore di musica contemporanea. Sono diplomato in Pianoforte con 10/10. Sono diplomato in Composizione col massimo dei voti. Ho pubblicato le mie partiture musicali. Sono un dottore in Filosofia, laureato con Lode e ho pubblicato i miei scritti. Il mondo della musica classica è malato. Lei è uno dei pochissimi che è riuscito a viverlo da protagonista, ma forse non immagina cosa vuol dire studiare anni e anni uno strumento musicale per arrivare, sì e no, a insegnare in una scuola privata.

E così, a spartirsi la torta del potere musicale sono in pochi, una casta, impegnata a perpetrare la propria concezione dell’arte e la propria esistenza. È una lobby di potere fatta di protettori e protetti, nascosti nelle stanze di palazzi per molti irraggiungibili. Dalla casta emerge sempre lo stesso monito: «La gente è ignorante, noi siamo i veri detentori della cultura». Ma proprio nelle aule del Conservatorio, analizzando le partiture dei grandi del passato, e confortato dal pensiero di Hegel nella Fenomenologia, ho maturato il convincimento che ogni epoca abbia diritto alla sua musica. Perché costringere il pubblico del nostro tempo a rapportarsi solo a capolavori concepiti secoli fa, e perdere così l’occasione di creare una musica nuova, verace espressione dei nostri giorni, che sia una rigorosa evoluzione della tradizione classica europea? La musica cosiddetta «contemporanea», atonale e dodecafonica, in ogni caso non è più tale, perché espressione delle lacerazioni che agitavano l’Europa in tempi ormai lontani. Ecco allora il mio progetto visionario. È necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che insistere solo sull’educazione musicale, gettando le basi di una nuova musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la gente. Ho provato a farlo, con le mie partiture e i miei scritti. È stato necessario.

Ci sono voluti altri dieci anni, oltre i venti di studi, e il risultato, per nulla scontato, è stato deflagrante: il pubblico, soprattutto giovane, è accorso ai miei concerti, di pianoforte solo o con orchestra sinfonica, come fossero eventi rock, a Roma e a Milano come a Pechino, New York e Tokyo. Quella musica parla al cuore ma il suo virtuosismo tecnico e soprattutto ritmico richiede esecutori di grande talento. È una musica colta che non può prescindere dalla partitura scritta e che rifiuta qualunque contaminazione, con le parole, con le immagini, con strumenti musicali e forme che non siano propri della tradizione classica. Centinaia di giovani mi scrivono che, sul mio esempio, sono entrati in Conservatorio per studiare uno strumento o per intraprendere la via creativa della composizione. Come la storia dell’Estetica musicale insegna, in tutte le epoche ogni idea nuova ha dovuto faticare per affermarsi, divenendo poi, paradossalmente, la «regola» per i posteri. Quello che è certo è che quando il nuovo avanza fa sempre paura. Da amante di Hegel, quindi, sapevo benissimo che l’ondata di novità avrebbe mandato in crisi il vecchio sistema e che i sacerdoti della casta, con i loro adepti, non potendo riconoscere su di me alcuna paternità, avrebbero messo in atto una criminale quanto spietata opera di «crocifissione di Allevi». «Il suo successo mi offende…», «Le composizioni sono musicalmente risibili…», «È un nano…», ma l’assunto più grave che circola è: «Allevi approfitta dell’ignoranza della gente, attraverso una furba operazione di marketing». Niente di più falso! La mia è una musica classica, perché utilizza il linguaggio colto, la cui padronanza è frutto di anni di studio accademico. La mia è una musica nuova perché contiene quel sapore, quella sensibilità dell’oggi, che nessun musicista del passato poteva immaginare.

«Ogni mattina, quando si leva il sole, inizia un giorno che non ha ancora mai vissuto nessuno», afferma il teologo David Maria Turoldo. La mia non è una musica pop, perché non contempla alcun cantante, alcuna chitarra elettrica e batteria e non usa la tradizione orale, o una scrittura semplificata come mezzo di propagazione. Non c’è alcuna macchinazione, tutto è assolutamente limpido e puro: le persone spontaneamente hanno scelto di seguirmi. Ma bisogna smettere di ritenere ignorante la gente «comune». Il pubblico cui si rivolgeva Mozart nel XVIII secolo era forse più colto del nostro? Mai in Italia ci sono stati tanti studenti di musica come in questi tempi. Se la mia musica l’avesse infastidita, Lei poteva semplicemente cambiare canale. E invece, esprimendo un parere del tutto personale, si è voluto erigere a emblema di un mondo ferito, violento e cieco.

Non sono un presuntuoso, semmai un sognatore, e la mia musica, assieme alle mie intuizioni estetiche, non hanno mai voluto offendere nessuno. Io, a differenza di lei, non ricopro nessun ruolo istituzionale, non ho fatto intitolare nessun Festival a mio nome, non ho potere alcuno nel cosiddetto «mondo della musica», ma ciononostante mi si accusa di essere in un luogo, il cuore di centinaia di migliaia di persone, dove altri vorrebbero essere. Alla luce delle sue parole, sembra paradossale che lei sia Presidente dell’Associazione «Uto Ughi per i giovani». Il grande Segovia diceva: «I giovani compositori hanno fatto la mia fortuna, io la loro». Invece Lei ha scelto la via facile dell’ostruzionismo, dall’alto della sua conclamata notorietà. Quel suo autografo che ho sempre conservato gelosamente, dopo tanti anni, per me ora non conta più niente.

CHE PUNTEGGIO BASSO!

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Quando la musica sa parlare e sa dire le cose che vorrei dire. Senza cambiare una virgola…. anche io voglio passare ad un livello successivo, voglio dare vita a ciò che scrivo.  Sono paranoica ed ossessiva fino all’abiura di me. Caparezza scusa, grazie, bravo… arrivo.

Abiura ripudio pubblico e ufficiale di una religione o di una dottrina che si riconosce erronea di fronte a un’altra accettata come vera (fonte: www.garzantilinguistica.it) 

SHORT NEWS:

“EROE” miglior video 2008 del Premio Videoclip Italiano. Il videoclip di “Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche)” si è classificato primo nella categoria “Artista Maschile” >>> VIDEO

CAPAREZZA è in tour ancora fino al 31 dicembre 2008 con il  “Tour del caos“. La prossima data più vicina a Roma sarà il 13/12  Auditorium FLOG di Firenze.  INFO TOUR   FLOG.IT

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CAPAREZZA 2008- Abiura di me

Se pensi che possa cambiare il mondo ti sbagli alla grande. E’ già tanto se mi cambio le mutande. Voglio solo darti un’emicrania lancinante fino a che non salti nel vuoto come uno stunt man. Pensavi che sparassi palle? Bravo! io sono il drago di Puzzle Bobble. Come Crash mi piace rompere le scatole ma rischio le mazzate che nemmeno Double Dragon. Sarà per questo che c’è sempre qualche blogger che mi investirebbe come a Frogger. Gli bucherò le gomme e bye bye, al limite può farmi una Sega Megadrive. Non mi vedrai salvare un solo lemming, né stare qui a fare la muffa come Fleming. Non darmi Grammy né premi da star ma giocati il tuo penny e premi ‘start’.

Io voglio passare ad un livello successivo, voglio dare vita a ciò che scrivo. Sono paranoioco ed ossessivo fino all’abiura di me. Vado ad un livello  successivo dove dare vita a ciò che scrivo.  Sono paranoico ed ossessivo fino all’abiura di me.

Io faccio politica pure quando respiro, mica scrivo musica giocando a Guitar Hero. Questi argomenti mi fanno sentire vivo in mezzo a troppi zombie di Resident Evil. Macché divo, mi chiudo a riccio più di Sonic, fino a che non perdo l’armatura come a Ghost’n’Goblins. Mi metto a nudo io, non mi nascondo come Snake in Metal Gear Solid. Ho 500 amighe, intesi? Faccio canzoni mica catechesi! Prendo soldi con il pugno alzato come Super Mario ma non li ho mai spesi.. per farmi le righe come a Tetris. La scena rap è controversa, sfuggo con un salto da Prince of Persia. Io non gioco le olimpiadi Konami, se stacco le mani l’agitazione mi resta.

Io non vengo dalla strada sono troppo nerd, non sposo quella causa, ho troppi flirt. Vivo tra gente che col Red Alert passa la vita sui cubi come Q Bert. Ho visto pazzi, rievocare vecchi fantasmi come Pac Man e Dan Akroid. Ho visto duri che risolvono problemi alzando muri che abbattono come ho fatto in Arkanoid. Nemmeno Freud saprebbe spiegarmi perchè la notte sogno di aumentare le armi. Perché la terra mi pare talmente maligna che in confronto Silent Hill assomiglia a Topolinia. Io devo scrivere perché sennò sclero, non mi interessa che tu condivida il mio pensiero. Non cammino sulle nubi come Wonder Boy.

Mi credi il messia? Sono problemi tuoi!

 

 

 

 

 

 

 

 

LINKS:

>>>  APPROFONDIMENTO CAPAREZZA  post del 24/07/2008 

>>> TELECAPAREZZA

>>> PREMIO VIDEOCLIP ITALIANO (2008 vinto da “Eroe”- Caparezza) 

>>> VIDEO  “Eroe” post del 16/04/08

>>> WEB CAPAREZZA

PICCOLA GRANDE MEG

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Sento la musica di Maria di Donna, cantante e compositrice in arte MEGda quando iniziò a suonare e a rivoluzionare con il suo stile il gruppo 99 Posse – con brani come Quello Che dall’album Corto Circuito  – gioiello di elettronica e psichedelia. Questo brano ha segnato la via di nuovi percorsi musicali, tracciati dalla ricerca continua di suoni derivanti dall’elettronica e dall’incontro con le strumentazioni più classiche, come avviene nell’ultimo meraviglioso brano ‘E’ troppo facile’, dove Meg si fa accompagnare dal suono dolce ma intenso di una arpa celtica (apparentemente).

Dall’incontro artistico con Federico Zampaglione è nato il brano che certamente è uno dei migliori pezzi italiani degli ultimi anni, Nessuna Certezza. Non ho mai potuto fare a meno di questa musica, ne sono intrappolata, innamorata dei testi e delle variazioni ritmiche “ci sono io per te in questa vita che nessuna certezza ci da…. manda via la solitudine finchè la musica solo per noi suonerà….. “

MEG MIGLIORE ARTISTA INDIPENDENTE 2008
A volte parlo di momenti musicali che apprezzo profondamente, come in questo caso, e lo faccio con lo spirito della della divulgatrice nel tentativo di convincere chi legge a tirare su la testa dal mucchio dentro il quale spesso si viene intrappolati. Un meccanismo manovrato dalle major e nel cui vortice, dalla la forza centrifuga di tutti i media a disposizione, si viene risucchiati. E’ lo stesso sistema che non permette ad artiste come Meg di arrivare ai grandi numeri, come invece meriterebbe, proprio per le rivoluzionarie doti musicali oltre che per la poesia trasmessa dai suoi testi. BIOGRAFIA …. fonte official web 

Nel ’94, durante l’occupazione dell’ universita’ di lettere, entra nei 99 Posse, dando una svolta nodale alla propria vita, e a quella del gruppo. Partecipa quindi attivamente alla scrittura di quattro dischi fondamentali per il panorama della musica italiana d’avanguardia “Cerco Tiempo”, “Corto Circuito”, “La vida que vendra’”, “NA_99_10” . Abbracciando con nonchalance il movimento musicale underground in fermento e le top-charts pop.. CONTINUA

 

E’ TROPPO FACILE  Ti penso piano senza volerlo dentro un pensiero segreto
cerco riparo nel mio silenzio sperando sia un buon nascondiglio
ogni istante insieme a te è minaccia dolce sento il pericolo perché
è troppo facile innamorarsi di te e tu lo sai
sorridimi ancora così prima di uccidermi
cerco il tuo sguardo salto nel vuoto un altro ostacolo è caduto
e non c’è dubbio non uno solo che l’ impossibile sia vero
le tue parole sono le prove che scorri tu nelle mie vene
è troppo facile innamorarsi di te e tu lo sai
sorridimi ancora così prima di uccidermi
hai tutto il mondo in una mano e già predici il mio futuro
mentre mi scoppia il cuore sai che indietro non puoi più tornare
è troppo facile innamorarsi di te e tu lo sai
sorridimi ancora così prima di uccidermi

MEG sarà a Roma 8 gennaio 2009
al Circolo degli Artisti  h. 22:00