CONSIDERAZIONI DELLA FINE DI UN W-END

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Short-lesson di Larry Carlton sulla tecnica blues e jazz

Un altro weekend di musica sta finendo a Roma. Un w-end decisamente influenzato dal ritorno dell’ora solare.  Vi siete divertiti? Me lo auguro. Ma soprattutto, com’era la musica? Dopo anni in cui vi ho raccontato eventi e i loro protagonisti, suggerisco palchi sotto ai quali ascoltare buona musica, mi piacerebbe avere un feedback. E mentre voi ragionate sulla questione, io sto ascoltando alcuni file Mp3 arrivati via mail da Rocco Zifarelli, chitarrista con forti radici rock, blues e jazz. Ha suonato a Roma sabato 27 ottobre. Prima al Brancaleone, nel pomeriggio, dove ha partecipato alla trasmissione radiofonica aperta al pubblico di Radio Popolare  Non vedo l’ora con performance trasmessa anche in diretta su Popolare Roma 103.3, poi la sera alla Centrale Montemartini. Un progetto interessante dal titolo JAZZ ROCK PROJECT, sicuramente una fusione dei due generi più influenti di questa epoca, definizione che lascia pero’ aprire nella mia mente una serie di possibili scenari circa il risultato finale o, per meglio dire, il punto di partenza. Ma per non lasciare nulla all’immaginazione, qualche giorno fa ho preferito mandare a Rocco un paio di domande per capire più a fondo la sua musica e nello specifico la peculiarità di un progetto che si presenta come un qualcosa di innovativo. Dopo un rincorrersi virtuale, oggi pomeriggio Rocco, che ringrazio per il tempo dedicato, essendo molto impegnato, ha registrato le risposte (santi samrtphones) mentre guidava di ritorno dall’areoporto dove suppongo avesse accompagnato i suoi due colleghi nel progetto, i francesi Francio Lassus batteria voce e Romain Labaye al basso. Sto ascoltando e ‘sbobinando’ il suo racconto in cui  mi spiega il suo punto di vista sui generi e sulle loro fusioni e mi racconta della vita di musicista a Parigi e di come sono nate da questo molte cose.  A proposito, se non esistono più le bobine, come si dice per ‘farlo ‘ da mp3?

Quando avevo circa 17 anni un mio amico mi fece ascoltare un altro grande chitarrista del jazz moderno, Mike Stern all’epoca in cui era con Miles Davis. Rimasi folgorato da questa specie di Jimi Hendrix che suonava in maniera completamente nuova ai miei occhi e che utilizzava stranissime armonie. Proprio in quel momento si aprì la mia mente e cominciai ad ascoltare altra musica.

Questo breve estratto è parte del lungo racconto che sarà pubblicato qui nei prossimi giorni. Intanto vi lascio con una video-chicca di Larry Carlton, una delle figure artistiche nominate durante il racconto da Rocco, in cui descrive alcune cartatteristiche della tecnica jazz e blues.

GOSSIP DOMENICALE

Si dice che all’Auditorium di Roma la Lezione di Rock dedicata agli ultimi 50 anni, dalla nascita del genere ai giorni nostri, sia stata una vera bomba. Vedo un gran fermento sulla pagina del Gruppo Facebook con pioggia di ringraziamenti e congratulazioni. Chi non è andato deve aver perso un’occasione. Pero’ non sarà l’ultima. L’anno accademico con i Prof. Assante & Castaldo è appena iniziato e il cammino è lungo. Fra tutti i messaggi mi ha colpito questo di una signora ‘Carissimi Gino Ernesto Assante Castaldo oggi avete fatto una lezione perfetta che ha reso magnifica la giornata, dopo di voi, ricca di progettualità e creatività scaturita grazie alle vostre parole che ancora stimolano riflessioni!’  Il potere della musica è proprio grande. E anche Ernesto e Gino.

di CRISTIANA PIRAINO

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LEONARDO CORRADI, un talento innato

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Un talento innato, l’appartenenza alla musica sin dalla primissima infanzia e un notevole bagaglio di conoscenze musicali. Queste sono le principali doti di Leonardo Corradi, che gli addetti ai lavori già conoscono. Sono sicura che tra quache tempo basterà dire Leo, per indicare uno degli hammondisti più interessanti della scena musicale. 

Nato in Liguria nel 1992, a soli 18 anni appena compiuti, rappresenta oggi una delle più significative novità del jazz italiano. Batterista a soli due anni, passa subito dopo al piano vincendo a otto un concorso per giovani musicisti. La svolta decisiva, quella che gli sta regalando una carriera importante, avviene a 12 anni, quando suo padre lo accompagna a sentire un concerto di Jimmy Smith. In quel momento, colto da una forte ispirazione, decide di passare all’hammond. Di recente Leonardo ha vinto una serie di premi, tra i quali primo posto al Jimmy Woode Award  e premio per il miglior talento a Tuscia in Jazz Festival, dove viene giudicato da una commissione composta da grandissimi signori del jazz quali Tony Monaco, Dado Moroni, Bobby Watson, Ray Mantilla, Flavio Boltro, Shawnn Monteiro, Karl Potter, Giorgio Rosciglione, ed Italo Leali, solo per citarne alcuni.

Oggi Leonardo, grazie anche agli organizzatori di Tuscia in Jazz e alla omonima etichetta, ha pubblicato il suo primo disco. Mauro Dolci, che ne cura la direzione, insieme a Italo Leali, patron di Tuscia in Jazz, gli hanno affiancato per questa produzione artisti come Abraham Burton, Tony Monaco, Eddy Palermo, Gege Munari, Massimo Davola e Fabio Rotondo dando vita a un disco strabiliante, pieno di forza e suonato con la determinazione che distingue un grande musicista.

Ma non dimentichiamo che Leo è un ragazzo che va ancora a scuola, anche se poi la sera, riposti i libri di storia, sale sul palco insieme ai grandi del Jazz italiano ed internazionale per dilettare intere platee con la sua maniera di suonare. Italo Leali dice di lui: “Leonardo è senza ombra di dubbio il miglior talento che mi sia capitato di incontrare durante il mio percorso. Hammondista energico, pieno di estro e dotato di un walk in bass straordinario, riesce a coinvolgere il pubblico ai concerti come pochi artisti sanno fare. Ha una velocità di apprendimento straordinaria ed un gusto musicale unico. Di lui ne sentiremo parlare tanto e non solo in Italia”.

Nei prossimi giorni ascolteremo Leonardo Corradi durante il Ronciglione Jazz Sprin Festival suonare con vari artisti, tra i quali Flavio Boltro, Aldo Bassi e persino Rick Margitza. (>> Post programma). Tra una prova e un concerto l’ho raggiunto per una piccola e rapidissima intervista.

ROMALIVE: Cosa significa suonare con grandissimi ed avere 18 anni? come la vivi? LEO: È una cosa bellissima perchè oltre al piacere di suonare con grandissimi musicisti, riesco a prendere molti nuovi spunti sul modo di accompagnare, il modo di improvvisare e questo mi fà crescere molto rapidamente. Ora ho finalmente 18 anni e fra pochi giorni ho l’esame per la patente quindi sarà una vera pacchia andare in giro con la propria macchina e con un organo nel portabagagli!!!!!

ROMALIVE: Che musica ascolti prevalentemente, a parte il jazz? LEO: in realtà ascolto un pò di tutto perchè a me piace tutta la musica in generale anche se preferisco prima di tutti il blues il blues poi la samba il rock il punk, r&b e ovviamente il jazz.

ROMALIVE: Quale musicista del passato ti ha influenzato maggiormente? e chi dei contemporanei? LEO: Sicuramente il musicista che mi ha fatto partire con il mio Hammond è stato Jimmy Smith che 5 anni fà venne a suonare nella mia città. Ora mi sono allargato molto nell’ascoltare musica e specialmente nel prendere “spunti”. Quindi non per forza i miei mentori devono essere organisti. Certo tra loro ci sono Tony Monaco, Joey DeFrancesco, Rhoda Scott, ma sono più preso nell’ascolto di pianisti come Chick Korea, Oscar Peterson ed al primo posto la giovane pianista giapponese Hiromi Uehara.

ROMALIVE: Notevole, questa giovane pianista, concordo pienamente. Certo che per arrivare in alto l’impegno in termini di studio è enorme. Come riesci a conciliare la vita del Jazzista con la scuola? LEO: A Febbraio ho compiuto 18 anni e sono al quarto anno scuola superiore. E’ abbastanza difficile riuscire effettivamente far combaciare la vita scolastica con quella musicale, ma fin ke dura!!!!!=)

ROMALIVE: Fino ad oggi hai fatto un percorso molto mirato, fatto di studio, con le persone giuste e di suonare con musicisti che ti hanno sicuramente ‘dato’ molto in termini di esperienza. Cosa vedi nel tuo futuro? o meglio cosa vorresti diventare? LEO: Io prima di tutto nella musica cerco di metterci tutto il cuore e l’anima di cui dispongo, spero proprio che questo diventi il mio lavoro a tempo pieno, con progetti sempre migliori anche più strani. Beh alla domanda “cosa vorresti diventare” è molto facile rispondere: il MUSICISTA!!!

ALDO BASSI incontra BROWNIE

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Giov. 11.02.2010
JAM SESSION ‘Clifford Brown’

guided by Aldo Bassi
Charity Cafè Jazz Club
Via Panisperna, 68
h. 22:00 Ingresso gratuito con consumazione

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Ven. 12/02 ALDO BASSI QUARTET al Charity

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Aldo Bassi guiderà una jam session dedicata al grandissimo trombettista statunitense Clifford Brown (1930-1956). Una vita breve e una carriera intensa per chi oggi è considerato uno dei padri dell’Hard bop. Aldo Bassi, anche lui trombettista, per l’occasione ha selezionato alcune composizioni di Brownie, che rappresentano pietre miliari per dell’Hard bop suonati tra il ’53 e il ’56 al culmine della sua carriera. Insieme a Bassi ci saranno come ritmica di base Alessandro Bravo al pianoforte e Stefano Nunzi al contrabbasso. E’ piuttosto raro che musicisti contemporanei, ancor di più trombettisti, affrontino un repertorio complesso di se e ancor più temibile per il confronto che verrebbe automatico pensare. Per questo ho chiesto al musicista romano di raccontarci i perché di questa scelta tanto interessante quanto ardita.

ROMALIVE: Come si affronta il repertorio di Cliffrod Brown, un mostro sacro del trombettismo?

ALDO BASSI: Innanzi tutto bisogna cercare di entrare nella sua pronuncia oltre che nel suo linguaggio perchè CB aveva una pronuncia molto nitida e uno staccato molto evidente. Il suo linguaggio era l’Hard bob, uno stile direi alquanto energico e difficile da suonare.

ROMALIVE: Che significa ‘avere uno staccato molto evidente’?

ALDO BASSI: Quando ogni nota è ben distinta e separata e viene pronunciata con la lingua. E’ come se ogni trombettista avesse una pronuncia, così come avviene quando si parla. La sua pronuncia è molto chiara, decisa, incisiva. 

ROMALIVE: Al di la’ delle evidenti difficoltà tecniche, esiste un aspetto culturale che è importante sottolineare. Il cool jazz che nasce a New York a cavallo tra Be bop e Hard bop, influisce sulla cultura di Brown?

ALDO BASSI: Il cool non ha influito molto sul giovane Clifford, nel senso che lui ha vissuto certamente in quel il periodo ma è come se non avesse posto la sua attenzione su quel filone. Il cool viene intrapreso da Miles nel ’49 con il disco birth of the cool con gli arrangiamenti di Gil Evans, album che segna la nascita del Cool Jazz a New York, mentre Clifford in questo periodo era ancora uno studente. Il Cool nei primi anni ’50 si sposta nella west cost e per molti musicisti di quella parte degli USA diventa una ragione di vita. Proprio in questo periodo Clifford Brown continua a suonare Be bop come i suoi predecessori, Roy Heldrige ma soprattutto Dizzy Gillespie e Fats Navarro.

ROMALIVE: New York sente l’esigenza di ritornare al Be bop andando verso il nuovo più contemporaneo linguaggio del Hard bop, come si colloca Brownie in questo contesto?

ALDO BASSI: L’esigenza dei musicisti Newyorkesi deriva dal loro identificarsi di più con questo genere che nel passare degli anni si trasforma in un qualcosa di più completo perchè vengono trattati anche altri ritmi innovativi. Nel Hard bop assistiamo a situazioni che preannunciano il funky – più che altro il r’nb da cui poi deriva il funky che allora dava dei primissimi segni di esistenza. L’ Hard bop prosegue un percorso di questo tipo soprattutto dopo la sua morte avvenuta nel ’56. Quindi è più giusto dire che Brown ha aperto la strada verso nuove esperienze che purtroppo non ha potuto portare avanti. Quello che penso è che all’epoca Clifford Brown non aveva la consapevolezza di suonare Hard bop, come spesso è accaduto anche in altre ere musicali. Lui suonava il suo Be bop che solo in seguito viene ‘etichettato’ come Hard bop e di conseguenza Brownie viene riconosciuto come uno dei padri insieme a Sonny Rollins per il sassofono, all’epoca diciannovenne, Max Roch per la batteria o Horace Silver per il pianoforte.

ROMALIVE: Tu sei un trombettista di matrice post-hard-bop, anche se nel tuo stile risuonano echi di cool e bebop, e le struttture si basano su un misto di tonale e modale, dunque in che modo ti senti di voler interpretare Clifford Brown, e perchè lo hai scelto per questa Jam proprio ora che il tuo nuovo disco è stato pubblicato?

ALDO BASSI: Cerco di calarmi nel suo linguaggio come dicevo al principio e di trattare la sua  musica nel modo più puro, provando a togliere quegli elementi che altrimenti sarebbero anacronistici e che fanno parte del mio linguaggio attuale. L’ho scelto per vari motivi, in primo luogo perché mi piace molto, inoltre credo che sia stato il più brillante dei trombettisti di jazz di tutti i tempi e poi perché è fondamentale avere sempre un orecchio al passato del jazz anche per aprire nuove strade.

ROMALIVE: Muore giovanissimo dopo solo quattro anni di carriera. Come sarebbe diventato in seguito Clifford Brown?

ALDO BASSI: Penso che sarebbe rimasto fedele all’Hard bop perchè quello era il suo modo di esprimersi e vi sarebbe rimasto radicato come Dizzy nel bebop e Chet nel cool fino all’ultimo giorno.

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>>> ABOUT BROWNIE 

>>> Pagina FB di Aldo Bassi  

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Clifford Brown A night in Tunisia

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CARLO VERDONE A RADIO ROCK

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Photo by Dj Oreste

Oggi Carlo Verdone è stato ospite di Radio Rock, la radio tra le più ascoltate a Roma e nel Lazio (160 mila ascoltatori/giorno medio) e la più ascoltata da Romalive.biz. Erano giorni che aspettavo questo momento annunciato dai vari speaker della radio che si alternano nel palinsesto giornaliero tenendoci compagnia al lavoro, a casa e molto in macchina, sempre con musica di grande livello.

Con accanto Emilio Pappagallo, speaker della mattina, l’attore romano ci ha intrattenuto per oltre un’ora, durante la quale ci è sembrato di parlare con un amico che conosciamo da sempre! Carlo ha riportato alcuni aneddoti della sua vita di attore, come ad esempio l’incontro con Sergio Leone, oppure gli scambi di battute con la Sora Lella, sorella del grande Aldo Fabrizi, che ha raccontato facendone ovviamente  un’imitazione esilarante.

Ha poi risposto alle tante domande e addirittura alle richieste di alcuni ascoltatori che volevano sentire in diretta le voci dei suoi storici personaggi. Insomma Carlo è stato meraviglioso e le centinaia di messaggi arrivati in radio durante la trasmissione dimostrano il grande affetto da parte di Roma per il suo attore numero uno.


Photo by Dj Oreste

Per l’occasione RadioRock ha chiesto a Carlo Verdone di portare una lista di brani ‘preferiti’ da condividere con il pubblico durante il programma. Mi aspettavo che Verdone, essendo un discreto batterista, fosse anche un appassionato di musica, soprattutto Rock, ma è stata una grande sorpresa verificare in diretta il suo livello di conoscenza musicale, dei vari generi e degli artisti stessi. Ha portato una scaletta di pezzi veramente belli e unici. Alcuni dei quali, un paio, ho ascoltato per la prima volta. Inoltre scoprire che abbiamo quasi gli stessi gusti, compresa la simpatica antipatia per Bowie, l’amore incondizionato per i Beatles, e poi ancora l’ammirazione per Jeff  Buckley, Bono Vox, Annie Lennox, Peter Gabriel è stata una bella emozione.

Grazie a  RadioRock. E grazie a Dj Oreste che ci concede la pubblicazione delle due foto di Carlo Verdone scattate negli studi della Radio.

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PER RICORDARE FREDDY

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Nel giorno dell’anniversario della sua morte avvenuta il 24 novembre 1991, per ricordare il grandissimo Freddy Mercury vi segnalo due interessanti video che contengono un’intervista con sottotitoli in italiano nella quale si intravede la persona più che il personaggio, il musista più che il mito.

Mi piace scoprire il lati più umani di queste grandi persone che hanno cambiato la musica con la loro semplicità di esseri umani.

COLLEGAMENTO A YOUTUBE:

>>>>> INTERVISTA PART 1

>>>>> INTERVISTA PART 2

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>>>BIO on WIKI

>>> RARE PERFORMANCES

BLACK OUT. Barbara Eramo e Diana Tejera

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PROSSIMI CONCERTI LIVE:     
19/10/2008 h. 22- EIR ° Riva Destra Roma

24/10/2008 h. 19:00 – FNAC Show Case “In Trasparenza” Porta di Roma, Roma

26/10/2008 h. 22:00 – AwaLy*BarbaraE*DianaT*CristianaP*Nathalie _ Lian Club via degli Enotri 6 Roma – Power Female!

28/10/2008 h. 20 – Piccola Banda Ikona Roma

maggiori informazioni MySpace/Barbara Eramo, MySpace/Diana Tejera

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CHITARRE, VOCI E PICCOLE MANIPOLAZIONI SONORE. Intervista a Barbara Eramo.
Roma, 1 agosto 2008

Da pochi giorni è uscito il loro primo CD autoprodotto dal titolo Le solite note contenente parte del repertorio live riadattato per l’occasione. Inoltre è in programmazione già da un mese il Video del singolo Black Out, tratto dall’album di Barbara Eramo In trasparenza, etichetta  Rossodisera/Emergency distribuito da Egea. Barbara e Diana provengono da strade diverse, musicalmente parlando, eppure la loro forte amicizia che, come loro stesse sottolineano, crea singolari alchimie, le convince a realizzare il progetto EIR, un’etichetta autofinanziata, e a scegliere alcune cover tra i loro pezzi, per regalarci un disco ricco di melodie nuove e versi pieni d’anima. La loro Musica è fatta di emozioni senza censura nelle parole, nelle voci e nelle piccole nevrosi paradossali da sit-com, mostrate con l’intenzione di non lasciare nulla in superfice anche quando si strappa un sorriso. 

     

Barbara Eramo, Cantante e Compositrice, Premio della Critica e Premio Premio Volare per la Miglior Performance al Festival di Saremo 1998. Negli anni collabora con musicisti provenienti da ambiti diversi, tra i quali Ivan Lins, Luis Bacalov, Mike Mainieri. In teatro lavora con Giancarlo Giannini, Giorgio Albertazzi, Michele Placido e nel 2003 canta nel musical Dieci Comandamenti. Presta la sua voce alla realizzazione di alcune colonne sonore – El Alamein, L’uomo di vetro, Se fossi in te, Piano 17. Attualmente canta con il premio oscar Nicola Piovani (La vita e’ bella di R. Benigni). Canta e allo stesso tempo è coautrice nei due progetti musicali Piccola Banda Ikona (distrib. CNI e Finisterre) e Rocco De Rosa ( distrib. Il Manifesto). In uscita nei negozi a settembre il suo ultimo cd In Trasparenza, già pubblicato a giugno 2008 e attualmente in vendita online, etichetta  Rossodisera/Emergency distribuito da Egea. >MySpace/BioCompleta<

Diana Tejera, Cantautrice, ex leader e autrice del gruppo Plastico con i quali ha partecipa al tour completo di Lunàpop aprendo i concerti davanti ad un pubblico di ventimila persone. Con Plastico ha pubblicato 3 dischi per la Universo. Partecipa a Sanremo giovani nel 2002. Vince il Premio Ophelia dedicato alle cantautrici, premiata da Paolo Benvegnù e Meg. Ha coprodotto con Giampaolo Felici, cantante degli Ardecore, il nuovo disco di Valeria Rossi e composto con lei gran parte dei brani. Ha scritto e prodotto le musiche per diversi corti d’autore e per il  film La vida es un carnaval fuori concorso al Festival di Venezia. Ha composto per Tiziano Ferro E fuori e‘ buio. Attualmente sta lavorando ad un nuovo CD. >MySpace/BioCompleta<

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Barbara Eramo e Diana Tejera BLACK OUT

Dopo averla rincorsa tra sala prove e studi di registrazione, nel cuore di una Roma accaldata e semivuota, riesco ad incontrare Barbara Eramo, occhi grandi e una bellezza di altri tempi, grande esperienza musicale e una voce limpida come l’acqua di montagna. Più volte nella stagione invernale ho assistito alle serate live di Barbara e Diana in vari locali romani, restando affascinata dalla loro musica e dai testi ironicamente noir. Come l’ultimo singolo Black Out, il videoclip, la storia di una donna che viene rapita e che, colta dalla sindrome di Stoccolma, si innamora del suo carceriere.

RLM: QUANDO E COME NASCE IL SODALIZIO ERAMO-TEJERA? R: Nasce da una sottile non dichiarata antipatia iniziale. Avevamo delle amicizie in comune, poi per una serie di eventi ci siamo trovate a confrontarci su questioni di interesse comune piuttosto delicate e l’ho trovata una persona profonda e adorabile. Successivamente ho avuto modo di ascoltare la sua musica, strano per me, dato che in genere accade il contrario! Comunque in questa maniera ho scoperto il suo incredibile talento per la Musica. E’ stato naturale il desiderio di suonare insieme, sebbene i diversi percorsi artistici individuale, ci rendiamo conto che insomma l’uno non esclude l’altro, anzi!

RLM: CHI SCRIVE IN GENERE? R: Scriviamo entrambe, come dicevo ognuna ha il suo progetto e dal vivo riproponiamo i nostri brani riarrangiati per due voci. Black out l’abbiamo scritta insieme e speriamo non rimanga un caso isolato!

RLM: ROMA E’ LA CITTA’ DOVE SI PUO’ EMERGERE?  R: Qui ci sarebbero da spendere fiumi di parole. Sulla base della mia esperienza, posso dire che Roma mi ha dato tantissimo. E’ qui che ho cominciato a fare i palchi, quelli veri, i locali, le rassegne, gli studi di registrazione. Ma e’ anche la citta’ dove da tutta Italia veniamo a cercare visibilità, per questo è faticosissimo. Ci sono tante persone che hanno la passione per la musica e fanno questo mestiere che, non essendo granchè riconosciuto come tale, viene sottopagato e francamente vige lo sfruttamento puro. La competizione è elevata e per quanto non m’appartenga affatto questo atteggiamento verso la musica, che non considero al pari d’una gara sportiva, spesso pur di poter suonare, si accettano condizioni che non dovrebbero essere neanche proposte. Quindi la situazione non e’ entusiasmante da questo punto di vista e a volte, se la motivazione non è forte abbastanza, può capitare di gettare la spugna. Francamente a volte ho avuto un pensiero di questo tipo, ma poi l’ho superato, perchè realmente la Musica è il mio nutrimento, la mia vita.

RLM: IL MERCATO DISCOGRAFICO E’ CAMBIATO. TU COME VIVI IL WEB?  R: Su Internet ci conto parecchio. Mi sembra che poco a poco ci si stia liberando dagli aguzzini del mercato discografico mentre gli artisti cominciano a capire i meccanismi e si rendono sempre piu indipendenti, ciò sta gia accadendo. Molti di noi in tutto il mondo, a cominciare da band importanti come i Radiohead, vendono direttamente il loro cd in rete senza più il filtro delle case discografiche. Siamo decisamente nel futuro. Bisogna ovviamente farne buon uso e riconoscere il valore delle cose, del lavoro svolto, piuttosto che cercare sempre la maniera di ‘svoltare’ come diciamo a Roma, cioè di riuscire negli obiettivi a scapito però di chi investe tutto se stesso. Ma questo sta al buon senso del singolo.
 

Nota: per le date del tour consulare le pagine web dell’artista

Related link MySpace/Barbara Eramo, MySpace/Diana Tejera, Ivan Lins, Tiziano Ferro, Luis Bacalov, Mike Mainieri, Dieci Comandamenti, Nicola Piovani , Lunàpop, Valeria Rossi, E fuori e‘ buio

 

FONTI: Wikipedia, Youtube

 

Intervista a Jacopo Ruozzi, Rolling Stones Italia

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 di Jacopo Ruozzi, Andrea Ruozzi e Isy Araf

Ho visitato il vostro sito http://www.rollingstonesitalia.com/ Trasmette grande passione ed entusiasmo! Come nasce l’idea di creare un sito così dettagliato sui Rolling Stones? E loro, vi conoscono in qualche maniera?
L’idea nasce durante le vacanze di Natale del 2005, da tempo visitavo su internet i bellissimi fans club italiani di gruppi quali Deep Purple, Ac/Dc, Led Zeppelin, Oasis, Pink Floyd etc, notando che non ne esisteva nessuno sulla piu grande Rock’n Roll Band al mondo! Cosi grazie grazie all’aiuto di alcuni grandi esperti e collezionisti in materia in pochi giorni abbiamo dato il via al sito,  che oggi raduna virtualmente tutti gli appassionati e amanti degli Stones. 
Non penso che Jagger e soci navighino tra le nostre pagine ehehe …però quando vennero a Milano nel 2006 ebbimo la fortuna di vederli da vicino mentre provavano alla discoteca Alcatraz e riuscimmo a dargli il biglietto del club;  Jagger lo mise in tasca e chissa che davvero non l’abbia visitato!  

C’è un momento importante della tua vita sottolineato dalla musica dei Rolling Stones?
Si forse la prima volta che li ho visti dal vivo!   

Chi è il tuo preferito? Se ne hai uno
Non ho proprio uno “Stone” preferito, mi piacciono per quello che rappresentano nell’insieme… poi va a periodi, all’inizio impazzivo per i soli di Mick Taylor di cui imitavo lo stile iniziando a suonare la chitarra, ora per i riff di Keith Richards 

Parliamo dell’evento dell’estate romana 2007. Qual’è l’immagine che porterai dentro per sempre di quel momento?
A Roma, oltre alla grande prestazione musicale, e’ stato bellissimo perchè eravamo in casa, un solo anno dopo esser venuti a Milano (non era mai successo), un sacco di gente e amici che frequentano il nostro forum da tutta Italia, con grande festa la sera prima in un locale insieme a 2 tribute band

Durante il concerto di Roma ci sono stati problemi di ordine pubblico, per una specie di invasione di campo da parte delle tribune. Pensi che sia stato voluto dall’organizzazione per riempire la platea rimasta mezza vuota?
Purtroppo ci sono stati diversi problemi organizzativi intorno a questa data italiana…. Decisioni molto contestate da parte dei fans come l’elevatissimo prezzo dei biglietti per le sedie in platea (177 euro), che ha portato molta gente dalle tribune a invadere il prato dell’Olimpico per vedere il concerto da piu vicino.  Non penso che la mossa sia stata voluta dalla sicurezza, ma piu dalla mentalità tipicamente italiana di fare i furbi. Escluderei l’obiettivo di riempire il parterre, in quanto essendo previste le sedie, si sapeva anche che la capienza massima sarebbe stata di 40mila persone, come effettivamente poi son state. Sono convinto che sia stato un grosso errore del promoter accettare questo tipo di organizzazione, puntando all’incasso anziche alla quantità optando per il classico format, come si e’ sempre usato in Italia e nei paesi latini come Spagna e Sud America.

A proposito, non trovi che le sedie in platea fossero fuori luogo?
Si, in uno stadio da 60.000 posti per un concerto rock le sedie non centrano proprio niente, considerando anche il fatto che poi seduto non c’e’ rimasto nessuno, anche se la band in questi ultimi tour usa spesso questo formato, soprattutto in paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti, capirei in un teatro o in un’arena, ma all’aperto in uno spazio cosi grande perde un po il suo fascino. Anche se i biglietti costano di piu, ci sono alcuni vantaggi come avere il posto numerato evitando le 4 ore nel carnaio sotto il sole bollente e cercare quindi di aggiudicarsi i tagliandi per le prime file!  

Da ciò che leggo sul sito e parlando con amici presenti il 6 luglio ‘07, capisco che il concerto è stato incredibile. Si percepisce a distanza di un anno un entusiasmo ancora vivissimo a Roma e in Europa.  Però come in tutti i grandi eventi, c’è una nuvola di gossip che aleggia nell’aria. Si dice che Charlie Watts non abbia suonato per tutto il live, ma che sia stato aiutato dal backstage da altri batteristi. Cosa ne pensi?
Penso che sia una boiata come tante altre. Ad esser sincero l’avevo sentita anch’io dopo al concerto di Milano 2006. Ma basta assistere allo show per capire che non puo essere possibile, sarebbe un insulto all’intelligenza del pubblico. 

Tanto si è parlato del costo del biglietto elevato, in linea con la tendenza generale nazionale che vede i live in continuo aumento, mentre si registra un calo di qualità nell’organizzazione. Vedi l’invasione della platea ai Rolling Stones, o i concerti dell’auditorium o del palalottomatica, dove già sai che l’audio sarà pessimo o che potresti avere il posto dietro a un pilastro! Pensi che dai nostri blog e siti possiamo fare qualcosa per invertire questo trend?
Si purtroppo il “caro-biglietti” dei concerti e’ arrivato a dei livelli abbastanza elevati. Quando meta anni novanta iniziai a vedere i primi costavano sulle 40 mila lire (ndr. 20,00 €), a distanza di 10 anni per entrare ad un grande evento non si trovano a meno di 50 euro …quando va bene. C’e’ da dire che e’ la conseguenza diretta della crisi del mercato discografico, gli artisti per guadagnare veramente devono andare in tour, perche con il download illegale su internet ci rimettono parecchio. 
Nel calcio esistono le curve che sono in prima linea a contestare il fenomeno, tant’e’ che i prezzi degli abbonamenti a San Siro sono fissi da molti anni sia per Milan che per Inter, ai concerti purtroppo non esiste la “tifoseria” unita per farsi sentire esponendo striscioni, quindi per il singolo spettatore non rimane che la scelta o di rinunciare allo show, oppure sottostare all’elevato prezzo. Personalmente ho adottato il metodo di considerare il rapporto prezzo/qualità/importanza per me – per scegliere a quali assistere. Quelli che reputo troppo cari per la band o per la location li salto senza problemi, anche se a volte e’ difficile… 
Da questo punto vista, ma SOLO per questo, paradossalmente ci vorrebbero quei personaggi che negli anni ‘70 contestavano i prezzi dei concerti italiani (che costavano il piu delle volte intorno alle 1000 lire), ma sappiamo tutti che i veri motivi di quel movimento erano puramente politici.

Il discorso si allarga alla tipologia di spettacolo al quale si assiste, i Rolling Stones arrivano nella tua città con 40 camion, palchi da record, megaschermi e fuochi d’artificio, oltre a una troupe di piu di 200 persone. Questo giustifica i costi, ma non soddisfa chi li vorrebbe vedere in un teatro da 100 posti a una distanza che male che vada sono 8 metri. Allora si che sarei disposto a spendere cifre folli! 

Vedo dalle pagine del sito che avete seguito anche il concerto di Barcellona, ci sono state differenze rispetto a Roma?  Il costo del biglietto è stato lo stesso per tutte le tappe europee?
Si, alcuni del nostro gruppo dopo aver visto le date di Parigi e Lione hanno continuato anche fino alla Spagna. Il concerto di Barcelona dev’esser stato grande, c’era molta attesa perchè nel 2006 tutte le date spagnole erano state annullate in seguito all’incidente alla testa di Keith Richards, cosi avevano saltato completamente un paese che letteralmente li adora. Questo e’ stato uno dei motivi principali per cui sono tornati un Europa un solo anno dopo: gli dovevano un po di date. 
Differenze rispetto a Roma sicuramente, almeno per noi fanatici ogni show e’ diverso dall’altro, oltre che per i brani eseguiti (si insegue sempre il desiderio di sentire dal vivo canzoni mai eseguite e scalette particolari) anche per l’ambientazione. Inoltre in Spagna il prato non prevedeva le sedie, come sarebbe dovuto essere anche qui da noi. I prezzi degli stessi settori variano da paese a paese e penso in rapporto allo stile di vita medio della popolazione e della moneta. In Francia, Italia, Spagna e Germania sono piu o meno equivalenti, ma lievitano in Inghilterra (le ultime date a Londra costavano 150 sterline!)   
 
Shine a light. Una chicca. Non serve commentare! Ma dimmi, sei rimasto seduto durante la proiezione o, come me, non sei riuscito a trattenere l’entusiasmo?
Beh si devo dire che Shine A Light mi e’ piaciuto davvero tantissimo, sono arrivato a vederlo per la 5° volta al cinema, non avevo mai visto sul grande schermo un loro film e l’emozione e’ stata come quando assisti ad un live…con la differenza che in questo caso ero si seduto …e per una volta ci sono anche rimasto.