Alla Casa del Jazz il sassofonista Gianni Savelli

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Ven. 29.7.2011
GIANNI SAVELLI MEDIA RES
Casa del Jazz
Via Di Porta Ardeatina
Euro 12.00 h. 21:00

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Media Res del compositore Gianni Savelli é una incredibile esperienza artistica fatta di musicisti diversi tra loro, ma uniti proprio dalle note che Gianni Savelli pensa per loro. Diversita’ artistiche necessarie ad una musica in continua evoluzione, mutevole come il tempo.

Il viaggio e la scoperta di nuovi mondi figurativi, disegnati perfettamente attraverso le composizioni del poetico Savelli ed eseguite rigorosamente in acustico dalla small band, sono il punto di vista principale di un gruppo che vanta ormai numerosi anni di collaborazione. E’ anche grazie a questa duratura unione che oggi Media Res sa regalare a chi ascolta momenti di musica sublime che puó sfiorare il cuore e l’anima, dove l’interplay é totale condivisione e l’interpretazione diventa corale.
Ritroveremo il jazz anni 50 nel sound tromba e del sax tenore, le percussioni afrocubane, la cantabilità mediterranea delle melodie, la libertà e frammentazione di certo jazz contemporaneo, l’architettura classica delle composizioni, le suggestioni del continente africano…

NOTE: il  concerto viene segnalato sul portale della CdJ come un set di Latin Jazz, in realtá se proprio volessimo etichettare il repertorio di Gianni Savelli Media Res, dovremmo piuttosto definirlo un laboratorio di jazz contaminato dalla worldmusic. Ma possiamo noi chiudere una farfalla in una scatola? Possiamo. ma non dobbiamo.

IL GRUPPO

GIANNI SAVELLI MEDIA RES
Gianni Savelli sassofoni, flauti
Aldo Bassi tromba, flicorno, trombino
Pierpaolo Principato pianoforte
Luca Pirozzi contrabbasso
Alessandro Marzi batteria, percussioni

Ingresso euro

Jazz & Image Festival saluta la ‘sua’ Villa Celimontana

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foto di R.Panucci ‘Il palco di Villa Celimontana’

durante il sound check di J.Girotto estate 2010

Secondo alcune indiscrezioni che in queste ore circolano con insistenza, è possibile che il più importante evento jazzistico della capitale, Jazz & Image Festival, organizzato da Giampiero Rubei da diciassette anni, si sposti nel 2011 nella location di Villa Osio ovvero alla Casa del Jazz in via di Porta Ardeatina, abbandonando, almeno per ora, il parco del colle Palatino, dove dal 1994 ha trovato la sua collocazione. Una villa, Celimontana che ha rappresentato una parte importante di Jazz & Image,  tanto ‘modificare’ nel tempo la denominazione della rassegna che viene ormai riconosciuta come Villa Celimontana Jazz Festival.

La spiegazione di questo importante cambiamento, ancora non ufficiale, è che sembrerebbe che i frequentatori diurni della Villa e i vicini ‘di casa’ lamentino le interferenze acustiche e logistiche che il festival nonostante il suo prestigio arreca loro. Anche se ci tengo a sottolineare ancora una volta che si tratta di indiscrezioni. Dobbiamo però supporre che in un’epoca di ‘crisi’ che ha colpito anche il mondo dell’entertainment, sia naturale e giusto utilizzare senza costi aggiuntivi una location che è assolutamente disponibile e che oggi, ricordiamo, viene gestita dalla stessa organizzazione, sotto la guida di Rubei.

No hay miel sin hiel..* Senza dubbio il fatto di non poter più godere delle atmosfere di ‘Villa’ innesca una serie di perplessità, ma forse siamo colti dall’improvviso cambiamento e ci scopriamo nostalgici verso un evento che ormai è diventato una tradizione per noi. Se pensiamo però che in questo modo l’organizzazione avrà più risorse economiche per promuovere la musica e i musicisti, allora abbiamo davanti una prospettiva decisamente più ampia.  *(cit. Miguel de Cervantes nel Don Chisciotte).

GIAMPIERO RUBEI, IL JAZZ A ROMA

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Giampiero Rubei Panucci
Nella foto di Roberto Panucci, Giampiero Rubei inaugura la stagione  2010 di Villa Celimontana Jazz.

In realtà noi del Jazz lo sapevamo già ma domenica scorsa è arrivata la conferma ufficiale della nomina di Giampiero Rubei come Direttore della Casa del Jazz di Roma. Un uomo che ora più che mai rappresenta il Jazz in Italia e che grazie alla sua lunga esperienza fatta di innumerevoli eventi, concerti, festival, produzioni e di Alexanderplatz, Villa Celimontana, Reate Jazz, Montalcino e molto altro, riceve questo incarico impegnativo, che per la città di Roma e per la sua musica lascia intravedere una nuova e ampia prospettiva.

Nel numero di Metromorfosi di Febbraio, parlerò di lui, di come è riuscito a far diventare grande il jazz a Roma. Certo ci sarebbe da scrivere un libro su Giampiero, e le poche battute a disposizione non sono sufficienti a raccontare una storia lunga almeno trenta anni. Posso dire però che quando sono stata nel suo ufficio per parlare con lui (la rivista tra pochi giorni andrà in distribuzione) ho proprio avuto la sensazione di essere di fronte ad un pezzo della nostra storia, quella per altro che io preferisco. Giampiero è un po’ come un nonno del jazz, una persona che sarebbe capace di raccontare tutto il Jazz che gli è passato davanti. In fondo lui ha conosciuto Chet e moltissimi altri. In pratica tutti. E mi piace immaginare che, come spesso fanno i nonni, anche lui potrebbe raccontate tante bellissime storie o aneddoti, vizi e virtù dei musicisti, passato e futuro. Ah, dimenticavo, Giampiero è il nonno più giovane del Jazz, anche più giovane di tanti anagraficamente giovani. Leggete il pezzo intero su Metromorfosi di Febbraio.

[un estratto dell’articolo di Metromorfosi nr. 41 Febbraio 2011] ‘Trenta anni fa’ Il jazz era una comunità di amici e appassionati che non avevano un punto di ritrovo. Decisi allora di trasformare questa mia passione in un’attività imprenditoriale ed è così che inaugurai l’Alexanderplatz. Oggi la comunità è sicuramente allargata e include differenti fasce di pubblico, grazie anche al fatto che in Italia la cultura del jazz ha preso piede, fino a diventare una moda. Ma ci sono voluti anni, in cui ho sempre aiutato a emergere il jazz e tanti giovani musicisti che oggi, per mia soddisfazione sono fortemente cresciuti’. Intorno a lui insomma ruota una comunità, dai musicisti alle figure professionali del settore e poi il pubblico che da tanti anni non lo abbandona mai, qualsiasi cosa lui proponga. E ogni volta Giampiero ha una nuova buona idea.

La Jam del Gotha alla Casa del Jazz

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Tempo che passa, cose che cambiano. L’evoluzione è necessaria e il cambiamento è il primo segnale che sta avvenendo.

Ieri sera a Roma si è svolta una memorabile festa alla Casa del Jazz per salutare il suo Direttore Luciano Linzi che dall’inaugurazione ad oggi, per cinque ottime stagioni, ha portato Villa Osio a diventare quella che è oggi la Casa del Jazz di Roma, senza ombra di dubbio uno dei centri più importanti in Italia per la cultura del Jazz.

Cinque anni di grande musica ma anche di amicizia che Linzi ha stretto con questa città, che ieri sera lo ha ringraziato con una lunga jam session, per molti versi indimenticabile. Di certo la circostanza è stata unica, ma soprattutto per i partecipanti a questa jam tributo che potremmo senza dubbio definire la session del gotha italiano del Jazz. C’erano tutti i più grandi Jazzisti italiani residenti a Roma, Pieranunzi , Rea, Gatto, Pietropaoli, Giammarco, Girotto, Puglisi, Velotti, Di Battista, Salis, Iodice, Fioravanti e moltissimi altri anche dei più giovani, come Pistolesi e Coen. Vederli salire e scendere dal palco del piccolo auditorium, alternarsi e divertirsi nella maniera più pura senza lesinare momenti di grandissima musica, è stata una di quelle esperienze che mentre le vivi, ti senti fortunato per esserci capitato. Dunque un arrivederci a Luciano Linzi da Romalive.biz!

Domani non perdete la pubblicazione su Romalive del servizio fotografico che Roberto Panucci, ha realizzato durante la serata.

Fotoreview: Caterina Palazzi

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Caterina Palazzi – contrabbasso
foto di Roberto Panucci

Eccola Caterina Palazzi, nell’obbiettivo di Roberto Panucci. Giovedì 28 ottobre alla Casa del Jazz lo spettacolo è stato incredibile. La sua musica, quella raccolta nell’ultimo album Sudoku Killer ha affascinato una intera platea. Dolce come il jazz, amara come il rock. E’ la nascita di una stella? A mio parere si. Le stupende foto di Panucci come sempre parlano da se.

MORE:

>> SET FOTOGRAFICO (su Facebook)
>> CATERINA PALAZZI QUARTET
>> SUDOKU KILLER
>> PERCHE’ SUDOKU KILLER

ESTATE ROMANA 2010

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Per rivedere l’elenco di tutti i  CONCERTI DELL’ESTATE  ROMANA 2010 le foto e ricordare le location e gli artisti di un’altra indimenticabile Estate a Roma

>> Eventi ESTATE 2010


>> FOTO – del fotografo ufficiale R. Panucci


>> FOTO – del Forum amatoriale dei lettori 

 

-> Casa del Jazz
-> Circolo degli Artisti
-> Cose a India
-> FestiVal di Villa Adriana, Tivoli
-> Festival dei Due Laghi
-> Fiesta 2010
-> Luglio Suona Bene, Auditorium PdM
-> Roma In Rock 2010
-> Teatro Romano di Ostia Antica
-> Tuscia in Jazz
-> Villa Ada – Roma Incontra il mondo    
-> Villa Celimontana Jazz Festival 2010
-> 28DiVino

Per info e richieste romaliveventi@gmail.com

 

TOM HARRELL, la sua Roma in un disco

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E’ stata una grande emozione vedere una così bella performance prima e parlare con lui dopo. Scoprire che dietro a un musicista perfetto, capace di dosare la sua grande forza come un pennello leggero con cui dipingere immagini di cristallina bellezza, si cela una persona carica di emotività, apparentemente delicata come una farfalla.

Tom Harrell alla Casa del Jazz di Roma il 19 luglio scorso ha veramente stregato tutti con il suo quintetto, in un crescendo musicale di notevole intensità, con un repertorio dedicato a Roma e contenuto nel nuovo disco Roman Nights, notti romane. Per il tempo del concerto l’attenzione del pubblico è stata massima e i tre bis concessi alla fine, oltre al tentativo di richiesta del quarto bis, dimostrano un apprezzamento totale. Nella performance risaltano i suoi tratti più tipici che già conoscevamo come il suo affinato lirismo, la sua inesauribile vena compositiva, la sua generosità verso i musicisti che lo accompagnano, Wayne Escoffery al sax tenore, Danny Grissett al piano, Ugonna Okegwo al basso e Johnathan Blake alla batteria, quattro musicisti di primissimo ordine. Colpisce la compostezza di questa ritmica, che apparentemente rimane in disparte svolgendo per lo più un ruolo di accompagnamento, ma che senza voler strappare l’applauso rivela grandi capacità e costanza nello sviluppo dei temi e nella straordinarietà dei solo. Un ritmo incalzante, quando vuole ricordare la bossa o la ‘dance’ di fine anni settanta, sempre senza esagerare e superando ogni possibile cliché. Così è la musica di Tom Harrell, fonte di ispirazione per moltissimi artisti, anche in Italia. Il suo jazz è melodico anche quando affronta lo swing; è perfettamente impregnato della cultura afroamericana di sempre ma proiettato ai giorni nostri, con il sostegno di una ritmica che si lancia in sound accattivanti e più familiari alla contemporaneità. La tromba diventa lo strumento ideale attraverso il quale Mr. Tom Harrell esprime la sua grande sensibilità e una totale padronanza del linguaggio.

Ho avuto la fortuna di scambiare con lui una battuta alla fine del concerto. Già salendo le scale verso il suo camerino ho provato una grande emozione e nel vedermi davanti a lui ho sentito un vero tuffo al cuore. Impossible astenermi dal fargli ‘la’ domanda che sin dal primo momento avrei voluto chiedergli: … Tom che cosa di Roma ti ha dato l’ispirazione per scrivere un nuovo lavoro e dedicarlo proprio alla mia città?

Tom: “Cio’ che mi ha sempre interessato qui è la cultura in generale e lo stile di vita in particolare. Io seguo con molto interesse i temi legati alla longevità, e ho scoperto che l’olio d’oliva racchiude delle proprietà “antietà” uniche; proprio questo stile di vita in Italia, che io reputo salutare è importante per me, perché quando stai bene con te stesso e in salute allora sei capace di essere positivo anche con il mondo che ti circonda, di conseguenza hai la possibilità di essere più gentile nei confronti di tutti. Inoltre mi sento legato a Roma perché mia madre mi ha sempre detto che nella nostra famiglia c’è qualche radice romana” ….Allora sei uno di noi Tom! Sei un po’ romano anche tu!! Tom: “Oh si!! Sono anche io un po’ romano” (..ridendo di cuore!)

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Questo post è privo di immagini in quanto Tom Harrell ultimamente non desidera essere né fotografato, né registrato, né ripreso in video. Nel rispetto di questa decisione non abbiamo nessun contenuto multimediale per il suo concerto. Ci rimane il bellissimo ricordo di una serata veramente unica e indimenticabile alla Casa del Jazz di Roma.

IL SOGNO DI TIM BUCKLEY

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Tim Buckley

Giov. 10.06.2010  
DREAM LETTER 
Omaggio a Tim Buckley
Casa del Jazz
Sala concerti
h. 21:00  € 10:00

Da un’ idea di Luciano Linzi, direttore della Casa del Jazz 
Conduce Riccardo Bertoncelli, critico musicale
con Stefano Benni, scrittore

John De Leo voce
Rita Marcotulli piano 
Francesco Diodati chitarra

Tim Buckley è forse più noto come ‘padre di Jeff Buckley’ piuttosto che come uno dei più grandi cantanti della storia del rock, anche se dire  solo rock è riduttivo.  La sua grandiosità va ricercata in una miscela di doti vocali ‘estreme’ e nella sperimentazione musicale da lui intrapresa che, partendo dal folk, ne lascia con il passare del tempo una traccia sempre più sottile, per andare a scoprire, nel passaggio dagli anni ’60 ai ’70, le avanguardie psichedeliche e a sconfinare nel Jazz, per l’utilizzo di strumentazioni e dei suoi musicisti.

Dotato di un’estensione vocale incredibilmente ampia, Tim era in grado di creare qualsiasi cosa, utilizzando la voce come uno strumento,  una capacità che si riconosce ancora oggi solo a pochissimi artisti, baciati da un talento naturale, come fossero stati illuminati da un qualcosa di superiore. Così era Tim Buckley, una sorta di ‘prescelto’, di certo è stato un’artista che ha provato a raccontare le emozioni e i fatti in modo profondo,  affidando spesso ai toni più drammatici della sua voce il racconto di una vita piena di contraddizioni, come è facile immaginare che possa essere stata la vita di un artista che provava ad attraversare il tempo con la musica, a cavallo di due epoche, spesso lasciando intendere la condizione di chi conosce la droga pesante e i lati più oscuri dell’isolamento che ne deriva. Non  considerato molto in vita, oggi grazie alla assurda e prematura scomparsa del figlio Jeff, un’altra importantissima figura del rock anni ’90, viene riscoperto e  capito e forse apprezzato da un pubblico più ampio.

In occasione dei 35 anni dalla sua morte, avvenuta tragicamente per overdose di eroina nel 1974, la Casa del Jazz gli rende omaggio con una serata caratterizzata da testimonianze, ascolti, filmati rari, fotografie inedite e musica dal vivo.


John de Leo

John De Leo (cantante, compositore, sperimentatore) cercherà di raccontare accompagnato da Rita Marcotulli al piano l’esperienza di Tim Buckley. Nessuno migliore di De Leo poteva essere scelto per questa occasione. La sua ricca e controversa personalità artistica si traduce sempre in una esibizione intensa così come lo è la sua voce, una delle più interessanti del panorama musicale anche se ovviamente John, ex frontman di Quintorigo, come tanti altri  grandissimi artisti, rimane per lo più sconosciuto al pubblico dei ‘non addetti ai lavori’. Anche lui è dotato di una voce-strumento, capace di estendersi dai toni più caldi e bassi alle impervie altezze dei toni più acuti. Graffiante quando serve, John ha capacità interpretative  che spaziano nell’universo dei generi musicali con estrema facilità. Dalla musica soul, al rock, dal jazz alla contemporanea.

PER SAPERE DI PIU’

Dream Letter, brano tratto dall’album Happy Sad, del 1968 ma anche il titolo di un doppio album pubblicato postumo nel 1990 che contiene la registrazione di un’esibizione live al Queen Elizabeth Hall  il 18 luglio 1968. (fonte WIKI)

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