UN POPOLO CHE SCOMPARE E’ UNA FERITA PER LA TERRA

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Mart. 23/02/2010
NUKAK MAKU’ “Io esisto”

parole e musica per un popolo in via di estinzione
i grandi nomi del jazz e le voci del teatro
in una serata dedicata al popolo Nukak

Circolo degli Artisti
Via Casilina Vecchia, 42
h. 21.00  8,00 €

Massimo Nunzi presenta, coordina e suona con
i mucicisti:
Javier Girotto, sax
Natalio Mangalavite, pianoforte
Enrico Zanisi, pianoforte
Emanuele Smimmo, batteria
Lorenzo Feliciati, basso
Alessandro Gwiss, pianoforte
Alvaro Startua, voce
Reciteranno alcuni brani gli attori:
Marcello Mazzarella, Lucia Bendia e Alessandro Tiberi

I Nukak Makù sono un popolo indigeno millenario che vive nella selva colombiana. Sfollati dai loro territori a causa del conflitto armato e decimati dalle malattie, oggi vivono relegati in accampamenti privi di ogni servizio di base. Per questo i Nukak sono a rischio d’estinzione. L’incasso della serata organizzata dal musicista e compositore Massimo Nunzi e promossa dall’Associazione A Sud, sarà interamente devoluto al progetto di assistenza sanitaria al popolo Nukak Makù.

 

intervista a Javier Girotto

“”Ogni popolo che scompare è una grave ferita per la vita, riduce la vita e lascia posto alla sopravvivenza. Ogni volta che si estingue una specie, l’uomo si avvicina alla propria estinzione“” sono parole tratte dal “Testamento del Popolo U’wa” della Colombia, che alla fine degli anni ’90 minacciò il suicidio di massa se fossero proseguite le ricerche di petrolio nel loro territorio. Gli U’wa consideravano il petrolio il sangue della terra e in questa circostanza, per loro nefasta, diffusero il testamento come monito alle future generazioni. Il solo pensiero fa rabbrividire e anche se siamo lontani geograficamente, è impossibile non sentire amore e solidarietà verso questi esseri umani. Abbiamo chiesto a Javier Girotto, sassofonista argentino, di spiegarci cosa si prova in più davanti a un simile episodio, perchè anche lui viene da quella parte del mondo.

ROMALIVE: Javier, la tua presenza alla serata dedicata al popolo colombiano dei Nukak Makù è significativa in quanto essendo argentino rappresenti questa parte del mondo, da dove arriva la richiesta di aiuto.  Qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere attraverso la tua presenza e la tua musica?

JAVIER GIROTTO: Non conosco bene la situazione del popolo Nukak Maku’ anche se vedendo le fotografie mi ricordo di averli visti in qualche documentario o in altre occasioni di solidarietà. Io stesso mi dedico e seguo le travagliate vicende di molte popolazioni che da anni sono costrette a vedere annullati i propri diritti e ad avere la dignità calpestata nella negazione dei loro usi e costumi. La maggior parte sono popoli che vivono in armonia con l’ambiente circostante all’interno di Comunità che cercano di proteggere dalle insidie dell’esterno. Ad oggi l’ONU e gli enti mondiali preposti si muovono con lentezza e spesso con disinteresse e quindi dobbiamo fare almeno noi occidentali qualcosa per portare a conoscenza dell’opinione pubblica il loro dramma e far comprendere allo stesso tempo la bellezza della loro esistenza. Le persone qui vanno a vedere Avatar al cinema, ma basta guardare popoli come i Nukak Maku’ per ritrovare in loro tutto ciò. 

ROMALIVE: Nella vostra storia nazionale esistono esempi di “sterminio” e immagino che in qualche modo tu possa capire ancora di più una simile vicenda.

JAVIER GIROTTO: Sì, anche in Argentina ci sono tantissime comunità minori come i mapuche, araucanos, quechua, che non trovano il loro spazio perchè i vari governi hanno tolto loro le terre che gli appartenevano da secoli e adesso sono relegati in piccoli fondi con terreni difficili da coltivare perchè posti in zone impervie e aride. Inoltre sono trattati con indifferenza e totalmente abbandonati. Quando Massimo Nunzi mi ha chiamato per questa serata mi è piaciuta l’idea perchè almeno così posso testimoniare il mio interesse verso queste problematiche e lo ringrazio fin da ora per aver pensato a me in un evento di solidarietà. Quando mi è possibile io partecipo sempre a queste iniziative anche con Amnesty International e altre associazioni di volontariato per aiutare il più debole o l’emarginato, o  semplicemente aiutare dove c’è bisogno.

ROMALIVE: E noi cosa possiamo fare per essere ancora più vicini a questa popolazione colombiana?

JAVIER GIROTTO: Partecipare il 23 sera insieme noi! Venire al concerto sarà un contributo enorme per un’iniziativa nata, si può dire, tra amici. Ringrazio ancora Massimo e l’Associazione a Sud che hanno questa grande coscienza civile e solidale. Al concerto probabilmente la questione del popolo Nukak Maku’ sarà descritta con maggiori dettagli, perciò coloro che saranno con noi quella sera potranno approfondire la storia di questa comunità e con la loro presenza aiutare ad aumentare i fondi che saranno devoluti interamente a questa popolazione colombiana. In cambio offriremo la nostra musica .. per cui vi aspettiamo. 

SanremoLIVE

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Iniziato il Festival di Sanremo sessantesima edizione! Incredibile, anche quest’anno la solita sfilata di brutte canzoni, artisti stonati e ospiti inattesi.

Quindi poco da dire se non che il livello musicale è stato ‘nulla-di-che’ salvando dal mucchio per patriottismo la nostra romana Noemi, Veronica per gli amici, che con una grandissima emozione è salita sul palco dell’Ariston facendo a mio parere una bella figura, anche se la voce inizialmente incerta per la tensione l’ha un po’ tradita.

Ma voglio suggerirvi un altro modo di vedere Sanremo che ribattezzero’ qui  SanremoLive. Tutto avviene su un blog molto animato da due super musicologi, in ordine alfabetico – come direbbe Clericetta – Ernesto Assante e Gino Castaldo. Assa e Casta, per la rete, contemporaneamente allo svolgimento del festival scrivono piccoli articoli estemporanei (post) sempre divertenti e appropriati – ai quali chiunque può rispondere con commenti o semplici battute. L’impressione è la stessa che si ha stando al bar con gli amici a guardare tutti (e mille) insieme lo stesso televisore. In fondo al principio fu’ così. Sessanta anni fa’ solo alcuni avevano la radio e successivamente il televisore e le persone si riunivano proprio nei bar e nelle case dei pochi possessori a vedere l’atteso Festival della Canzone Italiana.

Ve lo suggerisco vivamente e sono sicura che non ne potrete più fare a meno. E come me anche voi d’ora in poi attenderete l’inizio Sanremo con tutta un’altra idea!! (clicca sulla scritta e entra!! all’orario del Festival…)

 

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Suggerito durante la prima serata di Sanremo da SanremoLive
Vampire Weekend – Cape Cod Kwassa Kwassa

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CONTRABBASSO & TROMBONE, un duo insolito

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Mart. 16.02.2010
PIRONE NUNZI DUO

Enoteca Vicino >> locali di musica live a Roma
Via del Pigneto, 25 • 00176 Roma
h. 21.30 – ingresso gratuito
tel. 06.4544.1867 – info@enotecavicino.com

Massimo Pirone, trombone
Stefano Nunzi, contrabbasso

Vi consiglio di non perdere domani 16 febbraio un evento piuttosto raro per il tipo di strumenti e per l’alta qualità dei musicisti. Tombone e contrabbasso saranno in scena all’Enoteca Vicino con il duo formato da Massimo Pirone, trombonista e compositore e una validissima ‘colonna’ ritmica, Stefano Nunzi al contrabbasso. Il duo nasce da una collaborazione decennale tra i due musicisti che li vede impegnati sia in brani originali di Pirone che in standards rivisitati con il sound originale della formazione veramente atipica trombone-contrabbasso.

Da non perdere!!

MORE INFO

FOOD HAPPY HOUR. Per coloro che prenoteranno – via email o telefono – un tavolo per la cena sarà offerto il bicchiere del musicista.

web:  enotecavicino.com
FB: facebook.com/enoteca.vicino

 

TRACCE di Antonella Vitale Quintet

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Per concludere la settimana vi lascio traccia di una serata di qualche mese fa alla Casa del Jazz di Roma, dal titolo Jazz Colours, la musica che ti gira intorno, una rassegna di 12 incontri ideata da Alfredo Saitto allo scopo di evidenziare il jazz e le sue tante contaminazioni.

In particolare la serata a cui si riferisce il video seguente è stata dedicata al Jazz e Pop Song, perchè citando lo stesso Saitto “il jazz ed il pop si sposano spesso, si incrociano, si colorano l’un l’altro e, spesso, con risultati fantastici ed inattesi“. E così è stato. Di quella sera ho recuperato un video della performance di Antonella Vitale Quintet, che conferma le sue ottime doti canore e interpretative eseguendo un celebre brano di Burt Bacharach This Guy in Love With You, accompagnata da quattro musicisti di altissimo livello. Il brano è parte di un repertorio di canzoni del compositore americano che Antonella interpreta in chiave jazz.

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ANTONELLA VITALE QUINTET

Antonella Vitale, voce
Aldo Bassi, tromba e flicorno
Domenico Sanna, pianoforte
Francesco Puglisi, basso elettrico
Alessandro Marzi, batteria

>> pagina dell’Evento del 30.11.2009 su Facebook

IL QUINTETTO CHE HA CAMBIATO IL JAZZ

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nella foto Wayne Shorter

Di questa formazione lo stesso Miles successivamente disse « I knew right away that this was going to be a motherfucker of a group. » (Capii subito che sarebbe stato un gruppo coi controcazzi)

Nel 1963 Davis contattò un sassofonista che Coltrane gli aveva consigliato, George Coleman, un bassista amico di Chambers dai tempi di Detroit, Ron Carter, e due promettenti giovani musicisti, il batterista diciassettenne Tony Williams e il pianista Herbie Hancock. Tuttavia i rapporti tra Coleman e il resto del gruppo non erano buoni  perchè considerato troppo tradizionale e il sassofonista finì per andarsene. Già alla fine dell’estate del ’64 Davis aveva convinto Shorter, di cui anche gli altri membri del gruppo erano entusiasti, a lasciare la formazione di Art Blekey di cui faceva parte. Fu così che una serata all’ Hollywood Bowl segnò l’inizio del più grande quintetto della storia del jazz.

Lo stile del gruppo si allontanava dall’approccio all’improvvisazione tipico dell’hard bop e stabilì uno stile che venne da alcuni chiamato “freebop” o anche “time no changes”. Uno stile in cui l’esecuzione, invece di concentrarsi sul giro armonico, si concentra sul tempo e sul ritmo, mentre la parte armonica viene sviluppata in maniera modale. Lo spirito di modernità  fu uno degli elementi principali di questo gruppo che verrà ricordato a Roma il prossimo 27 febbraio.

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Sab. 27/02/2010
Expanding Miles ’65-’68
PMJO special guest Flavio Boltro
Progetto originale per la Fondazione Musica per Roma
Auditorium  – Sala Sinopoli  >>> Acquista biglietti  
h. 21:00  € 12.00

Rielaborazioni per big band dall’ultimo grande quintetto di Miles Davis

Torna ad esibirsi all’Auditorium la Big Band romana, Parco della Musica Jazz Orchestra con un ospite d’eccezione, il trombettista Flavio Boltro. Il progetto “Expanding Miles ’65-’68” con gli arrangiamenti di Maurizio Giammarco, cerca di ritrovare quelle magiche atmosfere del quintetto che Miles Davis aveva formato proprio alla fine degli anni ’60. Ron Carter al basso, Tony Williams alla batteria, Herbie Hancock al pianoforte e Wayne Shorter al sax, furono, insieme a Miles, il quintetto più importante della storia del jazz.  Una miscela inconfodibile, 5 vere leggende del Jazz, un sound unico e un elevato livello di improvvisazione.

MORE INFO:

Maurizio Giammarco direzione e arrangiamenti
Flavio Boltro tromba

Gianni Oddi, Daniele Tittarelli sax contralto, soprano, clarinetti e flauti
Gianni Savelli, Marco Conti sax tenore, soprano, clarinetti, flauti
Elvio Ghigliordini sax baritono, clarinetto, flauto
Fernando Brusco, Claudio Corvini, Giancarlo Ciminelli, Aldo Bassi trombe, flicorni
Mario Corvini, Massimo Pirone, Luca Giustozzi tromboni
Roberto Pecorelli trombone basso
Roberto Tarenzi pianoforte
Luca Pirozzi contrabbasso
Pietro Iodice batteria

fonte approfondimenti wikipedia

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CONSIGLIATO PER I PIU’ ATTENTI

A seguire vi consiglio di non perdere la puntata di LEZIONI di ROCK, a cura di Gino Castaldo e Ernesto Assante, dedicata ai Weather Reports, uno dei gruppi jazz fusion più significativi degli anni settanta e ottanta. La band nacque alla fine degli anni sessanta da uno spin-off di un gruppo di musicisti che ruotavano intorno a Miles Davis. Il nucleo stabile del gruppo è stato costituito dal pianista Joe Zawinul e dal sassofonista Wayne Shorter. >>> EVENTO SU FACEBOOK  

Dom. 14/03/2010
WEATHER REPORT – I SING THE BODY ELECTRIC
Rassegna Lezioni di Rock
Auditorium Parco della Musica
Teatro Studio
h. 11:00 a.m. 5,00 €

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JAZZ AL CENTRO Campo de’ Fiori

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dal 6 al 28 Maggio 2010
JAZZ AL CENTRO

Jazz al centro. Al centro del Jazz
Rassegna di Jazz nel cuore di Roma
Cinema Farnese
Piazza Campo De’ Fiori

>>> INFO COSTI E ABBONAMENTO 

Jazzalcentro, alla sua prima edizione, nasce con l’ambizione di rappresentare un’alternativa agli spazi e ai luoghi convenzionali del jazz, quali club e auditori, mettendo a confronto i diversi linguaggi del jazz italiano.

Da uno stile tradizionale ad uno sperimentale, passando attraverso il linguaggio popolare e il repertorio Kletzmer, la musica sarà l’indiscussa protagonista di una manifestazione, programmata nei 4 giovedì di maggio, nata dall’esigenza di abitare con la musica un luogo diverso, storico e centrale ma non scontato, portando lo spettatore stesso al centro di un esperimento musicale.

Lo storico scenario del Cinema Farnese, scelto come fortunata location, permetterà inoltre di creare un dialogo tra cinema e musica. Ogni serata sarà strutturata in due tempi di circa 40 minuti, in ciascuno dei quali ogni formazione presenterà come punto di partenza della propria esibizione, la reinterpretazione musicale di quattro pellicole scelte tra le più rappresentative del cinema italiano.

 
Media Partner

 

PROGRAMMA DELLA RASSEGNA

Giov. 6/05

1° tempo
ENRICO PIERANUNZI presenta il suo nuovo disco
conversazione con VITTORIO CASTELNUOVO
2° tempo
MARCELLO ROSA & RICCARDO BISEO
ispirati da I soliti ignoti  musiche di Piero Umiliani

Giov. 13/05

1° tempo
IVAN VICARI AFRO HAMMOND JAZZ
special guest: KARL POTTER
2° tempo
RICCARDO FASSI & ANTONELLO SALIS
ispirati da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
musiche di Ennio Morricone

Giov. 20/05

1° tempo
ACUSTIMANTICO
2° tempo
GABRIELE COEN
ispirati da 8 ½   musiche di Nino Rota

Giov. 27/05

1° tempo
TRIO FILANTE MAZZEOGROTTELLIGWIS
2° tempo
JAC BAND jam session degli artisti di JazzAlCentro
diretta da MARCELLO ROSA ispirati da Il viaggio di Capitan Fracassa
musiche di A. Trovajoli

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Un evento promosso da:

   

tel. 06.58303286 – 333.2829348 – info@jazzalcentro.comhttp://www.jazzalcentro.com/

ALDO BASSI incontra BROWNIE

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Giov. 11.02.2010
JAM SESSION ‘Clifford Brown’

guided by Aldo Bassi
Charity Cafè Jazz Club
Via Panisperna, 68
h. 22:00 Ingresso gratuito con consumazione

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Ven. 12/02 ALDO BASSI QUARTET al Charity

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Aldo Bassi guiderà una jam session dedicata al grandissimo trombettista statunitense Clifford Brown (1930-1956). Una vita breve e una carriera intensa per chi oggi è considerato uno dei padri dell’Hard bop. Aldo Bassi, anche lui trombettista, per l’occasione ha selezionato alcune composizioni di Brownie, che rappresentano pietre miliari per dell’Hard bop suonati tra il ’53 e il ’56 al culmine della sua carriera. Insieme a Bassi ci saranno come ritmica di base Alessandro Bravo al pianoforte e Stefano Nunzi al contrabbasso. E’ piuttosto raro che musicisti contemporanei, ancor di più trombettisti, affrontino un repertorio complesso di se e ancor più temibile per il confronto che verrebbe automatico pensare. Per questo ho chiesto al musicista romano di raccontarci i perché di questa scelta tanto interessante quanto ardita.

ROMALIVE: Come si affronta il repertorio di Cliffrod Brown, un mostro sacro del trombettismo?

ALDO BASSI: Innanzi tutto bisogna cercare di entrare nella sua pronuncia oltre che nel suo linguaggio perchè CB aveva una pronuncia molto nitida e uno staccato molto evidente. Il suo linguaggio era l’Hard bob, uno stile direi alquanto energico e difficile da suonare.

ROMALIVE: Che significa ‘avere uno staccato molto evidente’?

ALDO BASSI: Quando ogni nota è ben distinta e separata e viene pronunciata con la lingua. E’ come se ogni trombettista avesse una pronuncia, così come avviene quando si parla. La sua pronuncia è molto chiara, decisa, incisiva. 

ROMALIVE: Al di la’ delle evidenti difficoltà tecniche, esiste un aspetto culturale che è importante sottolineare. Il cool jazz che nasce a New York a cavallo tra Be bop e Hard bop, influisce sulla cultura di Brown?

ALDO BASSI: Il cool non ha influito molto sul giovane Clifford, nel senso che lui ha vissuto certamente in quel il periodo ma è come se non avesse posto la sua attenzione su quel filone. Il cool viene intrapreso da Miles nel ’49 con il disco birth of the cool con gli arrangiamenti di Gil Evans, album che segna la nascita del Cool Jazz a New York, mentre Clifford in questo periodo era ancora uno studente. Il Cool nei primi anni ’50 si sposta nella west cost e per molti musicisti di quella parte degli USA diventa una ragione di vita. Proprio in questo periodo Clifford Brown continua a suonare Be bop come i suoi predecessori, Roy Heldrige ma soprattutto Dizzy Gillespie e Fats Navarro.

ROMALIVE: New York sente l’esigenza di ritornare al Be bop andando verso il nuovo più contemporaneo linguaggio del Hard bop, come si colloca Brownie in questo contesto?

ALDO BASSI: L’esigenza dei musicisti Newyorkesi deriva dal loro identificarsi di più con questo genere che nel passare degli anni si trasforma in un qualcosa di più completo perchè vengono trattati anche altri ritmi innovativi. Nel Hard bop assistiamo a situazioni che preannunciano il funky – più che altro il r’nb da cui poi deriva il funky che allora dava dei primissimi segni di esistenza. L’ Hard bop prosegue un percorso di questo tipo soprattutto dopo la sua morte avvenuta nel ’56. Quindi è più giusto dire che Brown ha aperto la strada verso nuove esperienze che purtroppo non ha potuto portare avanti. Quello che penso è che all’epoca Clifford Brown non aveva la consapevolezza di suonare Hard bop, come spesso è accaduto anche in altre ere musicali. Lui suonava il suo Be bop che solo in seguito viene ‘etichettato’ come Hard bop e di conseguenza Brownie viene riconosciuto come uno dei padri insieme a Sonny Rollins per il sassofono, all’epoca diciannovenne, Max Roch per la batteria o Horace Silver per il pianoforte.

ROMALIVE: Tu sei un trombettista di matrice post-hard-bop, anche se nel tuo stile risuonano echi di cool e bebop, e le struttture si basano su un misto di tonale e modale, dunque in che modo ti senti di voler interpretare Clifford Brown, e perchè lo hai scelto per questa Jam proprio ora che il tuo nuovo disco è stato pubblicato?

ALDO BASSI: Cerco di calarmi nel suo linguaggio come dicevo al principio e di trattare la sua  musica nel modo più puro, provando a togliere quegli elementi che altrimenti sarebbero anacronistici e che fanno parte del mio linguaggio attuale. L’ho scelto per vari motivi, in primo luogo perché mi piace molto, inoltre credo che sia stato il più brillante dei trombettisti di jazz di tutti i tempi e poi perché è fondamentale avere sempre un orecchio al passato del jazz anche per aprire nuove strade.

ROMALIVE: Muore giovanissimo dopo solo quattro anni di carriera. Come sarebbe diventato in seguito Clifford Brown?

ALDO BASSI: Penso che sarebbe rimasto fedele all’Hard bop perchè quello era il suo modo di esprimersi e vi sarebbe rimasto radicato come Dizzy nel bebop e Chet nel cool fino all’ultimo giorno.

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MORE

>>> ABOUT BROWNIE 

>>> Pagina FB di Aldo Bassi  

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Clifford Brown A night in Tunisia

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MICHAEL ROSEN AFFRONTA IL BRASIL

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Gio. 4/02/2010
TRICOLOR Brasilian Music
MICHAEL ROSEN
Ducati Music Caffè  >>> music club rome
Via delle Botteghe Oscure, 35
Largo Argentina (Centro)
Tel. 06 6889 1718

dalle 20:30  Ingresso: vedi Info

Michael Rosen, sax
Alfredo Paixao, basso e voce
Ettore Gentile, piano

Nel segno della bossa, del samba e del chora si incontreranno magicamente al Ducati Café tre musicisti straordinari di diverse nazionalità. L’americano Michael Rosen, sassofonista eccellente, capace di regalare vibrazioni uniche e portatore ‘sano’ di tutta la cultura afroamericana, il brasiliano Paixao, che per sua natura e attraverso i suoi strumenti – basso e voce – interpreta le principali caratteristiche di questo genere musicale e infine il pianista italiano Ettore Gentile, trait d’union melodica tra le due realtà d’oltreoceano.

Il Ducati Cafè con le sue enormi vetrate che abattono visivamente il limite architettonico con il contesto urbano di Largo Argentina in cui è inserito e la forza dei colori che stanno a sottolineare il design ricercato dell’arredamento, si offre come luogo adatto a sviluppare un evento a metà tra passato e contemporaneità, tra folclore tradizionale e interpretazione jazzistica in chiave moderna.

La musica non sarà l’unico elemento della serata ma sarà accostata ad una accurata selezione culinaria che viene proposta come ‘capace di stuzzicare i palati più passionali’. Da questa settimana dunque il Ducati Music Caffè, rafforzerà la propria offerta di entertainment presentando ogni giovedì uno spettacolo di musica dal vivo sotto la direzione artistica di Riccardo Manenti e le pubbliche relazioni di Giovanni Simone, che presenteranno ogni settimana artisti diversi, trasversalmente colti, italiani e internazionali.

SHORT PROFILE: Michael Rosen, New Yorkese, sassofonist e compositore, abita in Italia dal 1987. Sia nel ambito jazz che nel pop e’ un solista ricercatissimo che collabora e appare sui dischi di artisti come Mina, Celentano, Renato Zero, Franco D’Andrea, Danilo Rea, Antonello Salis, Roberto Gatto, Rosario Bonacorso, Carl Anderson, Stefano Bollani, Enrico Rava, Danilo Perez, Duduka DaFonseca, Nelson Veras, Benny Maupin, Sarah Jane Morris. Nel 2010 sara’ ospite solista con Bobby McFerrin ed alcuni musicisti dell’Orchestra della Scala di Milano.

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Info:

La PRENOTAZIONE della CENA è OBBLIGATORIA (ultimi posti disponibili) dalle 20.00

oppure si può partecipare direttamente per dopocena dopo dalle 22.00

Prenotazioni e Info  Giovanni Simone 349 8097889