JOVANOTTI A MEZZOGIORNO

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E’ arrivato da poco in rete e in TV il nuovo video di Jovanotti del singolo Mezzogiorno (Safari 2008). Il video si presenta come il primo multivideo della storia del Rock. Attualmente sono quattro le versioni ufficiali dello stesso video, girate dal regista Maki Gherzi, che serviranno come spunto per realizzare ulteriori clip dello stesso brano. Lorenzo ha infatti ha rivolto a chiunque volesse farlo, l’invito a realizzare una propria versione del video di Mezzogiorno e caricala su YouTube. I video più belli verranno pubblicati sul sito soleluna  e sul profilo YouTube Soleluna Ufficiale. Lo scopo è quello di creare il quinto videoclip ufficiale di Mezzogiorno mettendo insieme le parti migliori del materiale video inviato dai partecipati al contest. 

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Già pochi mesi fa Jovanotti aveva lanciato sul canale Qoob tv una simile iniziativa, invitando a girare un video per il remix di Safari, realizzato da Andro.i.d tastierista dei Negramaro. Il risultato è stato veramente interessante. Molte persone, più di cento, hanno aderito inviando le proprie versioni e tanti altri come me si sono goduti lo spettacolo dell’ingegno umano alle prese con se stesso (cosa che si può vedere tuttora nel profilo Qoob di Jovanotti). Questo è il video arrivato primo per il remix di Safari.

Nel caso di Mezzogiorno invece non ci saranno premi materiali ma esiste un obiettivo comune ambizioso, quello di inviare tutto il materiale video ricevuto  alla NASA perchè lo spediscano nello spazio come biglietto di presentazione degli abitanti del pianeta terra ai popoli delle altre galassie! Va bè… è comunque un’iniziativa degna di attenzione. 

 

QUICK NEWS:

Jovanotti arriva a NEW YORK . Il 18 e il 19 febbraio Lorenzo e la sua band saranno in due locali diversi. il 18 al HIGHLINE BALLROOM (biglietti sold-out) e il 19 a LE POSSISSON ROUGE .

LINKs:

WEB JOVANOTTI

il MULTIVIDEO – i  4 video di Mezzogiorno in sincronia

 

           

IMPARATE A CONOSCERE IL JAZZ

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IL JAZZ. E’ strano ciò che accade al Jazz. E’ poco seguito, sicuramente non capito, in qualche modo lontano dal clamori che caratterizzano generi diversi. Come il Pop, ad esempio. Eppure è evidente che il Jazz è da considerare musica colta così come lo è la Classica; l’accostamento è d’obbligo, dato che si attribuisce al Jazz il merito di essere nato dall’implosione della classica all’inizio del ventesimo secolo.  Come quest’ultima infatti il Jazz, per essere suonato bene, presuppone una conoscenza della musica e degli strumenti molto elevata. Ci vogliono anni di preparazione per poter diventare strumentista – molto di più per essere un musicista completo, capace di comporre e dotato di una cultura musicale profonda e globale.

Di conseguenza il Jazz (per generalizzare, ma non è sempre così) è caratterizzato da melodie e ritmi complessi e  racchiudere in se messaggi che non vengono percepiti in modo diretto, ma che spesso sono da decifrare. Va bene, è musica ‘difficile’ e i seguaci sono inevitabilmente un gruppo di eletti. Tutto ciò però crea una barriera culturale, oltre la quale molte persone non credono di poter andare. Perchè questa musica è solo per pochi? di conseguenza perchè il genere non arriva, tranne pochissime eccezioni, ai grandi numeri

eppure quando io ascolto il Jazz il mio pensiero arriva lontano. Nell’assenza del testo, ritrovo le parole che mi mancavano. Nei fill sento i campanelli della mia coscienza. Nelle improvvisazioni la voglia di correre libera

Uno dei motivi può essere il Tempo. In fondo il Jazz in Europa è giovane. Effettivamente 50/60 anni di storia sono pochi e sono quelli che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. In quel periodo infatti cominciarono ad arrivare in Europa i tour dei jazzisti afroamericani, come ad esempio Miles Davis, a Parigi nel ’49. Ma la cosa che sicuramente ho notato di più è la mancanza di informazione e di cultura del genere. Cominciamo col dire che nei conservatori il jazz è arrivato da pochi anni come materia di studio. Dal punto di vista dell’ascolto noto che non esiste una radio completamente dedicata al jazz, non ne parla la televisione, i giornali lo fanno raramente e per questo una grande fetta di pubblico è completamente ignorante  in materia – nel senso di colui che ignora – e gli viene preclusa la possibilità di conoscere una musica che a mio parere è sublime, molto rappresentativa dello stato d’animo, ma soprattutto piacevole da ascoltare. Si cambierà mai questa tendenza? Forse, con il tempo. Per cominciare il jazz ha bisogno di pubblico per farsi conoscere ed apprezzare. Il pubblico ha bisogno di jazz per capire sempre più il jazz.

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Un’occasione ottima per avvicinarsi al mondo del Jazz è offerta dalla Casa del Jazz di Roma (Viale di Porta Ardeatina, 55 – tel. 06704731) Vi segnalo alcuni eventi già in programmazione. (fonte casajazz.it)

 

La Biblioteca e la Sala Multimediale di Casa del Jazz sono aperte al pubblico in occasione degli eventi e dei concerti in programma. Grazie ad una nuova donazione, “Hans Wyder”, è possibile consultare le annate di Musica Jazz dal 1956 ad oggi. E’ inoltre possibile accedere dalle postazioni multimediali della mediateca a numerosi estratti dalle esibizioni live degli ultimi due anni di attività della Sala Concerti e del palco all’aperto: Steve Kuhn, Dave Liebman, Gil Evans Orchestra, Brian Blade, Jack DeJohnette, Roberto Gatto, Miroslav Vitous, sono alcuni dei nomi in archivio

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Un nuovo appuntamento con il giornalista Marco Molendini e la storia della Bossa Nova attraverso ascolti, visioni e il racconto in viva voce delle vicende che hanno reso questo genere la poesia cantata del nuovo Brasile; tutto ruota attorno a tre personalità uniche e stravaganti: Joao Gilberto, Antonio Carlos Jobim e Vinicius De Moraes. MORE INFO

mar. 27/01/2009  h.19:00 
“João, Jobim, Vinicius: è Bossa Nova”
Ciclo di incontri a cura di Marco Molendini
Ingresso libero

mar. 3/02/2009 h.19:00 
“João, Jobim, Vinicius: è Bossa Nova”
Ciclo di incontri a cura di Marco Molendini
Ingresso libero

mar. 10/02/2009 h.19:00 
“João, Jobim, Vinicius: è Bossa Nova”
Ciclo di incontri a cura di Marco Molendini
Ingresso libero

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LINKs:

WEB CASA DEL JAZZ
Roma, Viale di Porta Ardeatina, 55
tel. 06704731

DUE CHIACCHIERE CON I SUBSONICA

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Lunedì  26/01/2009
Auditorium Parco della Musica
Sala Petrassi h. 21:00

Questa sera all’Auditorium primo appuntamento degli Incontri d’Autore, una rassegna ideata e condotta dai giornalisti Ernesto Assante e Gino Castaldo. La rassegna prevede un incontro con gli artisti che racconteranno se stessi dal palco della Sala Petrassi.

I Subsonica sono una band Torinese nata nel 1996 e nel corso degli anni pluripremiata in Italia e in  Europa. Uniti dalla voglia di portare nuova musica e di raccontare le loro esperienze diverse, i cinque componenti del progetto Subsonica si riconoscono nel rock alternative e nell’elettronica, per meglio dire del synth rock il genere che unisce il rock con elementi di musica elettronica. Nei loro testi immagini vere di vita urbana.

Sono sicura che avranno molte cose da raccontare sui percorsi e gli obbiettivi della loro musica. Per questo vado e domani saprò dire di più.

Dall’album Eclissi ascolta il brano Nei nostri luoghi

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LINK:

WEB SUBSONICA

WIKI SUBSONICA

INFO AUDITORIUM

PROGRAMMA INCONTRI D’AUTORE

VIDEO: ABBA, La dance fatta a mano

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Dopo quasi 40 anni i mitici ABBA (1972-1982) ricevono milioni di  visualizzazioni su Youtube  per i loro successi senza tempo che di certo non avevamo dimenticato. Il fatto di averli potuti rivivere attraverso il musical movie MAMMA MIA dell’autunno è stata il giusto riconoscimento ad una musica veramente valida che, partendo dalle melodie del pop ha unito le ritmiche dance facendole evolvere e aprendo il cammino verso la dance più evoluta che ha poi caratterizzato il ventennio successivo e in parte ancora oggi.

La cosa che sicuramente colpisce è l’effetto evergreen di questa musica e il successo a livello mondiale del musical con la brava Maryl Streep ne è la dimostrazione. Il film è sicuramente andato bene e grand parte del merito viene attribuito agli ABBA, che hanno attirato nelle sale non solo il pubblico dei fun di allora, ma anche molte persone giovani che hanno potuto conoscere così una delle band più famose di un’epoca in cui non erano nati.

Gli ABBA è stato un gruppo pop-dance svedese presente tra il 1972 e il 1982, (fonte wiki). Hanno venduto in pochi anni centinaia di milioni di dischi e ancora oggi vendono qualche milione di dischi all’anno. A seguire il video del brano Lay All Your Love On Me

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NOTE:

Nel 2005 Madonna utilizza esattamente la stessa intro del brano degli ABBA Gimme! Gimme! Gimme! per iniziare il brano Hang Up contenuto nell’album dello stesso anno Confessions on a Dance Floor  (VIDEO)

 

LINKS

wiki ABBA

musical MAMMA MIA

FEEDBACK: MEG AL CIRCOLO DEGLI ARTISTI

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meg_m

Ieri sera 8.1.09 Maria di Donna in arte MEG si è esibita in una performance di due ore dal palco del Circolo degli Artisti adi Roma, mostrando di possedere elevate doti musicali. Questa ragazza conosce le note! Cosa che potrebbe sembrare una considerazione scontata, dato che Meg scrive  musica e testi per la quasi totalità dei suoi lavori. Spesso però firmare un pezzo non è sinonimo di possedere le conoscenze musicali per la composizione. Meg al contrario dimostra di avere un’ampia conoscenza di strumenti tradizionali, tanto da riuscirne a trasformare il suono originale attraverso l’elettronica in nuove soronità , che risultano veramente belle e familiari. Sono sicura che a questo punto il musicista con una visione pura e classica (tradizionale) dello strumento sarebbe pronto a controbbattere, al sentire che anche questa è musica. Io sono convinta che quella di Meg lo sia. Probabilmente anche i musicisti di chitarra classica del passato, al sentire per la prima volta le distorsioni delle chitarre elettriche, non ne furono del tutto felici. Ma il tempo ovviamente ha cambiato anche quella storia

Il progresso tecnologico si espande in ogni direzione, anche agli strumenti per fare Musica, dando vita a nuove sonorità, ricavate dalle applicazioni impiegate per l’output sonoro. Si deve riconoscere la capacità di Meg di incanalare questi nuovi suoni in un progetto che risulta musicalmente, per armonia e ritmica, convincente e molto interessante per i contenuti,  dove la voce rimane lo strumento principale.

La voce di Meg è limpida, il timbro è pieno e bello, è dotata di una ampia estensione e dal vivo sorprende il livello di intonazione pressoché senza cedimenti. Spesso la sua voce è il centro del brano e nonostante il percorso armonico quasi sempre complesso, la cantante riesce a superare ogni ostacolo utilizzando la voce come un vero e proprio strumento musicale. Molto bella la sua interpretazione dei brani Promises Impossibile Trasmissione. Grande l’enfasi di Meg nel cantare l’amore per la sua città Napoli, con il brano Napoli Città Aperta. Ottima la versione live del singolo Troppo Facile, con il quale a ottobre 2008 ha presentato l’ultimo album Psycodelice. Stupendo poi il finale con la versione acustica dai toni partenopei del brano Quello Che a dimostrazione, per chi avesse avuto dubbi, delle qualità vocale rimica e armonica dell’artista napoletana e dei musicisti che l’accompagnano.

CONCORSO REMIX LANCIATO
DAL WEB DI RADIO DJ

Si e’ dato il via su DeeJay.it al concorso per remixare la canzone “E’ troppo facile” di Meg!
E possibile scaricare le tracce audio all’indirizzo
http://mydeejay.deejay.it/megmydeejay
Una volta fatto il remix va inviato per la selezione per
essere pubblicato nel DeeJay Store!  Lunga vita al REMIX! (fonte web di Meg)

PROSSIME DATE DI MEG 2009:

09/01   Milano – Magnolia
15/01   Groningen – Eurosonic Festival
24/01  New Age Club – Roncade (Tv)
31/01  Recanati – Extracinemamusic

LINKs:

MEG official web
PICCOLA GRANDE MEG post Romalive 27/11/0
CIRCOLO DEGLI ARTISTI web

ROMA, INIZIA IL 2009 A SUON DI TROMBA

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A Roma il 2009 avrà un inizio in Musica veramente unico. La prima settimana di questo giovane nuovo anno sarà segnata dalla strumento considerato il più vicino alla voce umana. La Tromba. Presente nelle narrazioni bibliche come pure nelle rappresentazioni pittoriche e iconografiche dei grandi eventi, dal secolo scorso viene considerata uno degli strumenti più affascinanti. Quando risuona obbliga a prestarle attenzione con il suo richiamo a volte urlante e stridente, altre caldo e avvolgente. Michelangelo Buonarroti, nel rappresentare il giudizio universale sulle volte della Cappella Sistina, esprime l’inquietudine profonda che attraversava il XVI secolo, dipingendo angeli che al suono di Tromba richiamano forme umane ormai prive di vitalità alla vita stessa – simbolicamente è il richiamo alla morale e la tromba è la voce di Dio. <FOTO>

« Il primo musicista jazz fu un trombettista, Buddy Bolden,
l’ultimo sarà un trombettista, l’arcangelo Gabriele » Wynton Marsalis 

Presente nella musica in modo trasversale dalla dance alla latin, dalla sinfonica al pop, passando per tutte le bande del mondo, la tromba viene soprattutto identificata con la musica afroamericana che la ha innalzata a strumento divino, grazie a musicisti come Bix, Dizzie, Miles, Chet e tanti altri. Possono essere considerati loro dei semplici musicisti? No. La tromba è il mezzo che ha permesso di trasferire i ‘sospiri interiori’ al cuore di chi ha ascoltato la voce. Nei primi sette giorni dell’anno Roma accoglie tre grandi trombettisti Italiani. Fabrizio Bosso, Aldo Bassi e Paolo Fresu. Tre differenti maniere di interpretare la musica attraverso la Tromba, sotto la guida di una stessa grande stella. Il Jazz.
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3/01/09   Sergio Cammariere e Fabrizio Bosso
                    
                      Jazz ‘n’ soul duet

                      Sala Santa Cecilia Auditorium h. 21.00
                     

6/01/09   Aldo Bassi Sextet
                    
                     Kind of Blue Tribute

                     Alexander Platz, Via Ostia 9  h. 22.00
                     INFO   MYSPACE

7/01/09  Paolo Fresu
                    
                     Solo
                     Sala Petrassi Auditorium h. 21.00
                    

 

FABRIZIO BOSSO, nella foto di sinistra, sarà all’Auditorium il 3 gennaio ad accompagnare il pianista compositore Sergio Cammariere. Un’accoppiata vincente che vede due artisti compensarsi a vicenda. Infatti, le sonorità di Cammariere che si riferiscono alla grande musica d’autore italiana contaminata dai colori vivi del jazz in chiave bossa nova,  incontrano il jazz puro di Bosso, un trombettista che si distingue per gradi virtuosismi tecnici. I brani del ‘Cantautore piccolino’ saranno interpretati in modo più intimo per un concerto unico, per pianoforte e tromba, con ampio spazio all’improvvisazione.

Il 6 gennaio al Jazz Club Alexander Platz ALDO BASSI, foto a destra di Andrea Conti, rende omaggio ai 50 anni di Kind of Blue, proponendo tutte le take dell’album e altri brani celebri di Miles Davis. Bassi è un interprete sensibile e raffinato, un compositore in continuo movimento alla ricerca di nuove sonorità. Per questa occasione sarà accompagnato da cinque musicisti, rispettando così la stessa formazione, un sestetto,  che allora incise l’album.  A cinquant’anni della sua pubblicazione avvenuta nel 1959 “Kind of Blue” di Miles Davis è il disco di jazz più venduto di tutti i tempi. Con la sua magia ha accompagnato momenti di vita di molte persone e i cinque brani originariamente contenuti – so what, freddie freeloader, blue in green, all blues, flamenco sketches – sono tasselli preziosi di un’opera d’arte e, singolarmente, ciascuno rappresenta un’opera d’arte in se. 

Aldo Bassi (tromba)                        
Paolo Recchia (sax contralto)        
Gianni Savelli (sax tenore)                
Alessandro Bravo (pianoforte)                                                                          
Stefano Nunzi (contrabbasso)         
Alessandro Marzi (batteria )           

LA FORMAZIONE DEL 1959 di Kind Of Blue: Miles Davis (tromba) Julian “Cannonball” Adderley (sax contralto, ad eccezione del brano Blue in Green) John Coltrane (sax tenore)  Bill Evans (pianoforte eccetto nel brano Freddie Freeloader) Wynton Kelly (pianoforte, nel brano Freddie Freeloader)  Paul Chambers (contrabbasso) Jimmy Cobb (batteria)

Il 7 gennaio, l’eccentrico trombettista sardo, PAOLO FRESU, avrà tutto per se il palco della Sala Petrassi all’Auditorium per un concerto “Solo”. Impresa ardita! Sessanta minuti di rara bellezza che incorporano la saggezza del suono e il calore dei colori e viceversa. (fonte:auditorium). Che cosa posso dire di Fresu che già non sia stato detto? Che trasmette emozioni,  che è coraggioso a prestare se stesso e la sua tromba alle imprese artistiche più disparate. Che lo ringraziamo per portare il nome del nostro paese così lontano e così in alto. Allo stesso modo ringraziamo gli altri due trombettisti qui citati, perchè dall’alto delle loro ‘nicchie’ musicali, questi tre artisti, ci dimostrano che oggi è ancora possibile fare, quindi per noi ricevere, buona musica di qualità. Va solo ricercata lontano dai clamori, come ormai abbiamo detto più volte dalle pagine di Romalive. Da non perdere!! quindi i tre appuntamenti di questo inaspettato e casuale viaggio nei diversi colori della tromba a Roma. Se questo è solo l’inizio… allora abbiamo i presupposti perchè il 2009 della capitale possa essere veramente un Buon Anno!

UTO UGHI vs GIOVANNI ALLEVI

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Sulle pagine de La Stampa.it di questi giorni ha avuto luogo un alterco ideologico tra il Maestro Uto Ughi e il pianista Giovanni Allevi.

Il primo, che è  il più grande violinista contemporaneo di musica assolutamente classica, ha usato toni forse troppo forti nei confronti del giovane pianista, compositore, scrittore, dipingendo tuttavia un quandro dell’universo musicale molto vicino alla realtà odierna, che vede una netta contrapposizione tra quanto accade nelle classifiche e la musica valida, vogliamo dire colta? Sì colta, ma anche innovativa e nuova. Questa opinione è diffusa ormai tra gli esperti di musica e tra i musicisti. Citando, ad esempio, il musicologo e giornalista Gino Castaldo de La Repubblica  è evidente che “oggi la musica bella è nelle nicchie, non nelle classifiche”.    

Allevi nella sua lettera aperta, pubblicata oggi come replica all’intervista concessa da Ughi il 24/12,  ha usato parole e toni come sempre alleviani e sebbene abbia dato ulteriormente prova del suo ‘diritto’ ad essere considerato un vero musicista sulla carta – cosa che realmente è – risulta essere puerile nelle considerazioni che rimanda a Ughi. Le sue parole, per come vengono utilizzate e per il crescendo emotivo espresso nei suoi pensieri, non riescono a negare quindi le affermazioni di Ughi relative all’esistenza di un potente motore di marketing che fa muovere la sua ‘macchina’. Tuttavia Allevi ha ragione quando dice che  “è necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che insistere solo sull’educazione musicale, gettando le basi di una nuova musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la gente“. Anche se tali affermazioni dette da lui possono suonare come frasi fatte o meglio come un copione scritto.

In definitiva, il contributo di entrambi è importante in questo momento storico che musicalmente mi preoccupa – anche se si soffre a vedere queste due forti personalità in contrasto. E vorrei invece che nascesse da questo ‘scambio’ qualcosa di utile per sanare la spaccatura che esiste tra quanto proposto dai media e la musica di valore. 

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A seguire i due articoli proposti da la Stampa.

24/12/2008 Sandro Cappelletto per “La Stampa”

ALLEVI SI LEVI DAI PIEDI – VIVA UTO UGHI CHE MASSACRA IL PIANISTA PIÙ POMPATO DAI MEDIA: “IL SUO SUCCESSO MI OFFENDE. UN NANO IN CONFRONTO A HOROWITZ O A RUBINSTEIN” – “non bisogna stancarsi di ricordare che Zucchero non è Beethoven”…

Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Il più ridicolo era l’onorevole Fini, mancava poco si buttasse in ginocchio davanti al divo». Uto Ughi non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista Giovanni Allevi.
Il nostro violinista lo ha ascoltato – «fino alla fine, incredulo» – dalla sua casa di Busto Arsizio e ne è rimasto «offeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze».
D: Che cosa più la infastidisce di Allevi: la sua musica, le sue parole?
«Le composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalità dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui è “anche” un compositore. Così offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro».
D: Come definire la sua musica?
«Un collage furbescamente messo insieme. Nulla di nuovo. Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris. Ma non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non è Zucchero e Zucchero non è Beethoven. Ma Zucchero ha una personalità molto più riconoscibile di quella di Allevi».
D: C’è più dolore che rabbia nelle sue parole.
«Mi fa molto male questo inquinamento della verità e del gusto. Trovo colpevole che le istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono persone di poco spessore. Tutto torna: è anche la modestia artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri d’opera, delle nostre associazioni musicali e di spettacolo a consentire lo spaventoso taglio alla cultura contenuto negli ultimi provvedimenti del governo. Interlocutori deboli rendono possibile ogni scempio, hanno armi spuntate per fronteggiarlo».
D: Che opinione ha di Allevi come esecutore?
«In altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio».
D: Lui si ritiene un erede e un profondo innovatore della tradizione classica.
«Non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova. Questo è un equivoco intollerabile. E perfino nel suo campo, ci sono pianisti, cantanti, strumentisti, compositori assai più rilevanti di lui».
D: Però è un fenomeno mediatico e commerciale assai rilevante.
«Si tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing. Mi sorprende che giornali autorevoli gli concedano spazio, spesso in modo acritico. Anche Andrea Bocelli ha un grande successo, ma non è mai presuntuoso quando parla di sé. Da musicista, conosce i propri limiti».
D: Allevi è giovane. Non vuole offrirgli qualche consiglio?
«Rifletta tre volte prima di parlare. Sia umile e prudente. Ma forse non è neppure il vero responsabile di quello che dice».
D: C’è un aspetto quasi messianico in alcune sue affermazioni, in questa autoinvestitura riguardo al proprio ruolo per il futuro della musica.
«Lui si ritiene un profeta della nuova musica, parla come davvero lo fosse. Nuova? Ma per piacere!».
D: Ma come interpretare questo suo oscuro annuncio: «La mia musica avrà sulla musica classica lo stesso impatto che l’Islam sta avendo sulla civiltà occidentale?»
«Evidentemente pensa che vinceranno Allevi e l’Islam. Vi prego, nessuno beva queste sciocchezze».

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La replica di Allevi al violinista: «Da lui un attacco cieco e violento»

GIOVANNI ALLEVI ROMA
Sono uscito dal Senato alle 15.30, con in tasca una cravatta rossa. Me l’ha regalata un bambino, che era venuto con i genitori per assistere al concerto: «Tienila Giovanni, è tua. L’ho messa per te, per la prima volta in vita mia». Fuori, con mia grandissima sorpresa, ho trovato una grande folla radunata davanti Palazzo Madama, per salutare me e i professori d’orchestra. Ecco, Maestro Ughi, queste sono le immagini indelebili, che resteranno scritte nel mio cuore, indissolubilmente legate a quel concerto. Ora, proprio su questo tavolino, c’è un foglietto spiegazzato con sopra un autografo. Certo, in questi ultimi anni ho avuto l’onore di firmarne tanti. Ma quello che ho qui con me, l’ho voluto io. È l’unico autografo che abbia mai chiesto a un artista. Quella sera di dieci anni fa, me ne tornai al mio monolocale da una gremita Sala Verdi del Conservatorio di Milano, con in tasca quel foglietto, come fosse un gioiello. Non era stato facile nemmeno raggiungere il camerino dell’artista, per un nessuno come me, un anonimo studente in Composizione. Io non avevo amicizie influenti, a stento arrivavo alla fine del mese, affrontavo grandi sacrifici per diplomarmi in Composizione e il biglietto del concerto l’avevo pagato. Ma ora avevo l’autografo di uno dei più valenti violinisti del mondo: lei, Maestro Ughi.

Come ha potuto farmi questo? Come ha potuto sputarmi addosso tanto veleno, proprio il giorno della Vigilia di Natale? Lei si ritiene offeso, e di cosa? Come fa una musica a offendere, se è scritta e suonata con tutta l’anima? Una musica strumentale senza parole? Secondo lei, io non sarei degno di essere ammesso in Conservatorio. In realtà vi ho trascorso i miei migliori anni preparandomi a diventare, con cura, impegno e passione, un compositore di musica contemporanea. Sono diplomato in Pianoforte con 10/10. Sono diplomato in Composizione col massimo dei voti. Ho pubblicato le mie partiture musicali. Sono un dottore in Filosofia, laureato con Lode e ho pubblicato i miei scritti. Il mondo della musica classica è malato. Lei è uno dei pochissimi che è riuscito a viverlo da protagonista, ma forse non immagina cosa vuol dire studiare anni e anni uno strumento musicale per arrivare, sì e no, a insegnare in una scuola privata.

E così, a spartirsi la torta del potere musicale sono in pochi, una casta, impegnata a perpetrare la propria concezione dell’arte e la propria esistenza. È una lobby di potere fatta di protettori e protetti, nascosti nelle stanze di palazzi per molti irraggiungibili. Dalla casta emerge sempre lo stesso monito: «La gente è ignorante, noi siamo i veri detentori della cultura». Ma proprio nelle aule del Conservatorio, analizzando le partiture dei grandi del passato, e confortato dal pensiero di Hegel nella Fenomenologia, ho maturato il convincimento che ogni epoca abbia diritto alla sua musica. Perché costringere il pubblico del nostro tempo a rapportarsi solo a capolavori concepiti secoli fa, e perdere così l’occasione di creare una musica nuova, verace espressione dei nostri giorni, che sia una rigorosa evoluzione della tradizione classica europea? La musica cosiddetta «contemporanea», atonale e dodecafonica, in ogni caso non è più tale, perché espressione delle lacerazioni che agitavano l’Europa in tempi ormai lontani. Ecco allora il mio progetto visionario. È necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che insistere solo sull’educazione musicale, gettando le basi di una nuova musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la gente. Ho provato a farlo, con le mie partiture e i miei scritti. È stato necessario.

Ci sono voluti altri dieci anni, oltre i venti di studi, e il risultato, per nulla scontato, è stato deflagrante: il pubblico, soprattutto giovane, è accorso ai miei concerti, di pianoforte solo o con orchestra sinfonica, come fossero eventi rock, a Roma e a Milano come a Pechino, New York e Tokyo. Quella musica parla al cuore ma il suo virtuosismo tecnico e soprattutto ritmico richiede esecutori di grande talento. È una musica colta che non può prescindere dalla partitura scritta e che rifiuta qualunque contaminazione, con le parole, con le immagini, con strumenti musicali e forme che non siano propri della tradizione classica. Centinaia di giovani mi scrivono che, sul mio esempio, sono entrati in Conservatorio per studiare uno strumento o per intraprendere la via creativa della composizione. Come la storia dell’Estetica musicale insegna, in tutte le epoche ogni idea nuova ha dovuto faticare per affermarsi, divenendo poi, paradossalmente, la «regola» per i posteri. Quello che è certo è che quando il nuovo avanza fa sempre paura. Da amante di Hegel, quindi, sapevo benissimo che l’ondata di novità avrebbe mandato in crisi il vecchio sistema e che i sacerdoti della casta, con i loro adepti, non potendo riconoscere su di me alcuna paternità, avrebbero messo in atto una criminale quanto spietata opera di «crocifissione di Allevi». «Il suo successo mi offende…», «Le composizioni sono musicalmente risibili…», «È un nano…», ma l’assunto più grave che circola è: «Allevi approfitta dell’ignoranza della gente, attraverso una furba operazione di marketing». Niente di più falso! La mia è una musica classica, perché utilizza il linguaggio colto, la cui padronanza è frutto di anni di studio accademico. La mia è una musica nuova perché contiene quel sapore, quella sensibilità dell’oggi, che nessun musicista del passato poteva immaginare.

«Ogni mattina, quando si leva il sole, inizia un giorno che non ha ancora mai vissuto nessuno», afferma il teologo David Maria Turoldo. La mia non è una musica pop, perché non contempla alcun cantante, alcuna chitarra elettrica e batteria e non usa la tradizione orale, o una scrittura semplificata come mezzo di propagazione. Non c’è alcuna macchinazione, tutto è assolutamente limpido e puro: le persone spontaneamente hanno scelto di seguirmi. Ma bisogna smettere di ritenere ignorante la gente «comune». Il pubblico cui si rivolgeva Mozart nel XVIII secolo era forse più colto del nostro? Mai in Italia ci sono stati tanti studenti di musica come in questi tempi. Se la mia musica l’avesse infastidita, Lei poteva semplicemente cambiare canale. E invece, esprimendo un parere del tutto personale, si è voluto erigere a emblema di un mondo ferito, violento e cieco.

Non sono un presuntuoso, semmai un sognatore, e la mia musica, assieme alle mie intuizioni estetiche, non hanno mai voluto offendere nessuno. Io, a differenza di lei, non ricopro nessun ruolo istituzionale, non ho fatto intitolare nessun Festival a mio nome, non ho potere alcuno nel cosiddetto «mondo della musica», ma ciononostante mi si accusa di essere in un luogo, il cuore di centinaia di migliaia di persone, dove altri vorrebbero essere. Alla luce delle sue parole, sembra paradossale che lei sia Presidente dell’Associazione «Uto Ughi per i giovani». Il grande Segovia diceva: «I giovani compositori hanno fatto la mia fortuna, io la loro». Invece Lei ha scelto la via facile dell’ostruzionismo, dall’alto della sua conclamata notorietà. Quel suo autografo che ho sempre conservato gelosamente, dopo tanti anni, per me ora non conta più niente.

FEEDBACK: IRENE GRANDI & PMJO

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Ieri sera a Roma la voce graffiante di Irene Grandi ha incontrato il virtuosismo della PMJO – Parco della Musica Jazz Orchestra – offrendo al pubblico presente uno spettacolo unico. Con un repertorio misto dedicato quasi interamente al Natale, la PMJO diretta molto bene da Maurizio Giammarco ha dimostrato di poter suonare di tutto! La cantante parlando al pubblico ha voluto sottolineare che  la forza della musica può unire generi completamente diversi, per dare vita a momenti di elevato contenuto, proprio come è accaduto ieri su uno dei palchi più importanti dell’Auditorium.

Irene Grandi con questa esibizione conferma il suo bel canto, l’anima decisamente rock e  la grande versatilità.  A metà concerto a sorpresa è arrivato sul palco il pianista Stefano Bollani, per accompagnare con sublime eleganza alcuni brani tra i quali  sono come tu mi vuoi dream a little dream of me, rendendo l’atmosfera veramente magica.

La PMJO, non è stata da meno. Inserendosi qua e la con alcuni assolo, tra i quali molto intenso e perfettamente eseguito quello del sax Gianni Savelli, l’orchestra jazz di Roma ha regalato alcuni momenti molto divertenti, come la versione jazz di Jingle Bell con la quale ha infiammato il pubblico.

Alla fine del concerto ho chiesto a Irene Grandi se ci sono in vista nuovi lavori inediti per il futuro, dato che ormai da un po’ si sta dedicando ad interpretazioni e remake di  brani del passato. Irene ha detto: “per ora mi vorrei riposare un po’, abbiamo lavorato molto intensamente nell’ultimo anno per preparare l’album dedicato al natale Canzoni per Natale e ora mi vorrei prendere una piccola pausa, anche se sto già pensando a qualcosa di nuovo. Per i tempi, credo che ci vorrà almeno un anno e mezzo” 

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Romalive augura a tutti una buona vigilia nel segno del buon cibo e, perchè no, della buona musica di sottofondo come questo brano del grande Satchmo.

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Luis Armstrong – dream a little dream of me